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	<title>Storia Archivi - Notizie in Controluce</title>
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	<description>Portale di Cultura e informazione. Dall&#039;archeologia alla tecnologia, dalla critica alla fiction.</description>
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	<title>Storia Archivi - Notizie in Controluce</title>
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		<title>Ciampino nel dopoguerra.  Sacro Cuore di Gesù senza Piazza della Pace</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maria Lanciotti]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 15 Mar 2026 18:33:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronache]]></category>
		<category><![CDATA[Cronache Castelli Romani]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[Cuore di Gesù]]></category>
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		<category><![CDATA[Piazza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Una bicicletta da uomo abbandonata a terra, un ragazzo che riprende fiato sbracato sullo sterrato, mezzogiorno in punto all’orologio del campanile. La facciata della Chiesa senza danni apparenti, portone aperto</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="caps"><strong>Una bicicletta da uomo abbandonata a terra, un ragazzo che riprende fiato sbracato sullo sterrato, mezzogiorno in punto all’orologio del campanile. </strong></p>
<p>La facciata della Chiesa senza danni apparenti, portone aperto ‒ &nbsp;una tonaca s’intuisce nella penombra ‒ e sul retro il complesso dell’ex Collegio in parte bombardato. Una fila di alberi sull’attuale via Due Giugno e un gruppetto confuso di persone, forse suore.</p>
<p>E ritrovo Augusto<strong><sup>1</sup></strong>.</p>
<p>La piccola foto in bianco e nero mi arriva&nbsp; ‒&nbsp; dopo ottant’anni!&nbsp; ‒&nbsp; &nbsp;per vie traverse, tanto insperata quanto attesa.</p>
<p>E si ricostruisce il momento.</p>
<p>Anno 1947. Mio fratello Augusto ha 15 anni, lavora da apprendista fabbro nella bottega di mastro Michele, è appassionato di ciclismo, tifoso di Coppi, sogna a occhi aperti una bici da corsa con scarpini e maglia di lana, e sa che tutto questo l’avrà, se non oggi sarà domani, e nemmeno esclude che la sua passione possa farsi professione.</p>
<p>Augusto ci riporta alla Ciampino delle belle speranze, quando ancora non c’era Piazza della Pace ma c’era la forza dei desideri che riempiva il cielo gareggiando con gli aeroplani che,&nbsp; proprio da quell’anno 1947, presero a fare doppio servizio, militare e civile.</p>
<p>&nbsp;Grazie a chi scattò quella foto, grazie&nbsp; alle circostanze che me l’hanno fatta giungere.</p>
<p><strong><em>Augusto Lanciotti&nbsp; (Subiaco 1932 – Ciampino 2017)<sup>1</sup></em></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>LA “BIBBIA DI SANTE PAGNINI”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Mazzarini]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 15 Mar 2026 09:48:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronache]]></category>
		<category><![CDATA[Cronache Castelli Romani]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[Alessandro]]></category>
		<category><![CDATA[Mazzarini]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nella Collegiata della Santissima Trinità di Genzano di Roma, esempio unicum di architettura neoclassica nei Castelli Romani e sede suburbicaria di Albano Laziale è esposta, al suo interno e protetta</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="caps">Nella Collegiata della Santissima Trinità di Genzano di Roma, esempio unicum di architettura neoclassica nei Castelli Romani e sede suburbicaria di Albano Laziale è esposta, al suo interno e protetta da una teca, la “Bibbia di Sante Pagnini”. Il pannello ivi presente, la descrive con tali parole:</p>
<p><em>BIBBIA DI SANTE PAGNINI -1528- dono, alla Comunità Parrocchiale della SS. Trinità di Genzano di Roma, di don CLAUDIO VITELLI, sacerdote genzanese! Dopo San Girolamo (IV secolo), Sante Pagnini, monaco e biblista italiano, dà mano ad una traduzione latina della Bibbia basata sull’ebraico e sul testo greco originale e, per primo, dividendo i testi biblici in versetti numerati per facilitare la consultazione.</em></p>
<p><em>Essa si distingue per la fedele aderenza letterale ai testi originali.</em></p>
<p><em>Il Pagnini vi lavora dal 1493, ma l’opera non sarà completata e pubblicata che nel 1528. La Bibbia fu stampata successivamente a quella del 1456, di J. Gutemberg. Di fatto sono i primi libri creati in Occidente con la tecnica di stampa a caratteri mobili.</em></p>
<p><em>La traduzione si distingue per la fedele aderenza letterale ai testi originali. Essa è anche una parte importante della storia della esegesi biblica e, data la sua rilevanza storica e culturale, è diventata anche un oggetto d’arte. Rappresenta anche una parte fondamentale della storia della scrittura dell’umanesimo rinascimentale, una testimonianza di dedizione e abilità nel suo tentativo di rendere accessibile a tutti la Parola di Dio. </em></p>
<p><em>Monito per tutti noi ad accostarci alla lettura del Testo Sacro.</em></p>
<p><em>Foto: la Bibbia di Sante Pagnini presso la Collegiata di Genzano di Roma.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>&nbsp;</em></p>
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		<title>FRASCATI: ILLUSTRATE LE FIGURE DI S. CHIARA E S. FRANCESCO NELL&#8217;INTERESSANTE INCONTRO, CURATO DA MIRELLA TRIBIOLI</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rita Gatta]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 13 Mar 2026 10:04:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Eventi Castelli Romani]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[castelli romani]]></category>
		<category><![CDATA[Frascati]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>
		<category><![CDATA[Rita Gatta]]></category>
		<category><![CDATA[storia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ricorrendo quest&#8217;anno  Ottocento anni dalla morte del Poverello di Assisi e  individuando in Santa Chiara una figura carismatica d&#8217;altri tempi, ma sempre fortemente attuale e contemporanea,  nella Sala degli Specchi</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.controluce.it/frascati-illustrate-le-figure-di-s-chiara-e-s-francesco-nellinteressante-incontro-curato-da-mirella-tribioli/">FRASCATI: ILLUSTRATE LE FIGURE DI S. CHIARA E S. FRANCESCO NELL&#8217;INTERESSANTE INCONTRO, CURATO DA MIRELLA TRIBIOLI</a> proviene da <a href="https://www.controluce.it">Notizie in Controluce</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="caps">Ricorrendo quest&#8217;anno  <strong>Ottocento anni dalla morte del Poverello di Assisi</strong> e  individuando in<strong> Santa Chiara</strong> una figura carismatica d&#8217;altri tempi, ma sempre fortemente attuale e contemporanea,  nella <strong>Sala degli Specchi a Frascati</strong>, entrambi sono stati protagonisti di un interessante evento culturale.</p>
<p>Organizzato e svoltosi grazie all&#8217;iniziativa dell&#8217;<strong>Associazione Frascati Poesia,</strong>   con il solerte impegno della Segretaria <strong>Rita Seccareccia</strong> &#8211; alla presenza di <strong>Corrado Spagnoli</strong> e <strong>Giulio Bargelli</strong>, rispettivamente Presidente del Consiglio comunale di Frascati e Delegato del Comune per il Patto della lettura &#8211;  la Professoressa  <strong>Mirella Tribioli</strong> ha  illustrato ieri, giovedì 12 marzo  durante un’interessante e partecipata conferenza</p>
<p>a titolo <strong>&#8221; Santa Chiara, il volto di San Francesco &#8220;</strong>, le loro carismatiche figure,  intrise di spiritualità e modernità.</p>
<p>Tra il numeroso pubblico anche <strong>Paola Romani</strong>, Presidente del Circolo femminile di Amicizia europea e <strong>Maria Fondi</strong>, Presidente dell&#8217;Associazione L&#8217;Osservatorio di Rocca di Papa.</p>
<p>La relatrice,  ha voluto descrivere ed evidenziare il periodo storico, politico e letterario riferito al XIII e XIV secolo;  del <strong>sommo poeta fiorentino</strong> ha scelto tra i  versi della <strong>Divina Commedia</strong>, puntualmente letti  e commentati,  quelli dedicati al Santo di Assisi: così pure,  <strong>dal  Cantico delle Creature</strong>, ha voluto cogliere gli aspetti vicini alla povertà, all&#8217;umiltà e al profondo amore per il Creato, postulati da Francesco.</p>
<p>Nel suo impegno, Mirella Tribioli non ha trascurato l&#8217;aspetto artistico,  descrivendo le straordinarie opere di <strong>Giotto</strong> affrescate nella Basilica di Assisi, &#8220;narrazione pittorica di biografia visiva&#8221;.</p>
<p>Accenni anche all&#8217;arte del <strong>Beato Angelico</strong> &#8211; che  della profonda  spiritualità del Santo ha esaltato la grandezza &#8211; e del <strong>Caravaggio</strong>, così realistico in un mirabile gioco di luci e chiaroscuri.</p>
<p>Trattate nel corso dell&#8217;incontro, la modernità di  san Francesco e la sua vicinanza a Chiara che, affascinata dalla sua spiritualità, abbandonò  la casa paterna per seguirne l&#8217;esempio mistico, consacrandosi a Dio.  Lo stesso Francesco le tagliò i capelli, simbolico gesto di una vita religiosa abbracciata per sempre nell&#8217;umiltà e nella povertà.</p>
<p>Non ha mancato  la nostra Mirella a mettere in risalto <strong>in Chiara,  la profonda  modernità di una donna </strong>che, tenendo testa al volere paterno, fortemente intenzionato a impedirle quella  scelta monastica, con coraggio e tenacia seppe restar ferma nella sua decisione. Colta, pur risoluta nel suo voto di umiltà,  fondò l&#8217;ordine delle Clarisse e, dopo la Porziuncola, visse nel convento di San Damiano  per quarant&#8217;anni,  esempio di grande  spiritualità per le sue consorelle, tra le quali vollero inserirsi anche alcune sue familiari.</p>
<p>Significativa figura <strong>proclamata santa nel 1255, Chiara,  con San Francesco</strong> dovrebbero entrambi esser <strong>esempio di fratellanza  </strong>al di là di ogni barriera e logica di potere, in forza di una spiritualità oltre la quale si dovrebbe veder soltanto una luminosa monade  d&#8217;universale umanità.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<item>
		<title>GENZANO:  &#8220;LA FORZA DELLE IDEE,  LA BARBARIE DEL MANGANELLO” IL PENSIERO DI PIERO GOBETTI NEL NUOVO LIBRO DI UGO MANCINI</title>
		<link>https://www.controluce.it/genzano-la-forza-delle-idee-la-barbarie-del-manganello-il-pensiero-di-piero-gobetti-nel-nuovo-libro-di-ugo-mancini/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Rita Gatta]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 07 Mar 2026 09:34:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Letture]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[castelli romani]]></category>
		<category><![CDATA[cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Rita Gatta]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Presentato ieri, 6 marzo, a Genzano, nella libreria Mondadori, alla presenza del  Sindaco Carlo Zoccolotti e dell’Assessora alla Cultura Antonella Paternoster  il nuovo libro  di Ugo Mancini  “Piero Gobetti –</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.controluce.it/genzano-la-forza-delle-idee-la-barbarie-del-manganello-il-pensiero-di-piero-gobetti-nel-nuovo-libro-di-ugo-mancini/">GENZANO:  &#8220;LA FORZA DELLE IDEE,  LA BARBARIE DEL MANGANELLO” IL PENSIERO DI PIERO GOBETTI NEL NUOVO LIBRO DI UGO MANCINI</a> proviene da <a href="https://www.controluce.it">Notizie in Controluce</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="caps">Presentato ieri, 6 marzo, a Genzano, nella libreria Mondadori, alla presenza del  <strong>Sindaco Carlo Zoccolotti</strong> e <strong>dell’Assessora alla Cultura Antonella Paternoster </strong> il nuovo libro  di <strong>Ugo Mancini</strong>  <strong>“Piero Gobetti – La forza delle idee,  la barbarie del manganello” Ed. Infinito</strong>.</p>
<p>Con l’autore, il professor <strong>Emilio Baccarini</strong>, Rettore dell’APS  Università Appia e <strong>Adriano Carrieri</strong>, Presidente ANPI Genzano di Roma che hanno offerto interessanti spunti di riflessione  nel corso dell&#8217;interessante dibattito. Numeroso il pubblico presente, interessato e coinvolto nel dibattito durante il quale è stato presentata la figura di <strong>Piero Gobetti</strong>,  giovanissimo  intellettuale  nato a Torino nel 1901 e morto a soli 24 anni  in esilio a Parigi, debilitato nel fisico da percosse e aggressioni delle quali  era stato vittima per le sue  posizioni politiche; là cercò di combattere con la forza delle idee, la persecuzione e le violenze fasciste destinate a chi non si allineava alla logica imposta dall’alto.   Cent’anni dopo, nonostante la sua giovanissima età,  resta attuale il suo pensiero, di una modernità straordinaria e  la sua figura viene riscoperta come quella di uno degli intellettuali italiani più importanti del secolo scorso,  <em>ispiratore  di un’idea liberale da contrapporre al totalitarismo</em><strong>.</strong></p>
<p>Studiò all’Università di Torino: laureato in Giurisprudenza con Gioele Solari, e iniziò studi di Filosofia che dovette interrompere. Fondò e diresse alcune testate giornalistiche attraverso le quali esprimeva il suo pensiero bastato  sull’attività di <em>uno spirito libero che guida il nostro  destino; </em>un cammino finalizzato a un <em>rinnovamento che mantenga il culto dei valori</em>, un’educazione del pensiero per una vita libera spiritualmente e non inquinata da principi astratti, che inglobano le menti secondo una logica di un’autorità imposta dall’alto.</p>
<p>Nel libro  Ugo Mancini, con indiscutibile rigore  analizza le condizioni storiche,  esplora le  dinamiche e le strategie intellettive del pensiero di  Gobetti  &#8211; <em>non è un libro biografico, precisa con un sorriso</em> &#8211;  che ha lasciato in eredità a tutti noi, ma soprattutto alle giovani generazioni del presente e  future, stimoli di potente riflessione indispensabili per osservare con occhio critico e obiettivo,  quanto si sta vivendo in questo ventennio del terzo millennio,  a conoscere, comprendere, valutare, scegliere  valori che vadano oltre il materiale e il superfluo, l’apparenza e l’apparire, l’uso di strumenti che creano realtà virtuali…</p>
<p>Un libro che va letto nelle scuole, guidando i nostri ragazzi a conoscere <em>quel loro quasi coetaneo di cento anni fa</em>, aiutandoli a pensare, a scegliere, a individuare con consapevolezza quanto d’intorno rischia di ridurre i loro cervelli semplici apparati legati a uno schermo o a un dito che digita,  cercando nel nulla valori impossibili da concretizzare e lontani da ogni spirito critico.</p>
<p>I giovani meritano ben altro e la strategia che mira ad annullarne ogni personalità per poteri economici e di conquista vanno combattuti con un’arma straordinaria della quale è dotato l’uomo:  il Pensiero.</p>
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		<title>Frascati &#8211; Largo a Boazzelli</title>
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		<dc:creator><![CDATA[ Va.Mar.]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 05 Mar 2026 11:21:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronache]]></category>
		<category><![CDATA[Cronache Castelli Romani]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[Boazzelli]]></category>
		<category><![CDATA[Largo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Largo a Boazzelli &#160;&#160;&#160;&#160;&#160; Dedicando un ‘largo’ a Guglielmo Boazzelli, che fu sindaco di Frascati per un dodicennio, nonché tra i fondatori (tra cui don G. Busco) dell’Associazione culturale ‘Amici</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.controluce.it/frascati-largo-a-boazzelli/">Frascati &#8211; Largo a Boazzelli</a> proviene da <a href="https://www.controluce.it">Notizie in Controluce</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="caps"><strong>Largo a Boazzelli</strong></p>
<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Dedicando un ‘largo’ a Guglielmo Boazzelli, che fu sindaco di Frascati per un dodicennio, nonché tra i fondatori (tra cui don G. Busco) dell’Associazione culturale ‘Amici di Frascati’, si rende giustamente omaggio ad uno dei protagonisti ‘politici’ nella storia della città, e, (con Donati e Tamburrano) costituì a quei tempi (anni ’60) la triade che ebbe la ‘cura’ della civitas tusculana. Tra l’altro, negli anni della sua amministrazione, favorì la pubblicazione anche di un bollettino trimestrale sulle principali realizzazioni e sugli avvenimenti locali non solo amministrativi, mentre Toffanello pubblicava il suo ‘Tuscolo’ con una informazione abbastanza libera e indipendente. Su Boazzelli, che fu anche presidente dell’Anci (Associazione nazionale dei sindaci italiani), a suo tempo pubblicai un articolo, poi ripreso anni dopo, nel quale accennavo alla necessità che si recuperasse, consultando eventuali documenti d’archivio pubblici e privati, anche una storia della politica e dei suoi protagonisti di quel periodo…democristiano. Ed in parte ho cercato di sintetizzarla nel mio libro “<em>Frascati, tra storia, politica, e antistoria”.</em></p>
<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp; Ora intitolare una piazza a Boazzelli è certamente importante, avendo superato &#8211; nella lista d’attesa dei…papabili &#8211; altri ‘concorrenti’ come Campilli, Micara, O. Molinari ecc, defunti da tempo prima di lui, ma è criticabile il fatto che per il nuovo si cancelli senza ritegno la storia del vecchio (e che ‘vecchio’!); infatti non ci sarà più un ‘Largo Catone’, denominazione ormai da cancellare senza nemmeno un…grazie all’antico famoso censore, nato a Tusculo nel 234 e morto a Roma nel 149 a.C.!</p>
<p>&nbsp;&nbsp; Noto come il ‘censore’, Catone non le mandava certo a dire, e un secolo dopo la sua morte, lo scrittore Aulo Gellio ne citava questa massima ancora valida nei tempi odierni: “<em>I ladri di beni privati passano la vita in carcere e in catene, quelli di beni pubblici nelle ricchezze e negli onori</em>”. Catone fu sempre accanito assertore della distruzione di Cartagine. Ora, sembra proprio indispensabile che l’antico tuscolano venga ignorato mentre alcuni politici locali ce la mettono tutta per distruggere…Frascati!</p>
<p>E così ‘largo Catone’ resterà forse su qualche vecchio indirizzo postale.</p>
<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp; Nella nostra ‘città’ si possono cancellare con noncuranza pure le antiche denominazioni. Da ‘via Piccolomini’ che, nel tratto iniziale fu ribattezzata, negli anni Cinquanta, ‘via S. Giuseppe Calasanzio’, al ‘piazzale della Stazione’, intitolato a Pertini dal sindaco Posa, fino ad altri siti. Ora, tocca al ‘Largo’ che verrà soppresso. Era stato intitolato a Catone quando &#8211; per congiungere la nuova via per Tuscolo alla piazza Marconi (‘Frascatino’) &#8211; fu eliminato quel tratto di terreno, che, fino agli inizi degli anni ’50, costituiva una sorta di terrapieno con qualche panchina, dall’incrocio di via Massaja. Quel terreno apparteneva alla proprietà Lancellotti.</p>
<p>&nbsp;&nbsp; Ma la memoria storica fa difetto da tempo a tanti amministratori non solo contemporanei. Chissà se c’è ancora chi ricorda che all’incrocio con la via Massaja (già ‘dei cappuccini’), con la via per Tuscolo, nell’antico palazzo semidistrutto dal bombardamento, vi era una targa stradale: <strong>‘<em>via Lancellotti’</em></strong> (o meglio, ‘via di Villa Lancellotti’). Quando il palazzo fu ricostruito &#8211; (di rimpetto alla chiesa delle Scuole pie e con un volume eccessivo, contribuendo così a rendere ancor più bruttina la piazza) &#8211; la tabella con la ‘via Lancellotti’ non fu più ricollocata. Sembra per intitolarla proprio a Catone (ma dove sta scritto?). Chissà che, senza ripristinare la vecchia denominazione, l’antica via Lancellotti possa oggi – che so io – venire intitolata a <strong>Pietro Micara</strong> (che volle ‘aprire’ la via per Tuscolo, pur allora non esente da critiche). Tanto più che la via, che partirebbe da piazza Marconi, non è segnalata da alcuna targa anche se dovrebbe essere ‘via Catone’(?).</p>
<p>&nbsp;&nbsp; Ma la vecchia via resterà comunque negli indirizzi sulle lettere e cartoline della storia e memoria anche del sottoscritto che, allora, abitava proprio in questa via…scomparsa.</p>
<p><strong>L’incrocio di via card. Massaja con ‘Via Lancellotti’, visto da piazza delle Scuole pie. In basso, a sinistra, il vecchio ‘Alimentari’ di B. Merolle (<em>vm 1956</em>)</strong></p>
