Diario d’inverno
Politica, Giustizia, fragilità dei territori, mondi paralleli (…o sempre gli stessi)
Io vado errando sulla prima neve,
nel cuore dei mughetti di forze scoppiate.
La sera ha acceso sopra la mia strada
la candela turchina d’una stella.
Io non so se ci sia luce o buio,
se nella selva canti il gallo o il vento.
Forse, invece dell’inverno sui campi,
cigni si sono posati sul prato. Sergej A. Esenin
Questo, che all’apparenza sembra un inverno quasi tradizionale, se non fosse per le continue manifestazioni del clima che cambia a causa dell’attività umana, è anche l’ennesimo inverno della sensatezza. Il mondo è tornato sul piede di guerra e ‘i risultati’ resteranno indimenticabili per chi li ha subiti e per tutti quelli che leggono con pietà i destini umani, poiché per alcune distruzioni non servono spiegazioni né, tantomeno produrre le più svariate giustificazioni da parte di stati o sedicenti politici che, spesso, devono solo vendere le loro armi. Certo che, invece, proporre per il Nobel per la Pace alcuni individui dà l’esatta folle temperatura del momento.
Purtroppo l’ingresso di più donne in politica non ha sempre prodotto gli effetti di sensatezza sperati, desiderati. Le persone al di là del loro sesso, possono dimostrarsi capaci, incapaci, non all’altezza, desiderose di fare qualcosa soprattutto per se stesse scambiando questo per bene comune, oppure latrici della ‘vendita di un prodotto/idea’ che non combacia in nessun modo con le necessità del mondo in generale, ma che come ‘prodotto’ ha un certo gradimento da parte di certa opinione pubblica che ‘compra’ a scatola chiusa, paga di essere illusa che tutto sia sempre possibile nonostante le mutate condizioni (climatiche, economiche, sociali…), come voler vivere per sempre nella bolla degli anni ’90, per esempio… o bendarsi per non guardare il precipizio, o le guerre sempre più vicine, altra attività pericolosa…
Le parole magiche sono sicurezza, famiglia, giustizia: come se esistessero formule per normalizzare tre fra i concetti più difficili da ‘mettere a terra’, da far passare dallo scritto al fatto: infatti, quante sono le famiglie sotto il cielo, e di quali persone sono composte e come esistono e resistono? La sicurezza è un concetto diverso per ogni individuo esistente e forse non ci si rende conto del fatto che in molti posti del pianeta è complicato anche tornare dal fare la spesa, le immagini e le testimonianze dai territori di guerra sono chiare a tale proposito. E quello sarebbe il massimo concetto di sicurezza per alcuni stati. La sicurezza per altro, già da qualche anno, sta in parte nelle mani della salute mentale: ce n’è sempre meno nelle nostre società, una grande eco, esagerata, è concessa ai fatti di sangue; alla facilità di reperimento e utilizzo di armi bianche; e la sicurezza, si è ormai capito, sta anche nelle pieghe della salute mentale di chi, nella disperazione di non riuscire ad ottenere una esistenza che possa chiamarsi tale, ha trovato solo fame e umiliazioni. La disperazione coglie molti, persone che si sentono abbandonate dalla società, ragazzi e ragazze che si sentono esclusi prima che accettati…
La Giustizia, poi, non è certo quella di prefabbricarsi l’aula di tribunale che giudicherà un reato commesso, un processo a propria misura, come voleva fare un noto politico degli ultimi decenni, preoccupato che per i reati d’una certa classe sociale, e per sé, non si dovesse subire nemmeno un giorno di carcere. Giustizia non sarà rendere chi deve giudicare in ultima istanza, sottoposto al controllo della politica, che va e viene (lo abbiamo imparato negli ultimi trenta o quaranta anni, quanti volti non ricordiamo più di ministri e segretari, sottosegretari o addirittura capi di governo?); la Giustizia, invece, resta e resta per tutti, non può essere sottoposta allo scombussolamento dei brevi passaggi di governo o garantita soprattutto, o solo, a chi gode già di ben altre immunità. I cittadini è necessario che guardino ai propri pari, e a chi governa con fiducia ma non come se si trattasse del proprio vicino di casa. Stare in politica garantisce, fino ad oggi, e in buona parte giustamente al fine di compiere il proprio mandato, diritti che però non sono proprio di tutti. Occorre ragionare sulla propria condizione e non farsi illudere da soluzioni facili, che, per altro, sembra quasi una ossimoro: sciogliere una questione, risolverla, non passa per una azione/soluzione facile, nelle nostre società complesse ancora meno.
