Marino: Opinioni di un Clown – Notturno Ribelle nel Nuovo Teatro AMG
Una serata al teatro, nell’Auditorium Monsignor Grassi di Marino: ampio il palcoscenico e numeroso il pubblico, il 17 gennaio. La Blue in The Face in trasferta da Civitavecchia, una volta di casa nel nostro Teatro Civico di Rocca di Papa, ormai da tempo chiuso: una malinconia passarci davanti e non solo perché da lì s’intravede il cimitero.
Un preambolo un po’ triste, lo so, e la ragione è che a molti di noi a Rocca di Papa ci manca: manca quell’appuntamento settimanale, ci mancano gli attori sul palcoscenico, ci manca quella bomboniera che tutti ai Castelli Romani ci invidiavano: la speranza è che torni presto a rinascere.
Una speranza che proprio lo spettacolo dell’altra sera ha trasmesso a noi spettatori, perché s’è trattato di un alto momento di poesia, musica, danza, e tanta emozione.
Interpretato dallo stesso Enrico Maria Falconi – anche autore e regista – con Tiziano Leonardi al pianoforte, storico musicista de I Cugini di Campagna, Chiara Di Zopito alla voce, i giovani interpreti Adriano Aradis e Bianca Curci, con la partecipazione speciale della danzatrice Elisabetta Senni sulle note del pezzo musicale “La strada” di Nino Rota.
Sulla scena, come protagonista un Clown, interpretato dallo stesso Falconi e dal giovane Aradis nella versione di un allievo che vuole emularne il percorso circense: una figura che abbraccia emozioni, riflessioni, sentimenti troppo spesso celati nel personaggio che per mestiere deve far sorridere, ma che in sé racchiude drammi e tenerezze, sfiora poesia e letteratura, s’immedesima nella natura attraverso la potente figura mistica di S. Francesco, vive la contraddizione di chi affronta il tema della pazzia e dei manicomi e dietro una maschera nasconde il dolore e la tragedia di chi mima, mentre zavorra in profonda intimità il peso del non poter essere fino in fondo se stesso.
Son la musica e il canto – con brani di Dalla, Battiato e Cocciante -, la letteratura e la poesia con Neruda e Pirandello i mezzi per trovar il segreto riflesso della luce nell’io più profondo – la vera cura -, il sorriso nascosto e leggero come trasparente bolla di sapone che illumina la bellezza dell’anima nell’accettare le proprie debolezze e da queste rinascere e far sorridere il mondo, sollevandolo dai drammi che troppo spesso fanno piangere.
Il coraggio di accettare fino in fondo di essere quel che si è, orientandosi con il cuore fino a trovar la via, sia quell’imperativo morale che permetterà di accarezzar con leggerezza la vita, superando contraddizioni e ingiustizie.
Un inno alla speranza destinato a tutti, soprattutto alle giovani generazioni alle quali, ancora una volta, il teatro offre opportunità di riflessioni, forza, coraggio e invito non arrendersi. Mai.






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