DIPENDENZA DA INTERNET
Che cosa siamo diventati? Siamo una razza che resta per ore e per giorni, un anno dopo l’altro, in estatica e solitaria contemplazione di uno schermo, smarrita in un mondo infero, dalla realtà irrilevante, dipendendo da internet e da questo bisogno di essere sempre connessi quando in realtà invece siamo sempre più isolati e soli. Anche se ogni tanto ci alziamo per mangiare, dormire, prepararci una tazza di caffè, i nostri computer, tablet, smartphone ci chiamano come sirene e ci dicono di tornare, interagire, aggiornare, ricaricare. Come falene attratte dalla luce e dal calore, sembriamo incapaci di resistere, anche se abbiamo gli occhi stanchi, il mal di schiena e la nostra capacità di mettere a fuoco è ridotta. A volte può sembrare che la vita sia più interessante sullo schermo che fuori. Alla luce di questo il primo ministro Pedro Sánchez ha presentato una serie di misure per vietare i social fino a 16 anni e tutelare i giovani su internet, e ciò ha fatto arrabbiare Elon Musk. Già il governo australiano e quello francese avevano fatto lo stesso e ora anche quello spagnolo. Sánchez ha detto che oggi bambine e bambini sono esposti a uno spazio che non avrebbero mai dovuto imparare ad affrontare da soli. La Spagna perciò vuole proteggerli da quello che ha descritto come un «far west digitale», pieno di «dipendenze, abusi, pornografia, contenuti manipolati e violenza». Oltre all’introduzione dell’età minima per l’uso dei social, i gestori delle piattaforme diventerebbero legalmente responsabili della circolazione di contenuti illegali oppure dannosi. In base agli emendamenti proposti la manipolazione degli algoritmi delle piattaforme con l’obiettivo di facilitare la diffusione di contenuti illegali diventerebbe un nuovo reato, in più verrebbe introdotto nuovo sistema pensato per analizzare il modo in cui le piattaforme favoriscono la polarizzazione e la diffusione di discorsi d’odio. Inoltre, ha detto sempre Sánchez, il governo spagnolo collaborerebbe con la procura per indagare su eventuali reati commessi attraverso TikTok, Instagram o Grok, il chatbot basato sull’intelligenza artificiale integrato a X. Ma se già in passato Bill Gates, fondatore di Microsoft e l’uomo più ricco al mondo grazie all’informatica, vietava alla figlia di passare tutto il giorno al computer un motivo ci sarà? E i motivi sono i seguenti, stare troppo tempo davanti agli schermi danneggia i bambini sotto vari aspetti: disturbi del comportamento alimentare, soprattutto obesità e sovrappeso, problemi sviluppo motorio, problemi di sviluppo cognitivo e psico-sociale, unitamente ad una difficoltà appresa ad esprimersi soprattutto dal punto di vista emotivo. Ma il problema della dipendenza da internet non coinvolge solo bambini e adolescenti riguarda anche gli adulti. La dipendenza da Internet negli adulti (IAD) è un disturbo crescente, spesso legato a solitudine o noia, che può sfociare in comportamenti aggressivi online e attacchi social violenti. L’uso patologico porta a irritabilità, ansia e isolamento, trasformando le piattaforme in luoghi di sfogo, denigrazione o cyberbullismo (inclusi casi tra adulti) per ridicolizzare o screditare terzi. Così l’accanirsi attraverso i social media contro chiunque rappresenti il bersaglio su cui sfogare la propria rabbia, invidia, cattiveria, frustrazione, con commenti deplorevoli, aggressivi e violenti, causa il suicidio di due genitori Pasquale Carlomagno e Maria Messenio, rispettivamente padre e madre di Claudio Carlomagno autore dell’efferato femminicidio di Federica Torzullo ad Anguillara. Come ha detto lo stesso Gramellini in un articolo del Corriere della Sera:” Ci vuole un fisico bestiale per reggere il peso della maldicenza, ogni volta che i fari della cronaca si posano su di te. I genitori del femminicida di Anguillara non sono riusciti a reggere la pressione e lo hanno confessato nella lettera scritta all’altro figlio, prima di togliersi la vita. Che strano cortocircuito: mai gli esseri umani erano stati così sensibili ai diritti delle minoranze, anche delle più sparute. Ogni fatto del passato è sottoposto a riscritture emollienti per non urtare le moderne sensibilità; ogni corporazione si sente in dovere di offendersi, se un suo membro viene criticato. Eppure, questa delicatezza scompare nella cronaca nera. Lì non ci sono suscettibilità da proteggere. Lì si può affermare qualsiasi cosa, anche aggredire due genitori il cui figlio ha appena ucciso la madre del loro nipotino. Diventa lecito maledirli per avere messo al mondo un assassino o insinuare un loro ruolo nella vicenda ben prima che sia stato un qualche giudice a dirlo. Sui social e in tv ogni opinione è Cassazione. Si sentenzia su sconosciuti, su gente di cui non si sa nulla, se non gli echi di due o tre frasette orecchiate al telegiornale o scrollate sul telefono tra un consiglio per la dieta e un gattino che balla. Come se il ritrovarsi coinvolti a qualsiasi titolo in una vicenda di cronaca sospendesse ogni diritto, persino quello a un po’ di rispetto, a un po’ di prudenza, a un po’ di silenzio. Non tutti hanno il fisico per sottoporsi a una gogna e uscirne vivi”.
Allora bisognerebbe far tornare in piena efficienza il nostro cervello e domandarsi: Cosa stiamo sbagliando? Come possiamo operare per recuperare questa società allo sbando, violenta, piena di odio, che ha perso i propri valori fondanti di ogni società, il senso di umanità e di comunità collettivi? Chiederci quindi come si perda questa condizione, cosa accade a coloro che si scagliano violentemente contro i propri simili che non conoscono affatto, di cui non sanno i loro traumi, i loro dolori, il loro personale vissuto. Perché se è pur vero che ogni individuo ha diritto alla libertà di opinione e di espressione incluso il diritto di non essere molestato per la propria opinione, non si possono aggredire e massacrare le persone accanendosi su di esse con ogni offesa, insulto, cattiveria, violenza, maldicenza, calunnia ci passi per la testa pur di sfogare la nostra rabbia, il nostro odio, i nostri bisogni repressi e frustrati. Così come restare indifferenti, d’altro canto non serve, perché rende comunque complici non facendo nulla, quando invece è bene cercare d’intervenire con benevolenza, compassione, misericordia, ragionevolezza, risolutezza, mettendo fine a questa escalation di violenza verbale e psicologica, la cui inumanità rivela che ci perdiamo tutti come esseri umani, o quanto meno tutti quelli che la manifestano con inconsapevolezza o cosa ancor più grave con voluta consapevolezza e con una ferocia inaudita. Allora pensiamoci tutti un po’ su, perché parliamoci chiaro, le cose così non vanno ed è arrivato il momento di riflettere bene e cercare soluzioni condivise poiché siamo esseri umani non bestie. Come direbbe Dante Alighieri: “Fatti non foste a viver come bruti / ma per seguir virtute e canoscenza” (Inferno XXVI, vv. 119-120), come un potente inno alla dignità umana, che sottolinea il fatto che l’uomo non è creato per seguire solo istinti, ma la ragione e la conoscenza, ma anche come antidoto all’irragionevolezza, alla violenza e all’odio verso i nostri simili, esseri umani come noi, degni di rispetto come persone e secondo quei diritti inviolabili dell’uomo sanciti nella Dichiarazione Universale dei Diritti Umani che è arrivato il momento di rispolverare e ricordare.





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