<p>&nbsp; &nbsp;&nbsp;&nbsp;Nel frattempo dal pensatoio comunale si avanza la proposta di intitolare l’attuale ‘piazza San Giuseppe Lavoratore’ di Cocciano, a don <strong>Umberto Giuliani</strong>, che fu senz’altro infaticabile (ed anche controverso) ‘parroco’ negli anni ’50 e ’60 del ‘900. Giuliani, era nato a Colonna, ed è morto a 95 anni a Monte Compatri. Ora non sappiamo se per questa nuova denominazione sia stata interpellata anche l’autorità ecclesiastica, il vescovo, che ormai non risiede più in permanenza a Frascati, o quel residuo di clero autoctono ancora presente in diocesi. Certo è che da nessuno, nemmeno dai cosiddetti cattolici ‘progressisti’, si è mai avanzata la proposta di dedicare una via ad un vescovo che fu uno dei padri conciliari: <strong>Luigi Liverzani</strong>, scomparso il 9 maggio del 1995. Trent’anni fa.</p>
<p>&nbsp; Non sembra, ma le elezioni non sono poi così lontane!</p>
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		<title>L’elefantino obeliscoforo di Piazza della Minerva</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Mazzarini]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 02 Mar 2026 16:23:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[Minerva]]></category>
		<category><![CDATA[obeliscoforo]]></category>
		<category><![CDATA[Piazza]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="caps">Nell’opera <em>Roma, ampliata, e rinnovata</em> di Gregorio Roisecco, si ha una descrizione di “tutti gli edifizj notabili” della Roma dei primi anni del XVIII sec. d.C. dove, in riferimento alla Chiesa di S. Maria Sopra Minerva, riporta che “Fu fabricata la detta Chiesa o appresso, o sopra le ruine del Tempio di Minerva, eretto da Pompeo Magno, dopo le tante sue vittorie. Prossimo vi fu il Tempio d’Iside, come dimostrano i molti avanzi di antichità Egizzie, quivi ritrovate; e la bellissima Guglia, che sopra un’Elefante di marmo, fece drizzare in questa Piazza.” Il Gnoli, in <em>Topografia e toponomastica di Roma medievale e moderna</em>, riporta che il tempio si riferisce a Minerva Calcidica e che nel periodo di Papa Zaccaria, nel VIII sec. d.C “o qualche anno dopo”, fu realizzata la chiesa dedicata a Maria, “cui si unì il nome Minerva, o Sopra Minerva”. &nbsp;Unico esempio di chiesa gotica a Roma come riferisce il Tesei nella sua opera <em>Le chiese di Roma</em>, affidata all’ordine dei domenicani o Ordo Praedicatorum dal XIII sec. d.C. e presenti tutt’oggi nel contiguo convento, nella Piazza della Minerva dove si trova è presente l’obelisco della Minerva realizzato dal Ferrata su progetto del Bernini nel 1667, alto oltre dieci metri e composto da un basamento in marmo, sormontato da un pachiderma con gualdrappa detto “Pulcin o Porcino” per le sue dimensioni ridotte, anch’esso in marmo, che sorregge un obelisco egizio di porfido rosso “del VI sec. a.C. trovato due anni prima nel chiostro del contiguo convento dei domenicani, e proveniente dal vicino Iseo Campense, il quartiere egizio dell’antica Roma”, come riporta il Gizzi nel suo <em>La Roma di Bernini</em>. La Ciuffa, nel suo <em>Bernini tradotto</em>, riferisce che il progetto fu voluto da Papa Alessandro VII e il kircher si occupò dell’interpretazione dei geroglifici dell’obelisco, tramite un opuscolo dedicato nel 1666 al pontefice stesso, e poi riporta quattro incisioni inerenti “l’elefantino obeliscoforo”: di Anonimo datata 1667; di Albert Clouwert ante 1679; di Bonaventura van Overbeek datata 1709; di Anonimo datata 1725. Nel basamento, il significato dell’elefante che simboleggia la forza: “…ROBUSTAE MENTIS ESSE SOLIDAM SAPIENTIAM SUSTINERE”, ossia che serve una robusta mente per sostenere una solida sapienza. Ultimamente ha subito un restauro, a seguito di una zanna danneggiata.</p>
<p><em>Foto: particolare incisione di Bonaventura van Overbeek del 1709 tratta dal libro Bernini tradotto della dott.ssa Benedetta Ciuffa.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>L’IMPERATRICE ELISABETTA D’ AUSTRIA: SISI O SISSI</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Claudia Pitolli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Feb 2026 16:25:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Elisabetta Amalia Eugenia di Wittelsbach, detta Sisi (in tedesco Elisabeth Amalie Eugenie; Monaco di Baviera, 24 dicembre 1837 – Ginevra, 10 settembre 1898), conosciuta con il nome di Sissi, fu</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="caps">Elisabetta Amalia Eugenia di Wittelsbach, detta Sisi (in tedesco Elisabeth Amalie Eugenie; Monaco di Baviera, 24 dicembre 1837 – Ginevra, 10 settembre 1898), conosciuta con il nome di Sissi, fu imperatrice d&#8217;Austria, regina apostolica d&#8217;Ungheria, regina di Boemia e Croazia e moglie consorte di Francesco Giuseppe d&#8217;Austria, nata duchessa in Baviera. Elisabetta crebbe relativamente libera dai vincoli sociali tipici della nobiltà mitteleuropea del XIX secolo ed era spesso insofferente alla rigida disciplina di corte di Vienna, ma rimase di certo un simbolo della monarchia asburgica. Il 10 settembre 1898 fu uccisa a Ginevra, in Svizzera, dall&#8217;anarchico italiano Luigi Lucheni.</p>
<p>“Sissi (o Sisi in tedesco) l’Imperatrice Elisabetta d’Austria, era una precorritrice del suo tempo sotto molti aspetti. Era una donna strategicamente molto intelligente: anche se il suo parere ‘ufficialmente’ non contava nulla, Sissi era perfettamente consapevole dell’effetto che i suoi gesti avevano sul pubblico. Le sue numerose poesie, una valvola di sfogo per affrontare questioni legate alla politica, alla società e alla famiglia in modo ironico e mirato, fanno luce sulle sue opinioni e sui suoi sentimenti”. &nbsp;Il ritratto più celebre dell’Imperatrice d’Austria Elisabetta in abito da ballo è stato rappresentato con un dipinto olio su tela nel 1865 dall’artista Franz Xaver Winterhalter. Sissi è stata ripetutamente etichettata nel corso degli anni: la poesia “Sisi’s New Portrait” a Lei dedicata nel 2023 e che segue vuole mettere in discussione le basi di come viene percepita la figura femminile nella nostra società e la formula visuale evidenzia chiaramente che ancora oggi l’aspetto delle donne spesso mette in ombra i loro meriti e i talenti. “L’imperatrice Elisabetta è soltanto una delle numerose donne che per secoli sono rimaste nella memoria collettiva soprattutto per aspetti esteriori. “Sisi’s New Portrait” ci propone una pioniera, il cui operato spesso è stato offuscato dall’immagine della sua persona nella pop culture. Vienna, la città in cui Sissi ha vissuto, operò e agì, oggi continua ad essere un grande polo d’attrazione per il pubblico, è certamente il luogo più consono per rendere omaggio alla vera eredità dell’Imperatrice”.</p>
<p>Ecco la poesia:</p>
<p>“You want to see Sisi.</p>
<p>For her beauty, her glory, her victory.</p>
<p>You want to see Sisi.</p>
<p>For her dresses,</p>
<p>her hair, her excesses.</p>
<p>You want to see Sisi.</p>
<p>For the drama, the obsession,</p>
<p>the supposed depression.</p>
<p>But if you only see.</p>
<p>What you want to see.</p>
<p>You’ll fail to see.</p>
<p>That her legacy helps today’s refugees.</p>
<p>That she believed in people’s autonomy.</p>
<p>That she loved to learn.</p>
<p>That her convictions were stern.</p>
<p>You’ll fail to see.</p>
<p>That she suffered like the rest of us.</p>
<p>Like the best of us.</p>
<p>So, whenever you see</p>
<p>Sisi’s victory, glory, beauty.</p>
<p>Never again fail to see.</p>
<p>The real Sisi.</p>
<p>Remember women for who they were.</p>
<p>Not for what they looked like”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ed ecco la traduzione della poesia:</p>
<p>“Vuoi vedere Sisi.</p>
<p>Per la sua bellezza, la sua gloria, la sua vittoria.</p>
<p>Vuoi vedere Sisi.</p>
<p>Per i suoi abiti,</p>
<p>i suoi capelli, i suoi eccessi.</p>
<p>Vuoi vedere Sisi.</p>
<p>Per il dramma, l&#8217;ossessione,</p>
<p>la presunta depressione.</p>
<p>Ma se vedi solo.</p>
<p>Ciò che vuoi vedere.</p>
<p>Non riuscirai a vedere.</p>
<p>Che la sua eredità aiuta i rifugiati di oggi.</p>
<p>Che credeva nell&#8217;autonomia delle persone.</p>
<p>Che amava imparare.</p>
<p>Che le sue convinzioni erano ferme.</p>
<p>Non riuscirai a vedere.</p>
<p>Che ha sofferto come tutti noi.</p>
<p>Come i migliori di noi.</p>
<p>Quindi, ogni volta che vedi</p>
<p>la vittoria, la gloria, la bellezza di Sisi.</p>
<p>Non mancare mai più di vedere.</p>
<p>La vera Sisi.</p>
<p>Ricorda le donne per quello che erano.</p>
<p>Non per il loro aspetto”.</p>
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		<title>Frascati  Lo ‘scempio  decoroso’. Storia dei nostri tempi.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Va.Mar.]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Feb 2026 07:02:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronache]]></category>
		<category><![CDATA[Cronache Castelli Romani]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[Frascati Lo ‘scempio  decoroso]]></category>
		<category><![CDATA[storia]]></category>
		<category><![CDATA[tempi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; Sembra ormai che Frascati non ci tenga più come un tempo (ma questo lo sapevamo già) a recuperare quel titolo di ‘perla’ dei Castelli romani, di cui si fregiava</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.controluce.it/frascati-lo-scempio-decoroso-storia-dei-nostri-tempi/">Frascati  Lo ‘scempio  decoroso’. Storia dei nostri tempi.</a> proviene da <a href="https://www.controluce.it">Notizie in Controluce</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="caps">&nbsp; Sembra ormai che Frascati non ci tenga più come un tempo (ma questo lo sapevamo già) a recuperare quel titolo di ‘perla’ dei Castelli romani, di cui si fregiava fino a qualche…lustro fa, per cui ci si deve abituare al degrado irreversibile di una città parcheggiopoli, bancarellara e magnereccia, assediata da asfalto, cemento, e soprattutto immondizia! Quest’ultima, con una certa varietà di ‘prodotti’ la si ritrova dappertutto. L’ultima novità è apparsa a qualche cittadino all’inizio di viale Annibal Caro (i ‘vialoni’) dove &#8211; all’interno di uno dei due bugigattoli adibito a non si sa cosa, rimasto brevemente e insolitamente aperto con le sue porte ‘di ferro’, perché in genere resta chiuso alla meno peggio, da parte degli addetti ai lavori (di che?) &#8211; &nbsp;è stata quella di ammirare un ricettacolo di abbondanti rifiuti di ogni genere: cartacce, lattine, vetri e quant’altro, materiale depositato forse da decenni e mai…raccolto (l’immondizia comunque già si intravvedeva da tempo, quando le porte erano malamente socchiuse! E in questa situazione è bene precisare che non c’entra la ditta che ritira i rifiuti, anzi…).</p>
<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Intanto si procede all’arboricidio in tanta parte del verde pubblico. Uno di questi arboricidi ha riguardato il viale F. Cecconi, allorché l’unico albero rimasto (esistente da circa un centinaio d’anni in fondo ad un non frequentato marciapiede), è stato inesorabilmente abbattuto. Eppure ogni anno in primavera si riempiva di fiori. A chi dava fastidio? Qualcuno dice che l’abbattimento sarebbe dovuto a far transitare meglio le betoniere che si recano nella ‘ricostruenda’ piscina &#8230;! Se così fosse sarebbe una autentica ‘ingiustificazione’ in quanto le betoniere ci passavano da tempo e senza problemi in quanto la via è a senso unico. Ma qualcuno vocifera che forse ciò è avvenuto per non multare quegli automobilisti che si fermano tranquillamente in curva, per recarsi nei negozi più prossimi! Del resto per l’albero occorreva solo una semplice potatura.</p>
<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp; Ma passiamo ad un&#8217;altra strada ‘decorosa’: via Consalvi. Per coloro che non lo sapessero è la via che dal parcheggio (a pagamento) dell’’Ombrellino’, va fino alla succursale dell’Istituto M. Buonarroti (cui si è aggiunta anche parte del liceo ‘Cicerone’). La via, ad una certa altezza viene a intitolarsi ‘via di Mondragone’ da cui un cancello per accedere alla villa omonima. A chi, dalle parti dell’amministrazione non dovesse conoscerne la storia, possiamo ricordare che la via era originariamente denominata solo ‘Via di villa Mondragone’, e veniva percorsa fino a tutti gli anni ’50, solo da gruppi di giovani scouts o di azione cattolica, che si recavano per convegni e campi scuola, anche nazionali, ospitati nella villa allora dei Gesuiti (e in comune di Monteporzio). Alla fine degli anni ’50, dopo la costruzione del ‘nuovo’ seminario tuscolano, una parte della via (quella in comune di Frascati) fu ‘battezzata’ via Ercole Consalvi ed il motivo era noto. Consalvi infatti era stato allievo del seminario tuscolano – ubicato al suo tempo nell’attuale piazza del Gesù &#8211; e quando il seminario dai gesuiti era passato al cardinal Stuart (Enrico, ‘duca di York)’, quest’ultimo vi accolse i due fratelli Consavi. Il più grande, Ercole, fece carriera e diventò cardinale e segretario di stato vaticano (si v. il mio recente libro, ‘Miscellanea’).</p>
<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp; Negli scorsi giorni alcune automobili in divieto di sosta su quella via Consalvi, sono state (giustamente) multate, e la cosa si è ripetuta più volte, nonostante &nbsp;la via non sia proprio tanto trafficata! Ora sarebbe da chiedersi se la solerte polizia urbana nel contempo abbia segnalato anche lo stato pietoso di questa strada. Ne dubitiamo, e a questo fine si possono elencare alcune…bellezze naturali. In primis, partendo dal parcheggio a pagamento, marciapiedi e panchine di travertino sono stati distrutti da…diversi anni e così sono rimasti. La via Consalvi, se da un lato è fornita di un marciapiedi intransitabile in quanto invaso da foglie secche, rifiuti e fanghiglia a cui dà volenteroso contributo anche qualche cinghialetto di passaggio, dall’altro lato della via una ex-cunetta è diventata attualmente un profondo fossato anche abbastanza pericoloso. A lato poi una rete, in gran parte passaggio preferito dei cinghiali di turno, non nasconde, tra i vari arbusti più o meno rinsecchiti, una sorta di discarica a cielo aperto, offerta all’ammirazione dei vari passanti: studenti, insegnanti, cinematografari della villa Parisi, e…anziani pensionati della vicina residenza! Il tutto sotto una alberatura che ‘forse’ dovrebbe per lo meno essere degnata di una certa potatura.</p>
<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Ma si può concludere con una sorta di barzelletta. In una intervista di tre anni fa, un assessore attivissimo nell’ambiente, asseriva con enfasi: “<em>Siamo un’Amministrazione</em> <em>operosa</em> … <em>sono tanti i bandoni arancioni e le reti metalliche che delimitano le zone di intervento. Tra tutti, se si considerano i lavori diretti dal Comune e quelli diretti da ditte esterne, il più importante, relativo al decoro, è senza dubbio quello che da lunedì interessa la Passeggiata Fuori Porta…Il lavoro oltre al rifacimento della pavimentazione, avrà il pregio di aumentare la zona di pertinenza degli alberi, cosicché le radici degli stessi abbiano uno sfogo maggiore… L’estensione delle aiuole porterà di conseguenza a un incremento del verde urbano”.</em>&nbsp; I risultati sono sotto gli occhi di tutti coloro che continuano ad inciampare tra le mattonelle sconnesse, gli alberi cadenti e le ‘verdi’ aiuole per i…cani!Il</p>
<p>Ma intanto il coro degli adulatori continua a ripetere lo slogan ‘splendi Frascati’!</p>
<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>
<p><strong>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Porte aperte alla…pulizia!&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Addio all’albero</strong></p>
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		<title>Placido Martini e Mario Intreccialagli, martiri delle Fosse Ardeatine</title>
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		<dc:creator><![CDATA[a cura redazione BLOG Giano PH]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Feb 2026 15:36:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronache]]></category>
		<category><![CDATA[Cronache Castelli Romani]]></category>
		<category><![CDATA[Cronache Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Memoria diffusa e politiche del ricordo: Placido Martini e Mario Intreccialagli, martiri delle Fosse Ardeatine e l’orizzonte delle pietre d’inciampo &#160; Introduzione Il 24 marzo 1944, a Roma, 335 persone</p>
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<h4 class="entry-title">Memoria diffusa e politiche del ricordo: Placido Martini e Mario Intreccialagli, martiri delle Fosse Ardeatine e l’orizzonte delle pietre d’inciampo</h4>
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<div class="artl-feature-paragraph"><strong>Introduzione</strong></div>
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</div>
<p class="caps">Il 24 marzo 1944, a Roma, 335 persone furono fucilate nelle cave di pozzolana lungo la via Ardeatina dalle truppe di occupazione tedesche in rappresaglia per l’attentato partigiano di via Rasella. Questo evento – noto come l’<strong>eccidio delle Fosse Ardeatine</strong>&nbsp;– è uno dei momenti più tragici della Resistenza italiana e dell’occupazione nazista della capitale.</p>
<p>Tra le vittime vi sono anche due concittadini di&nbsp;<strong>Monte Compatri (Lazio)</strong>: l’avvocato e antifascista&nbsp;<strong>Placido Martini</strong>&nbsp;(1879-1944) e l’artigiano&nbsp;<strong>Mario Intreccialagli</strong>&nbsp;(1921-1944). La loro storia si intreccia con le complesse dinamiche della Resistenza romana e con la costruzione di una memoria civica e collettiva nel secondo dopoguerra.</p>
<h3><strong>Profili biografici e percorsi di resistenza</strong></h3>
<p><strong>Placido Martini</strong> nacque a Monte Compatri il 7 maggio 1879. Avvocato, ex sindaco del suo paese e figura attiva nella massoneria e nell’opposizione antifascista, militò con impegno nella Resistenza romana dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943. Fondò l’<em>Unione Nazionale della Democrazia Italiana</em>&nbsp;e guidò gruppi partigiani della Brigata “Vespri”. Conseguentemente alla delazione fu arrestato il 22 gennaio 1944, torturato nella prigione di via Tasso e, infine, fucilato alle Fosse Ardeatine il 24 marzo 1944. Per il suo contributo all’antifascismo gli fu conferita&nbsp;<strong>la Medaglia d’Oro al Valor Militare alla memoria</strong>.</p>
<p><em>Intrepido ed infaticabile combattente nella lotta armata contro gli oppressori nazi-fascisti, esponente del fronte clandestino romano, fu esempio costante ed eroico ai suoi uomini. Ricercato dal nemico, arrestato, seviziato, andò impavido verso la morte con la visione di quella grande Patria libera che fu il sogno di tutta la sua vita. Fosse Ardeatine (Roma), 24 marzo 1944.</em></p>
<p><strong>Mario Intreccialagli</strong>, nato a Monte Compatri il 2 aprile 1921, era un calzolaio a Roma e militante del <em>Partito d’Azione</em>. Pur non essendo un quadro centrale della Resistenza romana, entrò nelle maglie del rastrellamento nazista dopo l’attentato di via Rasella ed è ricordato come esempio di cittadino che, “per caso e per destino”, finì vittima della brutalità nazista.</p>
<p>Le loro vite rappresentano dunque due profili complementari di resistenza: l’intellettuale e l’artigiano, il politico e il “comune”, vittime insieme di una violenza indiscriminata e punitiva.</p>
<h3><strong>Luoghi della memoria e commemorazioni pubbliche</strong></h3>
<p>Nel dopoguerra, la memoria delle vittime dell’eccidio è stata istituzionalizzata attraverso il&nbsp;<strong>Mausoleo delle Fosse Ardeatine</strong>&nbsp;a Roma, luogo sacro di commemorazione nazionale e internazionale.</p>
<p>A Montecompatri, la comunità locale ha progressivamente costruito un&nbsp;<strong>arazzo commemorativo diffuso</strong>&nbsp;attraverso:</p>
<ul>
<li>Una&nbsp;<strong>stele commemorativa</strong>&nbsp;posta il 24 marzo 1975 dal Comune, sotto il Palazzo Comunale, in memoria di Martini e Intreccialagli.</li>
<li>Intitolazioni toponomastiche (vie dedicate ai due martiri).</li>
<li>Eventi civici e culturali in occasione delle ricorrenze del 24 marzo.</li>
<li><strong>Convegni e pubblicazioni</strong>&nbsp;dedicate alla figura di Intreccialagli e alla memoria della Resistenza locale.</li>
</ul>
<p>Queste forme di commemorazione rivelano il ruolo delle comunità locali nella&nbsp;<strong>public history</strong>: luoghi quotidiani e spazi pubblici diventano vettori di memoria collettiva, oltre ai grandi sacrari nazionali.</p>
<h3><strong>Pietre d’inciampo: memoria diffusa nello spazio urbano</strong></h3>
<p>Il progetto delle&nbsp;<strong>pietre d’inciampo</strong>&nbsp;(<em>Stolpersteine</em>), ideato dall’artista tedesco Gunter Demnig negli anni ‘90, propone un modello di&nbsp;<em>memoria diffusa</em>: piccole lastre di ottone incastonate nel selciato davanti all’ultimo domicilio conosciuto delle vittime del nazismo. Ogni pietra porta il nome, la data di nascita e il destino della persona ricordata, trasformando la vita urbana quotidiana in un luogo di riflessione e memoria.</p>
