LA LONGEVITA’ COME OPPORTUNITA’
Un rapporto dell’ISTAT indica che tra vent’anni poco più di un terzo della popolazione italiana avrà almeno 65 anni. Oggi la stessa fascia d’età pesa poco meno di un quarto, una quota comunque rilevante, in presenza dell’”inverno demografico” causato dalla bassa natalità.
Al contempo l’Italia si colloca stabilmente tra i Paesi più longevi al mondo: l’aspettativa di vita ha superato gli 83 anni e le proiezioni la indicano in crescita fino a oltre 87 anni nei prossimi decenni.
Un’evoluzione di questo genere obbliga a rovesciare la prospettiva con la quale si guarda agli anziani come cittadini ormai inattivi, inutili alla vita economica e sociale, un peso per le comunità locali o il bilancio pubblico – oggi il tasso ufficiale di occupazione della quota di ultrasessantacinquenni è poco sopra il 5%, contro quasi il 25% del Giappone e il 10% della Germania.
Nel recente rapporto di THERA Group “Community Longevity+ Fare dell’Italia il Paese leader nell’innovazione per la longevità” viene avanzata la proposta di trasformare la longevità da semplice sfida demografica a leva strategica di competitività per l’Italia. La tesi di fondo: l’allungamento della vita non è un fenomeno esclusivamente sanitario, ma una trasformazione strutturale che investe economia, lavoro, finanza, organizzazione sociale e modelli d’impresa.
La spesa sanitaria pubblica è concentrata nelle fasce più anziane e nei prossimi decenni una quota sempre maggiore sarà assorbita dagli ultrasessantacinquenni. Parallelamente la base contributiva si restringe: il numero di occupati è destinato a ridursi, mentre il contributo pro capite richiesto a ciascun lavoratore per finanziare il sistema sanitario tenderà quasi a raddoppiare.
Eppure, accanto ai rischi, il rapporto sottolinea le opportunità. L’Economia degli anziani europea ha raggiunto dimensioni imponenti, con un valore di diversi trilioni di euro e un contributo rilevante al PIL e all’occupazione. La longevità diventa così una piattaforma di creazione di valore. Un solo anno aggiuntivo di aspettativa di vita in buona salute può generare benefici economici globali enormi. Intervenire sui processi di invecchiamento produce effetti sistemici superiori a quelli ottenibili dalla semplice eradicazione di singole patologie.
Il rapporto individua tre direttrici fondamentali dell’ecosistema della longevità. La prima riguarda le tecnologie per la salute fisica e cognitiva: medicina di precisione, genomica, intelligenza artificiale applicata alla diagnosi, dispositivi medici, robotica assistiva. La seconda attiene al benessere economico: strumenti di pianificazione finanziaria, consulente robotizzato, assicurazioni basate sui dati, soluzioni per la gestione del patrimonio lungo orizzonti di vita più lunghi. La terza concerne la realizzazione personale: tecnologie per la mobilità, l’apprendimento continuo, la socializzazione, il fitness, la qualità della vita quotidiana.
La longevità va riconosciuta come asse trasversale di programmazione pubblica, integrando politiche sanitarie, industriali, del lavoro, formative e finanziarie. Non si tratta di un tema settoriale, ma di una questione sistemica che richiede coordinamento centrale e visione di lungo periodo. Si tratta dunque di introdurre un cambio di paradigma: non limitarsi a gestire l’invecchiamento come problema, ma costruire attorno alla longevità un progetto di sviluppo nazionale.





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