COLONNA – LA SCUOLA NEGATA : una lezione che attraversa le generazioni
Ci sono date che restano nei libri. E poi ci sono ferite che restano nelle vite.
Ieri mattina, il Giorno della Memoria ha scelto di raccontare una di queste ferite attraverso un titolo semplice e potentissimo: “La scuola negata”. Non un’espressione simbolica, ma un fatto storico preciso. Nel 1938, con la promulgazione delle leggi razziali, migliaia di alunni e insegnanti ebrei furono espulsi dalle scuole pubbliche italiane da un giorno all’altro. Nessun esame da sostenere, nessuna mancanza da giustificare. Solo un cognome, una fede religiosa, un’appartenenza trasformata in colpa.
L’incontro si è svolto in modalità mista, segno dei tempi ma anche della volontà di includere tutti: in presenza il sindaco di Colonna, Fausto Giuliani, la Dirigente Scolastica prof.ssa Fabiola Tota, la dott.ssa Sara Procaccia, storica dell’Arte , il dott. Claudio Procaccia, Direttore del Dipartimento dei Beni e le Attività Culturali della Comunità Ebraica di Roma, e la prof.ssa Chiara Bennati. Collegati a distanza, grazie al supporto fondamentale del prof. Franco Polidori e della prof.ssa Francesca Palmerio, tutte le classi della Scuola Secondaria di I grado, le classi quarte e quinte della Primaria, la sig.ra Silvia Di Nola e il professor Sandro Filippo Bondì, testimone di una memoria familiare che ha attraversato quasi un secolo.
A condurre l’incontro sono stati i ragazzi e le ragazze della scuola secondaria.
Composti, attenti, misurati. Non una formalità, ma una scelta educativa precisa: affidare a loro il ritmo e il respiro di una mattinata che parlava di diritti negati ai loro coetanei di ieri.
La Dirigente Scolastica ha aperto i lavori ricordando che la scuola, per sua natura, è luogo di accesso e non di esclusione. Ciò che avvenne nel 1938 rappresenta la negazione radicale di principi che oggi consideriamo costituzionali e fondativi della nostra convivenza civile. Se la scuola è il primo spazio pubblico che un bambino abita, espellerlo significa espellerlo simbolicamente dalla società.
Il sindaco Fausto Giuliani, presenza costante nelle iniziative dell’istituto, ha sottolineato la forza dell’alleanza tra scuola e territorio, portando anche i saluti dell’assessora alla pubblica istruzione del Comune di Colonna e consigliera della Citta’ Metropolitana Valeria De Filippis.
Lavorare in sinergia – ha ricordato – è l’unico antidoto possibile contro il rischio che l’indifferenza riapra varchi che credevamo chiusi per sempre. La scuola negata non è solo una pagina di storia: è un monito che chiede vigilanza quotidiana.
L’intervento di Claudio Procaccia ha offerto uno sguardo lucido sull’attualità: la paura nasce spesso dalla mancata conoscenza. Quando non si conosce, si immagina. E quando si immagina senza comprendere, si deforma. Le leggi razziali attecchirono anche su idee distorte, su stereotipi coltivati e mai messi in discussione. Conoscere le diversità, studiarle, frequentarle è l’unico modo per evitare che tornino visioni capaci di trasformare il vicino in nemico.
Uno dei momenti più intensi è stata la presentazione del cortometraggio “La scelta”, realizzato dagli studenti delle classi terze della scuola media, con il supporto di Paolo Terenzi e dell’Associazione giovanile cinema e musica dei Castelli Romani. Il corto racconta una pagina luminosa della storia locale: nell’estate del 1943, mentre la persecuzione razziale si faceva sempre più feroce, due famiglie ebree, i Sonnino e i Pavoncello, trovarono rifugio proprio a Colonna. Il Podestà Luigi Pasquali, Paolo Mastrofrancesco, segretario del Fascio, e Aurelio Nardella, capo delle milizie, fornirono documenti falsi e aiutarono quelle famiglie a nascondersi. Tra i bambini salvati c’era Virginia Sonnino che si recava ogni anno a scuola per testimoniare e ricordare , come dopo la sua scomparsa, i suoi figli Claudio e Sara Procaccia. Una storia che non cancella l’orrore generale, ma dimostra che anche nei tempi più bui la scelta individuale può fare la differenza.
La dott.ssa Sara Procaccia ha raccolto quel filo con parole cariche di gratitudine. Ha raccontato la memoria di sua madre Virginia, il legame mai spezzato con Colonna, la riconoscenza trasmessa ai figli. Non retorica, ma riconoscenza concreta: quella di chi sa che la propria esistenza è stata resa possibile dal coraggio altrui. Sono relazioni come queste, ha lasciato intendere, che permettono di trasformare il dolore in responsabilità condivisa.
La prof.ssa Chiara Bennati ha poi presentato suo zio, Sandro Filippo Bondì, archeologo di chiara fama, collegato a distanza. Ha narrato la vicenda di suo padre Sergio, espulso nel 1938 dal Liceo Classico Visconti per il solo fatto di essere ebreo. Bondì ha restituito il senso di quello strappo: non fu solo la perdita di un’aula, ma l’umiliazione di sentirsi improvvisamente esclusi dalla comunità. Anni dopo, nell’atrio del liceo, una targa con i nomi degli studenti espulsi ha restituito memoria pubblica a quell’ingiustizia. Ma la cicatrice resta. “La libertà – ha ricordato – non è una conquista definitiva. Va custodita con coscienza.” È un’affermazione semplice, e proprio per questo impegnativa.
L’ultimo intervento, quello di Silvia Di Nola, ha avuto la forma paziente della ricostruzione genealogica. Attraverso l’albero della sua famiglia ha restituito nomi, legami, destini spezzati dalla deportazione. In un tempo in cui i numeri rischiano di anestetizzare, riportare alla luce le storie significa restituire dignità. Ogni nome pronunciato è stato un atto di resistenza contro l’oblio.
A chiudere la mattinata, i lavori delle classi, apprezzati ed elogiati dagli ospiti presenti ,frutto di settimane di studio e confronto guidati egregiamente dai docenti delle classi quarte e quinte della scuola elementare e delle classi della scuola media. Disegni, testi, riflessioni che hanno mostrato come il tema della “scuola negata” sia stato compreso non solo come evento storico, ma come questione di cittadinanza attiva. Il canto finale, diretto dal prof.Antonino Zampulla , ha trasformato l’aula in una sola voce.
Il valore formativo di una giornata come questa non sta soltanto nelle informazioni trasmesse, ma nella postura che educa a tenere: ascoltare, interrogarsi, riconoscere l’errore del passato per non ripeterlo. La scuola, che un tempo fu negata, oggi si è fatta spazio di memoria viva, laboratorio di coscienza civile.
Perché quei ragazzi seduti ad ascoltare non sono spettatori della storia.
Sono gli adulti che la scriveranno domani.





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