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Il nuovo terrorismo

Aprile 14
16:46 2010

Rachel Odiase, tredici mesi, nigeriana, figlia dell’operaio Tommy Odiase, morta per mancanza di cure poco dopo essere stata respinta dall’ospedale di Cernusco, Italia, è a tutti gli effetti una vittima del terrorismo.

La vita non le è stata tolta per ignoranza, o per superficialità colpevole, o per “incidente”: è stata respinta perché non in regola coi documenti. Suo padre da tredici anni lavorava in Italia con tutti i permessi possibili: il Pil di noi italiani bianchi è fatto dagli anni di lavoro di operai come questo. Un mese e mezzo fa, per la “crisi”, il padrone l’aveva licenziato: il permesso di soggiorno, che va rinnovato (e pagato) ogni sei mesi, in questi casi richiede tutta una serie complessa di documenti, che certo a un operaio come Odiase nessuno si cura molto di consegnare in tempo. Senza documenti del Reich, senza accettazione, senza permesso, la piccola Rachel è stata praticamente condannata a morte.
Questo, che noi sappiamo, è il primo caso eclatante di eliminazione legale di un piccolo immigrato. Ma c’erano già le storie dei piccoli buttati fuori dalle mense scolastiche, lasciati col piatto vuoto davanti ai compagnucci dell’asilo, semplicemente perché erano poveri e non avevano pagato in tempo la retta. E i piccolissimi zingari bruciati – anche questo è successo – nelle loro tende a Opera, Lombardia; e vivi per miracolo, non certo per pietà dei razzisti; e quelli cacciati via dalle squadracce mafiose a Rosarno, a Poggioreale, a Milano dalla guardia civica cittadina.
Nessuno di questi episodi è casuale. Così come i piccoli ebrei, germe del male e seme di Ubermensch, dovevano essere sradicati dalla terra per il bene della razza ariana, così gli immigrati più piccoli vanno cacciati – o uccisi – per primi e in fretta: prima che diventino uomini, uomini di razza nemica.
Il terrorismo nei confronti dell’immigrazione (le “cannonate in pancia” di Bossi, il gioco “affonda un immigrato” di suo figlio) è stato apertamente, nel nostro silenzio colpevole, teorizzato. La strategia è di fare paura, l’Italia deve apparire un paese terribile, da cui tenersi lontano. Non è vero, onorevole Bossi? Non è vero, onorevole Borghezio, sindaco Tosi, sindaco Gentilini?
In nulla si differisce il terrorismo, che ormai crea le sue vittime, di costoro da quello dei Nar o dalle Brigate Rosse. Va contrastato a ogni costo, con mezzi moderati se possibile, con ogni altro mezzo se occorre. Quanto a parlare coi terroristi, a “dialogare” coi loro alleati, a cercare non dico collaborazioni ma trattative con essi, è un’idea che dovrebbe far vergognare chi anche lontanamente ce l’abbia in mente.

 

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