In punta di spillo/ Frascati – Le vie del Signore sono infinite
In tempi antichi i nostri avi indicavano le varie località con denominazioni riferite al tipo di coltura che vi esercitavano o alla conformazione dei luoghi, fossero pianure, colline o vallate. Così nel territorio tuscolano, e specificamente a Frascati, si identificavano facilmente, Macchia dello Sterparo, Colle Mattia, le Fratte, Colle Pizzuto, Linari, Pantano, Quadrato, e così via. Alcuni di questi toponimi si sono conservati (per adesso), anche se qualche bella intelligenza più volte ha tentato di modificarli o ‘ingentilirli’, come quell’aspirante consigliere comunale che, diverso tempo fa, voleva cambiare la titolazione di ‘via delle fratte’ perché evidentemente la riteneva troppo volgare o forse gli ricordava qualche ‘infrattamento’ di non si sa che tipo, non sapendo che le ‘fratte’ indicavano, un tempo, l’estremo limite di Frascati abitata, cui faceva corona una diffusa vegetazione intervallata dalle numerose ville: Lancellotti, Borghese, Aldobrandini, Rufinella, il convento dei cappuccini, quello dei padri di San Romualdo (camaldolesi)…
In tempi più recenti questa voglia di ‘ingentilimento’, qualcuno l’ha anche voluta realizzare, così ‘via di Prataporci’ (che un bel dì erano i prati-pascoli per i maialini di Porcio Catone), è diventata ‘via di Pietra Porzia’; altri ha ritenuto aberrante l’ultra centenario ‘piazzale della Stazione’, per cui lo si è intitolato a Pertini; e speriamo che a qualcun altro non venga in mente di cambiare ‘Colle pizzuto’, magari con ‘collina con la punta aguzza’, o ‘sterparo’ con ‘spianata di arbusti vari, flessibili e ondulanti e anche un po’ spinosi’!
In ogni tempo, è noto come l’alternarsi dei regimi si accompagni con la conseguente immediata mutazione dei toponimi stradali, affinché si dimentichino i vecchi riferimenti e si esalti la nuova (e auspicata) ‘perenne’ memoria a favore delle autorità governanti di turno, così come accadde per le antiche vie dello Stato pontificio che vennero sostituite con i nomi di – più o meno famosi – eroi del Risorgimento. Per fare qualche esempio: la ‘Via papale’ che veniva percorsa nelle occasioni in cui il papa veniva a Frascati per recarsi in episcopio (già ‘villa del papa’), fu mutata in ‘via della Rocca’. ‘Piazza San Pietro’ divenne ‘Piazza Vittorio Emanuele II’, mentre l’attuale ‘piazza delle Scuole pie’, fu ribattezzata ‘piazza Annibal Caro’.
Quando si insediò il regime fascista, ovviamente questo mutò la toponomastica di diverse strade di Frascati: basti per tutte, la via Zuccalà che fu ribattezzata via ‘28 ottobre’ e ‘via della Rocca’ in ‘via Remigio Farnetti’ (autista ucciso in una missione in Albania).
Caduti insieme – l’uno ad opera della Resistenza (il fascismo), l’altra, la monarchia, mediante un plebiscitario referendum – con l’avvento della Repubblica vennero cancellate diverse intitolazioni dell’epoca precedente: per esempio, ‘piazza Vittorio Emanuele II’ tornò ad essere ‘piazza San Pietro’, mentre ‘piazza Annibal Caro’ ridivenne ‘piazza delle Scuole Pie’ (anche se la vera primitiva piazzetta, era ‘girata’ sul lato in cui la facciata dell’antica chiesa, dal ‘600 al 1943, guardava verso l’attuale ‘corso Italia’). La ‘Via 28 ottobre’ fu intitolata all’antifascista cattolico popolare, ‘Candido Galli’.
Nel dopoguerra, con la nascita di nuovi quartieri, ma soprattutto moltiplicandosi le lottizzazioni e scavalcando i vari piani regolatori, Frascati si ‘ingrandì’, aprendo nuove strade e intitolandole a personaggi locali e non. Per cui, con l’occupazione del potere ad opera dei partiti della cosiddetta ‘prima repubblica’ (che Scoppola definì la ‘repubblica dei partiti’), su proposta delle varie forze politiche antagoniste cittadine – e per ‘par condicio’ – le nuove vie vennero titolate a politici più o meno illustri: Togliatti, Brodolini, De Gasperi, La Malfa, ecc…).
Ma intanto, nel 1961/62, dalla commissione comunale, nominata dal Commissario prefettizio – e ‘orientata’ da noti personaggi, quali il medico condotto Dandini (nativo di Rocca Priora), Nobiloni, Casalboni, Rosci, Fontanieri), la toponomastica fu ‘ridefinita’, superando anche diverse critiche, come quella per aver intitolato una via a ‘Letizia Bonaparte’ – che a Frascati veniva raramente – piuttosto che al figlio Luciano (fratello di Napoleone) che era stato proprietario di Villa Rufinella-Tuscolana (in cui soggiornò anche la sorella Paolina); ma i frascatani possono stare tranquilli nel dare eventuali indicazioni ai turisti, in quanto sulla targa stradale, di Bonaparte c’è solo l’iniziale del nome: “L”, per cui ognuno può interpretarla come vuole!
