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1 – Il ‘tumulto’ proveniente dal Novecento

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1 – Il ‘tumulto’ proveniente dal Novecento

Settembre 16
16:10 2020

In una comunità si esprime la percezione della collettività. Non si può agire da soli. Ogni individuo agisce in modo interdipendente dagli altri. Dentro i pensieri degli uomini si cela una sofferenza continua creata da una insanabile differenza: la comunità desiderata e la comunità vissuta. Oggi siamo sferzati da un’inquietudine che deriva dall’insicurezza della trasformazione. Si avverte il vento del cambiamento su un mondo che conosciamo e critichiamo. Si avverte lo scricchiolio del movimento verso un mondo da cambiare e quindi ignoto. La crisi percepita consiste, più precisamente, nel fatto che il vecchio sta morendo e il nuovo ancora non è nato.

Armando


Premessa

Non molto tempo fa, circa 150 milioni di anni (1/30 della storia della Terra), nel corno d’Africa, uno sparuto gruppo di individui – i progenitori della razza umana – iniziarono a sviluppare alcune capacità che hanno posto l’uomo a un livello superiore rispetto agli altri animali. Con l’accrescimento di immaginazione, creatività, linguaggio, simbolismo, abilità nella manipolazione dell’ambiente circostante, eccetera, oggi l’umanità è dotata di capacità cognitive molto evolute e di una natura sociale e morale che, a volte, vanno oltre gli istinti primordiali perché basate sopra dei principi generali e fondamentali sviluppati nel corso di migliaia di anni di ‘vita sociale’.

Il Novecento

Se penso alla montagna di violenze e alla grande quantità di persone uccise nel corso di una guerra, non posso che provare orrore. Se poi penso alle motivazioni esposte dai decisori responsabili di queste azioni – normalmente sono cattivi politici – allora all’orrore si aggiungono il disgusto e la rabbia. Normalmente le ingiustificabili giustificazioni addotte per l’uccisione di nostri fratelli sono legate all’amor di patria, alla difesa dell’etnia (o, meglio, all’attacco verso un’altra etnia) alla difesa degli interessi nazionali o a un tentativo di accrescere la propria influenza egemonica nel mondo.


Credevo di dover precipitare
ferito dal mortal pretesto
sull’ala del pianto.
Ora fuggo dal dolore
immerso nel contrasto
duale del mio canto
coperto dall’inutile pellicola
della fede che non rivela verità.
Io so del tuo dolore. Del mio è compagno.
Il tempo sbrana i suoi ragazzi.
Restano uomini disorientati
delusi da ipocrisia umana.
Ma il loro corpo ha prodotto cose e ancor di più idee.

Armando


Il Novecento è stato caratterizzato dalla devastante dittatura del nazismo che, tra altro, pianificò lo sterminio del popolo ebreo. Numerosi milioni di russi furono uccisi dal regime di Stalin che interpretò in maniera aberrante l’applicazione del marxismo-leninismo. Il Novecento è stato il secolo delle guerre più tremende della storia. Le guerre che si sono perpetrate nel XX secolo hanno causato quasi 108 milioni di vittime. Dallo sgancio delle bombe atomiche di Hiroshima e Nagasaki – che segnò la fine di una guerra che causò una smisurata carneficina in una grande parte del mondo – molte altre terribili cose sono accadute.


La speranza ha due bellissimi figli: lo sdegno e il coraggio.
Il primo di fronte a come vanno le cose, il secondo per cambiarle.