<p>In diverse città italiane, Roma compresa, sono state installate centinaia di pietre d’inciampo per vittime della persecuzione nazista e fascista.</p>
<p>Nel contesto di Monte Compatri e dell’area dei Castelli Romani, l’introduzione di pietre d’inciampo dedicate a Martini e Intreccialagli potrebbe rappresentare un passo ulteriore verso la <strong>democratizzazione dello spazio memoriale</strong>: differenziando la memoria nazionale dai percorsi di memoria urbana e personale.</p>
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<h3><strong>Conclusione: tra public history e didattica della memoria</strong></h3>
<p>Le biografie di Placido Martini e Mario Intreccialagli, contestualizzate nel quadro più ampio dell’eccidio delle Fosse Ardeatine, sono esempi emblematici di come la violenza politica e la repressione si traducano in vulnerabilità individuali e collettive. La narrazione storica, combinata con interventi di memoria pubblica come le pietre d’inciampo, consente di articolare una&nbsp;<strong>storia pubblica partecipata</strong>: non solo monumenti alti o cerimonie istituzionali, ma piccoli segni disseminati nel tessuto urbano che stimolano quotidianamente la riflessione sul passato e i suoi legami con il presente.</p>
<hr>
<h2>Bibliografia</h2>
<p><strong>Fonti primarie e generali</strong></p>
<ul>
<li><em>Eccidio delle Fosse Ardeatine</em>, voce su&nbsp;<em>Wikipedia</em>. (<a title="Eccidio delle Fosse Ardeatine" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Eccidio_delle_Fosse_Ardeatine?utm_source=chatgpt.com">Wikipedia</a>)</li>
<li><em>Placido Martini</em>, voce su&nbsp;<em>Wikipedia</em>. (<a title="Placido Martini" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Placido_Martini?utm_source=chatgpt.com">Wikipedia</a>)</li>
<li>Materiali comunali di Monte Compatri (stele, cerimonie, convegni). (<a title="“Monte Compatri Non dimentica i suoi martiri” | Notizie in Controluce" href="https://www.controluce.it/monte-compatri-non-dimentica-suoi-martiri/?utm_source=chatgpt.com">Notizie in Controluce</a>)</li>
</ul>
<p><strong>Studi e testi consigliati</strong></p>
<ul>
<li>Francesco Guida,&nbsp;<em>Placido Martini. Socialista, massone, partigiano</em>&nbsp;(2016).</li>
<li>Ugo Mancini,&nbsp;<em>Lotte contadine e avvento del fascismo nei Castelli Romani</em>, Armando Editore.</li>
<li>Robert Katz,&nbsp;<em>Morte a Roma</em>&nbsp;(sulla storia delle Fosse Ardeatine).</li>
<li>Adachiara Zevi,&nbsp;<em>Monumenti per difetto: dalle Fosse Ardeatine alle pietre d’inciampo</em>, Donzelli (2014).</li>
<li>Letteratura su&nbsp;<strong>pietre d’inciampo/Stolpersteine</strong> in Italia (censimenti e case studies)</li>
</ul>
</div>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE ]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Feb 2026 11:25:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi Castelli Romani]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[Albano Laziale]]></category>
		<category><![CDATA[castelli romani]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Musei Civici di Albano Laziale XLIV Corso di Archeologia e Storia Antica Comunicato stampa   Giovedì 26 febbraio 2026, alle ore 17,00, presso la splendida sala conferenze del Museo Civico</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><strong>Musei Civici di Albano Laziale</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>XLIV Corso di Archeologia e Storia Antica</strong></p>
<p style="text-align: center;">
<p class="caps"><strong>Comunicato stampa</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Giovedì 26 febbraio 2026, alle ore 17,00</strong>, presso la splendida sala conferenze del <strong>Museo Civico “Mario Antonacci”</strong> (Villa Ferrajoli) inizia il <strong>XLIV Corso di Archeologia e Storia antica del Museo “Settimio Severo e il suo tempo”</strong>, curato dal prof. <strong>Massimiliano Valenti,</strong> direttore dei Musei Civici.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Un tema centrale per la storia di Albano, con la sua importante parentesi dei Castra Albana, voluti proprio da Settimio Severo.</p>
<p>Un argomento che andava riaffrontato, alla luce dei numerosi aggiornamenti critici, storici e archeologici e anche alla luce del fatto che nel 2026 verrà inaugurato nei due Musei di Albano un nuovo approccio, una possibilità di dialogo e interazione tra visitatore e Museo, grazie ai fondi messi a disposizione da un progetto, vincitore di bando pubblico, incentrato proprio sulla figura di Settimio Severo e realizzato in collaborazione con i Musei di Roma – Parco del Celio.</p>
<p>Grazie alla disponibilità di colleghi (non sempre scontata) di alto livello, affronteremo temi talvolta inediti e comunque aggiornati, cercando di trasmettere e divulgare interesse per questo importante passaggio della storia imperiale di Roma (e di Albano).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>60 i posti disponibili per 10 conferenze, al costo di soli 30 (quindi 3 euro a lezione).</p>
<p>Si consiglia una sollecita prenotazione, per non rimanere esclusi da questa importante iniziativa.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Per info e iscrizioni: Museo Civico “Mario Antonacci” – Villa Ferrajoli, Viale Risorgimento, 3.</p>
<p>Tel.: 06.93295443 –444 –442</p>
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		<title>Calcata fra storia e psicostoria. Il viaggio dei Falisci dall’Indo al Treja&#8230;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Paolo D’Arpini]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 17 Feb 2026 12:43:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[Visto da]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Questa è una testimonianza sulla amicizia e sulla connivenza culturale che mi legò all&#8217;archeologa Gilda Bocconi. In seguito all’insistenza e alla pressione che continuamente operai nei suoi confronti infine ottenni</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="caps">Questa è una testimonianza sulla amicizia e sulla connivenza culturale che mi legò all&#8217;archeologa Gilda Bocconi. In seguito all’insistenza e alla pressione che continuamente operai nei suoi confronti infine ottenni il documento che segue. Voglio però raccontare alcuni retroscena sul perché ed in che modo tutto ciò avvenne.</p>
<p>Tanti anni fa sentii l’ascendere di sensazioni e messaggi dall’inconscio, percepii quello che realmente Calcata era stata ed il suo ruolo nelle trame primigenie della vita nella società umana. E’ come se gli antichi spiriti della valle del Treja, il genius loci, mi parlassero per confidarmi dei segreti rimasti per troppo tempo nascosti.&nbsp;</p>
<p>A dire il vero la verità su Calcata e sull’antichità della civilizzazione ad essa collegata mi era stata svelata già con il libro dell’archeologo Potter che negli anni ’60 fece una grande campagna di scavi su Narce, riscontrando le vetustà del sito. In un’altra occasione ricordo la visita di Marcello Creti, un sensitivo che viveva a Sutri, il quale mi raccontò di una antica civiltà Antalidea che aveva trovato rifugio qui a Calcata, attenzione non si tratta dei rifugiati di Atlantide bensì di un’altra mitica popolazione di “prima che nascessero gli dei”, secondo lui di origine extraterrestre. Io invece propendo per una provenienza terrestre, dalla valle dell’Indo (Moenjo Daro, Harappa e Dwarka) che subì un tracollo in seguito all’essiccazione del fiume Saraswati ed a una grande guerra universale (per quei tempi) avvenuta circa ventimila anni prima di Cristo.&nbsp;</p>
<p>Secondo alcuni storici religiosi induisti tale guerra è descritta nel Mahabarata, un’epica in cui si parla di armi potentissime e di veicoli volanti. Insomma presuppongo che una fazione transfuga riuscì infine a rifugiarsi lontano dal campo di battaglia, qui sul Treja (che tra l’altro riprende il nome di un maestro d’origine divina chiamato Dattatreya) contribuendo infine alla fondazione di Fescennium (la città primigenia dei Falisci) . Infatti i Falisci parlavano una lingua indoeuropea (molto simile al sanscrito) essendo in realtà il latino stesso, cosa che mi fa presupporre che i latini non fossero altro che una tribù falisca. Ma di tutto questo parlerò un’altra volta…</p>
<p>Insomma l’importanza di Calcata mi era stata rivelata in vari modi, ma non c’è un vero e proprio riconoscimento ufficiale delle mie teorie da parte degli archeologi e storici, che preferiscono non sbottonarsi su ipotesi “fantasiose”, sia pur affascinanti e presumibilmente vere. Comunque è certo che Calcata è all’origine di ogni altra civilizzazione italica, essendo il luogo in cui una civiltà si manifestò per prima, più avanti leggerete che Gilda fa risalire il luogo al XV° secolo a.C. ma altre fonti si spingono molto più indietro nel tempo.</p>
<p>Allorché conobbi Gilda Bocconi, una archeologa che si era occupata lungamente dell’Agro Falisco, prima abitando a Capena e studiando i Falisci Capenati ed infine a Nepi, città di confine tra Falisci ed Etruschi percepii la sua disponibilità ad accondiscendere, almeno in parte, alle mie teorie “fantascientifiche”. Gilda era una persona incredibile, all’apparenza sembrava l’incarnazione della Grande Madre…</p>
<p>Gi ultimi anni della sua esistenza li trascorse restando chiusa in una casetta in mezzo ad un bosco, riuscendo a malapena a spostare la sua mole corporea fra il tavolo dov’era la sua macchina da scrivere ed il suo letto. Proprio in quel periodo di sua totale inamovibilità fisica ma di piena lucidità mentale riuscii a convincerla a scrivere alcune “ipotesi” sulla nascita della civilizzazione falisca e sul nostro rapporto personale. Quello che segue è il suo articolo sul tema.</p>
<p>Paolo D’Arpini</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Calcata. Una storia nella storia.</p>
<p>Non ricordo esattamente quando andai per la prima volta a Calcata ma ho ben presente il senso di vertigine che ebbi nel passare sul ponte sospeso nel vuoto e poi sulla via stretta fra il dirupo e la parete rocciosa, messi i piedi in terra, l’accogliente piazzetta mi rassicurò definitivamente. Passai sotto la porta e in poco tempo, oltrepassato il paese medio ed entrata in quello antico, mi sono trovata di nuovo affacciata sul nulla, in posizione aerea in uno sfolgorio di verde e di sole. Rimasi incantata dal contrasto fra il borgo piuttosto piccolo, raccolto, dalle architetture graziose, quasi un nido, e gli aspri e selvaggi orridi della valle del Treja.</p>
<p>Narce si ergeva ardita proprio di fronte, Narce, la favolosa Narce! Croce e delizia di una generazione di archeologi italiani ed inglesi. In quel periodo frequentavo i corsi di proto-storiaeuropea e, benché non avessi partecipato agli scavi, vivevo l’atmosfera bollente delle dispute e delle gelosie che aveva suscitato quel ritrovamento importantissimo. L’insediamento testimoniava infatti una continuità di vita dal Medio Bronzo (XIV° sec. a.C.) al VI° secolo a. C.. In seguito gli abitanti si erano spostati anche su Pizzo Piede, Montelisanti e sull’attuale Calcata. Era la prova dell’autoctonia degli Etruschi e dei Falisci, accettando però l’ipotesi dell’arrivo di piccoli gruppi, mercanti e artigiani, provenienti soprattutto dal mondo egeo-anatolico.</p>
<p>Tornai a Calcata in seguito, quando seppi come il Comitato per Calcata Viva fosse riuscito a far togliere il vincolo di inabitabilità. Capena, nella quale nel frattempo mi ero trasferita aveva gli stessi problemi. Fu allora che conobbi anche il Circolo vegetariano e Paolo D’Arpini. Il Circolo si trova sulla destra, prima di passare sotto l’arco, e spesso vi si poteva incontrare Paolo seduto su una scaletta, un pò nascosto dai fiori (o dalle erbacce), contornato da cipolline, broccoletti e melucce piccole ma buone, quasi sempre calmo e olimpico (perché le tempeste lui le nasconde socchiudendo gli occhi), con un berretto alla ‘garibaldina’, sornione guarda chi passa, quando ti riconosce si alza sorridente e ti fa entrare al Circolo. Malgrado l’aspetto egli ha portato avanti molte iniziative per la valorizzazione della valle del Treja: la lotta per impedire una discarica inquinante, la difesa dell’identità locale, con il bioregionalismo, e altre attività per la libertà individuale.</p>
<p>Ricordo ancora con piacere le riunioni che spesso terminavano con un convivio sempre accompagnato da un ottimo vinello e da dolcetti paesani. A quel tempo ero una accanita fumatrice ed ho sofferto perché al Circolo non si può fumare, spesso (per rifarmi) andavo in un baretto vicino, simpatico e all’antica, gestito da una famiglia, dove potevo fumare voluttuosamente. Comunque Paolo è un vulcano di idee, con lui puoi anche non essere d’accordo su certe cose, infatti egli accetta volentieri il dibattito ed il confronto. Osservando lo stemma di Calcata, ho cercato di spiegarmi meglio questo nome (ed il suo significato). In effetti la forma è quella di un tallone, tallone di calcare, cioè roccia, ma forse il nome è estensibile anche ad un altro vicino insediamento diruto, in cui vi sono i resti della chiesa di Santa Maria di Calcata.</p>
<p>Nell’antichità era indicato come ‘tallone’ anche la pietra al centro dei circoli sacri, ove erano celebrati i riti ed i sacrifici, certo nella zona son stati ritrovati diversi templi sin ora di epoca ellenistica (IV sec. a.C.) mentre sappiamo che Narce (Fescennium?) risale all’età del bronzo. Chissà se proprio nell’attuale Calcata fosse situata l’antica area sacra? Probabilmente resta solo un’ipotesi, una sensazione, così come Paolo ’sente’ ed immagina gli antichi falisci della valle del Treja nello spirito arguto e smaliziato dei “Fescennini” e le preghiere alla Dea Madre, manifestazione della natura e della vita.</p>
<p>Gilda Bocconi</p>
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		<title>La Chiesa Tuscolana, a due anni dall’accorpamento</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Valentino Marcon]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 Jan 2026 15:29:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronache]]></category>
		<category><![CDATA[Cronache Castelli Romani]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[ACCORPAMENTO]]></category>
		<category><![CDATA[due anni”]]></category>
		<category><![CDATA[La Chiesa Tuscolana]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; &#160;A poco più di due anni dall’accorpamento della diocesi tuscolana con quella di Segni-Velletri, è necessario se non un primo bilancio, almeno prendere in considerazione alcuni aspetti di pastorale</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="caps">&nbsp; &nbsp;A poco più di due anni dall’accorpamento della diocesi tuscolana con quella di Segni-Velletri, è necessario se non un primo bilancio, almeno prendere in considerazione alcuni aspetti di pastorale e le ricadute nella prassi della diocesi di Frascati.</p>
<p>&nbsp; &nbsp;Partiamo da un dato di fatto. Da quando, decenni fa, si cominciò a parlare di accorpamento delle diocesi in Italia &#8211; in quanto alcune con dimensioni territoriali molto ridotte (come quella tuscolana), e di altre ne restava&nbsp; solo un titolo ‘storico’ &#8211; onde addivenire ad una maggiore efficacia pastorale (si ricordino anche i ‘piani pastorali’ decennali della CEI), per alcune diocesi il processo di unione (e talvolta di soppressione) si è svolto rapidamente, mentre per altre è andato per le lunghe, per diversi motivi: la titolarità ad un cardinale e il restante suo influsso (‘ingerenza’ più o meno palese, sia pur ufficialmente pro-forma dal 1962), i rapporti dei politici nostrani con la Capitale che avevano il loro peso anche con la curia romana (almeno finché ci sono stati uomini politici di calibro e non solo con visuali alquanto provincialistiche), ed infine la crescita della popolazione nel territorio romano che dilagava in gran parte verso i Castelli, ecc.,&nbsp; Tutto ciò poneva pure il problema in merito alla cura pastorale negli insediamenti cresciuti in modo caotico tra gli anni ’60 e ’70 del secolo scorso (anche con l’estendersi di insediamenti abusivi), cosicché si ipotizzarono eventuali accorpamenti anche nel Sud-est dell’Urbe (leggi: diocesi di Roma, Albano, Palestrina, Tivoli). Mentre sul versante amministrativo si arriverà alla Città metropolitana.</p>
<p>&nbsp;&nbsp; L’ultima diocesi del Lazio non ‘accorpata’ (ancora nel 2022) risultava Frascati per la quale si intervenne approfittando dei raggiunti limiti d’età del vescovo e non lasciandogli la personale speranza (quasi una sua certezza) di rimanere ancora un anno in diocesi. Sicché si procedette immediatamente all’accorpamento e &#8211; inaspettatamente, almeno per i non ‘addetti ai lavori’ – con la diocesi di Velletri-Segni. &nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>
<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp; Certamente questa decisione ha creato qualche difficoltà per un adeguamento ecclesiastico-pastorale sottovalutando innanzitutto quella ‘forma mentis’ più conforme con la chiesa di Roma che non con altre diocesi viciniori, tanto più che per ‘raggiungere’ Velletri, si deve ‘attraversare’ una parte del territorio della diocesi di Albano (peraltro una diocesi molto estesa). &nbsp;</p>
<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; L’accorpamento delle diocesi in Italia è ancora obiettivamente da valutare, soprattutto riguardo la ‘gestione’ pastorale, non solo perché da tempo si riscontra la carenza numerica (e anche l’insufficienza pastorale-teologica) del clero secolare, ma anche riguardo l’efficacia di alcune decisioni che talvolta sembrano piuttosto prese a tavolino, scavalcando una previa consultazione dei fedeli. Senza contare che un vescovo che deve ‘badare’ ad un territorio ecclesiastico molto ampio, difficilmente potrà valutare le modalità più consone per intervenire sulle urgenze, specialmente se si è a corto di preti, per quanto un presule possa cercare di superare certe difficoltà con una presenza ‘dinamica’ o affidando incarichi ben precisi e verificabili.</p>
<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp; Non si dimentichi che per la diocesi di Frascati un quindicennio di gestione episcopale verticistica, con un calendario molto personale di ‘lezioni’ (e con migliaia di pubblicazioni catechistiche, oltre a decisioni più o meno condivise dal clero residuo e con alcuni preti anche allontanati senza una specifica ragione), ha ‘disamorato’ i fedeli e ridotto all’osso quell’associazionismo laicale che non si sia voluto conformare ad una residuale presenza passiva. D’altronde anche gli organismi pastorali (alcuni solo sulla carta) fungevano tuttalpiù da cassa di risonanza, a favore di una pletora di ‘uffici’ di curia (i cui componenti tra l’altro non si conoscevano nemmeno tra loro!). La stessa ‘comunicazione’ è risultata inadeguata per informazioni necessarie e puntuali che non fossero a senso unico.&nbsp; Certo i bilanci economici sono apparsi in ordine, dopo una gestione precedente un po&#8217; ‘arruffona’, ma la battuta che circolava in merito era quella che ‘se la diocesi avesse avuto bisogno di quadrare i bilanci sarebbe bastato un ragioniere più che un presule’! Non sono mancati eclatanti errori di prospettiva e anche carenza di consultazione, come quella in merito all’unità pastorale tra le parrocchie di Grottaferrata.</p>
<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Oggi la chiesa ‘tuscolano-veliterna’ come del resto tutte le chiese locali unite <em>in persona episcopi</em>, dopo aver imboccato dapprima la strada di un certo&nbsp; ‘accentramento’ almeno per quanto riguarda alcuni incontri formativi, ha fatto seguire un graduale decentramento che, sia pur parziale ed in una ancora non ben definita pastorale d’insieme, favorisce e coinvolge prevalentemente una certa platea giovanile (quella associativa) trainata però solo dai grandi avvenimenti di questi ultimi due anni (sinodo e giubileo), ma, almeno a prima evidenza, senza effettive ricadute sulla ‘vita’ parrocchiale, che continua a trascinarsi tra messe ‘burocratiche’ prive di una vera partecipazione e gruppi e conventicole ai minimi termini e per di più alquanto devozionali, con quell’’entusiasmo’ che alcuni autori (Benasayag- Shmit) una decina d’anni fa avevano definito come ‘l’epoca delle passioni tristi’).</p>
