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Elena Di Porto, la “matta” che sfidò il nazifascismo

Elena Di Porto, la “matta” che sfidò il nazifascismo
Gennaio 28
19:44 2026

Elena Di Porto, la “matta” che sfidò il nazifascismo: una storia di coraggio e memoria

Nel Giorno della Memoria, il Liceo Touschek di Grottaferrata (RM) ricorda Elena Di Porto, ebrea del ghetto di Roma e protagonista del libro “La matta di Piazza Giudia”, attraverso un percorso di memoria e riflessione per gli studenti.

Elena Di Porto, la “matta” che sfidò il nazifascismo: una storia di coraggio e memoria

Elena Di Porto era una donna forte, inquieta e profondamente libera. Nella Roma del fascismo fu considerata “matta”, isolata e spesso non compresa nemmeno dai suoi pari. In realtà, la sua era una ribellione istintiva e coraggiosa, una voce fuori dagli schemi che si oppose apertamente alle persecuzioni e all’odio razziale. Nel Giorno della Memoria la sua storia è stata al centro dell’iniziativa promossa dal Liceo Statale Touschek di Grottaferrata (RM), che ha scelto di ricordare la Shoah attraverso la forza della parola scritta.

Tra le tante attività promosse, Italia Report USA ha deciso di raccontare proprio questa, dove gli studenti hanno approfondito la figura di una donna coraggiosa e simbolo di resistenza al nazifascismo, per troppo tempo dimenticata e rimasta nell’ombra della memoria collettiva. A restituirne la memoria è il libro La matta di Piazza Giudia di Gaetano Petraglia.

 

“La matta di Piazza Giudia” e il dovere della memoria

Il Giorno della Memoria ricorda una delle pagine più buie della storia contemporanea: la Shoah, lo sterminio sistematico di sei milioni di ebrei perpetrato dai nazisti. Un anniversario che non è solo commemorazione, ma occasione di raccoglimento e riflessione. In questa giornata si ricorda anche la storia di Elena Di Porto, donna del ghetto ebraico di Roma, figura ribelle e tragica. A restituirle voce e dignità è il libro La matta di Piazza Giudia di Gaetano Petraglia, archivista e funzionario del Ministero della Cultura.

Una storia poco conosciuta, rimasta a lungo confinata all’interno della sua famiglia e scarsamente valorizzata persino dalla comunità ebraica di appartenenza. Una memoria fragile, affidata al racconto orale, che rischiava di andare perduta.
Elena (prima del 16 ottobre 1943) aveva tentato di avvertire gli ebrei del ghetto dell’imminente arrivo dei nazisti, ma non venne mai creduta. Già da ragazza era etichettata come “matta”, considerata mentalmente instabile e dunque inaffidabile. Questa percezione la portò a essere progressivamente emarginata dalla sua stessa comunità, oltre che giudicata politicamente e socialmente pericolosa dal regime fascista. Per questo venne condannata al confino politico.

Nel corso della sua vita fu più volte ricoverata in manicomio, pur in assenza di una reale diagnosi psichiatrica. Nonostante non fosse affetta da alcuna patologia certificata, venne sottoposta a trattamenti e ricoveri ripetuti in quanto ritenuta “alienata”. Decise di farsi arrestare volontariamente per non abbandonare i familiari catturati, venendo poi deportata ad Auschwitz, da dove non fece ritorno.

Il passato che educa

A raccontare l’origine di questa ricerca è Gaetano Petraglia, archivista e funzionario del Ministero della Cultura, autore del libro La matta di Piazza Giudia.

“Questa storia l’ho scoperta quasi per caso, in un piccolo archivio in Basilicata”, racconta. “Ho trovato i documenti di una giovanissima ebrea romana mandata al confino politico. Da lì ho capito subito di trovarmi davanti a una figura particolare, dal carattere fortissimo, a tratti irascibile, ma anche molto generosa”.

Una scoperta che ha dato avvio a una lunga ricerca, capace di riportare alla luce “una storia incredibile nella sua drammaticità”. Per Petraglia, portare questo racconto nelle scuole ha un valore preciso: “I ragazzi hanno letto il libro, studiato, riflettuto. Recuperare una storia e restituirla alla memoria collettiva serve a stimolare la sensibilità delle nuove generazioni, a capire il presente senza dimenticare il passato, per costruire il futuro”.

All’iniziativa hanno partecipato autorità, corpo docente e studenti. Presenti il dirigente scolastico Paolo D’Anna e la professoressa Rita Bovio, docente di diritto ed educazione civica e organizzatrice dell’evento. Non sono mancati i rappresentanti delle Istituzioni locali, con in prima fila Mirko Di Bernardo, sindaco di Grottaferrata.

“Il Giorno della Memoria è un momento di riflessione in cui il ricordo viene trasformato in coscienza critica e memoria condivisa”, ha dichiarato il primo cittadino. “È fondamentale che la comunità, le istituzioni e le scuole coltivino sensibilità e rispetto verso gli altri, ponendo l’alterità al centro come valore umano e civico. Solo così possiamo garantire che il passato non si ripeta”.

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