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1° torneo di “Mitule”

Ottobre 14
22:00 2011

Il gioco assomiglia a quello delle bocce: si tira il “piastrellino”, di dimensioni ridotte rispetto a quello regolamentare, e si cerca di tirare le piastrelle più vicino possibile al bersaglio che in colorito dialetto rocchegiano si chiama “Lecchiu“. Il termine deriva, spiega Luigi De Santis, dal nome di antiche monete utilizzate da annoiati soldati papalini posti a sentinella; giocavano, gli armigeri, tirando le grosse monete, i “lecchi” appunto, e chi vinceva, avvicinandosi di più al bersaglio, si appropriava di tutto il bottino. Il Maestro Franco Carfagna ricorda inoltre che a mitule un tempo si giocava for’a bettula (fuori l’osteria), e il premio era proprio la bevuta di vino offerta dal perdente. Se non si avevano a disposizione le piastrelle in piombo, anche pezzi di mattoni o tegole potevano essere utilizzate per il gioco.
Quest’anno in numerosi hanno partecipato, rocchegiani e non, a questo primo torneo che è stato vinto da tre coppie di concorrenti: il primo premio è andato a Elio Pizzicannella, detto Cuttagnulu e al figlio Pio; il secondo premio a Franco Casciotti, detto Crocchinu e Angelo Giovanazzi detto To’; i terzi classificati sono stati Mario De Luca, detto Cammerata e Silvano Gatta, detto Caramella. La premiazione si è svolta il 1° luglio alla presenza delle autorità cittadine e ciascun vincitore ha ricevuto una medaglia. Una medaglia-ricordo è stata donata anche a Gianfranco De Luca, detto U professore (perché da bambino portava gli occhiali): è l’idraulico (u stagnaru) che ha realizzato le mitule utilizzate per il torneo. Un gioco antico, questo, che è stato occasione di una bella festa con momenti di degustazione gastronomica al suono allegro della musica dei nostri migliori gruppi, con canti e stornellate. Una insolita riflessione: prima della festa, organizzata da tempo, si è scatenato sui Castelli un improvviso temporale estivo e in molti si è temuto che la bella occasione sfumasse nei fragorosi rovesci d’acqua. Quando il maltempo ha lasciato spazio ai caldi raggi del sole, certamente si è provato nell’animo quella stessa sensazione che da bambini sprizzava nei nostri cuori quando, dopo la pioggia che non ci permetteva di uscire a giocare all’aria aperta nelle lunghe giornate estive, divenute improvvisamente malinconiche, ci sentivamo finalmente liberi di correre e vivere nella natura le ore più belle della nostra infanzia.

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