<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Occorrerà pertanto investire su alcuni ‘settori’ più urgenti, dopo quello in atto con gi <strong>insegnanti di religione</strong>, come, ad esempio, una adeguata <strong>pastorale per gli adulti-anziani</strong> (che sono maggioranza nel Paese e che frequentano (passivamente spesso) le nostre chiese; <strong>un associazionismo più qualificato</strong> (e non solo attivista), una <strong>effettiva e concreta pastorale sociale e del lavoro</strong> (che prenda in considerazione l’occupazione giovanile, gli immigrati, badanti, lavoro nero, ecc.) &nbsp;e non si limiti a distribuire messaggi papali della pace (a sindaci e affini che in genere nelle campagne elettorali normalmente si azzuffano con gli avversari!), intervenendo sul <strong>rapporto tra fede e politica</strong> secondo quelle logiche indicate da Paolo VI, Francesco e Leone XIV. Ma sulla politica nostrana torneremo in seguito (intanto – ‘Cicero pro domo sua’ – mi permetto di consigliare di leggere una mia recente pubblicazione su ‘Frascati, tra storia, politica e antistoria’).</p>
<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp; Va riconsiderata completamente la <strong>pastorale parrocchiale, </strong>oggi frammentata in mille funzioni e attività (tra l’altro Frascati conta ben 4 parrocchie nel raggio di trecento metri! E considerando che in certe parrocchie insistono anche istituti religiosi che se è vero che perdono vocazioni, comunque esistono e languono anche economicamente! E qui ci sarebbe da auspicare una maggiore intesa e collaborazione del clero e delle <strong>comunità religiose</strong> anche femminili, e non solo per ‘uscite’ onde godere di beatificazioni o benedizioni più o meno estemporanee.</p>
<p>&nbsp;&nbsp; E’ urgente, onde elaborare un piano pastorale condiviso, costituire un vero <strong>consiglio pastorale diocesano</strong>, non nella scia di certi consigli parrocchiali, messi in piedi (?) tra gli amici del parroco e qualche aiuto-sacrestano. La ulteriore crescita di ministri dell’eucarestia e di diaconi più che un risultato positivo potrebbe sembrare (ma forse mi sbaglio) un ulteriore sintomo di una chiesa clericale. <strong>La curia</strong>, per lo più obbediente e solo in attesa di ordini nei recenti quindici anni, va ristrutturata affinché sia più efficace ed efficiente al di là delle burocrazie, nell’ottica di Leone XIV che, per la curia romana esortava ad essere “in linea con la riforma di&nbsp;<em>Praedicate Evangelium</em>, sottolineando l&#8217;importanza di un servizio autentico, di relazioni sincere e di un atteggiamento più aperto e meno autoreferenziale”.&nbsp;</p>
<p>&nbsp;&nbsp; In un tempo di falsi mecenatismi, di egoismi e arroganze, soprattutto di ricchi e potenti (cui non si lesinano comunque a destra e a manca benedizioni clericali), di secolarizzazione e individualismi, occorre una <strong>pastorale dinamica</strong>, non di proselitismi né di belle maniere considerando che la fede non si può giudicare sulla presenza nelle Messe o nella ‘sedentarietà’ delle chiese parrocchiali dove, per qualcuno, è tanto bello ascoltare la musica d’organo e assentire a quella sorta di galateo a cui spesso viene ridotto il vangelo con certe ‘prediche’, in cui &#8211; nel cambio d’epoca, e in un tempo di immigrazione, di diversità di fedi e culture &#8211; non si fa quasi mai riferimento all’ecumenismo (tutt’al più un cenno nella annuale scadenza della settimana di preghiera di prammatica!). Insomma la chiesa locale resta ancora <strong>chiusa ad intra</strong> nonostante le esortazioni già di papa Francesco per una chiesa ‘in uscita’ e non smascherandosi dietro false forme e inviti all’accoglienza (che spesso significano “venite da noi perché noi da voi non ci veniamo”!). E il <strong>Concilio</strong>? Sembra, come si è detto tempo fa, una vecchia fotografia sbiadita. Il papa ne è cosciente e per questo le sue catechesi del mercoledì sono cominciante nel segno di una rilettura dei documenti conciliari.</p>
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		<title>Frascati: Richard Wilson, un gallese in biblioteca, a cura di Claudio Tosti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rita Gatta]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 11 Jan 2026 11:05:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi Castelli Romani]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[castelli romani]]></category>
		<category><![CDATA[cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Rita Gatta]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Piacevole pomeriggio nella Biblioteca Comunale &#8220;Carlo Del Vescovo&#8221; , quello del 10 Gennaio, inserito nella Rassegna &#8221; Incontri in Biblioteca: Il primo sabato del mese&#8221; a cura di Achille Nobiloni,</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="caps">Piacevole pomeriggio nella <strong>Biblioteca Comunale &#8220;Carlo Del Vescovo&#8221;</strong> , quello del 10 Gennaio, inserito nella<strong> Rassegna &#8221; Incontri in Biblioteca: Il primo sabato del mese&#8221; a cura di Achille Nobiloni, Giampaolo Senzacqua e Claudio Tosti. </strong>. Il tempo è volato seguendo con curiosità l&#8217;interessante conferenza con relative immagini proiettate sullo schermo, grazie all&#8217;impegno che <strong>Claudio Tosti</strong> ha voluto dedicare all&#8217;artista <strong>Richard Wilson &#8211; Un gallese ai Castelli Romani</strong>: un pittore tra i più importanti paesaggisti europei del XVIII secolo, che lo ha visto viaggiatore del Grand Tour da Venezia a Roma, Castelli Romani compresi, attraverso scorci, paesaggi, ruderi, immortalati in molte sue opere, alcune poi trasposte in stampe. Durante l&#8217;evento,  la presentazione di un interessante libro-guida Ed, Il Diario di Theodora, realizzato dallo stesso Tosti, ha accompagnato e allietato i presenti, permettendo loro di seguire e approfondire l&#8217;argomento trattato,  offrendo illustrazioni straordinarie legate alle trasformazioni anche antropiche di un lontano passato, nel quale i nostri avi ci hanno preceduti.</p>
<div class="x14z9mp xat24cr x1lziwak x1vvkbs xtlvy1s x126k92a">
<div dir="auto">Ed ecco che all&#8217;occhio esperto di chi ha acquisito preziosa esperienza, un dettaglio offre spunto d&#8217;investigare e azzardare ipotesi: un luogo citato, in realtà è parte integrante del territorio  in cui siamo e quell&#8217;accenno a Tivoli, con molta probabilità potrebbe far riferimento a &#8220;Tuscolano&#8221;.</div>
<div dir="auto">Si schermisce, Claudio Tosti, con semplicità e modestia, quasi a voler minimizzare quella ch&#8217;è invece curiosità, grande competenza e tenace passione per l&#8217;arte e per le testimonianze artistiche del passato&#8230; Ottime carte vincenti che lo portano ad approfondire, curiosare, trovare piccoli dettagli, sottolineando, per esempio, che d&#8217;altra parte, quegli &#8220;schizzi&#8221; degli artisti non erano altro che appunti di viaggio, grafici dettagli sui quali successivamente in patria si sarebbe preso spunto per realizzare dipinti e acquerelli.</div>
<div dir="auto">Senza spoilerare troppo, godibile partecipar alla conferenza e ancor di più, sfogliare il libro di Claudio Tosti: le numerose opere di Wilson, le stampe e le incisioni ispirate alle medesime opere, sono un itinerario stuzzicante nei Castelli Romani del passato, emozionanti e coinvolgenti&#8230; dimostrazione a fior di labbra di quanto possa l&#8217;arte, essere magica musa legata a leggerezza e fantasia&#8230;</div>
</div>
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		<title>Ciampino. Storia e misteri dell’ex complesso religioso delle Ancelle del Sacro Cuore di Gesù</title>
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		<dc:creator><![CDATA[by Maria Lanciotti]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 10 Jan 2026 13:29:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[ciampino]]></category>
		<category><![CDATA[Cuore]]></category>
		<category><![CDATA[Gesù]]></category>
		<category><![CDATA[sacro]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sull’intricata vicenda dell’ex IGDO, oggi fantomatico OGDO, si ripropone pari pari un articolo del 2016 a firma di Maria Lanciotti Venerdì 6 maggio ci è giunta in via ufficiosa la</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="caps"><strong>Sull’intricata vicenda dell’ex IGDO, oggi fantomatico OGDO, si ripropone pari pari un articolo del 2016 a firma di Maria Lanciotti </strong></p>
<p>Venerdì 6 maggio ci è giunta in via ufficiosa la notizia che l’Asta per l’ex Istituto Gesù Divino Operaio di Ciampino è stata aggiudicata dalla ditta Schiaffini – Trasporti Pubblici di linea con sede sociale a Marino (Rm) – per l’importo di 1.610.000 euro. Fabrizi, l’imprenditore che aveva proposto l’importo di 1.500.000 euro, si è ritirato. Un rilancio che sa di beffa e che rende ancora più grottesca l’ingarbugliatissima vicenda IGDO.</p>
<p>Anche se la notizia è verosimile e la fonte attendibile, ci lasciamo il beneficio del dubbio fintanto non arriverà la conferma ufficiale da parte del Comune di Ciampino.</p>
<p>Intanto si riflette sul già risaputo e sui “misteri” che sfarfallano attorno alle mura dell’ancora superbo complesso del Sacro Cuore, finito miseramente all’Asta alla quale l’Amministrazione Comunale non ha affatto inteso partecipare.</p>
<p>E succede che ripercorrendo la storia dell’ex IGDO, oggi fantomatico OGDO (Opera Gesù Divino Operaio), a un certo punto si accende una spia rossa lampeggiante a segnalare la presenza di un vuoto inesplicabile in un passaggio ben preciso della tortuosa vicenda, forse il punto cruciale da sempre volutamente oscurato.</p>
<p>Si tenterà qui una veloce sintesi ripartendo dall’inizio, anche per mettere insieme tasselli sparsi, con l’aiuto della memoria personale supportata dalla documentazione prodotta dagli studiosi locali.</p>
<p>Il Collegio delle Ancelle del Sacro Cuore di Gesù, destinato alle signorine dall’alta aristocrazia romana, fu edificato tra il 1922 e il 1925/27 per volontà del vescovo di Albano Laziale G. G. Pignatelli di Belmonte su progettazione dell’ing. Guglielmo Palombi, andando a costituire il nucleo originario della futura realtà urbana.</p>
<p>Intorno al 1940 l’imponente struttura fu requisita e adibita a scuola militare, risparmiata dal bombardamento del 19 luglio 1943 fu occupata da una caserma tedesca, e successivamente fu in parte gravemente danneggiata dai bombardamenti alleati.</p>
<p>Poi? Poi buco. Come se il Collegio non fosse mai sorto o fosse sprofondato nell’oblio. Perché? All’epoca – dal primo dopoguerra fino agli anni ’60 – il Sacro Cuore ospitava tantissime famiglie di sfollati e non rappresentava più quel fiore all’occhiello per cui era stato edificato ma una piaga aperta proprio nel punto più vissuto della comunità ciampinese, che era la chiesa madre del Sacro Cuore. Ma l’istituto ospitava anche la scuola elementare statale e metteva a disposizione i suoi spazi per le tante attività ricreative e sportive in funzione soprattutto dei giovani e giovanissimi. In quegli anni era parroco don Vittorino Pollastri, attivissimo nell’occuparsi dei suoi parrocchiani d’ogni età e condizione, che all’inizio degli anni ‘60 improvvisamente sparì, sostituito da don Romeo Rusconi cui subentrò nel 1962 don Cesare Misani. Anche un giovane sacerdote, don Ugo Di Lollo, fece la sua apparizione in parrocchia creando in brevissimo tempo un valido punto di riferimento e una forte aggregazione giovanile, ma presto si ritrovò a spendere le sue grandi risorse nella basilica di San Barnaba a Marino, dove fu inviato d’autorità. Questo per dire che all’interno della parrocchia si poteva notare una certa tensione, mentre si cercavano forse nuovi e più stabili assetti.&nbsp;</p>
<p>Quando gli sfollati liberano il Sacro Cuore e si trasferiscono nelle case popolari in via Col di Lana, costruite su un terreno che doveva far parte dell’area dell’IGDO e messo dai proprietari del momento a disposizione per tale utilizzo, arriva a Ciampino Padre Isaia Filippi (1904 – 1988) proveniente dalla borgata Primavalle di cui era parroco e dove aveva fondato insieme a un giovane sacerdote l’Istituto Gesù Divino Operaio. Il “prete operaio” che finalmente aveva trovato casa per i suoi protetti, avendo ricevuto in donazione dalle Ancelle del Sacro Cuore l’intero complesso, ridotto come si può immaginare in uno stato pietoso ma recuperabile sotto ogni aspetto, arrivò con i suoi seminaristi e oltre cento ragazzi disagiati e rimboccatesi le maniche tutti insieme rimisero in ordine i locali dell’ex collegio. E fu così che sorse l’IGDO a Ciampino, un vero laboratorio di studio, lavoro e preghiera ma anche il luogo della creatività e del gioco, sempre nel solco di Gesù Operaio (che si sappia, il ‘Divino’ non fu un’idea di padre Isaia, ma gli fu suggerita o forse imposta da qualcuno che aveva il potere di farlo).</p>
<p>Ma ecco che alla fine degli anni ’60 padre Isaia riprende le sue poche cose e se ne torna a Primavalle ad assistere malati, anziani e bisognosi, vivendo da povero tra i poveri fino alla sua morte. Che succede nel frattempo all’IGDO di Ciampino? Intanto: da chi e perché padre Isaia fu rimosso dall’istituto, che pure aveva ricevuto in donazione e per cui tanto aveva lavorato e si era sacrificato? A chi passò la proprietà dell’immobile? Chi arrivò a sostituire padre Isaia, incaricato da chi?</p>
<p>Tre nomi, a filo di memoria: don Giuseppe, don Carlo, don Graziano, che si presero cura dell’istituto e di chi vi alloggiava – ragazzi, sacerdoti e adulti inseriti nella vita “secolare” con spirito laico – e l’IGDO fu tutto un fermento d’idee e d’iniziative culturali e sportive che coinvolgevano l’intera comunità ciampinese.</p>
<p>Tutto sembrava procedere per il meglio, quando una brutta mattina una notizia incredibile prende a circolare fra i parrocchiani sgomenti, creando uno sconquasso da terremoto sotterraneo. Non riporteremo qui le accuse pesantissime e le conseguenze che gravarono su uno dei religiosi dell’IGDO – neppure la stampa locale all’epoca ne fece cenno – il fatto è che dopo il blitz notturno della Polizia, condotto senza alcun riguardo per nessuno, i locali furono evacuati e i ragazzi ospiti furono dislocati separatamente in altri istituti della Provincia.</p>
<p>L’IGDO chiude i battenti custodendo nelle sue poderose mura punti oscuri forse risolutivi. Chi e perché ordinò la chiusura immediata e drammatica dell’Istituto?</p>
<p>E si arriva al punto. Subito dopo, l’ex IGDO viene acquistato dalla società privata “Ricostruiamo”, cui subentra a inizio anni ’90 la Siciet (Società Italiana Costruzioni Industriali Edilizia Telecomunicazioni) con tutto quel che segue e soprattutto con quello che precede: e si torna a battere la testa sulla donazione, nel ’60, dell’intero immobile da parte delle Ancelle del Sacro Cuore a favore di Padre Isaia, <strong>donazione che oggi sappiamo essere vincolata a fini religiosi e di beneficienza. </strong></p>
<p>Risalendo ai più recenti passaggi: il piano regolatore adottato nel 1977, che prevedeva per l&#8217;area dell&#8217;IGDO solo servizi pubblici, subisce nel 1998&nbsp; una variante da parte di chi ha acquistato nel 1991 l’immobile&nbsp;dalla proprietà ecclesiastica che lo aveva in consegna: fu reso noto agli acquirenti il vincolo imprescindibile che gravava sulla proprietà? E come si riuscì ad aggirare legalmente tale vincolo?</p>
<p>La spia rossa lampeggia e un tarlo rode: e se la chiave di tutto si trovasse proprio nel fattaccio di cui poco si seppe all’epoca e di cui nulla oggi si dice? Il blitz della Polizia, lo sgombero e la chiusura dell’IGDO servirono forse a preparare il terreno per le operazioni che seguirono e con cui oggi si stanno facendo i conti?</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>da: </strong><a href="https://www.tellusfolio.it/index.php?prec=/index.php?lev=66&amp;cmd=v&amp;lev=44&amp;id=19933"><strong>TELLUS folio</strong></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.controluce.it/ciampino-storia-e-misteri-dellex-complesso-religioso-delle-ancelle-del-sacro-cuore-di-gesu/">Ciampino. Storia e misteri dell’ex complesso religioso delle Ancelle del Sacro Cuore di Gesù</a> proviene da <a href="https://www.controluce.it">Notizie in Controluce</a>.</p>
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		<title>Il 13/01 alla Curia Iulia “La fortuna della Colonna – Il racconto di un simbolo”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Parco archeologico del Colosseo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 08 Jan 2026 16:54:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Eventi Roma]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Roma &#8211; La fortuna della Colonna – Il racconto di un simbolo. Atti del Convegno Internazionale (Roma, aprile 2024). Evento sold out per l’appassionante racconto della Colonna Antonina. Martedì 13</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="caps"><strong><em>Roma &#8211; La fortuna della Colonna – Il racconto di un simbolo</em></strong><em>. </em>Atti del Convegno Internazionale (Roma, aprile 2024). Evento <em>sold out </em>per l’appassionante racconto della Colonna Antonina.</p>
<p><strong>Martedì 13 gennaio 2026</strong> la<strong> Curia Iulia</strong> ospita alle ore 16.30 la presentazione del volume <em>La fortuna della Colonna. Il racconto di un simbolo</em>, a cura di&nbsp;<strong>Alfonsina Russo, Federica Rinaldi, Angelica Pujia, Giovanni Di Pasquale</strong> (artem).</p>
<p>Saluti istituzionali<br />
<strong>Alfonsina Russo<br />
</strong>Capo Dipartimento per laValorizzazione del Patrimonio Culturale<br />
<strong>Simone Quilici<br />
</strong>Direttore del Parco archeologico del Colosseo</p>
<p>Interviene</p>
<p><strong>Salvatore Settis<br />
</strong>Professore Emerito nella Scuola Normale Superiore di Pisa Accademico dei Lincei</p>
<p>Saranno presenti i Curatori</p>
<p><strong>Martedì 13 gennaio alle ore 16.30</strong> &#8211; <strong><em>Curia Iulia &#8211; </em></strong>Ingresso da Largo della Salara Vecchia</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>VETTURINI ROMANI</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Mazzarini]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 04 Jan 2026 12:51:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[romani]]></category>
		<category><![CDATA[VETTURINI]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Se si va a Roma, ad esempio presso Piazza di Spagna, sono presenti le carrozzelle o anche dette botticelle, tirate da cavallo e guidate dal vetturino. Oggi con la botticella</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.controluce.it/vetturini-romani/">VETTURINI ROMANI</a> proviene da <a href="https://www.controluce.it">Notizie in Controluce</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="caps">Se si va a Roma, ad esempio presso Piazza di Spagna, sono presenti le carrozzelle o anche dette botticelle, tirate da cavallo e guidate dal vetturino. Oggi con la botticella si fa un giro turistico per il centro storico di Roma ma sino a che non fu inventata l’automobile, il mezzo di trasporto romano era questo. La storia dei vetturini e delle loro botticelle a Roma è significativa: nel XVII sec. d.C. è presente nella Capitale l’Università dei cocchieri e dei vetturini, sempre nello stesso secolo i vetturini aderiscono alla Arciconfraternita di Sant’Eligio, poi la tecnologia inizia a diventare ad essi concorrente e a fine ‘800 si tiene il primo sciopero dei vetturini contro i tram elettrici che sottraggono loro lavoro. I negozianti di queste vetture disponevano di vetture ad uso privato e di posta. Per quanto riguarda il pagamento del servizio di trasporto, inizialmente i vetturini facevano un contratto verbale, poi subentrò il tassametro e, fuori dazio, la trattazione era libera. Tutt’ora presenti, patrimonio storico-culturale della città di Roma come li definì il Comune di Roma a fine anni ’70 del ‘900, una caratteristica del cavallo era il cappuccio. Una tradizione romana che perdura da secoli…</p>
<p>Foto: carrozzella presso Piazza di Spagna.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.controluce.it/vetturini-romani/">VETTURINI ROMANI</a> proviene da <a href="https://www.controluce.it">Notizie in Controluce</a>.</p>
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		<title>Dagli animali colpevoli secondo Mao Tze-Tung all&#8217;account “mao zedong”</title>
		<link>https://www.controluce.it/aspetti-della-tradizione-culturale-e-della-storia-della-cina/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesca Panfili]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 21 Dec 2025 06:53:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[Aspetti]]></category>
		<category><![CDATA[Cina]]></category>
		<category><![CDATA[Culturale]]></category>
		<category><![CDATA[storia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sottotitolo Aspetti della tradizione culturale e della storia della Cina In Cina, l’ormai nota rete criminale organizzata, chiamata Global Cat Torture Rings, continua a condividere online video di torture e</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.controluce.it/aspetti-della-tradizione-culturale-e-della-storia-della-cina/">Dagli animali colpevoli secondo Mao Tze-Tung all&#8217;account “mao zedong”</a> proviene da <a href="https://www.controluce.it">Notizie in Controluce</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="caps"><em><b>Sottotitolo</b></em></p>
