Da un libro all’altro: “Quando muori resta a me”, Zerocalcare è diventato grande?

Quando muori resta a me – di Zerocalcare Bao Publishing con i toni di grigio di Alberto Madrigal ed. 2024 € 24,00 e-book 12,99 Disponibile al prestito inter bibliotecario BCR https://sbcr.comperio.it/ 

Da subito, alla sua maniera, Michele Rech/Zerocalcare, ci ha abituati a leggere di un certo tizio che è lui stesso e non lo è, d’una coscienza armadillo etc. ma qui, Pinocchio lascia più di qualche volta la ‘modalità legno’, che vuol dire anche, come si dice a Roma, essere un po’ rigidi di fronte alle cose per rimanere sé stessi, per incarnare la modalità umana, lo si vede dalla trasfigurazione sulla tavola disegnata che passa dal personaggio Zero a Michele (qui Madrigal fa tutto il suo lavoro con le fattezze reali dell’autore). L’occasione è il viaggio, come nel più classico dei racconti. Zero e suo padre tornano al paesello nordista, da cui viene il genitore e i nonni, per questioni familiari. L’accoglienza dei paesani la dice lunga: pur essendo un disegnatore tanto noto, ai montanari non sposta un baffo. Zero nel paese ci trova solo i disagi comuni a tanti paeselli: si deve andare al centro della piazza a telefonare e poi c’è sua madre che lo chiama in continuazione perché ha paura che ‘succeda qualcosa di brutto’. Padre e figlio, immersi nello scarno paesaggio e nell’accoglienza ‘essenziale’, hanno tutto il tempo di ritrovare se stessi, di ritrovarsi come padre e figlio, di riconoscersi nel momento in cui fronteggiano un ‘senso di colpa’ che ogni essere umano si trova prima o poi a fronteggiare visto che, come scrive Zero, a scuola ti insegnano (ti insegnavano?) a riconoscere tanti sentimenti e qualche consiglio su come governarli, ma il senso di colpa, quello, no. Ognuno ha il suo peso sul cuore: il padre, quello d’una generazione che ‘forse’ ha tradito le aspettative del paesello, e poi un senso di colpa un po’ più recente sviluppato quando la separazione dalla madre di Zero lo ha fatto sentire piccolo e inadeguato davanti al giudizio negativo che avrebbe potuto sviluppare Michele nei suoi confronti; Zero ha il suo personale armamentario di dubbi, come sempre, mentre descrive benissimo un genitore giovanile se non giovane, a cui non sfugge davvero niente della realtà intorno e che, comunque, lui percepisce come ruvido, niente di meno dell’ambiente montano, chiuso, e per lui irresistibilmente stantio, del paesello d’origine. Lo ‘scavo piscologico’, come si diceva una volta, è consegnato al tratto, al disegno, alla densità delle scene, e ad un certo senso di solitudine che l’artista sente quando va oltre la propria casa, il proprio quartiere amatissimo di Rebibbia. Pare, fino alle ultime righe, che non ci sia un barlume di tenerezza nel complicato, ma collaudato rapporto padre-figlio eppure ecco che, alla fine, giusto il tempo di qualche tavola, e la tenerezza arriva…fino a ribaltare il senso di tutto il fumetto. Quando muori resta a me, titolo geniale che sembra quasi un’invocazione piena di nostalgia ma deriva da un tormentone paterno, è l’ultimo romanzo a fumetti di uno dei più talentuosi fumettisti del nostro tempo e la storia emerge senza mai tralasciare i consueti spasso e divertimento con, in più, un impercettibile alone dato dal tempo che passa…come se un certo senso di pienezza, che pure si sente, con grande ironia si dovesse negare fino in fondo. Bello!!! (Serena Grizi)

Serena Grizi


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