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Da un libro all’altro – “M. L’ora del destino”: destino che dicono irripetibile, eppure la guerra è di nuovo fra noi…

Da un libro all’altro – “M. L’ora del destino”: destino che dicono irripetibile, eppure la guerra è di nuovo fra noi…
Novembre 13
16:57 2025

M. L’ora del destino – di Antonio Scurati (pentalogia IV volume) Bompiani ed. 2024 – € 24,00 e-book 14,99 Disponibile al prestito inter bibliotecario BCR https://sbcr.comperio.it/

Si entra nel vivo della Seconda Guerra Mondiale, e come, se non attraverso i brevi capitoli cui ci ha abituati Antonio Scurati già dal primo libro della pentalogia M. Il figlio del secolo, e attraverso un personaggio per volta, messo sotto la lente di ingrandimento, alle prese col suo problema quotidiano di sopravvivenza politica o militare. M. L’ora del destino segue anche le giornate di Hitler nel suo nido dell’aquila sui monti o nel rifugio superprotetto nella foresta. Mai disgiunte, le buie ore, da quelle di Mussolini in visita il quale è messo a nudo nella sua insipienza di stratega e nel suo essere divenuto un sessantenne, in fondo, senza più gli ‘ideali’ dai quali era partito, oltre quelli socialisti, anche quelli fascisti e imperialisti. Le vittorie di Hitler immediate come rasoiate, la potenza militare e la mancanza di scrupoli del nazismo e dei suoi generali, campo nel quale, evidentemente, il dittatore italiano pensava di essere primo se non unico, lo spiazzano. Sente che non può recuperare terreno nei confronti di Hitler, che uno così metodico e parossistico, paranoico, non può vedere di buon occhio né lui né gli italiani, Nei loro incontri, sempre più frequenti man mano che il mondo si avvicina alla guerra totale, non gli riuscirà quasi mai di poter dire ciò che aveva da comunicare nei tempi giusti ma sempre dopo ore di sproloquio hitleriano, poichè l’unico orizzonte del dittatore nazista è la forza armata e come muoverla sul territorio, almeno fino a quando le vittorie, e poi l’enorme sconfitta sul territorio russo, non lo renderanno intollerabilmente folle. Tutti i protagonisti della storia tengono un diario che si potrà pensare come un quaderno nel quale scrivere le lettere a casa, e poi pensieri che possono tenere compagnia nella discreta guerra di nervi che può essere una guerra: Roatta, Caccia Dominioni, Ciano ma anche figure meno importanti come il sergente Mario Rigoni (che poi diventerà il Rigoni Stern de Il sergente nella neve romanzo che scriverà sulla sua esperienza durante la Ritirata di Russia del gennaio del 1943, ricredendosi del tutto su fascismo e nazismo). Sui quaderni i protagonisti appuntano anche impressioni sugli incontri; in questo volume sono importanti anche i luoghi, le ville, nelle quali lo stato maggiore nazista deciderà per la ‘soluzione finale’, dove esprimerà sfiducia nei confronti degli italiani, prima di diventare occupante e non più alleato. All’appello diverse citazioni sui soldati malvestiti, malnutriti, spostati come pacchi da un fronte all’altro, africano, russo, jugoslavo; spesso mal serviti di viveri, acqua e medicine da riserve troppo lontane, poi malridotti, demotivati, quando non mandati al macello, a morire, sconsideratamente, a decine di migliaia. Il dittatore, pur consapevole della disfatta progressiva, non può mancare sugli scenari di guerra con le sue truppe al fine, così ha pensato, di avere parola al tavolo dove dovrebbe consumarsi il lauto banchetto delle spartizioni dei territori.

Manca all’appello, invece, la popolazione civile. Il libro ha sposato dall’inizio lo sguardo dei protagonisti al potere e dopo essere partiti dalle folle della marcia su Roma (nel primo volume la controcoperta del libo mostra il popolo di Piazza Venezia senza il quale il fascismo non avrebbe potuto fare nulla), ed essere passati per la spoliazione sistematica del parlamento, i cittadini diventano ombre nel regime e ombre di se stessi, presi dal dover risolvere ogni giorno, molti di loro, non tutti, la mancanza di cibo, medicine, luoghi nei quali restare vivi. Questa scelta dona potenza alle figure storiche, ne descrive il mutare personale nello scorrere del tempo e dei rapporti che intercorrono con gli altri. Quel che comincia a mancare, nel volume, è il pensiero di chi disapprovava e contrastava già da tempo la dittatura, dei riparati all’estero, di chi ragionava continuamente su come far crollare il regime, su cosa fare subito dopo. Molto chiaro lo scollamento, invece, fra la popolazione e gli alleati, soprattutto americani anche se, a ben vedere, non doveva essere una sorpresa la loro entrata in guerra, poiché alcuni passaggi ricalcano dinamiche già viste nella prima guerra mondiale.

I fronti, la storia, lasciano meno spazio al romanzo ma, non di meno, molte vite si dipanarono oltre l’inventiva del miglior romanziere, fra cui quelle di alcune donne come Edda Ciano, Claretta Petacci o Ida Dalser. (Serena Grizi)

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