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IL CICLISTA-PODISTA SULLA (INUTILE) PISTA CICLABILE DI ALBANO LAZIALE

IL CICLISTA-PODISTA SULLA (INUTILE) PISTA CICLABILE DI ALBANO LAZIALE
Gennaio 25
18:26 2026

Tre anni fa sono iniziati i lavori per la realizzazione della pista ciclabile di Albano Laziale.

I lavori sono ancora in corso e dovranno comunque essere conclusi entro il 2026, visto che si tratta di uno dei progetti finanziati dal PNRR.

A due anni dall’inizio del cantiere la giunta comunale ha approvato, nel febbraio 2025, una modifica al progetto originario per tener conto di alcune variazioni urbanistiche intervenute nel frattempo. La nuova progettazione ha tuttavia lasciato irrisolto il problema, segnalato a suo tempo da alcuni cittadini, della pericolosità nell’attraversamento della Via Appia per i futuri “ciclisti pedonali”.

Stando al progetto, si può intravedere quale sarà il destino del ciclista che vorrà provare l’ebbrezza di una passeggiata nel Centro storico seguendo un percorso “a senso unico ad anello” della lunghezza di 1.650 metri che nelle carte viene chiamato “biovia”.

Per percorrere questa “biovia” è necessario pedalare sui sanpietrini, tagliare due volte via Aurelio Saffi, attraversare due volte la Via Appia, scendere dalla bici quattro volte (per poter proseguire a piedi), dotarsi, per i non allenati, di una bici elettrica, affrontare il rischio di cadere sulle pericolose ringhiere che separano la “biovia”, ricavata nella sede stradale, dal marciapiedi e, visto che la pista non è separata dal resto della carreggiata da un cordolo di protezione, essere travolti dalle automobili e dai camion.

Su questa pista non si vedrà mai un ciclista “vero”: per i ciclisti “veri” mettere il piede a terra è un’onta incancellabile. Si vedrà dunque soltanto qualche ciclista occasionale che sale e scende dal sellino in una sorta di diathlon ciclismo-podismo.

La “biovia” non unisce luoghi o località particolari (magari a fini turistici) né località specifiche attualmente connesse dalla rete stradale ma, al contrario, genera un impatto negativo sulla mobilità cittadina. È un’opera priva di utilità pratica che, in assenza dell’obbligo del suo utilizzo, e per il fatto che per il Codice della strada la bici è un mezzo “normale” come le auto e i camion, consiglierà al ciclista, per la sua sicurezza e quella degli altri, l’utilizzo al meglio della carreggiata stradale (ridotta).

Il progetto è finanziato dall’Europa per contribuire alla Rigenerazione urbana. Sfugge come una siffatta modifica della viabilità cittadina rappresenti un investimento per migliorare la vita delle prossime generazioni. Un altro elemento di riflessione riguarda l’entità del lavoro: si stratta di disegnare strisce bianche sulla strada, apporre cartelli, intervenire sulla sede stradale, mettere in opera lavori ancillari, non si tratta dunque di costruire nuovi manufatti. Il tutto per la modica cifra di 306.000 euro (più di mezzo miliardo delle vecchie lire), per circa 200 euro al metro, che dovranno essere restituiti all’Unione europea anche dai cittadini di Albano Laziale.

Una volta completata l’opera ci si aspetta che il Comune ne faccia un continuo monitoraggio sia in termini di utilizzo (quanti e quali ciclisti la utilizzeranno, gli incidenti, il nervosismo e le reazioni tra gli automobilisti convinti che i ciclisti sono obbligati a circolare sulla pista, ecc.) sia per possibili modifiche suggerite dalla pratica quotidiana.

P.S. Allorché gli albanensi hanno visto disegnata a terra la pista sul Corso che si interrompe a Piazza San Pietro è iniziata su Facebook un’accesa discussione con centinaia di commenti in larghissima parte non lusinghieri.

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Di seguito un divertissement riservato ai cittadini albanensi che conoscono la topografia della propria città.

Il ciclista parte da via Risorgimento, giunge al Museo civico, gira a destra e percorre sui sanpietrini la piazza retrostante; si immette sulla parte sinistra di via Risorgimento; taglia sulla cima Via San Martino; taglia Via Cavour immettendosi sulla parte destra della carreggiata; percorre Via Cavour sul selciato (fondo stradale non amato dai ciclisti) cercando di non rovinare sulle ringhiere alla sua destra che presentano spigoli a novanta gradi; taglia Via Aurelio Saffi; giunge, sempre sul selciato, a Piazza Pia; si immette su Via Cairoli al cui termine deve scendere dalla bici per tagliare la strada statale Appia; risale sul velocipede all’inizio di Corso Matteotti e si ferma a piazza San Pietro; scende dalla bici, taglia di nuovo la Via Appia, taglia Via Settimio Severo; si immette su Vicolo del Montano pedalando in salita sui sanpietrini; taglia di nuovo Via Aurelio Saffi; scende dalla bici e percorre a piedi Piazza Giosuè Carducci che è pedonalizzata e prosegue sul selciato fino a Via San Martino dove scende di nuovo; gira a sinistra per poi decidere se ripetere l’esercizio di ciclo-cross o gira a destra, verso il Museo civico, esausto ma soddisfatto dell’esperienza vissuta.

 

 

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1 Commento

  1. Libera nos a malo
    Libera nos a malo Gennaio 26, 11:03

    Il sindaco l’avete mandato a casa, ma qui si tratta di tecnici che non sanno come si lavora, oppure proni alle decisioni dall’alto? com’è? Se è così, qualsiasi colore vada su, ci sono tecnici che mal consigliano, o non consigliano del tutto, l’improvvido politico…

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