<p><strong>Aspetti della tradizione culturale e della storia della Cina</strong></p>
<p>In Cina, l’ormai nota rete criminale organizzata, chiamata Global Cat Torture Rings, continua a condividere online video di torture e uccisioni di gatti e gattini, con lo scopo di scatenare l’imitazione da parte di adolescenti e giovani adulti in tutto il mondo, coinvolgendoli attraverso gruppi pubblici e privati di piattaforme dei social media come Telegram, X e YouTube. Gli attivisti di Feline Guardians Without Borders (FG), una comunità globale che combatte ogni giorno la sofferenza inflitta agli animali in Cina, sono in stretto contatto con i volontari cinesi, i quali intervengono denunciando i maltrattamenti visti nei video, anche recandosi sotto casa dei colpevoli. Questi ultimi, tuttavia, possono essere puniti solo per disturbo della quiete pubblica e non per maltrattamento, non essendo quest’ultimo considerato un reato.</p>
<p>Le motivazioni di simili comportamenti nei confronti dei gatti possono essere diverse. In un precedente articolo (si veda il secondo link qui sotto) è stato messo in luce un contesto socio-politico cinese caratterizzato prima dalla politica del figlio unico negli anni ’70, poi dalla politica pronatalista per i matrimoni in calo ed il rischio di una crisi demografica, oltre che da un sistema sempre più misogino e repressivo in cui il governo cerca di indirizzare le donne verso ruoli familiari e tradizionali, oltre a porre loro una serie di ostacoli alla propria autorealizzazione, conformando le disposizioni mentali dei giovani al maschilismo ed alla misoginia. In un articolo ancora precedente (si veda il primo link qui sotto) si evidenziavano sia una relazione tra i video di torture dei gatti e le delusioni sentimentali o l’emarginazione sociale di giovani che desiderano laurearsi per espatriare da un Paese dove l’alto tasso di disoccupazione costituisce un allarme ed un fattore di rischio per la loro salute mentale, sia i rigidi controlli su internet, imposti dal governo ai nativi digitali, che alimentano il bisogno di trasgredire attraverso escamotages che permettono loro di aggirare i firewall (sistemi di sicurezza che bloccano gli accessi non autorizzati) e condividere sul web contenuti che sono chiaro segno di rabbia e devianza.</p>
<p>La domanda alla quale si cerca di rispondere in questo articolo è quale sia, in generale, il rapporto tra la cultura cinese e gli animali, sulla base della considerazione di alcuni aspetti della tradizione culturale e della storia della Cina, e cosa ha portato ai macelli, ai mercati della Cina ed alle torture di animali come quelle dei gatti, riprese in video, poi diffusi in tutto il mondo.</p>
<p><strong>Gli animali nella tradizione culturale cinese</strong></p>
<p>Nella tradizione cinese alcuni animali come i serpenti sono simboli negativi in quanto possono rappresentare malizia e poteri soprannaturali, mentre altri come cervi, gru, cicale e colombe sono associati alla longevità; anche al gatto è riconosciuto un significato positivo, quello del difensore dei manoscritti contro i roditori. Focus-online documenta in un articolo che i primi gatti domestici arrivarono proprio in Cina tra il 600 e il 900 d.C. attraverso la Via della Seta, la rete di percorsi terrestri e marittimi &nbsp;che collegavano l’Asia con il Medio Oriente e l’Europa, lungo i quali venivano scambiati beni e culture. Inoltre, a giudicare dalle piccole statue di gatti (i Maneki Neko) che si trovano all’ingresso dei ristoranti e nei mercatini cinesi, la relazione tra la tradizione culturale cinese ed i gatti sembrerebbe essere positiva. Il Maneki Neko o Maneki Cat, conosciuto come il gatto portafortuna, deriva da alcune leggende giapponesi che portarono a considerare i gatti come spiriti saggi, portatori di successo e buona sorte. Letteralmente, Maneki Neko significa “gatto che invita”: il fatto che abbia la zampa alzata, infatti, non vuole indicare che stia salutando, in quanto richiama a sé coloro che lo guardano. Nel corso del tempo, il Maneki Cat, dunque originario del Giappone, è diventato un simbolo della cultura e tradizione cinesi, più precisamente di prosperità e benessere economico.</p>
<p>Se per tradizione, dunque, il gatto costituisce un simbolo positivo, per il commercio, a partire dal 2009, esso costituisce oggetto di una tortura che precede la macellazione, in occasione del Festival di Yulin, che vede come vittime diecimila animali tra cani e gatti, anche domestici, tenuti in condizioni igienico-sanitarie non adeguate. I video cinesi di tortura di gatti, fino a pochi anni fa dominio esclusivo del dark web, ed il suddetto Festival sono la dimostrazione di un rapporto contradditorio della Cina con gli animali.</p>
<p><strong>La storia della Cina e gli animali colpevoli secondo Mao Tze-Tung</strong></p>
<p>Per quanto riguarda invece un aspetto propriamente storico della Cina, è possibile prendere ad esempio la campagna lanciata nel 1958 da Mao Tze-Tung, che pose alcuni animali in particolare in una luce negativa, ritenendoli addirittura colpevoli di minacciare l&#8217;igiene e la salute umana o di ridurre la produzione agricola: eliminarli avrebbe aiutato a fornire il cibo necessario agli operai delle industrie in costruzione. La rivista Geopop racconta in un articolo che, al fine di superare il difficile momento economico della Cina, nel 1958 Mao Tse Tung adottò diverse misure, tra le quali spiccò la “<strong>Campagna per l&#8217;eliminazione dei Quattro Flagelli</strong>&#8220;. Mao Tse Tung &nbsp;dichiarò guerra a quattro animali ovvero ratti, mosche, zanzare e passeri, contro i quali combatterono milioni di contadini &#8220;chiamati alle armi&#8221;. &nbsp;Tale campagna si pose all’interno del &#8220;<strong>Grande balzo in avanti</strong>&#8220;, un piano economico e sociale, messo in atto dal 1958 al 1961 dal Partito Comunista Cinese, volto a modernizzare e industrializzare il Paese socialista, il cui potere era di fatto concentrato nelle mani del Partito comunista e dello stesso Mao, leader del Partito dal 1945 al 1976 e primo Presidente della Repubblica Popolare Cinese dal 1949 al 1959. Tale piano era dunque finalizzato a trasformare rapidamente l&#8217;economia dall’agricoltura all&#8217;industrializzazione, collettivizzando l’agricoltura ovvero trasformando proprietà private e attività agricole in beni comuni, con l’obiettivo di controllare per garantire la produzione e l&#8217;autosufficienza alimentare. Spesso imposta con violenza, la collettivizzazione causò la resistenza dei contadini, la distruzione del bestiame e delle scorte alimentari. Geopop riferisce di un pesantissimo squilibrio ecologico che, unito all&#8217;esodo della popolazione contadina nelle città industriali, portò ad una gravissima carestia che durò circa 3 anni (1959-1961) e causò la morte di un numero imprecisato di cittadini, tra i 16 e i 30 milioni. Tale periodo fu inizialmente conosciuto come &#8220;I tre anni difficili&#8221; o &#8220;I tre anni di disastri naturali&#8221;, nome attribuito dal Partito per sottolineare l&#8217;attribuzione di responsabilità a condizioni climatiche, come a siccità prolungate e inondazioni che devastarono le campagne, assolvendo il Partito stesso. Il piano economico e sociale si rivelò infatti un “Grande Salto Indietro”, causato da politiche fallimentari e da disastri naturali che aggravarono la situazione, portando ad una devastante carestia che provocò milioni di morti e rendendo tale periodo anche noto come &#8220;I tre anni di carestia&#8221;.</p>
<p><strong>Dall’inno a Mao Tze-Tung al sadismo e al cannibalismo</strong></p>
<p>Dal 1962 Mao, pur conservando i suoi incarichi, perse prestigio e gran parte del potere effettivo. Nel tentativo di riprenderlo, nel 1966 Mao Tse-tung lanciò la “<strong>Grande rivoluzione culturale</strong>”. In un articolo su quest’ultima, Geopop racconta che nel corso di una seduta del comitato centrale del Partito comunista, in agosto, Mao “lanciò un appello ai giovani perché si ribellassero contro i “quattro vecchi”: vecchie correnti di pensiero, vecchie culture, vecchie abitudini e vecchie tradizioni”. Egli si assicurò il sostegno dell’Esercito popolare di liberazione, la forza armata della Cina, e il supporto di gran parte degli studenti delle università e delle scuole superiori. Organizzati nei gruppi delle Guardie Rosse, i giovani inneggiavano a Mao Zedong, impugnando il Libretto Rosso (meglio noto come “Il libro delle Guardie rosse”, un&#8217;antologia di citazioni tratte dagli scritti e dai discorsi di Mao Zedong), uno degli strumenti di propaganda politica che avrebbe condotto alla creazione del culto della personalità di Mao che dominò tra gli anni ‘60 e ‘70. Esse diventarono l&#8217;icona ovvero l’immagine sacra della Rivoluzione culturale e della Cina maoista. Le Guardie rosse commisero massacri e violenze estreme a Pechino e altre città, note nell&#8217;Agosto Rosso del 1966, ai danni di esponenti politici non allineati all’ortodossia maoista, sul quale era basato il nuovo sistema politico ed economico, di “intellettuali e professori, accusati di rallentare il processo rivoluzionario”. Nel Guanxi, una provincia della Cina meridionale, avvenne una delle stragi più note, nella quale furono uccise tra 100.000 e 150.000 persone: una vasta serie di episodi di linciaggio (esecuzione sommaria di individui ritenuti colpevoli dall’opinione comune o di vittime abbandonate al furore della folla) e torture operate nella regione meridionale della Cina. “Decapitazione, pestaggio, sepoltura da vivi, lapidazione, annegamento e sventramento caratterizzarono l’esecuzione delle stragi. In alcune aree, tra cui la contea di Wuxuan e il distretto di Wuming, si verificarono episodi di cannibalismo umano su larga scala, anche in assenza di carestia, dunque dovuti non alla mancanza di cibo, ma a puro sadismo”, il crudele e perverso compiacimento nel tormentare gli altri.</p>
<p>Le Guardie rosse furono i protagonisti del primo periodo (1966-1968) della Rivoluzione culturale nella Repubblica Popolare Cinese, seguito da un periodo di caos e intervento militare (fine anni &#8217;60/inizio anni &#8217;70), fino alla morte di Mao nel settembre 1976, all’arresto della Banda dei Quattro (un gruppo di potenti leader politici cinesi, guidati da Jiang Qing, moglie di Mao Zedong), e alla fine del movimento nel 1976, con il ripristino dell&#8217;ordine sotto Deng Xiaoping, che pose fine alla Rivoluzione Culturale, con un numero stimato di morti che varia da centinaia di migliaia a 20 milioni.</p>
<p><strong>Dalla fine del potere di Mao ad oggi</strong></p>
<p>Deng Xiaoping inaugurò le riforme di apertura dell’economia verso il mondo esterno con il pacchetto delle “quattro modernizzazioni” (agricoltura, scienza e tecnologia, industria, difesa nazionale) approvato fra il 1978 e il 1979, mantenendo comunque il controllo politico del Partito Comunista Cinese e correggendo gli errori della Rivoluzione Culturale. Da allora, la Cina ha visto una forte crescita economica, diventando una potenza globale, ma specialmente sotto Xi Jinping (dal 2012) ha continuato a consolidare il sistema di &#8220;partito-stato&#8221;: il potere della Rpc è esercitato dal Partito Comunista, un unico soggetto politico è alla guida del Paese, l&#8217;esito delle votazioni è già noto in anticipo e l&#8217;approvazione delle leggi è quasi sempre scontata. Xi Jinping ha rafforzato il PCC, eliminato limiti di mandato e promosso il &#8220;Sogno Cinese&#8221; di raggiungere prosperità generale entro il 2049.</p>
<p>In un articolo di Pandora Rivista del 2022, Guido Samarani, uno dei maggiori esperti italiani di Cina, ripercorre alcune tappe della storia cinese degli ultimi decenni, dalla morte di Mao Zedong all’ascesa di Xi Jinping, passando per le riforme di Deng Xiaoping, per ricostruire il percorso che ha condotto alla Cina attuale. Egli riferisce della recente pubblicazione della terza “risoluzione sulla storia” del Partito Comunista Cinese (PCC), approvata dal comitato centrale: un documento sia storico sia politico-ideologico che solleva, tra i temi principali, la percezione di aver prodotto grandi cambiamenti e grandi progressi, ma che mette anche in luce le nuove contraddizioni da affrontare aperte negli ultimi anni ed un tema centrale come quello della corruzione. Samarami mette in rilievo un certo irrigidimento del sistema politico-ideologico cinese che ha impedito una trasformazione profonda del sistema politico, nonostante la liberalizzazione dell’economia e l’estensione del principio di mercato, anche a livello internazionale.</p>
<p>In tali radici e in tale contesto si colloca un sistema malato contro il quale anche l’Associazione Apa (Action Project Animal) lotta ogni giorno, definendo l’incubo dello zoosadismo in Cina una “rete mondiale di orrore”, nata in un paese dove ancora non esistono leggi contro la crudeltà sugli animali, mentre la rete è ormai internazionale e coinvolge Europa, Turchia, USA, Giappone. Morte e sevizie su commissione, dunque trattamenti crudeli ed efferati, fisici o psicologici che vedono migliaia di gatti come vittime e un numero di spettatori maggiore, sono all’ordine del giorno. Action Project Animal ha conosciuto questo orrore nei macelli e nei mercati della Cina, vedendo cani e gatti ridotti in condizioni indicibili e sottolinea che la logica usata dai torturatori di gatti è sempre la negazione totale della dignità animale.</p>
<p><strong>Agosto 2025: la notizia dell’account “mao zedong” relativa ai video cinesi sui gatti</strong></p>
<p>Gli attivisti di Feline Guardians Without Borders (FG) riferiscono la notizia, giunta da volontari cinesi, di Jiang Xu, un assassino smascherato, noto nei gruppi violenti anti-Cina. Il suo nascondersi dietro all&#8217;account &#8220;mao zedong&#8221; sembrerebbe il chiaro segno di un insulto al vecchio leader nazionale Mao Zedong, ma anche all’attuale Xi Jinping, nei confronti dei quali i torturatori sembrerebbero palesare disprezzo, utilizzando l’indifferenza degli stessi governatori verso i poveri animali per&nbsp; minare la reputazione del governo cinese. Responsabile di truffe, maltrattamenti e uccisioni di gatti innocenti, il 26 agosto 2025 Jiang Xu di Maoming (Guangdong – Cina) avrebbe usato la scusa dell’adozione per truffare un cittadino attraverso due piattaforme di comunicazione: WeChat (una super-app utilizzata sia per comunicare attraverso servizi di messaggistica sia per fare acquisti online) e Xiaohongshu (usata per la condivisione di esperienze dove le persone trovano ispirazione e raccomandazioni di prodotti da altri utenti). Il boia avrebbe così portato via il suo gatto per poi torturarlo girando un video sanguinario e omicida ed avrebbe bypassato ovvero aggirato il firewall (il sistema di sicurezza che monitora il traffico di rete, ispeziona e filtra i dati, decidendo se lasciarli passare o bloccarli) usando l&#8217;account &#8220;mao zedong&#8221; tramite una connessione VPN (Virtual Private Network).</p>
<p>Nello specifico, la connessione VPN è una rete privata virtuale che si interpone tra il proprio pc e la propria piattaforma digitale come Telegram o un sito Internet e fa sì che la comunicazione resti anonima: incapsula i dati in un &#8220;tunnel&#8221; privato e li codifica ovvero li crittografa in modo che nessuno possa leggerli, mentre camuffa il proprio indirizzo IP (un numero, assimilabile ad un indirizzo postale, che identifica la propria rete di computer), che viene nascosto e sostituito con quello del server VPN, permettendo di cambiare posizione geografica. Essa è dunque uno strumento che permette di nascondere la propria attività online, impedendo di essere tracciati da terzi, dunque superando censure e blocchi geografici ovvero il muro virtuale posto in questo caso dal governo cinese, accedendo a siti o servizi non disponibili nella propria area. Attraverso la VPN i torturatori si rendono invisibili e scaricano app di messaggistica istantanea vietate in Cina come Telegram.</p>
<p>Gli attivisti di FG Italia riferiscono infatti che i torturatori cinesi acquistano online e illegalmente connessioni VPN, le quali forniscono account (ovvero profili digitali) stranieri. Come all’interno di ogni account, costituito da Nome Utente (Username) e Password (parola chiave), essi possono inserire uno o più numeri di telefono. Si tratta di account che solitamente solo diplomatici, ambasciatori stranieri e turisti possono utilizzare per leggere notizie del paese di provenienza, ma che gli stessi attivisti cinesi come quelli di FG utilizzano per entrare negli account e nelle chat dei torturatori, attraverso parole chiave fornite dagli attivisti cinesi. L’obiettivo degli attivisti è sia quello di individuare, geolocalizzare e segnalare i torturatori, che agiscono all’interno di gruppi chiusi, sia quello di intercettare bloccando i gruppi aperti di coloro che sono solo spettatori o che diffondono i video. In alternativa all’abbonamento VPN, attraverso la cui connessione è possibile utilizzare i propri numeri di telefono su account stranieri, dalle chat individuate risulta che essi acquistino SIM card virtuali su Amazon o altri e-shop con prefisso di Singapore, Taiwan o addirittura statunitensi.</p>
<p>Jiang Xu avrebbe così diffuso in poco tempo il video sulle reti globali ed minacciato il proprietario del gatto intimandolo di cancellare il post di aiuto pubblicato&nbsp; in rete. Tuttavia, nell’arco di poco tempo qualcuno avrebbe riconosciuto il gatto nel video ed alcuni netizens (cittadini attivi della rete) sarebbero poi risaliti ad altri video sanguinosi girati da Jiang Xu per un lungo periodo di tempo. Dopo l’ennesima denuncia dei volontari e cittadini, la sua identità è stata resa pubblica.</p>
<p>I volontari hanno chiesto alle autorità di perseguire Jiang Xu, facendo leva sul fatto che ha commesso un reato avendo messo in pericolo la quiete pubblica e l’ordine nazionale, sia truffando diversi cittadini sia offendendo la reputazione dei leader nazionali, ma i suoi genitori, forse grazie alla loro posizione lavorativa in banca, sono riusciti a corrompere le autorità, che lo hanno liberato, sulla base della loro promessa di far curare il figlio per via della sua malattia mentale.&nbsp;</p>
<p>Per gli articoli precedenti si veda:</p>
<p><a href="https://www.controluce.it/dalla-cina-una-rete-globale-di-video-di-torture-di-gatti/">https://www.controluce.it/dalla-cina-una-rete-globale-di-video-di-torture-di-gatti/</a></p>
<p><a href="https://www.controluce.it/i-rischi-del-web-lo-zoosadismo-e-le-donne-in-cina/">https://www.controluce.it/i-rischi-del-web-lo-zoosadismo-e-le-donne-in-cina/</a></p>
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		<title>Sabato 13 dicembre a Viterbo “Mostri. Il mito della paura” di Vladimiro D’Acunto</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Direzione regionale Musei nazionali Lazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Dec 2025 11:21:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Eventi Lazio]]></category>
		<category><![CDATA[Letture]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Viterbo &#8211; Sabato 13 dicembre, alle ore 17.00, presentazione del volume Mostri. Il mito della paura di Vladimiro D’Acunto presso il Museo nazionale etrusco di Rocca Albornoz. L’iniziativa, promossa nell’ambito</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="caps"><strong>Viterbo &#8211; Sabato 13 dicembre, alle ore 17.00</strong>, presentazione del volume <strong><em>Mostri. Il mito della paura</em> di Vladimiro D’Acunto</strong> presso il Museo nazionale etrusco di Rocca Albornoz. L’iniziativa, promossa nell’ambito del partenariato speciale pubblico privato tra la<strong>&nbsp;Direzione regionale Musei nazionali Lazio – Museo nazionale etrusco di Rocca Albornoz </strong>e<strong> l’ATS Albornoz&nbsp;</strong>(capofila Archeoares snc), propone un viaggio originale tra miti antichi, paure collettive e immaginario contemporaneo, dalle leggende greche ai romanzi gotici, fino alle serie tv e ai mostri della cultura pop. Il volume esplora la figura del “mostro” come archetipo universale: una presenza simbolica che attraversa i secoli e riflette le nostre ansie, le ombre interiori e i confini dell’umano. Attraverso uno stile divulgativo ma rigoroso,&nbsp;Vladimiro D’Acunto&nbsp;mostra come queste creature – reali o immaginarie – continuino a parlarci dei nostri limiti, dei nostri desideri e dei misteri che definiscono la nostra identità.</p>
<p>Interverrà l’autore, archeologo classicista e guida turistica ufficiale in Campania dal 2009, noto per la sua attività divulgativa e per numerosi saggi dedicati al mondo antico, tra cui&nbsp;<em>Ellenikà</em>,&nbsp;<em>C’era una volta in Grecia</em>&nbsp;e&nbsp;<em>Interviste impossibili</em>. Con&nbsp;<em>Mostri</em>, D’Acuto intreccia classicità, letteratura moderna e cultura pop in una riflessione trasversale e coinvolgente.</p>
