IL CONSUMO DI SUOLO NEI COLLI ALBANI. UN BANCO DI PROVA PER GLI AMMINISTRATORI DEI COMUNI
Il 9 aprile 2026 si è tenuto presso il Comune di Albano Laziale un interessante Convegno su “Il consumo di suolo ai Colli albani. Quale futuro per il nostro territorio” organizzato da Italia Nostra – Sezione Castelli Romani, FabricAlbano, l’Associazione Culturale “Schierarsi”.
Lo scopo del convegno era duplice: presentare ai sindaci dei Comuni dei Castelli Romani la mozione intitolata “Stop al Consumo di Suolo nei Comuni dei Colli Albani e litoranea” e illustrare la – preoccupante –situazione del consumo di suolo nei Castelli Romani.
Il quadro della situazione
Il consumo di suolo è monitorato in Italia dal Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente (SNPA) che ogni anno pubblica il Rapporto nazionale “Consumo di suolo, dinamiche territoriali e servizi ecosistemici”. Il rapporto del 2025 evidenzia un aumento allarmante del consumo di suolo in Italia, registrando il dato peggiore degli ultimi 12 anni, con una trasformazione di aree naturali e agricole in superfici artificiali a un ritmo di oltre 2 metri quadrati al secondo; questo andamento causa la perdita di importanti servizi ecosistemici e l’aggravamento di fenomeni legati ai cambiamenti climatici.
I Comuni dei Colli Albani e della litoranea fanno parte dei territori con le percentuali di suolo consumato più elevate (rapporto ISPRA 2021). I più compromessi sono: Ciampino 42 %, Albano Laziale 27 %, Marino 26 %, Ariccia 25,8%, Frascati 22%, Genzano 20%, Grottaferrata 20%. La percentuale media consumata nell’area è circa il 17 %, ben superiore alla media nazionale (7,2 %). In alcuni Comuni, il consumo pro-capite raggiunge i 353 m² per abitante (Lanuvio), 328 (Nemi), 296 (Velletri).
Il consumo di suolo va visto nel quadro della generale situazione del territorio. L’impermeabilizzazione del suolo, e cioè la copertura permanente con materiali artificiali che impediscono o limitano significativamente l’infiltrazione dell’acqua (quali asfalto o calcestruzzo), comporta l’insufficiente infiltrazione dell’acqua nel sottosuolo e di conseguenza l’impoverimento della falda acquifera. Il progressivo e preoccupante abbassamento del livello dell’acqua dei laghi Albano e di Nemi ne sono la testimonianza.
L’area dei Castelli Romani è un’area sismica attiva (non va dimenticato lo sciame sismico degli anni Ottanta del secolo passato) che è interessata a frane, alluvioni e inondazioni.
Visto che il consumo di suolo rappresenta una delle principali minacce alla biodiversità, alla sostenibilità ambientale, alla sicurezza alimentare e alla resilienza climatica, sono state proposte le seguenti misure:
- evitare il consumo e rimpermeabilizzazione del suolo;
- in caso di nuove necessità, riutilizzare terreni già consumati e impermeabilizzati;
- se non è possibile evitare il consumo e rimpermeabilizzazione del suolo, utilizzare aree già degradate;
- solo per interventi assolutamente inevitabili, applicare misure di mitigazione per ridurre al minimo la perdita di servizi ecosistemici e per la loro compensazione attraverso interventi mirati.
Che fare?
Da un punto di vista scientifico e di presa di coscienza dei partecipanti alla Conferenza delle problematiche magistralmente trattate dai relatori è stato un successo. Non è stato un successo se si guarda all’impatto sulla politica locale: tra i numerosi candidati alla carica di sindaco nei vari Comuni sotto elezioni che erano stati invitati, se ne è presentata una minoranza (evidentemente gli altri erano più interessati alla campagna elettorale piuttosto che ad informarsi sui gravi problemi che si troveranno ad affrontare in qualità di amministratori comunali). Due notizie sono state particolarmente interessanti: gli esperti del settore hanno affermato che, a loro conoscenza, nei Comuni sia gli amministratori che i funzionari non leggono i rapporti annuali dell’SNPA e che ad Ariccia un candidato alla carica di sindaco ha in programma di approvare sette varianti al Piano regolatore generale che comporterebbe un aumento potenziale di circa 5.000 abitanti che rappresenterebbero circa un quarto della popolazione attuale.
Un ulteriore elemento emerso nella Conferenza è rappresentato dal fatto che, in base alla normativa regionale e statale sul governo del territorio, i Comuni del Lazio devono adeguare i propri Piani regolatori generali trasformandoli in Piani Urbanistici Comunali Generali, allineandoli alle linee guida alle normative nazionali e regionali in materia di consumo di suolo. Ci si aspetta dunque che nei programmi dei candidati nei Comuni sotto elezioni ciò sia esplicitamente previsto.
Da almeno 20 anni si verifica che, in gran parte dei comuni dei colli albani il numero dei decessi ha superato quello delle nascite e tale circostanza dimostra come già sotto il profilo demografico non risulta esserci più alcuna esigenza di nuove abitazioni con il conseguente consumo di suolo.
Il territorio dei Castelli Romani è particolarmente fragile e va messo in sicurezza. Gli amministratori locali non ne sono adeguatamente a conoscenza e non si intravedono “volontà politiche” volte ad affrontare il grave problema delle minacce alla sostenibilità ambientale e alla resilienza climatica.
Un primo concreto passo dovrebbe essere quello di adottare una rigorosa politica di “consumo di suolo zero” e, invece di costruire nuove case, di rendere più sicuri gli edifici esistenti.
Quale sarà il destino della mozione delle Associazioni, espressione di partecipazione democratica, inviata ai candidati sindaci? Questi avranno la voglia, l’interesse, la capacità, di farne buon uso, a cominciare dall’utilizzarla nella scrittura del programma politico?






















































































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