Aumentano le adesioni al Comitato “No al cemento Ciampino”
Lettera al Direttore
Egregio Direttore,
il neo costituito Comitato No Cemento Ciampino si rivolge a Lei profondamente indignato per lo scempio che la nostra città si appresta a subire. Siamo la città del “grappolo d’uva”, simbolo araldico della nostra storica vocazione vinicola impresso nello stemma comunale, eppure con la delibera n. 2 del 15 gennaio 2026 la Giunta Comunale ha avviato il permesso di costruire su 23.000 mq di vigna agricola tra viale Kennedy, via G. Spada e via Ovidio Franchi – quasi 5 campi da calcio di Serie A – in un quadrante già saturo di cemento.
Il paradosso ci lacera: solo il 15 dicembre 2025, a un mese dalla delibera, la stessa Giunta ha inaugurato, tutti in posa sorridenti, la nuova rotatoria all’incrocio Kennedy-Reverberi-Brodolini proprio con al basamento lo stemma comunale che raffigura il grappolo d’uva. Celebrazione del nostro simbolo agricolo… e poi via libera al cemento sulla vigna vicina! Come possiamo tollerarlo? Ciampino deriva da “campinus”, piccolo campo, ma qui i vigneti – emblema dei Castelli Romani – diventano 14.000 mc di volumetrie: 2.300 mq di commercio principale, 760 mq secondario, 113 mq per 4 campi da padel, 170 mq uffici e solo 311 mq residenziali. I nostri grappoli finiscono sotto campi da padel.
Non è un caso isolato, e questo ci addolora profondamente. Nel 2025 le infiorescenze e aiuole di viale Kennedy e di altre zone del Comune sono state eliminate per la pista ciclabile, sacrificando il nostro verde senza trovare un compromesso. Una logica che vede il suolo agricolo non come patrimonio vivo, ma come vuoto da colmare.
Ciampino ha purtroppo un triste primato: è il primo comune del Lazio per consumo di suolo.
Il 41,2-41,5% del territorio è già urbanizzato, secondo dati ISPRA 2016 confermati da analisi successive, con critiche a una “gestione” che satura ecosistemi residui. Rapporti ISPRA e Legambiente avvertono: la nuova edificazione sui vigneti aggrava la crisi idrica impedendo il drenaggio pluviale (i vigneti contribuiscono ad assorbire le precipitazioni, eccezionali per volumi ma non per frequenza), peggiora il traffico veicolare di transito verso Roma (zero beneficio economico locale, solo esternalità negative: inquinamento, code, pericoli per i pedoni su assi saturi come viale Kennedy e centro Ciampino), e determina l’aggravarsi del fenomeno estivo delle c.d. “isole di calore urbane”.
C’è poi una contraddizione grottesca: il giorno successivo alla delibera sulla vigna (n. 2/15.01), con Delibera G.M. n. 10 del 16/01/2026 (Albo Pret. n. 57) il Comune ha chiesto lo stato di calamità naturale per dissesti idrogeologici causati dalle piogge 4-6 gennaio (allagamenti Donizetti-Atene-Londra, crolli padel Asti, inservibilità parziale di diversi plessi scolastici nel Comune). Si chiedono danni per mancato drenaggio… e si progetta di impermeabilizzare la vigna drenante prevedendo una vasca di laminazione di 1350 mc?
E non basta: lo stesso 16 gennaio 2026, giorno della delibera calamità (n. 10), è arrivato l’ok al maxi ipermercato non alimentare da 3.000 mq sempre su viale Kennedy. 2000 mq commerciali, con apertura prevista tra maggio e giugno 2026. Il problema? È l’ennesimo centro commerciale sullo stesso asse già saturo, senza un centimetro di nuovo verde o drenaggio migliorato. Il Comune parla di “rilancio produttivo”, ma è l’ennesimo chiodo nella bara del nostro suolo agricolo: altri negozi dove già ce ne sono, in vista della vigna da asfaltare: collassiamo sotto traffico e cemento, mentre i polmoni verdi della città vengono cancellati.