Sant’Agostino


Oggi possiamo affermare di aver ‘vissuto’ le orribili esperienze della divisione dell’assetto politico mondiale in ‘blocchi contrapposti’, della proliferazione nucleare, delle ribellioni soffocate di Ungheria e Cecoslovacchia, dell’erezione e caduta del Muro di Berlino, delle uccisioni feroci dei fratelli Kennedy e di Martin Luther King, della guerra in Vietnam, dell’attentato a Giovanni Paolo II, del conflitto religioso anglo-irlandese e di quello arabo-israeliano, dell’assassinio di Ysaac Rabin, dell’apartheid in Sud Africa, delle grandi e inarrestabili migrazioni di massa, degli orrendi massacri e genocidi nei Balcani, delle atroci violenze a sfondo religioso nell’arcipelago indonesiano, della guerra del Golfo, della contrapposizione culturale fra civiltà diverse aperta da Bin Laden con azioni terroristiche spietate quali l’abbattimento delle Torri di New York l’11 settembre 2001…
Sembrava, però, che dopo l’uccisione di un milione e mezzo di armeni negli anni fra il 1914 e 1923, e dopo il massacro di sei milioni di ebrei nei campi di sterminio nazisti, non sarebbe stato più possibile scrivere, nella storia dell’umanità, una pagina così nera quale il genocidio programmato di un popolo, invece… tra l’aprile ed il giugno 1994, circa novecentomila rwandesi furono massacrati – in soli 100 giorni – senza alcun tipo di intervento super partes delle nazioni ‘civili’. La maggior parte delle vittime erano di etnia Tutsi, la maggior parte dei perpetratori erano di etnia Hutu. Non è un caso che nel territorio del Rwanda ci siano grandi giacimenti di Coltan, minerale necessario nel ciclo produttivo dei telefoni cellulari che allora iniziavano a conquistare il mercato delle comunicazioni!
Ma non tutto ciò che è avvenuto nel Novecento è negativo.
Nel 1948, erano passati nemmeno tre anni dalla fine della seconda guerra mondiale, i responsabili dei governi della Terra pensarono che fosse necessario formare una ‘confederazione’ e sottomettere tutte le controversie all’arbitrato di un congresso permanente, composto dai plenipotenziari degli stati contraenti. Venne, infatti, creata l’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU), istituto sovranazionale deputato alla pace e alla risoluzione dei conflitti senza ricorso all’uso unilaterale della forza. Si trattò di un’operazione con la quale si metteva in atto un tentativo globale di aggregazione pacifica dei governi e dei popoli.


Dallo Statuto dell’ONU

Noi, popoli delle Nazioni Unite, decisi:

  • a salvare le future generazioni dal flagello della guerra, che per due volte nel corso di questa generazione ha portato indicibili afflizioni all’umanità,
  • a riaffermare la fede nei diritti fondamentali dell’uomo, nella dignità e nel valore della persona umana, nella eguaglianza dei diritti degli uomini e delle donne e delle nazioni grandi e piccole,
  • a creare le condizioni in cui la giustizia ed il rispetto degli obblighi derivanti dai trattati e alle altre fonti del diritto internazionale possano essere mantenuti,
  • a promuovere il progresso sociale ed un più elevato tenore di vita in una più ampia libertà,

e per tali fini

  • a praticare la tolleranza ed a vivere in pace l’uno con l’altro in rapporti di buon vicinato,
  • ad unire le nostre forze per mantenere la pace e la sicurezza internazionale,
  • ad assicurare, mediante l’accettazione di principi e l’istituzione di sistemi, che la forza delle armi non sarà usata, salvo che nell’interesse comune,
  • ad impiegare strumenti internazionali per promuovere il progresso economico e sociale di tutti i popoli,

abbiamo risoluto di unire i nostri sforzi per il raggiungimento di tali fini. Di conseguenza, i nostri rispettivi Governi, per mezzo dei loro rappresentanti riuniti nella città di San Francisco e muniti di pieni poteri riconosciuti in buona e debita forma, hanno concordato il presente Statuto delle Nazioni Unite ed istituiscono con ciò un’organizzazione internazionale che sarà denominata le Nazioni Unite.


Il terzo millennio

Con l’ingresso nel terzo millennio, quindi, abbiamo vissuto un ‘tumulto’ proveniente dal secolo recentemente concluso che è stato tormentato, sciaguratamente, da guerre e da sconvolgimenti che hanno prodotto morte e devastazione. Certo, nel novecento si è generata la più grande e rapida trasformazione culturale, sociale e tecnologica della storia dell’uomo, ma non si può dire che i grandi traguardi raggiunti siano stati corroborati da un equivalente e parallelo progresso morale.


Smarrito confuso infreddolito
laddove fiamme ardono ma non scaldano
certamente c’è un uomo in me.
Mi sento stretto in un angolo buio
non voglio aiuto non voglio braccia che entrano
voglio solo amore voglio qualcosa di magico
voglio scoprire insieme a te i tesori che hai
voglio che tu li trovi dentro te.

Armando


Oggi siamo sferzati da un’inquietudine che deriva dall’insicurezza della trasformazione. Si avverte il vento del cambiamento su un mondo che conosciamo e critichiamo. Si avverte lo scricchiolio del movimento verso un mondo da cambiare e quindi ignoto. La crisi percepita consiste, più precisamente, nel fatto che il vecchio sta morendo e il nuovo ancora non è nato.