<p>L&#8217;ingresso all&#8217;evento è libero e senza obbligo di prenotazione. Per informazioni e prenotazioni:&nbsp;<a href="mailto:info@archeoares.it">info@archeoares.it</a></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>I caratteristici falò della &#8220;Madonna de lo fuoco&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lucio Garofalo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Dec 2025 17:03:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronache]]></category>
		<category><![CDATA[Cronache Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[Visto da]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I falò della &#8220;Madonna de lo fuoco&#8221; rappresentano un&#8217;antica consuetudine di origine popolare, che si celebra a Lioni e in altri centri dell&#8217;Italia del Sud il giorno&#160; dell&#8217;Immacolata. Una tradizione</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.controluce.it/i-caratteristici-falo-della-madonna-de-lo-fuoco/">I caratteristici falò della &#8220;Madonna de lo fuoco&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.controluce.it">Notizie in Controluce</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="caps">I falò della &#8220;Madonna de lo fuoco&#8221; rappresentano un&#8217;antica consuetudine di origine popolare, che si celebra a Lioni e in altri centri dell&#8217;Italia del Sud il giorno&nbsp; dell&#8217;Immacolata. Una tradizione riscoperta di recente nel mio paese. Le consuetudini, sia civili che religiose, di una comunità contribuiscono a ravvivare il sentimento dell&#8217;appartenenza storica e dell&#8217;identità localistica e particolaristica di una collettività. Nel contesto economico e sociale di Lioni, il mio &#8220;borgo natìo&#8221;, non si avverte più da vari decenni una fisionomia culturale identitaria, uno spirito di appartenenza comune. Il paese irpino, benché tradizionalmente dinamico e vivace sotto il profilo commerciale, artigianale e produttivo, non conosce più da anni un legame autentico, che si nutra di valori condivisi dalla comunità. A parte il disvalore utilitaristico del lucro economico privato, poiché si tratta di una realtà animata da una vocazione commerciale assai radicata. Le crisi di carattere recessivo, che hanno investito i sistemi neo-capitalistici su scala globale negli ultimi anni, non hanno messo in crisi&nbsp; tale &#8220;valore&#8221; materialista pseudo-identitario, anzi. Sgombriamo il terreno da eventuali equivoci. Io apprezzo sinceramente il valore delle ibridazioni o contaminazioni. Nella storia del genere umano si contano migrazioni e contaminazioni tra i vari popoli, incroci e contatti tra diverse culture, da cui hanno avuto origine e si sono realizzate preziose conquiste di civiltà e di progresso sotto il profilo etico-spirituale, artistico, architettonico. L&#8217;Italia è un fulgido esempio in tal senso: attraversata nel corso dei secoli da varie e molteplici popolazioni, è una nazione intrisa di influenze culturali e di svariate contaminazioni. Cito alcuni esempi a noi familiari: adoperiamo le cifre arabe per i calcoli e la matematica, i caratteri dell&#8217;alfabeto latino per decifrare e trascrivere le parole; consumiamo cibi di provenienza etnica ed ascoltiamo diversi generi musicali stranieri; infine, compriamo tante merci e manufatti provenienti dai Paesi e mercati esteri. Il culto del cristianesimo è sorto in Medio Oriente, in Palestina (Gesù era un palestinese). La moneta fu inventata nell&#8217;antica Grecia, come altre cose: le Olimpiadi, il teatro, la filosofia e la democrazia. Per trascorrere una breve vacanza ci si reca anche all&#8217;estero, in località dove si spenda meno. Da ciò si evince come tutti noi siamo &#8220;cosmopoliti&#8221;, pur senza saperlo. Ma non soltanto gli esseri umani. Anche nel regno animale e vegetale gli esemplari meticci, o ibridi, sono delle creature superiori e meravigliose. Le civiltà umane sono il frutto straordinario di incroci e commistioni eterogenee tra elementi cosmopoliti che si sono integrati tra loro nel corso dei secoli, compenetrandosi in altre formazioni superiori, più progredite. Nondimeno, il senso dell&#8217;appartenenza comunitaria si sostanzia soprattutto di tradizioni ed usanze locali, spesso originarie di altri luoghi e altre culture. La memoria storica e la coscienza di un&#8217;identità comune ed il più possibile condivisa, concorrono a progettare e costruire un futuro più vivibile. Se la memoria storica non si rinnova e non viene ereditata dalle nuove generazioni, se la consapevolezza critica del proprio passato non diventa un appannaggio esteso alle masse, non sarà più possibile ambire ad un avvenire a misura d&#8217;uomo, ad un progresso compatibile con il senso della dignità umana.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Frascati. Elogio dell’ordinario</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Valentino Marcon]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Dec 2025 15:55:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronache]]></category>
		<category><![CDATA[Cronache Castelli Romani]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[Marcon]]></category>
		<category><![CDATA[Valentino]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#160;&#160;&#160;&#160; Di lavori da fare a Frascati ce ne sarebbero molti, ma per lo più se ne ignorano le urgenze, e quindi restano in attesa della soluzione del…dissesto! Però sarebbe</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="caps"><strong>&nbsp;</strong>&nbsp;&nbsp;&nbsp; Di lavori da fare a Frascati ce ne sarebbero molti, ma per lo più se ne ignorano le urgenze, e quindi restano in attesa della soluzione del…dissesto!</p>
<p>Però sarebbe ingeneroso non riconoscere tutto il buono che si fa per Frascati da parte della solerte amministrazione comunale, oggi avvolta nelle magiche luminarie natalizie (che certamente dureranno fino a…Pasqua). ‘Splendi Frascati’!</p>
<p>&nbsp;&nbsp; Ed allora cominciamo subito da un avvenimento eccezionale (almeno per Frascati) che ha meritato sperticati elogi (uno solo per la verità!) all’assessore <em>“Franco D’Uffizi” </em>per “<em>il suo impegno e la capacità di questo amministratore di ‘metterci la faccia’ lasciando presagire che la situazione sarebbe stata affrontata e portata avanti nelle migliori condizioni</em>”! E qual era questa capacità e quale situazione? L’essere intervenuti a togliere di mezzo un albero pericolante a via Catone! Lo scrive con uno sperticato elogio tale M. B. (tralasciamo di esporre per intero le generalità) che conclude la sua immensa ammirazione, con un “g<em>razie ancora, Assessore”, </em>e con una citazione addirittura da San Basilio Magno!&nbsp; E cioè: “<em>l’albero è conosciuto dai suoi frutti, un uomo per le sue azioni</em>”! Qualcuno però spera che, come l’albero, anche qualche assessore possa essere …rimosso. &nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>
<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp; Nel frattempo l’autore dello sperticato elogio su citato, ha insistito con una serie di ulteriori ‘osanna’ per una programmata plantumazione di qualche alberello in posti dove una volta c’era un bosco!</p>
<p>Beh, certo, come si dice, <em>fa più rumore un albero che cade che una foresta che cresce </em>(Lao Tzu), ma Frascati negli anni è stata completamente …disboscata. Solo per fare un esempio, gli alberelli di viale Vittorio Veneto, sono stati eleminati uno alla volta. Ne è rimasto uno solo che ha deciso spontaneamente di disseccarsi per non fare la fine dei suoi compagni!</p>
<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp; Ed ora, senza scomodare né Basilio Magno e nemmeno don Bosco, ci si permetta un ‘piccolo’ elenco provvisorio di lavori che attendono qualche pio assessore che li porti avanti, pardon, che almeno li cominci, prima di venir…’beatificato’!</p>
<ol>
<li>A Frascati i pedoni sono costretti per lo più a <strong>camminare nelle</strong> <strong>cunette</strong> (alcune sono veri e propri fossati! Si vedano, tra tante altre, le vie Consalvi, Alberico II, Sciadonna, ecc., ecc.)</li>
<li>Molti <strong>marciapiedi</strong> della città sono<strong> disselciati </strong>(e <strong>non </strong>a causa delle radici degli alberi)</li>
<li>La <strong>pericolosità di via Catone</strong> è ormai proverbiale. Muri pieni di erbacce, che cadono a pezzi e muretti con travertini disastrati; altro che rimozione di un povero albero inclinato (soprattutto perché gli avevano rimosso la terra che lo circondava).</li>
<li>Il 28 novembre 2025, nonostante il conclamato dissesto, sono state piazzate <strong>ben due panchine di travertino</strong> <strong>in corso Italia,</strong> mentre di <strong>quelle all’inizio di via Consalvi</strong> restano solo i ‘sostegni’, privi dei rispettivi ripiani!</li>
<li><strong> Le aiuole a Frascati, </strong>comprese quelle in Corso Italia e via Calasanzio, sono uno spettacolo insulso (e sono anche ‘sponsorizzate’!); altro che situarci le 2 panchine!</li>
<li>Il recente ‘rifacimento’ dei <strong>viali del parco di Villa Torlonia</strong> ha ignorato i marciapiedi che restano sconnessi e con avvallamenti ultra decennali.</li>
<li>Alla fine dei vialoni di Villa Torlonia e all’inizio della via Alberico II, nell’aprile del 2025 è stato divelto <strong>il segnale di divieto di sosta e non più ripristinato,</strong> così è ‘normale’ che anche su quel lato vi sostano pacificamente quanti non vogliono pagare il parcheggio (e con i pedoni obbligati a camminare in mezzo alla via, e nemmeno nelle cunette!).</li>
<li>Al termine della suddetta via, da anni non è stata ripristinata la <strong>segnaletica stradale</strong> e nel parcheggio ‘delimitato’ al termine della stessa via, si è aggiunto un posto macchina in più (impedendo così ai pedoni di poter scendere dal marciapiede)! Inoltre in questo tratto di parcheggio (gratuito!) nessuno controlla se viene esposto il <strong>disco orario</strong>!</li>
<li>La segnaletica orizzontale stradale per molte zone è per lo più un ricordo del passato, e nella Frascati ‘alta’ non ci sono segnali di stop e nemmeno strisce pedonali!</li>
<li>In viale F. Cecconi i <strong>dossi, come le strisce pedonali, sono…invisibili</strong> e nessuno controlla la velocità di macchine e moto.</li>
</ol>
<p>11.Si pubblicizza sempre con enfasi il <strong>taglio di qualche ramo</strong> di alberi o la loro estirpazione (con enfasi per qualche rara plantumazione). Questi lavori in altre città sono di ordinaria amministrazione e non si strombazzano come fossero avvenimenti straordinari.</p>
<p>12 Le macchine, parcheggiate troppo accostate <strong>nel primo tratto del muro</strong> di ‘via penza’<strong> (viale Regina Margherita), </strong>impediscono il passaggio dei pedoni. Ma che importa, possono sempre salire sul muretto o passare in mezzo alla via, basta scegliere la modalità di…defungere.</p>
<ol start="13">
<li>Nel parco ex Villa Torlonia chiunque può <strong>imbrattare muri o distruggere reperti</strong> a favore… di inutili telecamere!</li>
</ol>
<p>14.L’incrocio di <strong>via del</strong> <strong>Castello con via Gregoriana</strong> è diventato assai pericoloso in quanto più di qualche automobile o furgone ‘scendendo’, effettua ‘audaci’ svolte a sinistra (sebbene sia vietato) dal momento che non si può più percorrere la via Borgo San Rocco verso Largo Pentini, perché diventata a senso unico.</p>
<ol start="15">
<li><strong>La scalinata</strong> di marmo (travertino) di fronte alla chiesa di San Bonaventura è in cattivo stato da qualche…decennio. Quando interverrà qualcuno a risistemarla?</li>
<li>Alla stazione ferroviaria, privata ormai di biglietteria, di bar e giornalaio, c’è però <strong>amabile dimora terrazzata di una Pro-loco</strong> che non si capisce a che pro (dal momento che non si conosce quale ne sia l’utilità).</li>
<li>Il muro pericolante in <strong>via L. Bonaparte</strong> (via della Stazione) potrebbe crollare da un momento all’altro ma in compenso sono state anche tolte le transenne ‘di plastica’ che delimitavano la zona pericolante! E si spera che qualche stratega <strong>non </strong>riprenda l’idea (già bocciata anni fa) di riproporre il senso unico alla strada, per sistemarvi l’ennesimo parcheggio (ovviamente a pagamento!).</li>
<li><strong>Uno dei binari</strong> (sia pur quello non utilizzato) <strong>della stazione</strong>, è completamente <strong>invaso dalle erbacce</strong>.</li>
<li>In <strong>via Massimo d’Azeglio</strong>, su dodici <strong>oleandri </strong>ne sono ‘<strong>scomparsi’ 6</strong>. Da anni non sono stati più rimpiazzati. Anche l’ultima amministrazione resta coerente con le precedenti.</li>
<li>Il <strong>marciapiede di fronte all’ufficio postale</strong> è alquanto sconnesso per la gioia di…pensionati e pedoni, soprattutto quando si allaga.</li>
<li><strong>La riasfaltatura</strong>, per oltre 600 metri della <strong>via Vittorio Veneto</strong>, è stata rinnovata due anni fa, anche se non necessaria in quanto il manto stradale per gran parte era ancora in buono stato. Tanto più che con queste riasfaltature si fanno scomparire marciapiedi e aiuole spartitraffico, mentre un passaggio pedonale viene puntualmente invaso dall’acqua piovana (del resto mancano anche i tombini!)</li>
<li><strong> Nella via G. Alvarez</strong> (per il cimitero) i pedoni sono costretti a camminare in mezzo alla strada a causa di parcheggi su entrambi i lati (e da un lato corre pure un corto e risicato marciapiedino, per di più invaso dai rovi)!</li>
<li>Per molte zone di Frascati (compresi i ‘Vialoni’) si notano <strong>tanti paletti </strong>in attesa di non si sa quale segnale o che altro!</li>
<li>La vigilanza della polizia urbana sembra ignorare certe zone, intasate da <strong>soste caotiche e non controllate </strong>(mentre ci si chiede se nel prossimo carnevale rivedremo &#8211; di domenica e quindi col servizio ‘straordinario’- ben <strong>10 </strong>agenti della polizia urbana tra Piazza Marconi e piazza delle Scuole pie e con <strong>8 </strong>macchine di servizio!).</li>
</ol>
<p>Queste sono le visioni da gran tour che non solo i turisti ma ogni pedone ‘stanziale’ può ammirare.</p>
<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp; E non è che un piccolo elenco che riguarda <strong>solo il Centro di Frascati, </strong>ma, per concludere questo primo panorama di …disimpegni tuscolani, si può anche riandare alla ‘storia’ amministrativa, quando qualche anno fa si era istituito pure un ‘assessorato al decoro’ della città! Poi non se ne è saputo più niente, forse perché Frascati non ne aveva bisogno in quanto non solo gli assessori, ma tutti i consiglieri di ogni colore sanno che Frascati è ‘normalmente’ decorosa (o…decorata?) di per sé!</p>
<p>&nbsp;&nbsp; &nbsp;Perciò si suggerisce al più o meno solitario adulatore dell’assessore, di tessere l’elogio anche di qualche altro o di tutta la ‘classe’ amministrativa. Le elezioni si avvicinano, e ci sarà pure almeno qualche altro politico nostrano desideroso di farsi fotografare mentre semina patate e fagioli in quelle aree dove i laboriosi cinghialini hanno già dissodato la terra!</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Albino Di Pietro</title>
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		<dc:creator><![CDATA[ Maria Lanciotti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 Dec 2025 20:05:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronache]]></category>
		<category><![CDATA[Cronache Castelli Romani]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[ALTRI]]></category>
		<category><![CDATA[cambiare]]></category>
		<category><![CDATA[fece]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Lei]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“Ciccillo” barbiere a Ciampino ‒ Cent’anni di storia locale&#160; Tutto inizia quando Maria Cirelli e&#160; Sebastiano Lato si trasferiscono da Teano a Ciampino nel 1927 e aprono un forno e</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="caps"><strong>“Ciccillo” barbiere a Ciampino </strong><strong>‒ Cent’anni di storia locale</strong><strong>&nbsp;</strong></p>
<p><strong>Tutto inizia quando Maria Cirelli e&nbsp; Sebastiano Lato </strong><strong>si trasferiscono da Teano a Ciampino nel 1927 e aprono un forno e alimentari in via Col di Lana</strong></p>
<p>Una premessa necessaria, grazie alla disponibilità dei fratelli <strong>Lina</strong> e <strong>Tonino Di Pietro</strong>, per districare e ricomporre la storia familiare e lavorativa di una delle famiglie che più contribuirono allo sviluppo di Ciampino.</p>
<p>Tutto inizia quando <strong>Maria Cirelli</strong> e &nbsp;<strong>Sebastiano Lato</strong>, operaio nelle Ferrovie dello Stato alla Stazione Barra di Napoli, entrambi di <strong>Teano</strong>, si trasferiscono a <strong>Ciampino nel 1927</strong> e aprono un forno e alimentari in via Col di Lana. Il terzo forno a Ciampino dopo quelli di <strong>Del Bufalo</strong> e di <strong>Avaltroni</strong>.</p>
<p><strong>Albino Di Pietro</strong>, classe 1904, di Roccabascerana in provincia di Avellino, faceva il barbiere. Si era prima trasferito a Milano, ma non si era trovato bene. Lascia Milano e &nbsp;viene a Frascati da una sua zia, Angelina. Per lavoro gli viene consigliato di spostarsi a Marino e qui ‒ come d’uso ‒ gli viene dato un soprannome e d’allora sarà conosciuto come Ciccillo. Da Marino si trasferisce a Ciampino e apre la sua bottega unisex in Viale del Lavoro unitamente a <strong>Elsa Cassani</strong> parrucchiera.</p>
<p>E qui le linee convergono: Albino Di Pietro conosce <strong>Vincenza Lato</strong>, classe 1913, nel 1933 si sposano e avranno 6 figli: cinque femmine e Antonio (Tonino) unico maschio nato a Marino nel 1940.</p>
<p><strong>Nel dopoguerra Albino apre la sua bottega di barbiere di fronte alla Cantina Sociale Cooperativa di Marino costituita nel 1945</strong>, mentre Vincenza si attiva per la vendita ambulante di merceria al mercato giornaliero che si faceva a Ciampino, tra via IV Novembre e Viale del Lavoro, e apre in seguito il negozio di merceria e abbigliamento in&nbsp; piazza Trento e Trieste.</p>
<p>Nel 1953 Albino chiude bottega e collabora all’attività commerciale.&nbsp; Mentre la figlia Carolina (per tutti Lina) avvia con la sorella Maria in via IV Novembre il negozio di parrucchiera per signora.</p>
<p>Tonino, cresciuto nella bottega di barbiere ‒ “A tredici anni facevo la barba col rasoio” ‒&nbsp; passa con le sorelle a fare il parrucchiere.</p>
<p>Quando alla fine degli <strong>anni ’60 l’aeroporto</strong>, che portava a Ciampino tanto lavoro, si sposta a <strong>Fiumicino</strong>, tutte le attività ne risentono e comunque un clima d’incertezza subentrò all’entusiasmo e l’azzardo del dopoguerra. La famiglia Di Pietro decide che sono in troppi a mandare avanti le attività in ribasso, e Maria apre a Marino in Via del Corso il suo negozio, coadiuvata da Tonino che si divide fra i due locali. Poi Maria si sposa e si chiude a Marino.</p>
<p>Nel 1959 muore Albino e &nbsp;la famiglia si trasferisce in via Trieste come negozio e come abitazione. Nel Duemila cessano le attività e tutti vanno in pensione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ricorda Tonino:</p>
<p><strong>“Nicola Ladaga</strong>, ex militare in pensione, si presentò a bottega tutto nero. Aveva scaricato il carbone per il riscaldamento della sua villetta in via Gorizia, e una volta sbarbato uscì dal negozio che aveva solo la faccia bianca.&nbsp; Nella bottega si parlava di donne, si facevano chiacchiere su una certa signora che spingendo la carrozzina del figlio ancheggiava, si parlava di sport, specialmente di calcio. Ancora capitavano, nel dopoguerra, diversi clienti con i pidocchi, per lo più ragazzini, era un problema! Dopo si buttava tutto all’aria e si disinfettava da cima a fondo. Il taglio dei capelli si faceva allora ogni tre mesi, era una spesa. Una barba costava 50 lire, il taglio dei capelli 80/ 100 lire. Il nostro concorrente era <strong>Achille Nobile</strong>, con la bottega a 300 metri sulla stessa strada. Una concorrenza che si giocava sui prezzi, era guerra!”</p>
<p>Lina:</p>
<p>“All’inizio se papà non faceva una barba&nbsp; mamma non poteva fare la spesa. Andava alla pizzicheria di <strong>Martella </strong>e al momento di pagare diceva che aveva lasciato a casa il portafoglio. In&nbsp; casa avevamo tre stanze per otto persone, e mamma si affittava una stanza a gente dell’aeronautica. Una volta ci portarono al negozio una bambina di pochi anni per farle la permanente perché la madre genzanese voleva la figlia riccia, come &nbsp;aveva visto sulla réclame del <em>Burro Gallone</em>”.</p>
