Frascati/ Parliamo di politica. 2
Riprendiamo la nostra riflessione proseguendo sulla scia di quanto pubblicato il 21 febbraio scorso.
E’ noto come la scomparsa delle ideologie abbia generato anche una metamorfosi dei partiti, per cui mentre alcuni sono definitivamente scomparsi, altri si sono riciclati in formule più o meno conformi ad una sorta di comitati elettorali a supporto dei candidati principali che restano i protagonisti costanti (e spesso petulanti e ripetitivi) sulla scena di questo mondo: alcuni da decenni, sia a livello nazionale come in quello locale. Si è sempre criticata la presenza nella ‘prima’ Repubblica di facce sempre in primo piano, sia al governo che nell’opposizione: Andreotti, Fanfani, La Malfa, Berlinguer, ecc…ma almeno avevano una indubbia capacità politica ed anche dialettica. Oggi, le ‘facce’ sono certamente diverse da allora, ma – pure con la cosiddetta ‘seconda repubblica’ – alla ‘ribalta’ della cronaca quotidiana da ormai un trentennio ci sono ancora quelle dell’ambaradam già berlusconista (in parte anche riciclate) e pseudo-alleati, ma, a differenza dalla ‘prima repubblica’ è sparito un dibattito serio con (e tra) gli elettori, ormai relegati a risicata platea di ‘spettatori’ assuefatti alle insulse diatribe che alimentano i talk show televisivi e alcuni titoli di giornale, in cui si cucinano rappresentazioni da avanspettacolo senza mai che si pervenga ad una conclusione almeno in parte condivisa. La ribalta di certi politici nazionali sempre dentro lo schermo televisivo ci pone almeno un interrogativo: quand’è che costoro si metteranno veramente a studiare i problemi della gente e quando si proveranno a risolverli? Tutto si riduce a slogans contrapposti. E mentre la maggioranza ripete gli osanna alla ‘premier’ (vocabolo non proprio ‘made in Italy’!) e al ‘suo’ governo, l’opposizione si pone diametralmente a contestarlo – e, con un finto appellarsi al popolo – si arriva anche ai referendum, pensando che tutto si possa risolvere con un ‘sì’ o un ‘no’, ignorando le varie sfumature dei problemi anche di quelli più seri; e l’attuale governo in particolare si è specializzato a voler dividere i cittadini in due sole squadre contrapposte: quella dei ‘buoni’ e quella dei ‘cattivi’. Non c’è via di mezzo.
Orbene i ‘cattivi’ sono sempre quelli all’opposizione e viceversa. Intanto contenuti e principii e la stessa Costituzione vengono ignorati o scavalcati.
La politica in Italia, i suoi ‘contenuti’ e i suoi obiettivi, non sono più oggetto di dibattito in quanto i partiti-comitati elettorali (e da noi si è in perenne campagna elettorale) sono proni agli slogans e alle parole d’ordine lanciate dai loro capi (i ‘partiti’ ormai sono diventati personali-padronali).
In attesa di una sempre rinviata riforma per attuare più esplicitamente l’art. 49 del dettato costituzionale, nell’ultimo quindicennio soprattutto si è dovuta constatare addirittura la compra-vendita di parlamentari ad opera di un ormai defunto premier (glorificato anche con un francobollo dallo Stato) e a un continuo transitare da un gruppo pseudopolitico all’altro senza alcun ritegno né tantomeno coerenza…ideologica!
Quando poi qualche politicante è suo malgrado costretto a lasciare il Parlamento (raramente in verità) perché non rieletto anche a causa della ‘riduzione’ dei ‘posti’ nelle Camere, se non trova subito un lauto incarico nel sottobosco clientelare di qualche ente governativo o para-statale, un ben remunerato posto in TV lo ottiene facilmente!
I macchinosi e lambiccati sistemi elettorali di questi ultimi decenni, non hanno fatto altro che complicare le cose per i poveri elettori che nemmeno riescono ad esercitare con cognizione di causa l’unico strumento democratico ancora ‘fruibile’ ogni quattro o cinque anni, ma non proprio libero, perché la stragrande maggioranza degli elettori si limita a dare un voto alla coalizione che si identifica tout-court col ‘leader’ nazionale (ovviamente sempre in primo piano sui manifesti e in TV).
