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Antologia poetica “Dell’amore e della speranza” di Pietro Manzella

Antologia poetica “Dell’amore e della speranza” di Pietro Manzella
Novembre 14
09:22 2025

Antologia poetica dal titolo Dell’amore e della speranza di Pietro Manzella, con prefazioni di Enzo Concardi, Floriano Romboli, Gabriella Veschi, nella prestigiosa collana “Analisi Poetica Sovranazionale del terzo millennio”, Guido Miano Editore, Milano 2025.

Il fuoco dell’amore

Il sentimento amoroso inteso come valore assoluto e imprescindibile è al centro delle liriche di Pietro Manzella presentate nel primo capitolo di questa antologia (gli altri capitoli riguardano le tematiche del tempo, dell’essere e malessere).  Espresse con toni leggeri, sobri e misurati, le poesie d’amore riecheggiano con lirica raffinatezza i versi di uno tra i massimi esponenti della Letteratura irlandese, il premio Nobel William Butler Yeats; nonostante i due poeti appartengano ad epoche distanti tra loro e seppure adottino diverse modalità poetiche, traspare nei loro componimenti la concezione dell’amore come forza trainante, unica ragione di vita. Sin dai testi di apertura, Manzella esplora la complessità degli stati d’animo e peculiari cifre stilistiche si esplicano con piacevoli similitudini tra la donna amata e gli elementi della natura e con il ricorso a costruzioni ossimoriche. Scorre leggera una lunga carrellata di armoniose piante, di spiagge battute dalle onde o di zampilli d’acqua generatrice di vita, mentre con una ricca serie di contrasti si delinea la dimensione ambivalente dell’io poetico, colmo di speranza in presenza dell’amata (Sciolina d’amore), ma preda di un profondo senso di vuoto di fronte alla sua assenza. Ne è un chiaro esempio la lirica Carezze parlanti: «È un fragore delicato/ quello delle carezze/ senza tempo/ sul mio viso: le tue// È un tepore/ di sesso appena smesso/ quello delle parole/ silenti/ che descrivono eventi/ al passato prossimo/ come in un film muto:/ le nostre.// Sguardi che ricamano/ la tela del tempo/ dove mi perdo/ con te/ come nel quadro/ senza oli/ di una vita senza colori/ intessuta ogni giorno/ di speranze e promesse/ di risurrezioni/ sono per noi soli/ carezze che parlano». Il testo evoca la carica dirompente di un amore che incendia una vita prima insignificante come un quadro senza oli e senza colori e la trasforma in una fonte inesauribile di speranze e promesse; la passionalità diviene incandescente, è come fuoco sotto la cenere, pronto a riaccendersi con forza e l’intimità delineata con rara delicatezza rende palpabili le forti sensazioni provate (…). Gabriella Veschi

L’incanto della memoria

(…) Il motivo del ricordo risulta centrale nell’elaborazione artistico-letteraria dell’autore e la strategia accurata di recupero memoriale, di rivisitazione attenta di esperienze del passato diventa occasione privilegiata per l’esplicitazione di una meditata visione della realtà e specificamente di una determinata concezione delle relazioni interpersonali. La rassegna delle “memorie” è sovente contrassegnata da quelle intime contraddizioni («Ricordi quella/ sera/ quando i tuoi occhi/ hanno pianto?/ Io ridevo/ piangevo// Che strana cosa/ vivere ed amare/ se si ama con/ dolore», Quella sera), che sono connesse con la fondamentale ambivalenza dell’esistenza: «Occhi festosi/ in un precipizio/ di lacrime/ affiorano come/ narcisi dalla coltre bianca// (…) Oggi il fluire del ricordo/ ha tracimato/ il bicchiere della vita/ spezzata/ in molecole di rimpianti» (Tracimazione); «…Lo sgabello/ riceve una parte/ l’altra veleggia/ sul triremi della fantasia/ oppressa dall’ostinata macchina/ della verità// Mortifico il tempo/ che mi ignora/ e ti cerco/ oasi di serenità» (Vita in scatole vuote). (…)

Serbare nella memoria gli attimi del tempo fugace equivale alle volte ad addolcirne le caratteristiche, a rasserenarli in un processo inequivoco di sublimazione: «…Assaporo/ gli attimi sfuggenti/ e gusto la dolcezza/ della vita/ aspettando che il ricordo/ evapori/ senza perdersi/ oltre la trasparenza dei cristalli» (Pensieri di zucchero); tale operazione risulta invece preclusa alla poetessa americana Emily Dickinson, in conseguenza di un’idea del mondo negativa e sconfortata, di un animus triste e inappagato, che inducono una posizione morale di amaro pessimismo, di desolante cupio dissolvi. Leggiamo da una lirica risalente circa al 1860: «Perduta quando già ero in salvo!/ E sentivo il mondo ritirarsi!/ Mi accingevo all’assalto dell’eterno,/ quando tornò il respiro,/ e verso l’altra sponda/ udii ritrarsi la marea delusa!…» (poesia n. J160) (…) Floriano Romboli

Essere e malessere

La tematica dell’essere e malessere nella poetica di Pietro Manzella occupa certamente un posto rilevante, incentrandosi sulla condizione umana, che contempla sempre una realtà a chiaroscuri, aspetti positivi ed edificanti e fenomeni estremamente negativi, slanci ideali verso la ricerca dell’essere e di sé stessi con un contraltare di malessere personale e collettivo, che in ogni epoca cambia connotati e natura. E sono proprio le brutture del mondo di oggi che il poeta mette soprattutto in risalto, attraverso una denuncia forte, circonstanziata, oltre il binomio metafisico-filosofico che può evocare la problematica in questione, la quale spesso si trasforma in testimonianza storico-sociale di una contemporaneità caratterizzata in particolare da un indebolimento ontologico dell’individuo e da una distruzione dei valori della convivenza umana pacifica.

Qui non è fuori luogo ricorrere al pensiero di Pascal, per il quale v’è il paradosso della condizione umana, sospesa fra miserie e grandezze, fra l’infinitamente piccolo e l’infinitamente grande, per cui l’uomo è “un mostro incomprensibile”, creatura contradditoria ora sospinta verso l’infinito, ora schiacciata dal male. Il nostro autore, nella lirica d’apertura Similitudine presenta tale dicotomia fra l’essere e il malessere umani, con immagini moderne che evocano in qualche modo  la visione pascaliana: «Correre verso/ l’infinito/ fermarsi/ all’orizzonte/ ignorare la realtà  /che  hai  di  fronte  /vivere  da  /uomo  da  marciapiede /e non accorgerti /che sei simile ad un /tritacarne».

Ecco dunque il rifiuto da parte del poeta di tante espressioni del vivere odierno, da cui nasce un rapporto io-mondo conflittuale, lacerato dal dolore per un’umanità dispersa. E il linguaggio presenta ora tratti di sarcasmo, ora di crudezza, ora di amarezza, con immagini conseguenti di tipo analogico-sinestetico.  (…).Enzo Concardi

Pietro Manzella è nato a Palermo dove attualmente vive e svolge le professioni di Avvocato e di Mediatore civile. Ha pubbli­cato varie raccolte di poesie: Come il vento sulle dune (1999), Icaro o del desiderio (2000), Una vita un amore (2001), Controrisacca (2003), Voci scomposte (2006), Acetilene (2010), Cialde  (2013), Semi (2016), Acqua (2020), Spes (2023) e il breve testo teatrale Frittelle di aria fritta, commedia in un atto (2007).

 

 

 

 

 

 

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