<p>Dopo altri aneddoti e curiosità si va sul personale, ponendo qualche domanda. Lina intanto si è dovuta assentare, ci rivolgiamo a Tonino:</p>
<p><em>&nbsp;</em><strong><em>È stato per lei soddisfacente il lavoro in barberia?</em></strong></p>
<p>No, non ho avuto soddisfazione. Per la mia età ero troppo carico di responsabilità. Ho fatto questo lavoro perché obbligato, dovevo controllare bottega e personale quando ancora andavo a scuola e &nbsp;con scarso profitto. Tanto che i compiti spesso me li facevano i lavoranti”.</p>
<p><em>&nbsp;&nbsp;</em><strong><em>Che lavoro le sarebbe piaciuto fare, potendo scegliere?</em></strong><strong>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </strong></p>
<p>La meccanica. La mia intenzione era di andare a lavorare in aeroporto, motorista o altro. A tredici anni mi scontrai con mio padre. Era il periodo della lavorazione delle vinacce e a Ciampino c’era l’enopolio e la distilleria. ‘Io lascio bottega e vado a lavorare alla Cantina Sociale’ dissi a mio padre. Mi ero informato. Lì mi avevano promesso che finito il lavoro delle vinacce mi avrebbero messo in officina. Infatti andai e ci lavorai per un paio di mesi, ma per &nbsp;le continue discussioni in famiglia lasciai e tornai a bottega. Mio padre si tirò indietro affidandomi la conduzione e l’amministrazione del locale. Mia madre mi confidò in età avanzata il suo rammarico perché non mi era stato permesso di ‘volare per conto mio’.</p>
<p><strong><em>Poi suo padre venne prematuramente a mancare. Lei fece altri tentativi per cambiare lavoro?</em></strong></p>
<p>Nei primi anni ’60 avevo fatto un corso a Parigi per aggiornamento gestito da <strong>L’Oréal</strong>. Un bagaglio che arricchiva la professione. In seguito a quella bella occasione provai nel 1965 come grossista per parrucchieri, trattando buone marche. Non andò bene: non sapevo chiedere i soldi, i clienti mi raggiravano. Un anno di lavoro in perdita. Per la tentata vendita nei dintorni di Roma incontrai quella che sarebbe diventata mia moglie, parrucchiera a Tivoli. Aveva il suo negozio, che lasciò a una sua sorella e venne a Ciampino a lavorare da noi, mentre Lina nel ’68 lascia e passa all’abbigliamento.</p>
<p><strong><em>A fine attività, lei e la sua famiglia, vi siete ritenuti tutelati come categoria nel vostro ambito lavorativo?</em></strong></p>
<p>Come si è detto, dal Duemila siamo tutti in pensione. Il Sindacato allora funzionava. Intorno agli anni settanta si lottava con&nbsp; la <strong>CNA</strong> (Confederazione Nazionale dell’Artigianato e della Piccola e Media Impresa) per ottenere una legge che regolasse la distanza&nbsp; fra un negozio e l’altro. All’epoca abbiamo preteso, e siamo riusciti ad ottenere, una legge che poi è andata per aria: poter cedere la propria attività avviata per un compenso. Praticamente un indennizzo per una vita di servizio in regola e tutto a proprio carico, come per tutti i lavoratori autonomi. Dopo il vantaggio enorme di quella regolamentazione, poi saltata, si cambia passo.</p>
<p><strong><em>E si volta pagina. Nell’insieme, come valuta oggi la sua esperienza lavorativa?</em></strong></p>
<p>Oggi come oggi, per quanto il lavoro svolto mi abbia lasciato anche tanti rimpianti, potendo ricomincerei.</p>
<p><strong>da: </strong></p>
<p><a href="https://made-in-rome.com/ciccillo-a-ciampino-la-lunga-storia-della-famiglia-di-pietro/">“Ciccillo” a Ciampino – La lunga storia della famiglia Di Pietro – Maestri Artigiani e Nuovi Talenti per il #MadeinRome</a></p>
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		<title>Grottaferrata: presentato ieri a Palazzo Grutter il nuovo libro di Rosanna Massi “Tacete o Maschi”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rita Gatta]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 22 Nov 2025 11:32:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Eventi Castelli Romani]]></category>
		<category><![CDATA[Poesia]]></category>
		<category><![CDATA[Società e Costume]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[castelli romani]]></category>
		<category><![CDATA[cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Rita Gatta]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un evento che ha aperto una programmazione destinata alla celebrazione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne:  è stato presentato venerdì 21 novembre a Palazzo Grutter il</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.controluce.it/grottaferrata-presentato-ieri-a-palazzo-grutter-il-nuovo-libro-di-rosanna-massi-tacete-o-maschi/">Grottaferrata: presentato ieri a Palazzo Grutter il nuovo libro di Rosanna Massi “Tacete o Maschi”</a> proviene da <a href="https://www.controluce.it">Notizie in Controluce</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="caps">Un evento che ha aperto una programmazione destinata alla celebrazione della <strong>Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne</strong>:  è stato presentato venerdì <strong>21 novembre a Palazzo Grutter </strong>il nuovo libro di <strong>Rosanna Massi <em>Tacete o Maschi,  </em>Robin Edizioni</strong>.</p>
<p>Coordinati da  <strong>Marina Gentilini</strong>, al tavolo dei relatori con l’autrice,  <strong>il Presidente del Consiglio Massimo Garavini</strong>, la <strong>Vice Sindaca e Assessore alle Pari Opportunità  Paola Franzoso</strong>, <strong>Rossana Centioni</strong> e <strong>Gabriella Guidarelli</strong>.</p>
<p>Una serata piacevolissima, durante la quale si sono alternati, dopo i saluti  istituzionali, interventi che hanno sollecitato curiosità e interesse tra il pubblico, suscitando anche divertita partecipazione all’ascolto: brio, originalità, ricerche e testimonianze, spunti di riflessione, approfondimenti, commenti e considerazioni, nonché piacevole ascolto dei diversi brani attraverso la voce, l’efficacia e l’espressività della lettrice, Gabriella Guidarelli, anche con giocosi siparietti con l’autrice. L’autorevolezza della Gentilini e gli spunti di riflessione e creativi della Centioni hanno fatto da corollario in una variabilità d’interventi,  durante i quali la  Vice Sindaca Franzoso ha sottolineato l’impegno della Comunità cittadina nei confronti di una sensibilizzazione al tema trattato, rivolta soprattutto alle famiglie e alle nuove generazioni.</p>
<p>Un libro leggero, ma profondo,  scritto con uno stile e un linguaggio fluidi, con pizzichi d’ironia e brioso umorismo: non male, quando si parte da un tema che punta il dito sul tragico presente che vede le donne vittime incolpevoli di violenza e femminicidi…</p>
<p>Un libro che non è una <em>storia delle donne</em> &#8211; si precisa anche tra le relatrici &#8211; ma che mette in risalto momenti sociali, culturali, eventi cruciali nel tempo, attraverso i quali la definizione “donna” è arrivata a essere quella che attualmente, tristemente conosciamo come vittima di brutale aggressività e soprusi.</p>
<p>Citazioni autorevoli tra le pagine: tra i tanti,  Aristotele che attribuisce all’altra metà del cielo una <em>razionalità dimezzata</em>, Shopenhauer che ritiene le donne <em>miopi intellettualmente, somiglianti a una seppia</em>, Freud, lo stesso Gesù che predicava l’uguaglianza e che aveva restituito dignità alle donne: principi che vennero disattesi dagli stessi seguaci, in un crescendo di pregiudizi nel tempo, secondo i quali si arrivò anche a dire, nel 1200 il <em>corpo della donna essere ricettacolo di escrementi</em>,  com’ebbe a  indicare l’abate Adamo di Perseigne</p>
<p>Proprio il secolo dopo,  <strong>Elonora della Genga</strong>  scriverà i versi che  daranno  titolo all’opera della nostra autrice grottaferratese &#8211; anch’essa di origini marchigiane proprio come la poetessa del Trecento -, con un curricolo e un’esperienza di tutto rispetto,  incentrati sulla Cultura con la maiuscola.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><em>Tacete, o maschj, </em></strong><em>a dir, che la Natura</em></p>
<p><em>A far il maschio solamente intenda,</em></p>
<p><em>E per formar la femmina non prenda,</em></p>
<p><em>Se non contra sua voglia alcuna cura […] </em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Un’espressione – quella evidenziata in neretto &#8211;  che la Massi, profonda e curiosa conoscitrice del linguaggio, delle sottili sfumature che disegnano preziose opere cesellando parole, significati, etimologie, sintassi…, afferma aver colto e fatto sua, traendone ispirazione ed erudita creatività, elargita a piene mani tra le pagine di questa sua recente fatica letteraria.</p>
<p><em> </em>Dal disprezzo e dagli stereotipi il passo è breve: lunga la persecuzione delle streghe durata quattro secoli e pedissequamente orientata nel <strong>Trattato di Sprenger e Kramer</strong>, monaci domenicani del 1400, il <strong><em>Malleus Malleficarum</em></strong>: vi si delineano segni inequivocabili di connubio con le forze del male, strumenti ed efficaci metodi di crudeli torture contro le donne sapienti, profonde conoscitrici di conoscenze empiriche della natura e definite eretiche dai detentori del <em>sapere ufficiale.</em></p>
<p>Ma c’è riscossa e riscatto tra le <em>pagine finali</em> del bel libro della Massi che, partita già dalle<em> prime</em> accennando nella preistoria alla loro sacralità quali figure generatrici, a esse ritorna come <em>portatrici di vita</em> contro lo stupro, il genocidio, la violenza: una rivoluzione che le veda protagoniste di un cambiamento che crei nuova umanità, non divisiva, ma che unisca l’universo femminile e maschile, in un <em>futuro arcaico</em> con un ribaltamento dei valori.</p>
<p>Finale l’accenno all’arte di <strong>Niki de Saint Phalle</strong>, alla creatività, con l’esaltazione delle emozioni, dei sentimenti, dei valori per un rinnovamento che porti a celebrare la bellezza della donna, colorata,  senza spigoli, come elemento del futuro e oltre ogni trasgressione.</p>
<p>Questo e molto altro in quest’opera tutta da gustare, anche a salti, curiosando tra le pagine, approfondendo quei cenni bibliografici che fanno l’occhiolino e che gusteremo tra uno sberleffo e un sorriso, fiduciosi di un vero ritorno verso l’Umanità.</p>
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		<title>Giornata dell&#8217;Unità Nazionale e delle Forze Armate: Vladimiro Gentilini, soldato di Rocca di Papa caduto in Russia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rita Gatta]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Nov 2025 19:21:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronache]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[castelli romani]]></category>
		<category><![CDATA[Rita Gatta]]></category>
		<category><![CDATA[rocca di papa]]></category>
		<category><![CDATA[storia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; Scrissi tempo fa di questo soldato, figlio di Rocca di Papa, dopo averne ricevuto testimonianza da sua sorella Piella – Pia Gentilini – nota ciammellara di Rocca di Papa. </p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="caps">&nbsp;</p>
<p>Scrissi tempo fa di questo soldato, figlio di Rocca di Papa, dopo averne ricevuto testimonianza da sua sorella Piella – Pia Gentilini – nota <em>ciammellara</em> di Rocca di Papa.  Il papà era un fratello di mia nonna e la curiosità di andare a cercar testimonianza,  mi venne quando mio padre, casualmente mi accennò a questo suo cugino Vladimiro, disperso in Russia.</p>
<p>Dapprima lo ricordai in versi, poi narrai la sua storia pubblicandola su una testata locale. Avrei voluto saperne di più: pare esistesse una corrispondenza scritta con la famiglia, ma non è stato possibile rintracciarla.</p>
<p>Tuttavia, nel 1969  <strong>Tito Basili in &#8221; La tremenda notte bianca&#8221; &#8211; Con i fanti della &lt;&lt; Torino&gt;&gt; in Russia&#8221; Edizioni Pozzi, Roma  </strong>accenna al nostro Vladimiro.</p>
<p>In generale l’opera del Basili è la narrazione della personale, terribile esperienza  vissuta con l’82° Reggimento Fanteria nel 1941, a cinquemila chilometri di distanza da casa, nel freddo terribile della steppa, la terribile fame &#8220;<em>pule al vento nella tormenta del fuoco&#8230; senza una ragione l’amore, il sangue. Sangue innocente, croci e macerie, fame, freddo e ferite per chi, per che cosa? Non una ragione, c&#8217;era la follia</em>.&#8221;</p>
<p>Le pagine conclusive del libro accennano al ritorno, dopo questo inferno di gelo e violenza&#8230;  non di tutti, però …</p>
<p>Quel che segue è la fedele trascrizione  della parte nella quale Tito Basili, tornato in patria,  accenna con commozione anche al nostro soldato.</p>
<p><em>&#8221; Eccola stagliante nell&#8217;azzurro, giù in fondo all&#8217;orizzonte, a ridosso del Monte Cavo.  E&#8217; giorno di tramontana, e più chiara e splendente la visione, stupendo e divino il paesaggio laziale.</em></p>
<p><em>Riflessi, protesi, parlanti appaiono i Colli Tuscolani e Albani, i campanili delle chiese e i tetti delle case di Frascati, di Grottaferrata, di Marino, in cerchio alla Rocca, che tutti i castelli sovrasta dall&#8217;alto. Già con il cuore fremente lo sguardo ha riconosciuto fra le tante, la casetta natale. [&#8230;]</em></p>
<p><em>Oh dolci colli albani!  E&#8217; un dono del cielo rivedervi.</em></p>
<p><em>Tu, Trinca, Polidori, Gatta e quanti, ora scampati alla notte bianca e alla morte russa, ritornate fortunati, a riveder la Rocca, in silenzio salitela, perché c&#8217;è chi piangerà per via.</em></p>
<p><em>Lassù, in via Achtermann c&#8217;è Letizia, madre dolente, dolorosa; madre crocifissa, senza colpa.</em></p>
<p><em>Per la politica, per la follia crocifissa.</em></p>
<p><em>Chi più la chiamerà per nome questa madre? </em></p>
<p><em>Letizia&#8230; fa fremere e lagrimare, oggi, il suo nome. </em><em>&lt;&lt; Vladimiro, non sarò io a dirlo a tua madre, l&#8217;odore del tuo sangue penetrerà nel suo seno, nella vecchia casetta, fabbricata sul lapillo albano, arroccata sulla rupestre e antica rocca, in via Achtermann.</em></p>
<p><em>Da lassù ove raggiante e luminoso si dischiude e si abbraccia il mondo, tu sognasti la vita.</em></p>
<p><em>Ti ricordo quando a sera scendevi gioioso sulla piazza del paese tra gli amici, i tuoi occhi fondi avevano riflessi i colori più belli colti dall&#8217;alto della Rocca, le tue labbra aperte al sorriso e all&#8217;armonia fremevano di melodia, anche le tue mani, pur stanche dal lavoro del castagno, vibravano di gesti composti. </em></p>
<p><em>Tutti conoscevano la tua voce, la più bella voce del paese &#8211; un dono che non tenevi riposto &#8211; con cuore grande cantavi, rallegrando le vie e gli amici, seminando i tuoi sogni sconfinati. </em></p>
<p><em>Ti ricordano gli amici alla guida per l&#8217;autocarretta per il fronte occidentale, su quelli dei Balcani e poi in Russia. </em></p>
<p><em>&#8211; Canta, cantaci qualcosa &#8211; ti chiedevano i paesani nelle soste e nelle pause della lotta, per sentirsi ancora vivi e vicina alla terra nativa. </em></p>
<p><em>Un quadretto spiccatamente romano ne veniva fuori subito nella steppa, colorito dal dialetto, rallegrato dai ricordi e dalla tua bella stornellante voce. </em></p>
<p><em>Ora  in silenzio i tuoi amici risalgono la Rocca, dal loro silenzio Letizia, tua madre, t&#8217;avrà diverso nel cuore. </em></p>
<p><em>Nessuna donna in paese ha il nome di tua madre, e nessuno il tuo, Vladimiro, un nome dell&#8217;est il tuo, e nell&#8217;est sei rimasto avvolto in un sudario di neve&#8221;.<a href="#_ftn1" name="_ftnref1"><strong>[1]</strong></a></em></p>
<p>Un bel ragazzo, Vladimiro, lavoratore, amante della vita e del canto, socievole,  un amico di tutti che in  dialetto rallegrava persino i commilitoni nella steppa&#8230; è stato con noi, in questo fugace, commovente incontro fatto  di memoria&#8230;</p>
<p>Universale condanna &#8211; il dolore di  madre &#8211;   in  questo mondo nel quale ancora oggi la storia, purtroppo,  non riesce a  insegnar nulla …</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="#_ftnref1" name="_ftn1">[1]</a> Tito Basili, La tremenda notte bianca pag. 99-101 (stralci)</p>
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		<title>TORRE DEI CONTI</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Mazzarini]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Nov 2025 12:56:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronache]]></category>
		<category><![CDATA[Cronache Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Cronache Lazio]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[Alessandro]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="caps">Stendhal, nelle sue PASSEGGIATE ROMANE, riporta in data 30 maggio 1828 che la torre dei Conti fu “eretta all’inizio del XIII secolo da Innocenzo III, Conti, sulle rovine del tempio della Terra, tanto celebrato dagli scrittori antichi”. Il Gregorovius, nella sua Storia di Roma nel Medioevo, riporta che fu eretta da Riccardo Conti con somme provenienti dal fratello Pontefice Innocenzo III, dove “Nulla prova che essa fosse già stata edificata nei secoli precedenti e che i Conti l’abbiano solo ingrandita”. Appartenente al Rione Monti, ideata su disegno dell’architetto militare Marchionne Aretino, è definita nei documenti del Duecento “turris Comitum. L’Amadei, nella sua opera LE TORRI DI ROMA, riporta il Rossini che la fa risalire “all’869 ad opera del pontefice Niccolò I” e anche che fu edificata nel XII secolo, dove alcuni ritennero innalzata sul tempio delle Tellure poiché nel 1825 “si scoprirono grandi massi squadrati di peperino” e “Fu una delle fortezze più gigantesche e formidabili che Roma vedesse sorgere nell’età di mezzo”.&nbsp; Fortilizio, più volte nel tempo riparato, danneggiata nel terremoto del 1348 e ricordato dal Petrarca, nel XVI sec. furono effettuati dei lavori dove Sangallo il Giovane disegnò “la porta d’accesso alla torre”, nel 1620 la Camera Apostolica si adopera per la sua ricostruzione ma nel 1644 parte della torre subì un nuovo crollo che “cadendo oppresse alcune case contigue” e nel 1738 furono effettuati scavi al suo interno, dove “a circa cinque metri di profondità venne trovata una antica porta”. Nel 1933 fu eseguito il suo restauro dove ad esso risalgono molte “finestre con mostre di marmo”.</p>
<p>Ecco la descrizione del Gregorovius della torre: “Le fondamenta furono costruite con blocchi di tufo provenienti da antichi edifici smantellati, le mura con mattoni di cotto. Di forma quadrangolare, sorgeva su un poderoso basamento a tre ripiani il cui perimetro andava restringendosi dal basso in alto per finire con una guarnizione di merli a tre punte; la sua vetta sembrava toccare le nuvole.” E la definisce cittadella, rocca gigantesca, opera portentosa dalle proporzioni colossali. Sita presso i Fori Imperiali, attualmente la sua altezza sfiora i 30 metri.&nbsp;</p>
<p>Attualmente in fase di restauro, in data 03/11/2025 la torre dei Conti ha subito due crolli: uno intorno alle 11.00; l’altro intorno alle 13.00.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Foto: Torre dei Conti e Torre delle Milizie di Gillis van Valchenborch.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Bibliografia:</p>
<p>Claudio Rendina, ROMA IERI, OGGI E DOMANI, NEW COMPTON EDITORI, 2007.</p>
<p>Emma Amadei, LE TORRI DI ROMA, Fratelli Palombi Editori, 1969.</p>
<p>Gregorovius, STORIA DI ROMA NEL MEDIOEVO, EDIZIONI ROMANE COLOSSEUM, 1988.</p>
<p>Mauro Quercioli, LE TORRI DI ROMA, NEW COMPTON EDITORI, 2006.</p>
<p>Stendhal PASSEGGIATE ROMANE, BILIOTECA DI STORIA PATRIA, Roma 1981.</p>
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		<title>4 e 5/10 ad Ariccia Festival dell’Archeologia ed il convegno “Via Appia antica Regina Viarum”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Dott.ssa  archeologa Maria Cristina Vincenti]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Sep 2025 09:29:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Eventi Castelli Romani]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi Lazio]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ariccia &#8211; Sabato 4 e Domenica 5 ottobre&#160;2025&#160;a Palazzo Chigi,&#160;Sala Maestra, Festival dell’Archeologia Storia, Arte e Tradizioni a Roma e Colli Albani 2025.&#160;Programma degli eventi e contatti per le prenotazioni</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="caps">Ariccia &#8211; Sabato 4 e Domenica 5 ottobre&nbsp;2025&nbsp;a Palazzo Chigi,&nbsp;Sala Maestra, <strong><em>Festival dell’Archeologia Storia, Arte e Tradi</em></strong><strong><em>zioni a Roma e Colli Albani 2025</em></strong><em>.&nbsp;</em>Programma degli eventi e contatti per le prenotazioni (pubblico a sedere&nbsp;<u>max </u>168&nbsp;poltroncine come da disposizioni del Museo di Palazzo Chigi).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img decoding="async" class="wp-image-307754 aligncenter" src="https://i0.wp.com/www.controluce.it/notizie/wp-content/uploads/2025/09/Convegno-Festival-16-09-2025-1.jpg?resize=459%2C649&#038;ssl=1" alt="" width="459" height="649" srcset="https://i0.wp.com/www.controluce.it/notizie/wp-content/uploads/2025/09/Convegno-Festival-16-09-2025-1.jpg?resize=283%2C400&amp;ssl=1 283w, https://i0.wp.com/www.controluce.it/notizie/wp-content/uploads/2025/09/Convegno-Festival-16-09-2025-1.jpg?resize=724%2C1024&amp;ssl=1 724w, https://i0.wp.com/www.controluce.it/notizie/wp-content/uploads/2025/09/Convegno-Festival-16-09-2025-1.jpg?resize=1086%2C1536&amp;ssl=1 1086w, https://i0.wp.com/www.controluce.it/notizie/wp-content/uploads/2025/09/Convegno-Festival-16-09-2025-1.jpg?resize=1448%2C2048&amp;ssl=1 1448w, https://i0.wp.com/www.controluce.it/notizie/wp-content/uploads/2025/09/Convegno-Festival-16-09-2025-1.jpg?resize=300%2C424&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.controluce.it/notizie/wp-content/uploads/2025/09/Convegno-Festival-16-09-2025-1.jpg?resize=600%2C848&amp;ssl=1 600w, https://i0.wp.com/www.controluce.it/notizie/wp-content/uploads/2025/09/Convegno-Festival-16-09-2025-1.jpg?w=1500&amp;ssl=1 1500w" sizes="(max-width: 459px) 100vw, 459px" data-recalc-dims="1" /></p>