Non è fatto di poco momento che a poche centinaia di metri sia presente l’aeroporto “G.B. Pastine”, con bollettini ARPA Lazio 2024-2025 che confermano livelli importanti di inquinamento atmosferico e acustico da traffico aereo. Con la nostra densità record di 40.000 ab/km² le ultime vigne sono un polmone anche contro emissioni e rumore. Ancora peggio, il quadrante è già asfissiato da nuovi insediamenti industriali: Fassa Bortolo ha inaugurato il suo polo logistico su via Lucrezia Romana nel 2025, di fianco alla stazione dei Carabinieri di Viale Kennedy, a meno di 200 metri dalla vigna, è in fase di fine cantiere un parcheggio privato per mezzi pesanti oltre le 35 tonnellate, mentre lungo Via Appia Nuova (<500m) proliferano capannoni per materiali edili.
Ancora più grave: la relazione paesaggistica allegata liquida la qualità agricola della vigna come “bassa”, nonostante foto e planimetrie mostrino la vigna rigogliosa e produttiva (vite in piena produzione, filari regolari, stato vegetativo ottimo con raccolti effettuati regolarmente fino all’autunno 2025). Come si può classificare “bassa” su un terreno che assorbe CO2, drena piogge e produce uva locale?
Nella documentazione si parla di un parcheggio (circa 315 stalli dai documenti, prevalenti le strisce blu, tra privati e asserviti ad attività commerciali) e “parco urbano” con arredi, ma su 23.000 mq sono nulla – senza metri quadrati vincolati a verde. il progetto destina il 93% della cubatura a uso non residenziale (commerciale e uffici), lasciando al verde una funzione prevalentemente di “standard” minimo di legge piuttosto che di polmone urbano. È possibile imporre in convenzione standard più elevati, come una piantumazione più densa (attualmente prevista in un albero ogni 200 mq).
Inoltre, le normative vigenti (LR Lazio 24/98, VAS) permettono varianti o il c.d. “saldo zero consumo suolo”: la delibera non è irrevocabile, si può intervenire prima del permesso definitivo. Non risultano consultazioni pubbliche relativamente al progetto: nessuna audizione o incontro, nonostante mobilitazioni passate. Ci sono alternative: Fiumicino ha ottenuto 20 milioni dal Governo Nazionale nel 2025 per rigenerare aree esistenti senza toccare suolo agricolo.
Le affidiamo una riflessione: in un territorio in cui è presente un aeroporto internazionale, capannoni industriali e traffico, possiamo permetterci incoerenze simboliche come inaugurare rotonde con grappoli d’uva per poi cancellare vigneti?
Al di là degli slogan, esistono atti amministrativi concreti che il Comune può mettere in campo subito: (1) avviare una variante urbanistica per ridurre/azzerare le nuove edificazioni su suolo libero e preservare la permeabilità; (2) rinegoziare lo schema del permesso di costruire convenzionato imponendo obblighi più stringenti al privato, perché la legge regionale sul governo del territorio prevede espressamente atti d’obbligo e convenzioni come strumenti per vincolare l’intervento a opere di interesse pubblico; (3) subordinare l’intervento a una procedura ambientale ampia, perché la Regione Lazio richiama la VIA – VAS come parte integrante dei piani/programmi; (4) pretendere che la quota di verde non sia un “ritaglio”, ma una porzione misurabile e prevalente di superficie permeabile, con alberature e sistemi di raccolta/infiltrazione delle acque meteoriche, messa nero su bianco in convenzione; (5) pubblicare tutti gli atti, convocare un confronto pubblico e vincolare tempi e collaudi delle opere verdi prima dell’apertura delle attività commerciali.
Applicare questi strumenti sarebbe un segnale molto potente: niente centri commerciali al posto di vigneti, ma un “Parco dei Grappoli” da 14.000 mq, per una città che respira!
Per aderire e informazioni: NoCementoCiampino2026@proton.me
#StopCementoCiampino





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