Grumi di sangue sulla Sacra Sindone: la loro presenza è scientificamente “impossibile”
Tra le varie prove da me indicate a sostegno della tesi sull’impossibilità che l’immagine impressa sulla Sacra Sindone possa essere stata impressa per cause naturali, secondo le leggi della fisica, avevo già fatto cenno alle modalità della presenza dei grumi di sangue ivi presenti (v. i precedenti nn. 23 e 25): ritengo opportuno ritornare sull’argomento, riprendendo le argomentazioni svolte che, mi sembra, siano meritevoli di un più approfondito esame.
Va, preliminarmente, ribadito che le macchie di sangue presenti sulla Sindone, come ritenuto dalla maggioranza dei ricercatori e studiosi, risulterebbero prodotte “per contatto” tra il corpo di Gesù ed il telo sindonico (a differenza dell’immagine corporea che, invece, risulta prodotta per “proiezione”) e che vanno distinte tra quelle che, al momento della deposizione dalla croce, erano ancora sanguinanti, dalle altre (oltre 200), relative alla flagellazione che si presentavano come coaguli secchi, con contorni ben precisi e netti tanto da apparire come se si fossero formate direttamente sul telo.
Nell’analisi effettuata da Gilbert Lavoie, Bonnie B., Rev. Vincent J Donovan e Johns Ballads, il cui risultato venne pubblicato nel settembre 1983, dal titolo: “Sangue sulla Sindone di Torino: parte II* (L’importanza del tempo nel trasferimento dei coaguli di sangue al Telo come immagini distintive del coagulo)”, venne esplicitamente puntualizzato che le macchie di sangue prese in considerazione nel suddetto lavoro riguardavano solo i “flussi sanguigni ….. che tutti avevano una cosa in comune: tutti scorrevano attivamente vicino al momento della morte”. Con tale precisazione veniva ulteriormente chiarito che “altre macchie di sangue, come i segni di flagello e i rivoli di sangue sull’immagine dorsale, rientrano in una categoria diversa per quanto riguarda la loro formazione e il contenuto di umidità, pertanto, dovrebbero essere valutati separatamente”: queste ultime macchie si riferivano a coaguli secchi, relativi a fuoriuscita di sangue per ferite avvenute molte ore prima del contatto tra il corpo di Gesù ed il telo sindonico, e, “pertanto (così concludeva l’articolo), non si dovrebbe presumere che i coaguli secchi possano essere riattivati dall’umidità ambientale e quindi lasciare un’impronta sul panno”, escludendo, così, la possibilità che detti coaguli potessero essere trasferiti dal corpo di Gesù sulla Sindone.
Sull’impossibilità che coaguli secchi si possano essere trasferiti, come tali, “per contatto”, ed escludendo che gli stessi si “possano essere riattivati dall’umidità ambientale”, come riscontrato nell’analisi sopra ricordata, intervenne, successivamente, un successivo studio (v. “Caratteristiche delle macchie di sangue da considerare in una ricostruzione in laboratorio della Sindone di Torino”, in IV Symposium Scientifique International du CIELT Paris, 25-26 Avril 2002; Carlo Brillante, Giulio Fanti, Emanuela Marinelli) con il quale si è cercato di superare il suddetto ostacolo, sostenendo l’ipotesi di un loro “ridiscioglimento” a seguito di un ipotetico processo fibrinolitico.
Secondo gli autori del suddetto studio (tutti estranei al settore medico), i coaguli di sangue si sarebbero sciolti in sangue liquido, con un procedimento fibrinolitico (alquanto problematico e, comunque, unico nella storia) per l’umidità presente nel sepolcro e, così, trasferiti sulla Sindone; successivamente, al termine di tale procedimento (dopo circa diverse ore), il sangue si sarebbe nuovamente rappreso, riformando i precedenti coaguli. Peccato, però, che i suddetti autori non hanno tenuto nella benché minima considerazione il fatto che secondo le leggi della fisica, della chimica e della medicina legale, è scientificamente impossibile che un coagulo sciolto si ricomponga nella sua forma originale senza essere assorbito dal tessuto della tela sovrastante. Il lino, infatti, è una fibra altamente assorbente: se il coagulo si scioglie in sangue liquido (fibrinolisi), la componente liquida (siero e globuli rossi sciolti) viene immediatamente “succhiata” dalle fibre del panno per capillarità, creando una macchia espansa e piatta, non un coagulo strutturato. Se, cioè, un corpo coperto da un lenzuolo presenta dei coaguli, che si sciogliessero e poi si ricomponessero, la trama del tessuto verrebbe inglobata nel nuovo coagulo, lasciando segni evidenti di assorbimento profondo. Va, inoltre tenuto presente che il mondo della scienza medica è concorde nel ritenere la irreversibilità della fibrinolisi: Il coagulo è tenuto insieme da una rete di fibrina. Una volta che questa rete viene spezzata dai processi enzimatici post-mortem, non può “ricucirsi” spontaneamente per ricreare la forma solida precedente, dato che si tratta di un processo a senso unico.
