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Museo Civico di Albano laziale – ” Via Gemito”, di Domenico Starnone

Museo Civico di Albano laziale – ” Via Gemito”, di Domenico Starnone
Gennaio 13
16:10 2026

Si è tenuto il 12 Gennaio alle ore 17:00, nella cornice del Museo Civico di Albano laziale, un interessante incontro promosso dal “Circolo letterario delle biblioteche”, ideato e fondato da Francesca Ginestra, che giunge ormai alla sua ventesima edizione. Tema dell’ incontro il romanzo intitolato ” Via Gemito”, di Domenico Starnone, opera semi-autobiografica che ci regala un ritratto della Napoli del recente passato, in cui spesso il ricorso al dialetto e alle sue espressioni nella narrazione, diventa strumento per poter meglio trasmettere l’ autenticità dei personaggi e delle vicende trattate. A guidare l’incontro, il noto scrittore Aldo Onorati, che dopo aver dato qualche cenno sulla biografia dell’ autore, nato a Napoli nel 1943 e marito della scrittrice Elena Ferrante, è poi passato ad illustrare il romanzo in questione, leggendo anche alcuni brani estrapolati, definendolo “una delle migliori opere di questi tempi, in cui non trovo alcuna zona d’ombra”. Sebbene la trama sia piuttosto semplice e lineare, priva di grandi colpi di scena, essa rappresenta un vero e proprio studio psicologico sulla figura paterna. Protagonista assoluto della storia è appunto il padre dell’ autore, Federico Starnone, detto Federí. Egli è un pittore divorato da un’ ambizione enorme, una smania vera e propria di affermarsi come artista, le quali però purtroppo si scontrano con una triste quotidianità. L’ uomo infatti, non riuscendo a vivere della sua arte, è costretto a svolgere il lavoro di ferroviere, cosa che lo umilia fortemente, generando in lui una frustrazione così grande da portarlo spesso a sfogarsi sulla moglie,picchiandola. Il tutto ovviamente sotto gli occhi impotenti dei figli, in particolar modo del primogenito, che diventa l’ osservatore e il narratore diretto delle vicende. Il titolo, “Via Gemini”, sta ad indicare il nome della strada nel quartiere del Vomero in cui viveva la famiglia di Starnone e in cui tutta la storia è ambientata. Nel libro l’ autore, ormai diventato adulto, ripercorre a ritroso le vicende della sua famiglia, mosso soprattutto dal desiderio di appurare la veridicità delle parole paterne, in particolare con riferimento ai presunti guadagni derivanti dalle opere artistiche, che il padre non mancava mai di vantare. Il personaggio del capofamiglia è il protagonista assoluto della storia, rappresentato in tutti i suoi difetti: violento,superbo, bugiardo. Egli si impone come figura dominante, fagocitando tutti gli altri personaggi, che appaiono come sfumati, nulla più che dei comprimari di scarsa importanza. Tra questi anche la moglie, Rosiné, che appare un po’ come una sorta di fantasma che non parla mai, vittima costante delle violenze del marito, che addirittura ne provocherà la morte negandole per gelosia l’ assistenza medica di un ginecologo. Quella che emerge da queste pagine è la violenza dell’ uomo, del pater familias che diventa facilmente carnefice, e che nonostante ciò continua a suscitare nei figli sentimenti controversi, dando loro un senso di protezione che però è solo apparente. Una storia quindi che coprendo un arco temporale di circa ottant’anni( a partire dagli anni 40-50 e successivi), si dimostra, per le tematiche affrontate, tristemente attuale.


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