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		<title>L’11/9 a Trevignano arte, corti e documentario per l’evento “Quando il Cile rimase a metà”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Cinema Palma - P. Scarsi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Sep 2025 07:17:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Eventi Lazio]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Giovedì 11 settembre dalle ore 19:00 il Cinema Palma di Trevignano Romano organizza &#8211; insieme agli amici di Proyecto Empeño – un evento speciale in memoria del colpo di stato</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.controluce.it/l11-9-a-trevignano-arte-corti-e-documentario-per-levento-quando-il-cile-rimase-a-meta/">L’11/9 a Trevignano arte, corti e documentario per l’evento “Quando il Cile rimase a metà”</a> proviene da <a href="https://www.controluce.it">Notizie in Controluce</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="caps">Giovedì 11 settembre dalle ore 19:00 il Cinema Palma di Trevignano Romano organizza &#8211; insieme agli amici di Proyecto Empeño – un evento speciale in memoria del <strong>colpo di stato che l’11 settembre 1973 sconvolse il Cile di Salvador Allende</strong>.&nbsp; Un evento che unisce arte, cinema e riflessione, perché ricordare il Cile del 1973 significa anche interrogarsi sul nostro presente e sul futuro che vogliamo costruire. 52 anni fa il Cile visse una ferita profonda: il colpo di Stato del 1973 costrinse molti a resistere o a partire. In quel tempo, l’Italia seppe aprire le proprie porte accogliendo artisti, intellettuali e dissidenti che qui trovarono rifugio e nuove possibilità di espressione. Oggi, in un mondo ancora segnato da guerre, migrazioni forzate e diritti umani minacciati,&nbsp;quella memoria ci ricorda che la solidarietà non appartiene solo al passato:&nbsp;è un impegno urgente e necessario, qui e ora.</p>
<p>Il programma:</p>
<p>Mostra del progetto “&nbsp;&nbsp;”&nbsp;’&nbsp;&nbsp;a&nbsp;</p>
<p>Proiezione del cortometraggio Premio Oscar “&nbsp;&nbsp;&nbsp;” (,&nbsp;)</p>
<p>Proiezione del documentario &#8221;&nbsp;&nbsp;&#8221;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;(,&nbsp;)</p>
<p><strong>Ingresso: 6 euro; ridotto: 4 euro</strong></p>
<p><a href="http://www.cinemapalma.com/">www.cinemapalma.com</a></p>
<p>Cinema Palma Viale Garibaldi 109, Trevignano Romano, RM 00069</p>
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		<item>
		<title>L&#8217;accordo nascosto</title>
		<link>https://www.controluce.it/laccordo-nascosto/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Sep 2025 14:45:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Spettacoli e Arte]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un docu-film per ricordare il terribile bombardamento su Roma e i Castelli dell&#8217; 8 settembre del &#8217;43 e tutti gli 8 settembre del mondo!! PERCHÉ la guerra è sempre guerra</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="caps">Un docu-film per ricordare il terribile bombardamento su Roma e i Castelli dell&#8217; 8 settembre del &#8217;43 e tutti gli 8 settembre del mondo!!</p>
<p>PERCHÉ la guerra è sempre guerra e il DOLORE è sempre dolore! E anche la paura, la perdita e la disperazione sono gli stessi. Dunque un tema quantomai attuale.</p>
<p>Il prodotto cinematografico è targato #castelliromani, realizzato da “La voce in Maschera” di M.Compatri con la collaborazione di Controluce e tante istituzioni dell&#8217;area.</p>
<p>La regia è di Daniele Tullio, professionista del settore, e il progetto è stato finanziato dai fondi della Regione Lazio, bando Vitamina G.</p>
<p>Una fiction che intreccia immagini e testimonianze dell&#8217;Istituto Luce, con una delicata storia d&#8217;amore scritta e interpretata da giovani attori.</p>
<p>Il tutto ambientato nei luoghi del terribile bombardamento, ovvero Frascati e i Comuni intorno, dove si riversarono gli sfollati a migliaia. Chi ha una certa età ancora ha vivo il ricordo di quel giorno.</p>
<p>Oggi proprio a Frascati si sta celebrando la memoria di quel tragico evento, avvenuto proprio quando la Seconda Guerra Mondiale si avviava all&#8217;armistizio e dunque verso la fine. Un bombardamento all&#8217;epoca incomprensibile ma che poi ha trovato una sua ragione nello studio storico dei fatti.</p>
<p>Ottanta anni dopo siamo ancora qui a parlarne, tanto grande fu il trauma di quegli eventi. Immaginiamo dunque quello che rimarrà nell&#8217;animo dei giovani che stanno vivendo conflitti in Ucraina e in Palestina oggi, perché la guerra lascia cicatrici indelebili non solo sul corpo, ma soprattutto nello spirito delle persone.</p>
<p>Danni che ci vorranno decenni per ripararli.</p>
<p>Questo docu-film, oltre che essere un gesto di memoria storica, si propone appunto l&#8217;obiettivo di sollevare uno spirito critico su tematiche così dolorosamente attuali.</p>
<p><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/14.0.0/72x72/26a0.png" alt="⚠" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/14.0.0/72x72/26a0.png" alt="⚠" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> A V V I S O <img src="https://s.w.org/images/core/emoji/14.0.0/72x72/26a0.png" alt="⚠" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/14.0.0/72x72/26a0.png" alt="⚠" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" />:</p>
<p>La Produzione fa sapere di essere disponibile per quegli enti o associazioni o scuole che fossero interessate ad una proiezione del docu-film ed eventuale dibattito.</p>
<p>Per info chiedere ai seguenti numeri:</p>
<p>3513244413<br />
3281043890<br />
345625 6197</p>
<p>TRAILER:</p>
<p><iframe class="youtube-player" width="900" height="507" src="https://www.youtube.com/embed/ICAYEQHdOa8?version=3&#038;rel=1&#038;showsearch=0&#038;showinfo=1&#038;iv_load_policy=1&#038;fs=1&#038;hl=it-IT&#038;autohide=2&#038;wmode=transparent" allowfullscreen="true" style="border:0;" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-presentation allow-popups-to-escape-sandbox"></iframe></p>
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		<title>Antica meridiana solare a indicare lo scandir del tempo…</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rita Gatta]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 07 Sep 2025 12:18:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[castelli romani]]></category>
		<category><![CDATA[Frascati]]></category>
		<category><![CDATA[Rita Gatta]]></category>
		<category><![CDATA[storia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Legato alla sua città d’origine, Alessandro Badiale è autore  di diversi libri sulla bellezza e la storia di Frascati e le sue monumentali dimore:  sua la traduzione del Diario di</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="caps">Legato alla sua città d’origine, <strong>Alessandro Badiale</strong> è autore  di diversi libri sulla bellezza e la storia di Frascati e le sue monumentali dimore:  sua la traduzione del <em>Diario di viaggio di Ellis Cornelia Knight</em>, che abbraccia la storia nell’Ottocento  della città tuscolana e della Campagna di Roma; del volume  <em>Baldomer Gili Roig. Pittore e fotografo tra Frascati e Roma 1900-1904</em> nel quale vengono evidenziate, attraverso le testimonianze fotografiche dell’artista spagnolo, le vicende di Frascati e Roma a inizio del secolo scorso.</p>
<p>Recente il volume <em>Frascati e le Ville Tuscolane nel Novecento nelle fotografie dell’Istituto Luce &#8211; </em>realizzato in collaborazione con la figlia, giovane architetta <strong>Cecilia Sofia Badiale</strong> -, nel quale la storia del territorio frascatano e delle sue Ville viene ricostruita seguendo vicende e testimonianze conservate nell’Archivio Storico dell’Istituto Luce.</p>
<p>Proprio dalle ricerche sempre in atto sull’architettura e le vicende storiche frascatane,  Alessandro e Cecilia Badiale sono venuti a conoscenza del <strong>ritrovamento di un’antica meridiana solare, rinvenuta nel diciottesimo secolo durante gli scavi presso la <em>Villa Tuscolana Rufinella</em></strong>, la più alta villa sulla collina del territorio frascatano, costruita nel 1578 dal Cardinale Alessandro Rufini, dove un&#8217;ipotesi ritiene che sorgesse l’antica dimora di Cicerone: un prezioso reperto,  questo orologio solare che, contrariamente alla deprecabile usanza che con leggerezza  prevedeva il riutilizzo (con annessa distruzione) di antichi manufatti e reperti a scopo edilizio,  venne provvidenzialmente preservato e collocato, dopo vari trasferimenti, presso la sede del Museo di Roma.</p>
<p>L’intento del progetto è di organizzare il recupero di tale affascinante reperto archeologico da collocare possibilmente nel Museo Tuscolano Scuderie Aldobrandini di Frascati. Il fine è di poter studiare l&#8217;insolito manufatto, rendendolo visibile a tutti i concittadini.</p>
<p>A tal fine, in collaborazione con <em>l’Associazione  degli Amici di Frascati</em> e del <em>presidente Massimo Giovannotti</em>, i due studiosi Badiale intendono coinvolgere il <em>Comune di Frascati</em> <em>con il Sindaco, dott.ssa Francesca Sbardella</em> e  <em>il Museo delle Scuderie di Frascati</em> con il <em>direttore,  dott. Alfredo Moraci</em>, affinché possano essere attivate tutte le procedure finalizzate al buon fine del progetto.  Previsti a breve, proprio a tal proposito, incontri e riunioni con i diretti interessati, allo scopo di mettere a punto le giuste procedure che portino a ottenere con successo la realizzazione di tale importante progettualità.  Una sinergia che darà, si spera in tempi brevi, la conferma che l’unione fa la forza e che la storia è sempre lo specchio nel quale cercar conferma delle nostre origini e del nostro futuro.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Immagine in copertina estratta dall&#8217;opera di Giovanni Luca Zuzzeri  &#8220;D’una antica villa scoperta sul dosso del Tuscolo, e d’un antico orologio a sole tra le rovine della medesima ritrovato. Dissertazioni due&#8221;, Venezia, Modesto Fenzo, 1746</p>
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		<title>Il nuovo libro di Rita Gatta &#8211;  La Casa dei Fantasmi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maria Pia Santangeli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 Aug 2025 17:23:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dialetti Rocca di Papa]]></category>
		<category><![CDATA[Letture]]></category>
		<category><![CDATA[Racconti]]></category>
		<category><![CDATA[Società e Costume]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[castelli romani]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura e Costume]]></category>
		<category><![CDATA[Rita Gatta]]></category>
		<category><![CDATA[rocca di papa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; L’estate è una stagione buona per leggere di fantasmi: l’aria calda nelle ore più torride ha, a volte, un brillio che crea aloni intorno alle cose e alle persone.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="caps">&nbsp;</p>
<p><strong>L’estate è una stagione buona per leggere di fantasmi: l’aria calda nelle ore più torride ha, a volte, un brillio che crea aloni intorno alle cose e alle persone. Il passo ai fantasmi, per chi è insonnolito dalla pennichella, è breve. La sera poi si rimane a lungo alzati per fare il pieno di un po’ di fresco, e le notti, si sa, sono propizie alle apparizioni. Forse per questo Rita Gatta si è decisa a pubblicare durante l’estate il suo ultimo libro edito Controluce,  dal titolo <em>La Casa dei Fantasmi</em>, che con i fantasmi, come si vede, ha a che fare.</strong></p>
<p><strong>Sono un buon numero questi esseri fantastici presenti nell’immaginario di Rocca di Papa di cui Rita, con scrittura coinvolgente, ci racconta la storia, addirittura sette, tanti per un paese. Che però in questa sede non è opportuno descrivere in modo compiuto per non togliere ai futuri lettori il piacere di farsi trascinare dalla misteriosa, paurosa atmosfera delle pagine del libro. Dirò soltanto i loro nomi, nomi innocenti, tranquilli per lo più, ad eccezione dell’ultimo fantasma narrato, già terrificante nell’epiteto: il cavaliere nero senza testa. </strong></p>
<p><strong>E ora incontriamo gli altri: il primo fantasma, il più noto in paese,  è quello di una bambina morta nel tentativo di riprendere la sua palla, caduta per le scale – il battere ritmico della palla si sente ancora in quella casa nei momenti di silenzio, seguito da un grido –. E a volte si può scorgere pure la bambina, vestita di pizzi, alla moda dell’ottocento, che cammina nel corridoio.  (Questa è la casa da cui prende il titolo il libro).</strong></p>
<p><strong>Ancora una bambina troviamo colpita dal gelido soffio della morte, nella seconda tragica storia: la piccola Amelia sparisce nel percorso dalla chiesa del Crocifisso ai Campi d’Annibale. Il suo corpo, dopo tante affannose ricerche, viene trovato mesi dopo in un burrone. Di Amelia, in ricordo della sua fanciullezza spezzata e della madre disperata, rimangono gelide immateriali presenze nei vicoli percorsi da entrambe, che si cercano senza trovarsi. Un altro racconto drammaticamente doloroso ci porta a conoscere Nannella, una povera storpia, emarginata fin da bambina, morta poi nella stessa solitudine in cui era vissuta. Una storia di crudeltà sociale che giunge persino a farla considerare una strega. Le grida e i lamenti di dolore repressi nel silenzio durante la vita si scatenano dopo la sua morte, rivolti soprattutto ai bambini, che sono i soli ad udirli. Per gli adulti il fantasma di Nannella si fa riconoscere invece, nei pressi dell’Orcatura,  soltanto da un fruscio di foglie anche in assenza di vento.</strong></p>
<p><strong>Di antica memoria e di tradizione orale sono le misteriose storie che seguono:  la Pampanella è ricordata come una donna pettegola e maligna che distrugge amicizie, parentele e matrimoni con le sue chiacchiere velenose, finché un marito, per vendicare le maldicenze subite dalla moglie, la getta al di là di un alto parapetto. L’Innominato è un monatto, di manzoniana memoria, che, durante la peste, ha il compito di raccogliere i cadaveri degli appestati e di bruciarli, ma l’uomo, incurante dei lamenti dei malati ancora vivi, raccoglie tutti indiscriminatamente, finché anche lui si ammala e subisce la stessa sorte. Morti atroci in un’orgia di sangue subiscono per vendetta anche un gabelliere crudele, che toglie il pane dalla bocca dei più poveri, e la sua guardia del corpo, un tedesco di nome Gustav, rimasto a Rocca dopo la partenza per la Germania dei suoi commilitoni, che resta impassibile di fronte alle lacrime e alle suppliche dei debitori. Il fantasma di Gustav si può scorgere ogni tanto proprio nella Casa dei Fantasmi affacciato all’angolo di un balcone.</strong></p>
<p><strong>Infine, a chiudere le storie, troviamo il Cavaliere senza testa che appare velocissimo all’imbrunire su un cavallo nero, senza alcun rumore di zoccoli nella zona detta du Rapellicciu, e… non ha la testa sul collo. </strong></p>
<p><strong>Dopo i fantasmi veri e propri il passaggio a parlare del quartiere medievale del paese, detto dei Bavaresi, &#8211; da Ludovico il Bavaro che ci lasciò una guarnigione &#8211; è stato naturale per la scrittrice perché è il quartiere dove di fatto, fra le piccole case antiche e gli stretti vicoli, hanno in genere dimora quasi tutte le apparizioni. E poi passa a ricordare al lettore luoghi, situazioni e lavori di una volta, che più o meno si possono riferire al tempo dei nostri fantasmi: i noti pozzi di neve (bella e interessante la riproduzione del quadro di Filippo Liardo), il vecchio Osservatorio Geofisico prima della ristrutturazione, la Colonia &#8211; ex Hotel Anzalone, la peste del 1656.</strong></p>
<p><strong>A conclusione del suo lavoro la scrittrice termina la narrazione con una dotta, anche se necessariamente breve, descrizione delle credenze sui fantasmi nella Storia a cominciare da Omero, Plinio il Giovane fino ai nostri giorni passando per Sant’Agostino, i Padri della Chiesa, le superstizioni del Medioevo, l’Illuminismo, che ben si accompagna alla colta Premessa del libro scritta da Ugo Onorati.</strong></p>
<p><strong>Un discorso a parte va fatto per le illustrazioni di Anna Onesti, pittrice rocchigiana,  di fama internazionale. Le sue mani sapienti hanno dipinto solo tre tavole realistiche, compresa la copertina – da notare i colori volutamente acidi.  Per il resto la pittrice ha voluto seguire in molte pagine le storie dei fantasmi con una serie di piccole figure irreali ad inchiostro nero fumo, nelle quali a volte si possono scorgere fiori, foglie o conchiglie, ma per lo più sono disegni circolari di pieni e vuoti, che appaiono come un alfabeto misterioso segreto che ben si sposa con l’indeterminatezza degli esseri fantastici. </strong></p>
<p><strong>Ora non mi resta che invogliare i lettori ad aprire il libro per  scoprire il fascino  dei personalissimi disegni di Anna Onesti e per cominciare a leggere le emozionanti  paurose storie dei fantasmi. Se poi, a volte, a qualcuno si gelasse il sangue non sarà un male in questa calda estate.</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong> </strong></p>
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		<title>Le proposte del MAV per la scuola 2025-2026</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Museo MAV]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 Aug 2025 10:46:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il passato visto con gli occhi del futuro È on line il catalogo delle proposte didattiche del Museo MAV 2025/2026 Nuove proposte didattiche, laboratori, esperienze immersive, realtà virtuale: un nuovo</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><strong>Il passato visto con gli occhi del futuro<br />
</strong><strong>È on line il catalogo delle proposte didattiche del Museo MAV 2025/2026</strong></p>
<p class="caps">Nuove proposte didattiche, laboratori, esperienze immersive, realtà virtuale: un nuovo modo per conoscere e apprendere la storia delle antiche città vesuviane.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="https://customer91074.musvc4.net/e/tr?q=3%3dUVPWP%26G%3dG%26D%3dOeN%26E%3dOWOR%26G%3dC0JBN_8qou_Ia_Dvip_Nk_8qou_HfIRC.CGNuE96B.9F_Mgsl_WVMB-85DF04J_Dvip_NkAF8Jq4E_Mgsl_WVRVWK_Hmxf_RbeM_Hmxf_RbrQv-ohXokq-HZNZ-HV.B9v%264%3d9P9LyY.45F%26D9%3dRMaP%26JE%3dWPRQeNZTVPQMeL%268%3dPeMVV0P42dOWN0vZxVKQR1w6qWG6Mcs627H2waqSMWv4wbr4S8t2T8rQRZPWP7KQybOT&amp;mupckp=mupAtu4m8OiX0wt"><strong>SCARICA QUI IL CATALOGO <img src="https://s.w.org/images/core/emoji/14.0.0/72x72/2b05.png" alt="⬅" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /></strong> </a></p>
<p><img decoding="async" class="aligncenter" src="https://i0.wp.com/www.controluce.it/notizie/wp-content/uploads/2025/08/Mav-didattica.jpg?w=900&#038;ssl=1" alt="" data-recalc-dims="1"></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Per Informazioni e approfondimenti:<br />
</strong><strong>www.museomav.it</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Per prenotazioni:<br />
</strong><strong>prenotazioni@museomav.it</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Oppure tel o inviare un Whatsapp al numero:<br />
</strong><strong>&nbsp; &nbsp;+39 3248924253</strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.controluce.it/le-proposte-del-mav-per-la-scuola-2025-2026/">Le proposte del MAV per la scuola 2025-2026</a> proviene da <a href="https://www.controluce.it">Notizie in Controluce</a>.</p>
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