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IL RAPPORTO “BENESSERE EQUO E SOSTENIBILE”

IL RAPPORTO “BENESSERE EQUO E SOSTENIBILE”
Novembre 15
12:17 2025

IL RAPPORTO “BENESSERE EQUO E SOSTENIBILE” DELL’STAT CI INDICA DOVE L’ITALIA DEVE MIGLIORARE

E’ stato appena pubblicato il Rapporto sul Benessere Equo e Sostenibile (Bes) dell’ISTAT.

Nato nel 2010, il progetto Bes rappresenta una sfida tematica e metodologica ed è il risultato di una proposta innovativa che conta sul dialogo con la comunità scientifica, la società civile e i cittadini.

Grazie all’analisi di un ampio insieme di indicatori statistici (152), il Rapporto offre una lettura approfondita dei livelli, delle tendenze e delle disuguaglianze di benessere che si possono osservare nei 12 domini in cui si articola il Bes: Salute; Istruzione e formazione; Lavoro e conciliazione dei tempi di vita; Benessere economico; Relazioni sociali; Politica e istituzioni; Sicurezza; Benessere soggettivo; Paesaggio e patrimonio culturale; Ambiente; Innovazione, ricerca e creatività; Qualità dei servizi.

Rispetto agli altri paesi europei l’Italia è ai vertici per longevità e sicurezza, ma resta indietro per occupazione, istruzione, salari e qualità dei contratti. Un divario che scava distanze sociali e territoriali e attraversa generazioni sempre più sbilanciate verso l’età anziana.

Tra i tantissimi messaggi che emergono dal Rapporto ve ne è uno che spicca con chiarezza e drammaticità per il nostro paese in un contesto sempre più complesso e difficile: la centralità del fattore umano con la necessità di puntare sulla cultura, sulla formazione, sulla scuola e l’università, sulla ricerca scientifica, sull’innovazione, per promuovere il benessere sociale, economico e l’equità. I dati del Bes parlano chiaro: le persone più acculturate sono più soddisfatte della vita, hanno redditi superiori che consento loro di vivere con soddisfazione, sono meglio integrati nella società. E’ dunque essenziale che i governi si impegnino decisamente nelle politiche culturali e sociali che incentivino l’ascensore sociale, e che al contempo si impegnino a contrastare l’esodo dei cervelli e delle competenze che negli ultimi anni ha assunto dimensioni inaccettabili.

Nello specifico.

  1. Poco più di un terzo (47 indicatori) dei 137 indicatori Bes per i quali è possibile il confronto con l’anno precedente migliora in modo significativo; il 26,3% degli indicatori è su livelli peggiori e il 39,4%, la quota più consistente, risulta stabile (54 indicatori). Il quadro per dominio è variegato: migliorano 7 indicatori su 13 del dominio Lavoro e conciliazione dei tempi di vita, ma allo stesso tempo 5 peggiorano; il dominio Qualità dei servizi si divide tra 6 indicatori in miglioramento e 6 in peggioramento sui 16 totali; migliorano circa la metà degli indicatori di Istruzione e formazione. In Sicurezza e Politica e istituzioni si osserva la maggiore quota di indicatori in peggioramento nell’ultimo anno.
  2. Nel lungo periodo il quadro è più positivo: oltre la metà degli indicatori migliora (70 su 128),
    solo 16 peggiorano, mentre per un terzo di essi non è possibile individuare una tendenza univoca. Tutti gli indicatori di Sicurezza migliorano, come anche oltre i tre quarti degli indicatori di Innovazione, ricerca e creatività, Politica e istituzioni e Benessere soggettivo. Nel dominio Relazioni sociali si rileva la maggiore quota di indicatori in peggioramento (4 su 9).

Per tutte le regioni del Nord e del Centro, escluso il Lazio, nell’ultimo anno disponibile, il 60% o più dei 134 indicatori regionali analizzati mostra livelli di benessere migliori della media Italia. Al contrario, in tutte le regioni del Mezzogiorno, a eccezione dell’Abruzzo, la maggioranza degli indicatori registra valori peggiori di quelli nazionali; in Campania e in Puglia ciò accade per più di sette indicatori su 10.

Confrontando gli andamenti per dominio, in Salute, Istruzione e formazione, Lavoro e conciliazione dei tempi di vita, Benessere economico, Relazioni sociali e Qualità dei servizi è piuttosto chiara la divisione tra le regioni del Centro-Nord (dove generalmente almeno la metà degli indicatori è su livelli superiori a quelli medi nazionali) e quelle del Mezzogiorno (generalmente in posizione arretrata rispetto all’Italia per almeno la metà degli indicatori)

Per i domini Paesaggio e patrimonio culturale e Innovazione, ricerca e creatività i risultati migliori si concentrano in poche regioni del Centro-Nord.

La configurazione territoriale è diversa nei domini Politica e istituzioni, Sicurezza e Benessere soggettivo, nei quali si riscontrano risultati prevalentemente migliori o peggiori tanto per le regioni
centro-settentrionali quanto per le meridionali. In particolare, nel dominio Sicurezza sono in netto svantaggio le regioni in cui si trovano i contesti metropolitani più grandi: il Lazio, in modo particolare, ma anche la Toscana, la Lombardia, la Campania e l’Emilia-Romagna.

Nel dominio Ambiente le differenze territoriali appaiono piuttosto sfumate.

  1. Il confronto con l’Europa (media Ue27), possibile per 39 indicatori, mostra una situazione peggiore per l’Italia per 18 indicatori, migliore per 11 indicatori.

Rispetto al contesto europeo, l’Italia presenta significativi svantaggi nel mercato del lavoro, con un tasso di occupazione al 67,1%, 8,7 punti sotto la media Ue27; il divario si accentua tra le donne, tra le quali il tasso scende al 57,4% in Italia (70,8% Ue27). Particolarmente elevata è anche la forbice tra le persone che lavorano in parttime involontario (8,5% Italia; 3,2% Ue27) soprattutto tra le lavoratrici (13,7% Italia;
4,8% Ue27).

L’Italia è al di sotto della media Ue27 anche per alcuni indicatori del dominio Istruzione e Formazione, con solo il 31,6% dei 25-34enni laureati, contro il 44,1% nell’Ue27 e il 66,7% delle persone di 25-64 anni che hanno conseguito il diploma di scuola secondaria di secondo grado (80,5% Ue27).

Sul fronte dell’innovazione e della ricerca, l’Italia investe meno in ricerca e sviluppo (1,37% del Pil, contro il 2,22% dell’Ue27). La percentuale di lavoratori con formazione universitaria nelle professioni scientifico-tecnologiche è inferiore di 7,4 punti rispetto alla media europea (26,7% Italia vs 34,1% Ue27).

Condizioni di benessere peggiori rispetto alla media dell’Unione europea si osservano anche per alcuni indicatori del dominio Benessere economico; nel 2024 il rischio di povertà in Italia è al 18,9%, superiore alla media Ue27 (16,2%). La disuguaglianza del reddito netto è anche più alta (5,5% Italia vs 4,7% Ue27).

Per i domini Salute e Sicurezza, l’Italia mostra risultati positivi rispetto alla media Ue27 per la mortalità evitabile (17,6 rispetto a 25,8 per 10mila abitanti della media europea). La speranza di vita è di 84,1 anni, superiore alla media Ue27 di 81,7 anni, e il tasso di omicidi è tra i più bassi d’Europa (0,6 rispetto a 0,9 per 100mila abitanti in Ue27).

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