Altri qualificati ricercatori (come: Mons. Giulio Ricci ed il noto medico legale Baima Bollone, recentemente scomparso) hanno, invano, tentato altre diverse strade per risolvere il problema della trasposizione dei coaguli di sangue dal corpo al telo, mantenendo detti coaguli perfettamente nitidi ed integri, come presenti sulla Sindone, senza, cioè, provocare inevitabili sbavature, ma tale effetto si è rivelato irrisolvibile.
Si è, anche, fatto ricorso, da parte di altri ricercatori, ad un altro diverso sistema, come l’ipotesi della “proiezione radiante”: secondo questa ipotesi, l’immagine non sarebbe stata causata da un contatto fisico prolungato (che avrebbe prodotto macchie informi per capillarità), ma da una scarica di energia (radiazione) proveniente dal corpo stesso. Questa improvvisa fonte di energia avrebbe causato il distacco istantaneo dei coaguli dalla pelle e la loro “proiezione” sul lino, agendo a distanza millimetrica. Anche questa ipotesi non ha avuto alcun seguito, per motivazioni, prevalentemente, d’ordine fisico: un cadavere non emette radiazioni o lampi di luce; i critici, infatti, hanno sostenuto che la teoria radiante non sia propriamente “scientifica” perché richiede un evento unico e non replicabile (un miracolo o un fenomeno energetico ignoto), spostando il problema dal campo della biologia a quello della metafisica. D’altra parte, le sperimentazioni effettuate presso l’ENEA di Frascati per oltre 10 anni, relative alla possibilità di trasferimento solo dell’immagine corporea, con l’uso di un raggio UV e non certo, comunque, di un corpo solido (come un grumo di sangue), non hanno dato alcun risultato utile, avendo potuto realizzare solo una colorazione simil-sindonica del telo di lino che avvolgeva il corpo di Gesù.
La presenza dei coaguli di sangue sulla Sindone è stata oggetto di attenta ricerca da parte di valenti studiosi: Mons. Giulio Ricci, Prof. Baima Bollone, Prof. Giulio Fanti, la stessa Prof.ssa Emanuela Marinelli; inoltre, uno studio effettuato nei laboratori IC-CNR della sede di Bari, in collaborazione con il prof. G. Fanti dell’università di Padova, ha rilevato che “in corrispondenza di numerosi rivoli di sangue si possono osservare le fasi di formazione del coagulo con la successiva comparsa della crosta e dell’essudato sieroso”( v. https://www.radioroma.it/2023/11/30/i-misteri-della-sacra-sindone/ ): su tali interessanti informazioni, relative ad una originaria formazione dei coaguli sul telo sindonico, riscontrate sulle macchie di sangue della Sindone e non contestate, nessuno mai ha ritenuto necessario insistere ad indagare sulla loro misteriosa origine. Tutti, comunque, sono stati sempre concordi sul fatto che i coaguli di sangue sulla Sindone sono intatti, con bordi netti, ed integri come se fossero stati “decalcati” dal corpo al tessuto, avendo presente che in medicina legale, se un corpo viene staccato da un lenzuolo dopo che il sangue si è seccato, le croste si rompono o restano attaccate alla pelle, lasciando sul panno solo frammenti. Sulla Sindone, invece, l’intero coagulo è passato sulla fibra di lino mantenendo la sua forma tridimensionale.
In sintesi: La scienza ha confermato che il sangue è umano (AB) e che i coaguli sono reali e intatti, ma non è stata trovata una spiegazione riproducibile in laboratorio che spieghi come quei coaguli siano passati dal corpo al telo senza rompersi. È l’unico caso documentato di “decalco ematico” perfetto della storia.
La scienza non sa spiegare come un coagulo possa essersi trasferito dal corpo al lino mantenendo la sua tridimensionalità e precisione millimetrica senza che il movimento del panno lo rompesse. Per la scienza è un paradosso: se il coagulo si è sciolto, doveva espandersi nel tessuto; se è rimasto solido, doveva rompersi al momento del distacco del corpo. Il fatto che sia rimasto intatto e non assorbito in modo caotico è considerato un fenomeno fuori dalle normali dinamiche biofisiche.
