Presentato l’11 aprile nella Sala degli Specchi a Frascati il libro di Mario Avagliano e Marco Palmieri Voto alle Donne! – Storia di una battaglia dalle suffragette alla Costituente – Einaudi Editore: con Avagliano, la Segretaria dell’Associazione Frascati Poesia Rita Seccareccia che ha introdotto l’evento alla presenza della Sindaca Francesca Sbardella, di Emanuela Bruni, Presidente della Fondazione Maxxi di Roma e Professoressa Mirella Tribioli che ha introdotto, relazionato e commentato brevemente l’opera.
Una minuziosa ricerca portata avanti dagli autori tra documenti d’archivio e la consultazione di numerose fonti citate nella corposa bibliografia.
A ritroso nella storia risorgimentale, passando per l’Unità d’Italia, i fermenti del nuovo secolo con la Grande Guerra, il Ventennio fascista, la Resistenza e la guerra civile, il Secondo conflitto mondiale, la fine della guerra nel 1945, per arrivare al voto del 2 giugno 1946 con la successiva Assemblea Costituente, le cui sedute si svolsero fra il 25 giugno 1946 e l’8 maggio 1948.
Un ricco volume nel quale la storia dipana il lungo processo di riscatto, autonomia, liberazione e riconoscimento dei diritti delle donne, tra i quali quello al voto: sottolinea l’autore, non concessione, ma riconoscimento. Tiene, inoltre, a evidenziare come co-autore anche la profonda consapevolezza del suo impegno con Marco Palmieri come scrittori uomini – finora l’argomento era stato portato avanti soprattutto da donne a vario titolo – con una profonda presa di coscienza civile, da storici.
Prima delle reali basi dello Stato Nazionale, periodo in cui le donne di un’Italia pur se divisa in statarelli, soprattutto nel Lombardo Veneto animavano salotti, erano protagoniste culturali, avevano modo di contribuire con propaganda alle lotte per la libertà, protagoniste del Risorgimento; non avevano bisogno di un’autorità maritale.
Con l’Unità d’Italia si ritrovano confinate nel contesto familiare, nelle domestiche realtà, prive di autonomia. E lo Stato Nazionale, a differenza della Repubblica, nasce senza Madri: le donne non hanno diritto di voto, vittime di un pregiudizio antico, irrazionale che le vede bisognose di tutela, creature inferiori.
Al termine della Grande Guerra, le muliebri protagoniste che fino ad allora avevano dimostrato di essere preziose risorse – in una nazione con gli uomini al fronte, coinvolte in questioni di economia, nel lavoro fattivamente impegnate nelle fabbriche, nelle campagne, nel portare avanti affari di famiglia, sostituendo padri, mariti, figli, – trovano chi vorrebbe loro riconoscere queste positività, abolendo l’autorizzazione maritale alla quale erano soggette, riconoscendo loro il diritto di voto e approvando la legge sul divorzio. Cade però la Legislatura e i nuovi parlamentari affossano questi innovativi progetti di legge.
Nel 1945 viene riconosciuto il diritto di voto alle donne, pur permanendo l’esclusione di figure che secondo la morale non rientrano nei canoni dei valori condivisi. Una subdola mentalità che ancora oggi attribuisce a chi è libera e senza vincoli o raggiunge un successo personale, motivazioni legate a prestazioni o a comportamenti frutto di pregiudizievoli condizionamenti. Inoltre, in quel periodo post bellico, si trattava di un elettorato femminile passivo: le elettrici potevano votare, ma non essere elette.
Veloce e interessante è proseguito l’incontro con Mario Avagliano di questa opera che sarebbe bene entrasse anche nelle scuole, come suggerisce anche Mirella Tribioli: i giovani hanno bisogno di letture come quelle proposte in questo libro, ricco di riferimenti e documenti storici; in esso sono presenti numerose biografie, comprese quelle delle Madri dell’Assemblea Costituente, elette il 2 giugno 1946. Tra queste, una giovanissima Teresa Mattei e Lina Merlin, due delle ventuno donne impegnate nella redazione della Costituzione italiana: entrambe offrirono due specifici contributi, miranti a sottolineare la parità di genere anche nella Politica e si batterono affinché venissero aggiunti due appunti all’Articolo 3 della Costituzione:
“Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. (Merlin)
È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”. (Mattei)
Nel 1963 s’impegnò Teresa Mattei anche per far entrare le donne in Magistratura e reagì contro chi, sottovalutando la donna, volle insinuare come mensili cicli fisiologici avrebbero loro impedito una corretta lucidità mentale: con molta naturalezza la stessa Mattei ebbe modo di sottolineare al suo interlocutore, come tale disagio intellettivo venisse in realtà riscontrato, senza cicli, anche in alcuni esponenti con virili attributi.
L’interessante incontro, arricchito da slide ricche di numerosi altri interessanti stimoli ad approfondire, ha rilevato, prima della conclusione finale, quando possa essere criticabile una deprecabile e insufficiente toponomastica femminile nelle città italiane alla quale andrebbe posto rimedio.
Prendo spunto per concludere, ricordando che a Rocca di Papa giace da tempo, nel protocollo comunale, la richiesta firmata da alunni, genitori e insegnanti di una scuola primaria – nella quale si svolse anni fa un interessante progetto sulla Costituzione e sui Diritti dei bambini con la partecipazione, tra le altre, di Ida Mattei – affinché venisse intitolata una via proprio a Teresa Mattei. Non disperiamo, prima o poi succederà.






















































































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