L’elefantino obeliscoforo di Piazza della Minerva
Nell’opera Roma, ampliata, e rinnovata di Gregorio Roisecco, si ha una descrizione di “tutti gli edifizj notabili” della Roma dei primi anni del XVIII sec. d.C. dove, in riferimento alla Chiesa di S. Maria Sopra Minerva, riporta che “Fu fabricata la detta Chiesa o appresso, o sopra le ruine del Tempio di Minerva, eretto da Pompeo Magno, dopo le tante sue vittorie. Prossimo vi fu il Tempio d’Iside, come dimostrano i molti avanzi di antichità Egizzie, quivi ritrovate; e la bellissima Guglia, che sopra un’Elefante di marmo, fece drizzare in questa Piazza.” Il Gnoli, in Topografia e toponomastica di Roma medievale e moderna, riporta che il tempio si riferisce a Minerva Calcidica e che nel periodo di Papa Zaccaria, nel VIII sec. d.C “o qualche anno dopo”, fu realizzata la chiesa dedicata a Maria, “cui si unì il nome Minerva, o Sopra Minerva”. Unico esempio di chiesa gotica a Roma come riferisce il Tesei nella sua opera Le chiese di Roma, affidata all’ordine dei domenicani o Ordo Praedicatorum dal XIII sec. d.C. e presenti tutt’oggi nel contiguo convento, nella Piazza della Minerva dove si trova è presente l’obelisco della Minerva realizzato dal Ferrata su progetto del Bernini nel 1667, alto oltre dieci metri e composto da un basamento in marmo, sormontato da un pachiderma con gualdrappa detto “Pulcin o Porcino” per le sue dimensioni ridotte, anch’esso in marmo, che sorregge un obelisco egizio di porfido rosso “del VI sec. a.C. trovato due anni prima nel chiostro del contiguo convento dei domenicani, e proveniente dal vicino Iseo Campense, il quartiere egizio dell’antica Roma”, come riporta il Gizzi nel suo La Roma di Bernini. La Ciuffa, nel suo Bernini tradotto, riferisce che il progetto fu voluto da Papa Alessandro VII e il kircher si occupò dell’interpretazione dei geroglifici dell’obelisco, tramite un opuscolo dedicato nel 1666 al pontefice stesso, e poi riporta quattro incisioni inerenti “l’elefantino obeliscoforo”: di Anonimo datata 1667; di Albert Clouwert ante 1679; di Bonaventura van Overbeek datata 1709; di Anonimo datata 1725. Nel basamento, il significato dell’elefante che simboleggia la forza: “…ROBUSTAE MENTIS ESSE SOLIDAM SAPIENTIAM SUSTINERE”, ossia che serve una robusta mente per sostenere una solida sapienza. Ultimamente ha subito un restauro, a seguito di una zanna danneggiata.
Foto: particolare incisione di Bonaventura van Overbeek del 1709 tratta dal libro Bernini tradotto della dott.ssa Benedetta Ciuffa.





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