LA BELLEZZA COLLATERALE: AMORE, TEMPO, MORTE
Cerchiamo tutti un contatto inteso come il contatto fisico (abbracci, carezze, tenersi per mano), una necessità fisiologica e psicologica fondamentale per il benessere, che riduca lo stress (cortisolo) e stimoli gli ormoni della felicità come ossitocina e serotonina e apporti anche benefici per la salute fisica, contribuendo al funzionamento del sistema immunitario e alla regolazione della pressione sanguigna. Dopo la pandemia, ad aver accusato maggiormente la mancanza di contatto fisico sono stati i più giovani, specialmente gli adolescenti. Anche sugli adulti l’impatto è stato negativo, ma hanno dimostrato statisticamente una resilienza maggiore, forse perché più abituati a gestire la mancanza di contatto e la solitudine. Il problema però non è solo legato al Covid e al lockdown: per quanto concerne i giovani, la digitalizzazione ha spostato il mondo relazionale sul piano virtuale. D’altro canto, anche gli anziani vivono sempre più spesso in una condizione di emarginazione e solitudine, in cui il contatto fisico affettuoso non è più possibile. La ricerca del contatto fisico è un comportamento primordiale che è stato rintracciato anche nei primati. Del resto, l’accudimento e il contatto con la mamma sono bisogni primari nei neonati. Crescendo, questa necessità permane. La vita infatti riguarda la connessione tra le persone che vengono in contatto tra loro interagendo attraverso la conoscenza, il dialogo, l’ascolto, la presenza, l’empatia… Nel film “Collateral Beauty” (“Bellezza Collaterale”) il protagonista Howard, l’attore Will Smith, ci dice che amore, tempo e morte sono: “ tre astrazioni che collegano ogni essere umano sulla terra, ogni cosa che vogliamo, ogni cosa che abbiamo paura di non avere, perché a conti fatti: noi desideriamo l’amore, vorremmo avere più tempo e temiamo la morte”. La storia invita ad accogliere la morte come parte del percorso, valorizzare il tempo e aprirsi all’amore, accettando la sofferenza come parte della vita e ponendo l’accento sulla resilienza e sul potere delle relazioni.
I bisogni di amore, in senso lato, e di tempo sono fondamentali per il benessere psicologico e relazionale umano, e sono strettamente connessi tra loro: l’amore sano, infatti, richiede tempo per svilupparsi, consolidarsi e maturare. Dedicare tempo all’altro non è solo un atto di affetto, ma una necessità per costruire una relazione profonda e duratura, evitando che l’amore si riduca a una semplice emozione passeggera. Il bisogno di tempo nella relazione con l’altro richiede:
Conoscenza e rispetto dei ritmi: L’amore sano non ha fretta. Richiede conoscenza reciproca, definizione di confini e il rispetto dei tempi individuali.
Tempo di qualità: Non conta solo la quantità, ma la qualità del tempo trascorso insieme (condivisione di attività, conversazioni profonde), che agisce come un “deposito” nel conto emozionale della coppia.
La “pausa” costruttiva: Prendersi del tempo all’interno di una relazione, o il tempo per sé (“me time”), non è un segnale di rottura, ma un modo per riflettere, crescere individualmente e, di conseguenza, rafforzare il legame.
Rispetto del tempo altrui: Rispettare il tempo dell’altro è una forma di accudimento e cura, fondamentale per evitare dinamiche di controllo o manipolazione.
Il bisogno di tempo per l’individuo poi richiede d’altro canto:
Tempo per sé stessi (Self-care): Dedicare tempo alla cura di sé non è un lusso, ma una necessità per ridurre i livelli di cortisolo (ormone dello stress) e migliorare la qualità della vita. Include pause, hobby e tempo libero, cruciali per staccare la mente dalle preoccupazioni lavorative.
Tempo per riflettere e elaborare: Il bisogno di silenzio e di uno spazio interiore per analizzare le proprie emozioni ed esperienze, spesso definito come Kairos (il tempo opportuno) rispetto a Kronos (il tempo cronologico).
Tempo per le relazioni: Necessità di dedicare tempo di qualità ai propri cari, essenziale per nutrire i legami affettivi e sentirsi accolti, controbilanciando la frenesia quotidiana.
Tempo per il riposo: Il bisogno di pause strutturate e destrutturate per ricaricare le energie fisiche e mentali, contrastando il “burnout” e la stanchezza decisionale.
Come si soddisfa allora il bisogno di tempo? Per rispondere bisogna:
Saper dire di no: Proteggere il proprio tempo limitando le distrazioni e gli impegni superflui.
Ritagliare spazi “vuoti”: Inserire nella giornata o nella settimana momenti non pianificati per favorire la creatività e il rilassamento.
Uscire dal multitasking: Concentrarsi su un’attività alla volta per ridurre il sovraccarico mentale e lo stress.
Imparare l’autoconsapevolezza: Riconoscere i propri ritmi personali e le proprie esigenze, evitando di farsi dettare il ritmo solo da fattori esterni.
Sul timore della morte è importante riflettere su ciò che ci diceva Seneca ossia di non temerla perché:” La morte avanza, ma sarebbe veramente da temere solo se essa potesse rimanere con te: invece per necessità o non è ancora giunta o quando è giunta passa oltre”. Se pensiamo a quel “passare oltre” come trasformazione di energia che non possa essere persa e cioè di considerare la morte come energia che non possa essere distrutta ma solo trasformata, allora noi pur lasciando questa vita fisicamente come forma di energia invece saremo eterni. Entrare in contatto con l’energia è ancora possibile, la conserviamo attraverso il ricordo perché il cuore e la mente non dimenticano mai, chi ci ha voluto bene lo sa e resterà sempre in contatto con noi attraverso quel brivido inavvertito alla schiena che segnalerà la sua presenza, o attraverso segni che verranno a trovarci per ricordarci che non siamo soli. Seneca ci esorta però di vivere appieno la nostra esistenza, senza preoccupazioni o quanto meno con un animo tranquillo che sia il più sereno possibile, come vorrebbe anche chi non è più con noi ma veglia per sempre ancora sulla nostra vita attraverso la sua presenza di energia eterna.





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