Ed i ‘mali nazionali’ si riflettono ovviamente sul piano locale dove, ad esempio, il cambio di casacca è una prassi abituale, e chi comunque riesce a vincere le elezioni è normalmente supportato da un clientelismo evidente o sottotraccia, per cui non resterebbe agli aventi diritto al voto che ingrossare l’area dell’astensionismo, diventata ormai il ‘partito’ di maggioranza! Del resto come si fa a credere ancora a quanti cambiano casacca secondo la propria personale convenienza?
In quelli che una volta si chiamavano ‘partiti’ (ed ora convertiti al mestiere di comitati elettorali), nei quali si discuteva di politica, di idee, di indirizzi amministrativi, ecc., non ci sono più dibattiti e, se c’è qualche sporadico incontro ‘aperto’ non solo ai pochi intimi, è prevalentemente in funzione delle aspettative della rielezione degli amministratori e di quanti fanno parte della rosa dei ‘candidati supporter’ che normalmente si ridistribuiscono nelle cosiddette liste di appoggio (in realtà, ‘liste-civetta’). Non si capirebbe altrimenti perché, pur con le diffuse ‘lagnanze’ popolari, tuttavia si eleggano personaggi non sempre (è un eufemismo) all’altezza per risolvere almeno i problemi più ordinari, e in genere la scelta degli assessori in giunta avvalora l’affermazione di cui sopra.
E se anche, per ipotesi, l’astensionismo dovesse arrivare al 90 per cento degli aventi diritto al voto, il nocciolo duro del nucleo di ciascuna ‘coalizione’ di candidati a sindaco o al successore già designato, è certamente composto da quelle categorie ‘beneficiate’ dall’amministrazione durante il mandato, per cui, anche se con pochi voti, i soliti noti sarebbero comunque rieletti.
A programmi enfatici e utopici, e nella precaria realtà economica del Paese (e internazionale), come dei Comuni, seguono promesse per lo più irrealizzabili. Inoltre dopo trent’anni dalla legge elettorale comunale col sistema maggioritario e l’indicazione del candidato sindaco, si è in un certo senso affievolita la possibilità di una attiva partecipazione (nonché di alleanze successive e scelta del sindaco con accordi tra i partiti più votati, come un tempo). Con la conseguenza che un sindaco eletto può essere ‘sfiduciato’ solo dalla sua maggioranza (ed è ovvio che è quasi impossibile lasciare la poltrona per un salto… al buio, ed infatti succede quasi mai).
Del resto le opposizioni in genere non contano un granché! Soprattutto se non ci sono alternative credibili. Ci pensate pertanto che goduria (e impotenza) che ha la maggioranza dei cittadini che non condivida l’operato di un sindaco e rispettiva giunta!
E se anche qualche piccolo gruppo di cittadini intendesse criticare l’operato delle amministrazioni, difficilmente potrebbe incidere, sia per la indifferenza ormai della maggioranza della popolazione (che, soprattutto se ha raggiunto un certo benessere individuale si guarda bene dal far…politica), sia per la scarsità (o addirittura assenza) di un minimo di sostegni finanziari per un po’ di concreta e attiva visibilità, oltre al fatto che spesso i mass media e i giornaletti locali per lo più si riducono alla voce del padrone facendo da cassa di risonanza al potere di turno!
Pertanto un sindaco con la sua maggioranza resta in sella per cinque anni! E tuttavia, se in certi Comuni i sindaci, bene o male, riescono a resistere per tutto il loro mandato, dalle nostre parti il gioco delle presunte ‘maggioranze’ e relativi esponenti comincia ad esercitarsi al tiro a segno sul sindaco di turno, in un periodo di tempo che va da un anno a sei mesi prima della normale scadenza elettorale.
E’ quello che sta accadendo nei nostri comuni dell’area metropolitana, mentre a Frascati in specifico, la maggioranza in giunta sembrerebbe ancora sicura di sé e solidamente insediata a Palazzo Marconi, nonostante le numerose critiche inascoltate della popolazione sullo stato penoso del territorio cittadino, che vengono sottovalutate o per lo più ignorate; di contro si moltiplicano i mantra e i proclami sui cosiddetti grandi lavori (piscine, teatri, ristrutturazioni di alloggi (già) ‘popolari’ …) ormai propagandati da quattro anni ed anche in una recente ‘intervista’ della sindaca ad un periodico di vicinanza, mentre – tra l’intitolazione di strade e piazze ad usum…pre elettorale – alcuni altri personaggi appaiono onnipresenti da un incontro più o meno culturale all’altro, per una persistente visibilità e una più che evidente futura candidatura (o ricandidatura). Le elezioni si avvicinano!





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