L’Umanità sta soffocando

L’Umanità è afflitta da una molteplicità di difficoltà, contrasti e sofferenze che, a volte, sono insopportabili.


Il benessere dei cittadini e di intere nazioni sta crollando
miseramente insieme ai ‘beni vitali inalienabili’ quali salute,
acqua, cibo e conoscenza che sono oramai controllati da un
manipolo di multinazionali senza scrupoli che calpestano
la storia dell’uomo per perseguire il profitto individuale.

Armando


Tutti noi, seguendo i mezzi di comunicazione, abbiamo ricostruito nelle nostre menti i modelli sociali esistenti e le loro contraddizioni, generando nel nostro sistema biologico una ‘sofferenza’. Contemporaneamente, ci riversiamo ‘mentalmente’ sui problemi mostrando desiderio a volerli risolvere. A tal fine esprimiamo un giudizio su quali siano le azioni da mettere in campo per giungere alla ‘pacificazione’ universale usando, peraltro, strumenti quali la politica, l’economia, il mercato. Ma i problemi del mondo contemporaneo sono stati creati proprio dal cattivo utilizzo di queste culture! E sì, prima si produce un problema con alcuni strumenti e poi ci si propone di risolverli usando gli stessi strumenti!
Per districare le complicazioni della nostra contemporaneità occorre, piuttosto, mettere a nudo il meccanismo di formazione di queste difficoltà, andare all’origine della nostra storia, rivedere l’origine della formazione dei rapporti collettivi e trovare strumenti diversi da quelli attuali.

Le multinazionali e lo sviluppo sostenibile

Il benessere dei cittadini e di intere nazioni sta crollando miseramente insieme ai ‘beni vitali inalienabili’ quali salute, acqua, cibo e conoscenza che sono oramai controllati da un manipolo di multinazionali senza scrupoli che calpestano la storia dell’uomo per perseguire un ingordo profitto individuale.


Quando i missionari giunsero qui, gli africani
avevano la terra e i missionari avevano la Bibbia.
Ci insegnarono a pregare ad occhi chiusi.
Quando li aprimmo, loro avevano la terra e noi la Bibbia

Jomo Kenyatta


Disprezzo profondamente chi opera per l’oppressione economica di miliardi di persone. La conseguenza più vistosa e dannosa è la concentrazione di ricchezze in un numero sempre minore di mani. Questo ha luogo sia nei Paesi del Terzo mondo che nei Paesi industrializzati e sta ampliando in modo inquietante la fascia degli individui senza alcun sostegno da parte dello Stato sociale. Questo tipo di sviluppo genera sia un maggiore impoverimento per le fasce sociali più deboli, sia l’impoverimento dei beni naturali attraverso la divaricazione antibiologica applicata alla natura dai nuovi processi produttivi. Dunque, a chi giova? Occorre che questa vergogna, ignobile e spregevole, della civiltà si orienti il più rapidamente possibile al raggiungimento del benessere collettivo.

Due fondamentalismi

Siamo di fronte a una specie di ‘fondamentalismo di mercato’ che sta producendo, oltre all’insoddisfazione e insicurezza dei poveri e degli emarginati (vittime della globalizzazione), anche le organizzazioni del cosiddetto ‘fondamentalismo religioso’. Ma attenzione a non generalizzare e pensare che il terrorismo sia il frutto della religione praticata nell’Islam (contrapposizione tra Islam e Occidente), bensì esso è frutto solo di alcuni caratteri sociali e politici degli attuali Paesi musulmani, che peraltro sono diffusi in quasi tutti i continenti e contraddistinti da differenze, spesso notevoli. La contrapposizione così generica di questi due termini ha dato luogo a tutta una serie di equivoci che impediscono una più chiara analisi del fenomeno. Comunque, è come se i due fondamentalismi si sostenessero e rafforzassero vicendevolmente. Ed ecco che gruppi interetnici si sono posti alla testa della violenza in diverse parti del mondo con l’obiettivo, da un lato, di diffondere insicurezza, terrore e soggezione psicologica e culturale; dall’altro lato, con la crudele violenza esibita, di diffondere nei musulmani – che, peraltro, disapprovano tali azioni con ripugnanza – il senso di forza e potere dei gruppi che si pongono alla testa del movimento sotto il vessillo dell’Islam.

(dal libro “Verso il cambiamento”)

Passi successivi:

La comunità e la società moderna

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