Resta, pertanto, indiscutibile l’impossibilità di un trasferimento dal telo alla Sindone dei suddetti coaguli, senza alcun benché minimo effetto sulla loro struttura e, soprattutto, risulta concorde la convinzione del mondo medico-scientifico di escludere che un coagulo, comunque disciolto ovvero anche solo ammorbidito e che, quindi, abbia subito una inevitabile seppur minima distorsione della sua struttura nel distacco dal telo, possa ricomporsi nell’originario coagulo, per l’accertata irreversibilità di detta trasformazione. Il problema della trasposizione dei coaguli di sangue è, quindi, considerato scientificamente irrisolto secondo le leggi della fisica classica, poiché non esiste un meccanismo naturale noto che permetta il trasferimento di un coagulo secco o semisecco da una superficie (la pelle) a un’altra (il lino) mantenendo bordi perfettamente nitidi e integri; la presenza, sulla Sacra Sindone, dei coaguli di sangue, come sopra descritti, deve, quindi, ritenersi, sul piano scientifico, assolutamente “impossibile”.
In conclusione: la scienza ha sempre cercato di dimostrare che i coaguli presenti sulla Sindone possano essere il risultato di un processo naturale, senza mai riuscirsi. In assenza, pertanto, di una qualsivoglia spiegazione su come i coaguli di sangue si possano essere traferiti dal Corpo di Gesù sulla Sindone, ed avuto anche presente che, allo stato, sono del tutto assenti eventuali nuovi studi su tale problema che è da considerarsi, ormai, definitivamente irrisolvibile, deve necessariamente ammettersi che tale effetto (che ha, tra l’altro, un indiscutibile peso, dato che riguarda oltre 200 coaguli) sia stato determinato solo da un misterioso evento sovrannaturale.
Tale obbiettiva ed incontestabile situazione determina, inoltre, un’altra incontestabile considerazione sulla formazione dell’immagine sindonica.
Dato che, come concordemente da tutti accettato, l’ipotesi che detta formazione dell’immagine possa essere validamente ritenuta ascrivibile ad un fatto naturale, secondo le leggi della fisica ed al di fuori di qualsiasi intervento sovrannaturale, sia, comunque, sempre condizionata all’assenza di singole particolarità di detta immagine che non siano state risolte e, pertanto, che basti che anche una sola resti irrisolvibile per determinare l’impossibilità della validità di tale ipotesi, deve, conseguentemente, ammettersi che quanto come sopra rappresentato costituisca un insormontabile ostacolo a detto riconoscimento. Non va sottaciuto, comunque, che all’”impossibilità”, qui presa in considerazione, vanno aggiunte numerose altre “impossibilità”, incongruenze ed incompatibilità, mai risolte, fatte presenti in tutti i miei precedenti articoli, sicché deve concludersi, con assoluta certezza, che la possibilità che la formazione dell’immagine sindonica sia stata determinata da un evento naturale, al di fuori di qualsiasi intervento sovrannaturale, sia da ritenersi, ormai, priva di qualsiasi fondamento: di tale “impossibilità”, sarebbe, pertanto, opportuno prenderne atto ufficialmente.
La caparbietà nell’affannosa ricerca di trovare una soluzione, su di un piano scientifico e secondo le naturali leggi della fisica, sulle modalità di formazione di quanto stupefacentemente raffigurato sulla Sacra Sindone, respingendo immotivatamente il sovrannaturale dono di Nostro Signore Gesù Cristo, che ha voluto, così, lasciarci, un prezioso segno della Sua Passione, Crocifissine, Morte e Resurrezione, è, pertanto, ascrivibile solo ad un delirio di onnipotenza che, a volte, coinvolge il ricercatore che, cercando ostinatamente conferma di una “sua” preconcetta ed inconsistente ipotesi, si convince, per insano orgoglio, di poter tutto comprendere. Costui, senza considerare i propri naturali limiti posti al suo sapere difronte al sovrannaturale diverso disegno divino, diventa, così, disponibile al falso ed, anche, ad una inammissibile manipolazione dei Sacri Testi, fino ad arrivare all’irragionevole affermazione di ritenere l’immagine sindonica come una prova fotografica di Gesù Risorto – che, come è noto, almeno per i credenti, dal momento della Sua Resurrezione, si era reso a tutti invisibile, tranne a chi avesse voluto apparire – dimenticandosi, come scrisse Papa Giovanni Paolo II, nella sua enciclica “Fides et ratio”, del “timore di Dio, del quale la ragione umana deve riconoscere la sovrana trascendenza ed insieme il provvido amore nel governo del mondo. Quando s’allontana da questa regola, l’uomo s’espone al rischio del fallimento e finisce per trovarsi nella condizione dello stolto”.





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