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Sommario anno XI numero 8 - agosto 2002

 I NOSTRI PAESI - pag. 08

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Cessano gli scavi della “Villa imperiale”
(Tarquinio Minotti) - 26 luglio 2002. Dopo cinque anni d’intenso lavoro di ricerca e studio, cessano gli scavi archeologici della “Villa imperiale”. Anche il lavoro fatto in questo anno dagli studiosi delle accademie nordiche (Svezia, Danimarca, Finlandia, Norvegia e Islanda) verrà, come quello degli anni precedenti, ricoperto dalla terra che per secoli ha protetto e conservato fino ai nostri giorni quanto del complesso è sfuggito alla distruzione e all’abbandono.

Cessano gli scavi, “non perché sia scemato l’interesse” - come ha tenuto a precisare la dottoressa Pia Guldangen Bilde, che ci ha guidato nella visita a questo imponente monumento - “ma perché il progetto originario che prevedeva una campagna di scavi di cinque anni è giunto al termine, e non si è riusciti ad ottenere ulteriori finanziamenti per poterli continuare”. 
Con le campagne archeologiche eseguite in questi anni, tra l’altro, si è appurata la consistenza volumetrica di questa “villa” (circa cinque ettari completamente ricoperti di sostruzioni), le sue funzioni (la divisione della stessa tra la parte adibita per i lavoranti, e la parte riservata ai proprietari ed agli ospiti), la ricchezza (documentata dai grandi mosaici, dai pavimenti in marmo pregiato, del quale si conoscono le varie cave di provenienza situate nelle più disparate parti dell’impero romano dalle quali veniva importato e dagli innumerevoli altri reperti rinvenuti).
Ora inizia la seconda fase del lavoro, quella dello studio e delle pubblicazioni. Anche questo sarà lungo e complesso e richiederà alcuni anni. Sono migliaia i reperti, grandi e piccoli, da studiare e migliaia le schede e i rilievi fatti da catalogare.
La villa detta di “Cesare” ma ora più comunemente chiamata “villa imperiale” ha origini tardo repubblicane (I sec a.C.) e si è venuta sviluppando e ampliando fino a tutto il II sec d.C. e poi man mano abbandonata e lasciata all’incuria del tempo, sembra, senza una vera ragione. Ciò nonostante la vita intorno a questo enorme complesso è continuata per alcuni secoli. Si sono trovate tracce di attività quotidiane lungo tutto l’enorme muraglione (ca. 250 m. per 8), che sosteneva la zona padronale della villa. Le circa cinquanta volte ad arco che ad esso facevano da contrafforte, sono diventate nel tempo rifugio per gli abitanti del luogo e sotto alcune di esse sono stati trovati anche piccoli cimiteri.
Con il passare degli anni, poi, tutto è stato abbandonato, sopra i ruderi ormai ricoperti di rovi, è passato per secoli l’aratro, che tutto ha livellato, e l’oblio è caduto su di essa.
Da circa un secolo è ripreso l’interesse verso questo complesso ma, a quanto ci dicono gli esperti, non appena saranno pubblicate le risultanze di questi cinque anni di scavo, anche i futuri libri di storia ne parleranno, tanto che sarà impossibile dimenticare nuovamente la “villa imperiale”.    
Alla visita degli scavi, hanno fatto seguito la visita all’Emissario del lago di Nemi e quella al Museo delle Navi, dove con il saluto ai partecipanti da parte della direttrice del museo, dottoressa Giuseppina Ghini, della professoressa Pia Guldangen Bilde, direttrice dei lavori, e del sindaco di Nemi, Alessandro Biagi, si concludeva la mattinata.


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Fiaccolata: messaggio al Vescovo di Frascati
(Tarquinio Minotti) - Il 19 luglio scorso un corteo di cittadini, con tanto di fiaccole e striscioni, si è snodato per le vie del paese. Non era una delle tante manifestazioni folcloristiche che in questo periodo si svolgono in occasione dei festeggiamenti estivi a Monte Compatri, era, invece, una manifestazione di protesta organizzata dai cittadini per richiamare l’attenzione delle autorità, e in special modo del vescovo di Frascati, al problema, ormai pluriennale, della chiusura del Duomo dell’Assunta. I cittadini, ormai esasperati per questa situazione, e non avendo chiari i motivi di tanto ritardo, sembra facciano ricadere tutta la colpa sul vescovo di Frascati, sentito ormai non più come il buon pastore che si dedica con amore alla cura delle sue pecorelle, ma come un padrone distante e distaccato che non risponde alle richieste della sua comunità e, peggio ancora, sembra infastidito dalle richieste che da essa arrivano. Parlando con le persone in corteo, le sensazioni che si ricevono sono di sconforto per la scarsa sensibilità dimostrata da sua Eminenza nei riguardi di un problema così rilevante per la comunità. In molti commenti riaffiorano i ricordi dei disagi subiti in occasione di cerimonie celebrate fuori parrocchia. Altri motivi di disappunto derivano dalla modalità con cui le delegazioni di cittadini sono state ricevute e, in ultimo, l’assenza di risposta a lettere aperte inviate alla Curia.

 


 

Culla

Il 28 giugno è nata Noemi. La Redazione esprime auguri vivissimi a mamma Raffaella Carcereri e a papà Marco Primavera, nostro caro amico e prezioso collaboratore.

 


Fantasia e immaginazione di Angelo Di Tommaso
(Carlo Marcantonio) - Abbandonato il mondo figurativo, almeno in massima parte, Angelo Di Tommaso apre una imprevedibile finestra su progetti materico-pittorici in chiave visionaria e fantastica. Rinuncia ormai ad ogni familiare elemento compositivo della tradizione figurativa immergendosi completamente in una sorta di invenzione corroborata da vari elementi estranei alla pittura classica che richiamano alla mente Antoine Wiertz, ovvero recuperando contenuti immaginifici, realizzazione di messaggi dell’inconscio che, imprigionati in spazi di tavola, rifulgono di cromìe gioiose quali azzurrini e verdini che si sovrappongono, si rifondono, e dànno all’opera un’atmosfera di irrealtà onirica. Non sono le opere del Di Tommaso oscure visioni apocalittiche alla John Martin, per citare un maestro del fantastico, ma visioni e immagini che traducono un senso, sì, del mistero, vere letture di fatti e di eventi filtrati dalla memoria, a volte di immediata percezione – come in quelle opere laddove rifulgono evidenti motivi floreali – a volte soggetti imprigionati nella foga di un processo creativo così intenso di elementi che vanno incontro ai rebus della titolazione. Anche nelle sue trascorse comunicazioni figurative Angelo Di Tommaso immetteva sempre quel quid di misterioso, mentre in questa nuova pagina il mistero è diventato più profondo, anche se la consapevolezza del suo iter pittorico lascia sempre uno spiraglio al fruitore per una lettura chiara. Le sue opere sono in fondo piene di verità che oggi egli vuole manifestare attraverso la cromìa e alcuni elementi di figure muliebri e di personaggi che fanno parte della storia della memoria. Angelo Di Tommaso trasfigura la realtà attraverso preziose alchimie per poi restituirla a volte anche potenziata.

 I NOSTRI PAESI - pag. 08

Sommario anno XI numero 8 - agosto 2002