Castelli Romani: nuove frane e dissesto idrogeologico
Castelli Romani: nuove frane e dissesto idrogeologico. Il Coordinamento Ambientalista: “Consumo di suolo e urbanizzazioni in aree protette stanno mettendo in pericolo il territorio”
Castelli Romani (Lazio) – Le frane verificatesi in questi giorni ai Castelli Romani non sono eventi imprevedibili né eccezionali: sono la conseguenza diretta del consumo di suolo, della cattiva gestione delle acque meteoriche e dell’espansione edilizia realizzata in aree che avrebbero dovuto essere rigidamente tutelate dal punto di vista idrogeologico.
Da anni il Coordinamento Ambientalista dei Castelli Romani denuncia l’aumento del rischio di dissesto legato al consumo di suolo, spesso inascoltato. Oggi quelle criticità si stanno manifestando con chiarezza.
️ Frane e piogge intense: il ruolo dei cambiamenti climatici e dell’urbanizzazione
Le intense precipitazioni degli ultimi giorni hanno evidenziato ancora una volta la vulnerabilità del territorio.
I cambiamenti climatici non stanno riducendo la quantità complessiva di pioggia annua, ma ne stanno modificando la distribuzione, concentrando grandi volumi d’acqua in eventi brevi e intensi.
Quando questa nuova dinamica climatica si somma a un territorio fortemente urbanizzato e impermeabilizzato, il rischio aumenta in modo esponenziale:
- strade, piazzali, capannoni e superfici cementificate impediscono l’assorbimento dell’acqua, discariche comprese,
- i deflussi superficiali diventano rapidi e incontrollati,
- l’acqua si accumula e si riversa sui versanti, innescando frane e smottamenti.
Il dissesto nasce quindi dall’interazione tra eventi piovosi sempre più concentrati e modelli urbanistici che negano al suolo la sua funzione naturale di drenaggio.
Lago di Nemi – Area di via Perino: un versante messo sotto pressione
Nella zona sopra via di Perino, al Lago di Nemi nel Comune di Genzano di Roma, la presenza di capannoni e piazzali completamente impermeabili fa sì che, durante le piogge, enormi quantità d’acqua vengano convogliate verso il versante che scende al lago.
Un’area che avrebbe dovuto essere sottoposta a rigida protezione idrogeologica è oggi una delle più esposte al rischio di frana.
Stessa cosa nel territorio di Nemi e per le aree urbanizzate sopra il centro storico.
Lago Albano – Il versante più fragile del cratere ulteriormente compromesso
Situazione analoga al Lago Albano, dove interi edifici sono stati costruiti sul versante più instabile del cratere vulcanico, già noto per la sua fragilità geomorfologica. In passato queste costruzioni hanno già causato frane di grandi dimensioni, aggravate dai massicci movimenti terra effettuati in fase di cantiere.
Nonostante ciò, il rischio permane ed è stato ulteriormente aggravato da nuove autorizzazioni.
⚠️ Autorizzazioni che aumentano il rischio
Nella stessa area del Lago Albano:
- è stato autorizzato l’ampliamento di una villa in zona ad alto rischio idrogeologico;
- è stato autorizzato il taglio di alberi per consentire ad ACEA l’ampliamento della condotta dell’acquedotto Sforza Cesarini, che preleva direttamente dal lago.
La richiesta del Comune di Ariccia, l’autorizzazione del Comune di Albano Laziale e l’assenza di osservazioni o veto da parte del Comune di Castel Gandolfo rappresentano scelte amministrative che indeboliscono ulteriormente la sicurezza del territorio, oltre a incidere negativamente sull’equilibrio idrico del lago.
Situazioni note e già denunciate
Queste criticità sono state segnalate e documentate da tempo dal Coordinamento Ambientalista presso le autorità competenti.
Nonostante ciò, si è continuato a:
- impermeabilizzare aree sensibili,
- autorizzare interventi edilizi su versanti fragili,
- ignorare il ruolo del suolo nella gestione delle acque piovane,
- non intervenire per correggere situazioni già riconosciute come pericolose.
Il risultato è un territorio sempre più fragile ed esposto a dissesto idrogeologico.
Il Coordinamento Ambientalista: “Serve un cambio di rotta immediato”
Chiediamo alle amministrazioni locali e regionali:
- Una moratoria sulle nuove costruzioni e sugli ampliamenti nelle aree a rischio idrogeologico.
- Un piano serio di gestione delle acque meteoriche, per ridurre velocità e volume dei deflussi superficiali.
- Il ripristino delle funzioni naturali del suolo, attraverso interventi di ingegneria naturalistica.
- La revisione delle autorizzazioni rilasciate nelle aree più fragili dei bacini del Lago Albano e del Lago di Nemi.
- Monitoraggi continui e trasparenti di versanti, falde e zone sensibili.
L’adozione da parte dei Comuni di un modello di pianificazione urbana alternativo a quello attuale, fondato sulla rigenerazione delle aree già edificate e non su nuovo consumo di suolo.
In concreto chiediamo opere per:
- la de-impermeabilizzazione di parcheggi, piazzali e superfici asfaltate,
- la realizzazione di pozzi percolanti, aree verdi e superfici naturali permeabili,
- interventi che rallentino il deflusso delle acque piovane e ne favoriscano l’infiltrazione,
- il contributo attivo alla ricarica delle falde idriche che alimentano i Laghi Albano e Nemi e al mantenimento di un equilibrio naturale.
Solo un territorio capace di assorbire l’acqua può essere un territorio sicuro.
Il dissesto idrogeologico ai Castelli Romani non è una fatalità: è il risultato di scelte urbanistiche e amministrative sbagliate.
Continuare su questa strada significa esporre cittadini, ambiente e patrimonio naturale a rischi sempre maggiori.
È necessario cambiare modello, ora.






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