Bravi Paola Giglio e Matteo Prosperi in “Interno camera” al Bernini di Ariccia!
Una scrittura ritmata e una presenza scenica leggera per Interno camera scritto e interpretato da Paola Giglio e con Matteo Prosperi, al Teatro Bernini di Ariccia domenica 23 novembre. La stanchezza fa da totem intorno al quale gira la nevrosi contemporanea, anche di chi non ha ancora trent’anni, potrebbe essere felicemente innamorato e leggero e invece non lo è. L’ansia a volte paralizza azioni e intenzioni, induce a ripassare gli snodi esistenziali che ognuno sperava si risolvessero quanto prima e invece quelli (lavoro, autonomia, realizzazione) sono capaci di restare irrisolti per anni, tanto che anche la moda ha inventato vestiti che somigliano a ciabatte e pigiami pensati per generazioni di ragazzi e ragazze che secondo i guru non avrebbero più nessun posto dove andare…Ma le ansie dei ragazzi sono le stesse anche di tante donne e uomini meno giovani, perché ad un certo punto la storia sembra essersi inceppata: le decisioni importanti, per tutti, le prendono i soliti quattro e a molte persone, finite le speranze, resta un lavoro fintamente utile e l’impressione di non avere peso nel tempo che si vive.
La resa teatrale di tutto questo avviene grazie ad una scrittura snella, che va dritta al cuore dei problemi e alla presenza ‘danzante’ degli attori, alle parti demandate all’epistolario quando i due non sono presenti nella stessa casa, e ci regala un pezzo di teatro divertente, intelligente, verboso a tratti, ma davvero convincente. Per capire che sotto il sole non è sempre tutto uguale basterà guardare A piedi nudi nel parco il film del 1967 tratto dalla commedia di Neil Simon, con Jane Fonda e Robert Redford: lì si assiste alla ‘nascita dei giovani’ che cominciano a chiedersi cosa ci fanno in un interno borghese ‘travestiti’ come i loro genitori, a far finta che tutto funzioni, lui con un impiego e lei a casa a fare la mogliettina, finché scoprono le possibilità offerte dal dialogo per reinventare i loro ruoli; qui, oggi, ci sono due angeli ‘con le rughe un po’ feroci sugli zigomi’, come nella bella canzone di Lucio Dalla, che col dialogo e la comprensione devono difendersi da mille luoghi comuni sociali che vanno dalla tisana di zenzero ‘che fa bene’ a cercare di mettere su famiglia non solo, non tanto, perché tutto il resto va male ma per consegnare al mondo ‘una goccia di splendore’ come cantava De André nella sua Smisurata Preghiera. Mentre sul giradischi dei ragazzi suonano, invece, i Nomadi che cantavano Dio è morto ed Amy Winehouse, la miglior voce d’una generazione a cui doveva bastare solo allungare una mano per avere tutto ed invece, nel frattempo, tutto cambiava, e non era più così: bisognava ricominciare a ragionare, oltre la morte dei propri genitori, oltre gli attacchi di panico, la frustrazione, trovando nuovi codici per restare interi…e vivere! (Serena Grizi)






-ban.jpg)






























































































































































































Non ci sono commenti, vuoi farlo tu?
Scrivi un commento