La Frontiera, ovunque. Centri d’Italia 2026

Come si produce l’emergenza immigrazione: sbarchi di Ong anche nel Lazio e migliaia di posti liberi al Sud 

ACTIONAID: NEL LAZIO NESSUNA INVASIONE MA CENTRI E GESTORI SEMPRE PIÙ GRANDI E FOR PROFIT 

 

A Medihospes il 44,5% dei posti della Prefettura di Roma, a Ospita Srl il 64,9% a Viterbo. Diminuiscono i controlli 
Leggi il report completo con i dati inediti ottenuti da Prefetture e Ministeri  
 

Nel Lazio, così come in Italia, non c’è alcuna emergenza immigrazione. Nel Lazio le persone accolte sono 12.883 a fronte di 12.663 posti (al 31 dicembre 2024). L’incidenza è dello 0,22%, al di sotto del dato nazionale (persone accolte in Italia 134.549 cioè lo 0,23% dei residenti). È quanto emerge dal report “La Frontiera, ovunque. Centri d’Italia 2026”, realizzato da ActionAid in collaborazione con Openpolis, che ricostruisce il sistema di accoglienza attraverso i dati ottenuti da Ministero dell’Interno, Prefetture.  Il problema, quindi, non è la quantità delle persone, ma come è organizzato il sistema regionale: 10.520 presenze, pari all’81,7%, sono nei Cas-centri di accoglienza straordinaria di competenza delle Prefetture, mentre il Sai-centri degli enti locali- accoglie 2.363 persone, appena il 18,3%.  

Lazio: numeri bassi, sistema fragile e centri sempre più grandi.  Tra 2018 e 2024, la quota di persone accolte nei Cas cresce dal 70,2% all’81,7%, nonostante il numero di posti Cas si riduca quasi del 10% (-1.078 posti). Nel mentre l’assetto cambia radicalmente: diminuiscono fortemente i posti nei centri piccoli (-30,7%) e medi (-61,9%), mentre crescono quelli nelle strutture grandi (+62,1%) e molto grandi (+36,7%). In sintesi, il Lazio non riduce realmente il peso dell’accoglienza straordinaria, ma tende a concentrare più persone in centri di maggiori dimensioni

“Nel Lazio i numeri smentiscono la narrazione del governo. A essere emergenziale è la forma assunta dal sistema: meno Sai, che resta la soluzione che porta all’inclusione, a fronte di più Cas, cioè centri che dovrebbero essere considerati “eccezionali” con grandi strutture concentrate nell’area romana, gestori sempre più dominanti e assenza di controlli proprio dove si amministrano migliaia di posti. Roma è l’emblema di una politica nazionale che ha trasformato l’accoglienza da strumento di tutela a infrastruttura di filtro, contenimento e mera gestione amministrativa delle persone”, dichiara Fabrizio Coresi, esperto di migrazioni ActionAid. 

La Prefettura di Roma è un sistema nel sistema. La Città metropolitana concentra 6.909 presenze su 6.780 posti, pari a oltre metà dell’intera accoglienza laziale. Qui il 77,1% dei posti è nei Cas e, nei soli Cas adulti, il 92,6% dei posti si trova in strutture sopra i 50 posti; le due strutture oltre i 300 posti pesano da sole quasi un quinto della capienza prevista per i Cas dell’area metropolitana. Nel Comune di Roma la concentrazione aumenta ulteriormente: 4.117 presenze a fronte di 4.104 posti. Il circuito Cas raccoglie 3.106 presenze su 2.946 posti e rappresenta il 71,8% della capienza comunale. Guardando ai Cas adulti, oltre il 95% dei posti è in strutture sopra i 50 posti. In altri termini, nella Capitale d’Italia l’accoglienza straordinaria non è solo prevalente: è fortemente polarizzata su grandi centri. 

Sovraffollamento: nel Lazio 586 persone oltre la capienza Cas. A fine 2024, nel Lazio si registrano 586 persone oltre la capienza formale dei Cas. Se si guarda al sovraffollamento severo, cioè ai centri oltre il 120% della capienza nominale, la regione conta 85 strutture oltre soglia. Il caso romano è particolarmente rilevante non per il numero assoluto delle strutture oltre soglia, ma per la loro dimensione: nella Prefettura di Roma sono 7 i centri oltre il 120%, ma l’eccedenza si concentra in strutture grandi, con 125 persone oltre la soglia del 120%. Latina, invece, combina ampiezza e intensità del fenomeno: 42 strutture oltre soglia, pari al 41,2% delle strutture provinciali, e 251 persone oltre il 120% della capienza. 

