“L’Incendio di Borgo” di Raffaello
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Raffaello giunge a Roma appena venticinquenne. Chiamato da Papa Giulio II inizia ad affrescare le quattro stanze, dette appunto “di Raffaello”, al secondo piano del Palazzo Pontificio. I lavori termineranno ventidue anni dopo, nel 1524, sotto Leone X. In onore di quest’ultimo Raffaello dipingerà l”Incendio di Borgo”, episodio con il quale si ricorda il terribile incendio che divampò nell’anno 847 nell’omonimo quartiere antistante la Basilica di San Pietro.
Attraverso un impianto pittorico altamente scenografico, sviluppato su più livelli, Raffello dipinge il momento più drammatico dell’evento, quello nel quale gli abitanti del quartiere tentano di mettersi al riparo dalle fiamme.
Memore degli studi anatomici fatti prima a Urbino e poi a Firenze, ma soprattutto della lezione michelangiolesca appresa a Roma, Raffello ritrae un muscolosissimo giovane che si cala giù dalle mura. Accanto a lui, una donna mette in salvo il proprio bimbo in fasce, mentre nell’angolo a destra, un novello Enea, prende sulle spalle il vecchio padre e, con il figlioletto a lato, fugge lontano dall’incendio. Al centro una donna, di spalle, si inginocchia e alza le braccia al cielo, a chiedere l’intervento divino di Leone IV (personificazione di Leone X), il quale, richiamato dalle voci delle donne raggruppatesi sotto la Loggia delle benedizioni, si affaccia alla finestra e impartendo il segno della croce, estingue il fuoco. Sullo sfondo si scorge la facciata di San Pietro non ancora modificata dai cantieri di Bramante.





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