Non sarà difficile, non dovrebbe esserlo, sentire vicini gli abitanti di Niscemi che, come tutti coloro che hanno sopportato i disastri conseguenti il cambiamento climatico, quali alluvioni, frane, allagamenti, subiscono l’allargarsi del fronte di una frana storica vedendo letteralmente cadere la loro cittadina nel baratro. Qualcosa di inaccettabile come perdere una persona cara. Qualcuno lo ha raccontato: l’orrore di veder sparire le strade di tutti i giorni, quelle dell’infanzia, la preoccupazione per un futuro senza il lavoro (attività, studio negozio inghiottiti/e dal baratro), restare senza la propria casa. Il fronte di frana non era forse riducibile, quasi sicuramente lo erano le costruzioni abusive. La politica ha ancora tanto da imparare su bene comune e territorio. Lo vediamo anche ai Castelli Romani dove si continua a consumare spazio stendendo coltri di cemento e asfalto.
Forse i giornali tradizionali presto non si leggeranno più, forse non è così. Forse andiamo sempre più verso una società espropriata delle proprie peculiarità da una società ‘social’ intangibile e che produce meno contatti veri fra le persone, o forse non è proprio così. Quel mondo parallelo fatto di schermate, hashtag, gallery, post, immagini senza fine, non cambia la realtà quotidiana senza che si agisca: anche nella ‘vita parallela’ occorre fare una serie di azioni per avere risultati. Guardare uno schermo non aiuta, mentre può peggiorare qualche condizione psicologica. Anche l’intelligenza artificiale non fa miracoli: i prompt (richiesta Ai programmi di AI perché eseguano una attività specifica) saranno sempre generati dalla nostra preparazione culturale, intelligenza, dalla nostra capacità di esplorare la profondità, dalla nostra umanità, in buona sostanza dalla personalità e dallo spirito che ci abitano. Anche l’AI non esiste per sé stessa, almeno al momento, e non fabbrica idee senza un nostro specifico input (comando iniziale). Sembra che la capacità tutta umana di creare stia più che altro cambiando segno, o ambienti nei quali agire. Resta sempre importante conoscere e contestualizzare. (Serena Grizi)
Film (e alcuni libri da cui sono tratti)
Una figlia (2025) di Ivano De Matteo tratto dal libro Qualunque cosa accada di Ciro Noja: un’adolescente non vede di buon occhio la nuova famiglia del padre, fino a commettere un gesto estremo, per niente facile da comprendere…
Tre ciotole (2025) di Isabel Coixet tratto dal libro omonimo di Michela Murgia: una donna perde la sua relazione affettiva di riferimento mentre scopre di essere gravemente malata, ma cerca di prendere coraggio. I sentimenti in questo modo non li scrive la macchina ma chi li ha vissuti…
2001 Odissea nello spazio (1968) di Stanley Kubrick tratto dall’omonimo libro di Arthur C. Clarke (1968): su una base spaziale vive l’umanità del futuro viaggiando fra i pianeti. Nell’episodio Missione Giove il computer di bordo Hal 9000, guidato da Intelligenza Artificiale, nel gestire un grave guasto prende decisioni finalizzate alla propria incolumità più che a quella degli umani che dovrebbe tutelare…
Aspromonte – La terra degli ultimi (2019) di Mimmo Calopresti: la condizione del paese di Africo in Calabria, nel 1951, le difficoltà dei suoi abitanti per strappare una vita migliore e una strada più agevole che li conduca alla marina, osteggiati con violenza dal potente di turno.
Immagine S. G. navicellaanzio22/01/2026





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