Il quadro diventa ancora più critico se si guarda ai controlli. Nel 2024, nel Lazio risultano 118 controlli su 498 strutture e 9.934 posti Cas, ma il dato regionale nasconde una forte asimmetria. Nei dati rilasciati dal Ministero dell’Interno, la Prefettura di Roma non presenta controlli, pur amministrando 5.226 posti Cas. Anche Frosinone (1.628 posti) e Latina (1.323 posti) non effettuano controlli nel 2024. Insieme, queste tre Prefetture rappresentano l’82,3% della capacità Cas regionale. Rieti e Viterbo compaiono invece tra le Prefetture più monitorate. Rieti conta 74 strutture controllate su 158, pari al 46,8%. Viterbo controlla 30 strutture su 34, l’88,2% del totale, ma il confronto tra dato del Ministero e dati di dettaglio rilasciati dalla Prefettura mostra una discrepanza: a seguito di accesso civico risultano informazioni dettagliate su 23 controlli. Proprio Viterbo consente però di leggere l’effetto concreto del monitoraggio, con penali, sanzioni e decurtazioni per 60.147,64 euro, pari all’8,9% del totale nazionale; nessuna penale si registra invece in provincia di Rieti. Il confronto con il 2019 certifica un arretramento particolarmente netto nella città metropolitana di Roma. Allora furono registrati 25 controlli in 18 strutture attive, con 22 contestazioni e 88.559,29 euro di penali. Medihospes, che gestiva 1.778 dei 2.766 posti disponibili, pari al 64,3%, concentrava 16 contestazioni e 85.691,09 euro di penali. Nel 2024, invece, proprio mentre cresce la concentrazione in grandi strutture e in pochi gestori, i controlli risultano assenti. 

Grandi gestori e for profit: il caso di Roma e Viterbo Anche il dato sui gestori restituisce un mercato solo in apparenza diffuso. Il primo gestore regionale è Medihospes, che controlla da solo 2.704 posti in 19 centri, pari al 27,2% della capienza Cas regionale; i primi dieci gestori arrivano al 60,5% dei posti. Nella Città metropolitana di Roma Medihospes gestisce il 44,5% dei posti Cas e nel solo Comune di Roma il 54,6%. Il peso del for profit è ormai strutturale. Nel 2024, nel Lazio i soggetti profit controllano il 29,6% della capacità regionale: 2.945 posti in 49 centri su 498 complessivi. Il salto si consuma tra 2022 e 2023, quando il segmento passa dal 17,6% al 28,6% della capacità regionale, per poi stabilizzarsi nel 2024 su un livello analogo. Questi soggetti gestiscono meno di un decimo delle strutture, ma quasi un terzo dei posti: oltre quattro quinti della capacità riconducibile al for profit sono collocati in centri sopra i 50 posti. La crescita del profit, quindi si accompagna alla concentrazione in strutture medio-grandi e grandi quasi prive di servizi per l’integrazione, con un modello sempre più distante da un’accoglienza diffusa e orientata ai diritti. Viterbo è il caso più netto di dipendenza territoriale da un solo operatore profit: Ospita Srl, soggetto profit in espansione costante nel medio periodo, passando dalla gestione del 23,0% della capienza provinciale nel 2018 al 64,9% nel 2024 (575 posti in 12 centri con 527 presenze e una capienza media di quasi 48 posti). I primi tre gestori della provincia arrivano a circa l’88% della capacità. La responsabilità di questa dinamica resta pubblica: dipende da capitolati, gare, affidamenti, proroghe e scelte amministrative che hanno progressivamente reso più conveniente la grande scala e l’ingresso di soggetti con finalità lucrative. 

Dal mare all’accoglienza: la produzione dell’emergenza. Il Lazio entra anche nella geografia dei porti assegnati alle navi delle organizzazioni non governative. Il caso più emblematico riguarda il 31 dicembre 2023, quando uno sbarco nel Lazio ha coinvolto 55 persone, tra cui 15 minori e 13 minori stranieri non accompagnati. Nello stesso giorno, lungo il corridoio Sud-Tirreno formato da Sicilia, Calabria, Campania e Lazio, risultavano 6.370 posti inutilizzati, pari a quasi 116 volte le persone sbarcate; i soli posti inutilizzati nei centri governativi di prima accoglienza erano 432, 8 volte le persone soccorse. Questo dato mostra che l’assegnazione di porti lontani non risponde a una reale scarsità di posti nei territori di frontiera, ma a una scelta politica che allunga i tempi del soccorso e allontana le navi dalla zona SAR. Nel Lazio, inoltre, non risultano centri di prima accoglienza: la pressione si riversa direttamente sul circuito straordinario, con l’area romana come principale nodo di destinazione, filtro e permanenza. 

 

 

 

    Paola Amicucci, Alice Grecchi,  Claudia Bruno 


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