‘Piazza di Villa Borghese’ fu ribattezzata ‘della Porticella’, ‘via Principe Umberto’ si trasformò in ‘via Matteotti’, ecc.
Per fortuna non venne toccata o ritoccata la ‘via Paola’ (aperta a fine ‘800) che forse qualcuno pensa sia stato il nome di qualche leggiadra fanciulla locale, in realtà è riferita a papa Paolo V, che suddivise (1612) Frascati in tre rioni, e che ancora qualche tardo scrivano contemporaneo attribuisce a Paolo III! Sorvoliamo sui vari Goethe, Vignola, Cortina, Fontana, Voss, Valadier (sì, quello che avrebbe costruito le ‘famose’ mura…a sua insaputa!), ecc., ai quali sarebbero stati intitolati alcuni vialetti a Villa Torlonia. Ma chi li trova? Mentre si può segnalare anche qualche grossa cantonata, come la dedica di una via di Cocciano a Difilo, identificato come poeta tuscolano mentre era un mediocre attore greco, come più volte lo scomparso prof. Del Nero faceva notare!
Ma una più singolare intitolazione è quella dedicata a Luigi Zambarelli, osannato quale grande poeta per aver scritto delle pochezze, ma soprattutto per il cosiddetto ‘carme secolare’ (con eco oraziana), dedicato al Natale di Tuscolo. Nella guida ‘Frascati nelle sue strade’, compilata dal citato Dandini, questo pseudo ‘poema’ viene definito, niente di meno che un “vero gioiello letterario”! Ma obiettivamente anche un qualsiasi poetastro lo definirebbe un… puerile pastrocchio.
Non oso immaginare come potrebbe definirlo oggi la più competente Associazione ‘Frascati-Poesia’. Pubblicato al tempo del Regime ed inviato dall’autore in omaggio ai più diffusi giornali e ai notabili dell’epoca, questi – ministri, cardinali, principi, marchesi, e quant’altri, si unirono in coro per un…plauso generale. Motivo? Il poemetto in questione era una palese esaltazione del duce! E l’autore lo affermava esplicitamente! Infatti lo definiva il nuovo ‘Veltro’, il duce glorioso della nuova Italia! Allo Zambarelli se va riconosciuto il merito di aver fondato (a Roma) un istituto per ciechi, sulle sue qualità letterarie sarebbe meglio che si stendesse un velo pietoso.
E a questo punto inoltriamoci nella contemporaneità. Se le vie del Signore sono infinite, a Frascati sembra che siano ormai finite, per cui come supplire alla bisogna? Quale soluzione per immortalare gli ‘illustri’ che altrimenti resterebbero orbi di una pur misera straduccia? Ecco allora che, da una parte si ‘suddivide’ qualche via per più personaggi, dall’altra, si eliminano, forse per antipatia, quelli precedenti a favore di contemporanei e più noti (?) al pubblico (e/o a qualche categoria di elettori). Così ai tempi nostri si è mutata la via del Gesù (già ‘via del Governo’, poi ‘della Costituente’) per intitolarla ad un suo seguace ecclesiastico locale, cioè a don G. Buttarelli, e – molto umilmente – Gesù si è (o è stato) messo da parte, anche con il ‘gloria’ e l’alleluja del clero coetaneo. Ma, prima ancora, la via Piccolomini aveva dovuto accettare di essere condivisa, per ‘un tratto di strada’ (è il caso di dire), con San Giuseppe Calasanzio. E ‘via Gioberti’ (l’antica ‘via delle monache’ al tempo del monastero di ‘santa’ Flavia Domitilla), condivide la strada con gli ‘Apostoli Filippo e Giacomo’. Certo anche nel calendario, la Chiesa ha spostato san Benedetto per festeggiarlo a luglio, con buona pace della famosa rondine che ha così ritardato ad arrivare…al tetto! E la presunta santa Domitilla, (non essendoci prove concrete che a ‘santificarsi’ sia stata la moglie di Clemente Flavio o la nipote), si è preferito depennarla. L’esempio è stato seguito dai ‘fedeli’ tuscolani che, anche per non voler coniugare illustri personaggi con altri meno blasonati, oggi preferiscono cancellare con un colpo di spugna amministrativa, ad esempio, il ‘largo Catone’, a favore di ‘Largo G. Boazzelli’. Ma almeno si è aspettato una ventina d’anni, mentre per Pietro Campilli, 50 anni dopo la sua dipartita, gli si intitolerà un periferico palazzetto sportivo, nonostante sia stato grande politico popolare ‘sturziano’ e poi ministro della Repubblica, e non si è mai interessato di sport! Contrariamente a quell’altro Pietro, (Micara) che (scomparso nel 1973), fu sindaco, senatore e sottosegretario al turismo e spettacolo! Mentre per O. Molinari si prevede una certa amnesia, e non parliamo di Liverzani!
E mentre ‘via Zambarelli’ resta a ricordare i fasti…nefasti, da noi c’è anche chi non fa nemmeno in tempo a morire in pace, ché subito viene immortalato in qualche circolo, via, spiazzetto, parchetto e via dicendo, affinché…sic non transit gloria mundi!





















































































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