IL COMMISSARIO PREFETTIZIO, LA DEMOCRAZIA E L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE
Nel dibattito relativo alla crisi politica nel Comune di Albano Laziale dell’autunno scorso veniva posto un dilemma: andare avanti con un’amministrazione azzoppata fino al termine del mandato elettorale o sfiduciare il sindaco con la conseguente nomina del commissario prefettizio. Dalla padella alla brace, dunque, tenendo a mente il detto popolare “è meglio il peggior sindaco che il migliore commissario prefettizio”. L’esito è stato che nel mese di ottobre 2025 il Comune è stato commissariato.
Con la sfiducia al sindaco, che rappresenta un fallimento del sistema democratico, la comunità locale certifica di non essere in grado di autogovernarsi e quindi si passa all’affidamento pro-tempore delle funzioni di governo ad un funzionario nominato dal prefetto che, dunque, non risponde ai cittadini ma ad un’entità che è espressione della burocrazia (che in ultima istanza è emanazione del governo e del parlamento). Nel Comune il legame governante-governato viene dunque spezzato e si instaura un sistema di natura “autoreferenziale”, privo di “meccanismi di giudizio” esterni.
Il commissario ha il compito di traghettare l’amministrazione comunale seguendo le linee predisposte dall’amministrazione sfiduciata, dando quindi attuazione ai provvedimenti già deliberati senza poter introdurre innovazioni significative.
Vi sono alcuni aspetti critici.
- Il commissario dipende totalmente dai funzionari comunali i quali gli sottopongono le questioni che ritengono rilevanti: di fatto sono loro che determinano la sua agenda e che, quindi, detengono il vero potere. In teoria può accadere che tali funzionari siano guidati da motivi personali, non abbiano le adeguate capacità professionale o non siano fedeli all’istituzione – e di questo il commissario non ha alcuna nozione e alcun controllo. Per tale motivo una delle sue principali attività consiste nella verifica della “conformità degli atti” che deve firmare e di cui è responsabile. Non ha peraltro l’esplicito mandato di attivarsi per entrare nel vivo della realtà cittadina che per definizione non conosce interagendo con altri attori della comunità quali i cittadini e le loro organizzazioni.
Deve dunque porre la massima attenzione alla forma e alla burocrazia evitando decisioni che potrebbe/dovrebbe assumere ma che “disturberebbero” lo status quo (ma poi, tutto sommato, si tratta di una breve transizione e, dopo le elezioni, il funzionario se ne torna a casa avendo assolto il suo compito così come richiesto dal funzionario che lo ha nominato).
- Il commissariamento produce un progressivo distacco tra la realtà fotografata e congelata nei provvedimenti del sindaco dimissionario e le problematiche di un mondo in continua e caotica trasformazione. Finché si procede nella continuità (viene alla mente la canzone di Oretta Berti Finché la barca va) il sistema tiene ma, allorché si manifestino eventi straordinari, la gestione commissariale entra in crisi: il commissario non ha il potere, la competenza e la legittimità popolare per agire.
In una metafora marinara il commissario può essere assimilato ad un infelice capitano a cui viene affidata una nave con un equipaggio che non conosce ma di cui si deve per forza fidare, a cui vengono fornite vecchie carte nautiche e una rotta tracciata, ma non gli strumenti per conoscere lo stato del mare su cui dovrà navigare e per affrontarlo in caso di burrasca.
Stando alle considerazioni di cui sopra la bilancia del primigenio dilemma tenderebbe a pendere in favore del peggior sindaco che, comunque, è espressione dei cittadini e a loro risponde … quando ne ha voglia.
Chissà se i consiglieri comunali che hanno sfiduciato il sindaco di Albano Laziale erano davvero consci delle conseguenze sopra descritte.
Ma va ricordato che, come affermò Winston Churchill, “la democrazia è la peggior forma di governo, escluse tutte le altre forme provate fino ad ora” e che dunque dobbiamo convivere con tutti i suoi limiti e tenercela stretta in un momento storico in cui la gran parte della popolazione mondiale vive o si appresta a vivere sotto regimi assolutistici e dittatoriali.
Una teorica possibilità per superare questo fallimento della democrazia potrebbe consistere nell’affiancare al commissario prefettizio l’intelligenza artificiale (AI): l’algoritmo avrebbe il vantaggio di verificare la correttezza degli atti amministrativi, assumere le decisioni sulla base di molteplici informazioni di cui il funzionario non dispone e, addirittura, creare scenari per la risoluzione di eventi imprevisti. Il commissario potrebbe così dedicarsi ad immergersi nella realtà cittadina che è chiamato ad amministrare dando attuazione ad uno degli ammaestramenti di Luigi Einaudi, secondo presidente della Repubblica: “Conoscere per deliberare”. Forse in parlamento si può iniziare una discussione sul tema.





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