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Italia-Usa, Follini: “Meloni a un bivio, schivi trappola Trump”

Italia-Usa, Follini: “Meloni a un bivio, schivi trappola Trump”
Febbraio 01
10:01 2026

(Adnkronos) – “L’America di Trump può diventare la vera trappola per Meloni e il suo governo. Poiché, mentre tutti ragionano sulle insidie del referendum, sulle vicissitudini dell’economia in ristagno e sulla difficoltà a cambiare la legge elettorale, sarà lungo la rotta atlantica che la maggioranza incontrerà le maggiori difficoltà. Con se stessa e verso il paese. Cosa che la premier sembra avere compreso, in questi ultimi giorni. Ma da cui non è affatto riuscita, almeno finora, a districarsi.  

L’alleanza atlantica non ha mai portato troppi voti, anche nelle campagne elettorali di un tempo. C’era il Vietnam, c’erano i missili, c’era un diffuso sentore di imperialismo economico. Tutti argomenti che costavano una certa fatica alle maggioranze dell’epoca. Ma era pur sempre un’altra America. Decisiva negli anni quaranta per liberarci dal fascismo, decisiva negli anni seguenti per vincere la guerra fredda, E soprattutto era un’America accattivante, che si faceva conoscere attraverso i suoi film, le sue canzoni, quella sua singolare capacità di parlare un linguaggio universale -o quasi.  

Nulla a che vedere con l’America trumpiana dei nostri giorni. Una Casa Bianca che è diventata torva, chiusa nel proprio egoismo imperiale, insofferente dei suoi alleati, sorda ai vincoli e alle regole internazionali, lontana da quella sorta di bon ton che dovrebbe regolare la vita del pianeta. Essa ha il volto, come s’è visto da ultimo a Minneapolis, di un potere violento, che si presenta con la cupezza di quelle milizie governative che sembrano richiamare le politiche d’ordine (chiamiamole così, con un eufemismo) dei nostri tristissimi anni trenta.  

A fronte di tanto scandalo, Meloni ha cercato fin qui di muoversi surfando sulla difficoltà. Così, da un lato ha protestato per le frasi irridenti che il presidente americano ha riservato ai soldati italiani in Afganistan, ha dichiarato di non essere d’accordo sulla sua pretesa di annettersi la Groenlandia, ha concesso qualcosa di più a un percorso europeo che si rivela ormai come l’unico possibile per un paese come il nostro. Dall’altro però ha tenuto qualche distanza di troppo dai partner continentali, è tornata ad auspicare l’assegnazione -surreale- del premio Nobel, ha definito ‘legittimo’ l’intervento in Venezuela. E per giunta rischia ora di trovarsi i famigerati militi dell’Ice a far la guardia ai leader statunitensi in visita alle Olimpiadi invernali.  

Sembra di assistere al consueto barcamenarsi che ci si aspetta da un capo di governo nel bel mezzo del bailamme planetario. In fondo, è proprio quello che in tanti chiedono a Meloni: di dare un colpo al cerchio e uno alla botte. E però resta il fatto che se Meloni vuole evitare di fare la suffragetta di un presidente americano così controverso e imbarazzante prima o poi dovrà prendere distanze molto più nette. Poiché se invece resta a metà strada si troverà a pagare un conto salatissimo alle esagerazioni e alle intemperanze dell’attuale inquilino della Casa Bianca.  

Ed è appunto qui che casca (metaforicamente) l’asino. Poiché la torsione che Trump sta dando al suo paese è così drammatica, e così impopolare -almeno ai nostri occhi- da riverberarsi su chiunque si mostri troppo compiacente verso le sue stranezze e i suoi arbitrii. Cosa che Meloni probabilmente intuisce. Ma sembra avere qualche remora a tradurre in pronunciamenti politici veri e propri.  

Ora, è chiaro che nessuno può aspettarsi dal capo del governo italiano, chiunque sia, un atteggiamento ostile verso il proprio “alleato”. Ma da qualche giorno a questa parte è almeno altrettanto chiaro che un eccesso di vicinanza a questa presidenza americana riverbera su chi vi indulge una di quelle ombre che prima o poi finiscono per diventare un errore strategico, politico e morale. E anche, prima o poi, elettorale.  

C’è un momento, nella vita di quanti si dedicano alle cure dello Stato, in cui la prudente via di mezzo finisce per condurre in un vicolo cieco. E’ il momento in cui occorre rischiare, assumere una responsabilità, sfidare le convenzioni, mettere un punto fermo. Meloni alla prese con Trump si trova esattamente a quel punto. Può minimizzare la differenza, diplomatizzando le cose, e ne pagherà il prezzo. Oppure può renderla più esplicita e visibile, e ne avrà il merito, correndone anche il rischio. Ormai è chiaro che occorrerà scegliere, e che nessuna scelta sarà troppo facile. Ma la politica, nei pochi momenti cruciali, è tutta qui”. (di Marco Follini) 

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