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Nove viaggi nel tempo | Alcantara e l’arte nell’Appartamento del Principe

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Nove viaggi nel tempo | Alcantara e l’arte nell’Appartamento del Principe

Nove viaggi nel tempo  |  Alcantara e l’arte nell’Appartamento del Principe
aprile 04
13:05 2018

 

Li Shurui

Nove viaggi nel tempo. Alcantara e l’arte nell’Appartamento del Principe è una mostra promossa e prodotta dal Comune di Milano – Cultura, da Palazzo Reale e da Alcantara, appositamente concepita per le stanze dell’Appartamento del Principe, aperta al pubblico gratuitamente da Giovedì 5 Aprile a Domenica 13 Maggio 2018.
Nove viaggi nel tempo è il terzo episodio di un ciclo di mostre, curate da Davide Quadrio e Massimo Torrigiani, che dal 2016 esplora le qualità di Alcantara® come materiale per la creazione artistica, e trasforma gli spazi dell’Appartamento del Principe in porte d’accesso all’altrove dell’arte.
“Un oggetto, un volto, una luce, anche un materiale: tutto può essere fonte di ispirazione per un artista – dichiara l’Assessore alla Cultura Filippo Del Corno – Per la terza volta, il visitatore si stupirà nel vedere come e quanto la creatività e il talento riescano a rappresentare la cifra stilistica e l’immaginario di ciascun artista, prendendo il via da uno stesso “blocco di partenza”. La mostra Alcantara rappresenta proprio questa sfida e, anche quest’anno, accoglierà il pubblico dell’Art Week milanese nelle sale dell’Appartamento del Principe a Palazzo Reale.”
Con questo nuovo progetto, l’azienda che produce e commercializza Alcantara® nel mondo prosegue la sua originale attività di ricerca e sviluppo, aprendosi ancora una volta ad artisti affermati ed emergenti, provenienti da differenti ambiti della creatività contemporanea, per lavorare con loro a opere inedite.
In Nove viaggi nel tempo, una eccezionale combinazione di talenti, 10 sensibilità artistiche del nostro tempo, si esprimono attraverso 9 progetti (Esther Stocker e Iris van Herpen hanno prodotto la loro opera in collaborazione), con linguaggi differenti: dalle trasfigurazioni della pittura alla moda, dal digital design alla musica, guidate dalla specificità di un unico medium, Alcantara®. Hanno infatti tutti analizzato il materiale in ogni sua declinazione e potenzialità, ne hanno esplorato i processi di invenzione e fabbricazione, hanno lavorato con tecnici ed esperti, in percorsi autonomi o attraverso collaborazioni.
I 10 artisti sono: Aaajiao, Andrea Anastasio, Caterina Barbieri, Krijn de Koning, Li Shurui, Chiharu Shiota, Esther Stocker e Iris van Herpen, Zeitguised, Zimoun.
Ognuno – con l’inedita coppia Stocker/van Herpen – ha creato un’opera site specific, dialogando con l’Appartamento del Principe, un luogo carico di spunti creativi: rampa di lancio per viaggi tra laboratori di scienze anomale, anaconde, mutazioni, sinusoidi, apparizioni oracolari, metronomi sghembi, giravolte della natura in artificio e viceversa. Una successione di scenari fantastici, tra architetture effimere e dispositivi sonori interattivi.
Come nelle altre due mostre, Codice di avviamento fantastico e Ho visto un re, anche qui una delle tracce principali, “il tempo”, è il risultato della conversazione tra gli artisti, che hanno avuto, l’occasione di incontrarsi sia a Palazzo Reale che nello stabilimento Alcantara, all’inizio del progetto e, alle volte, durante il suo svolgimento.
Ma “il tempo” è anche il risultato della conversazione tra artisti e materiale, artisti e luoghi, artisti e curatori. In questo caso l’Appartamento del Principe ha generato una riflessione sulle diverse dimensioni del tempo: sul “nostro” tempo, quotidiano e pratico, breve, opposto, o complementare, al “tempo scientifico”, dilatato e impercepibile.
Come per le altre due mostre, il pensiero al centro del percorso espositivo siamo noi. Nove viaggi nel tempo è immaginata come un tragitto esperienziale solcato da spiriti disposti a lasciarsi avvolgere dalla meraviglia. Ogni ambiente si rivela una sorpresa che ci proietta in diverse e divertite dimensioni spazio-temporali. Un tragitto a volte astratto, ma mai irraggiungibile, che ci sospinge tra mondi ed esperienze estetiche sorprendenti.
La realtà microscopica messa in scena da Aaajiao, il muro di micro-variazioni percussive di Zimoun, le geometrie zoomorfe di Esther Stocker e Iris van Herpen. Il mondo mutato della misteriosa chimera di Andrea Anastasio e delle fitte ragnatele di Chiharu Shiota. L’anamorfosi digitale di Zeitguised, l’universo elettronico di Caterina Barbieri e del suo sintetizzatore interattivo. Il tempo della quarta dimensione, lontano dal nostro vissuto e dalla nostra capacità di comprensione, evocato da Li Shurui. I riferimenti spazio-temporali dell’architettura che avvolge la mostra che svaniscono nella stanza di Krijn de Koning.
“Ancora una volta, con questo progetto, i prestigiosi spazi dell’Appartamento del Principe vivono un’atmosfera magica, adatta ad accogliere e condurre per mano, di stanza in stanza, tutto il pubblico che vorrà lasciarsi avvolgere dal fascino di questo universo immaginifico. Siamo molto felici di partecipare alla produzione culturale del nostro Paese, affermando l’identità del marchio tramite l’innovazione e la sperimentazione. Attraverso l’arte contemporanea il materiale Alcantara® permette ad artisti e creativi di misurarsi con infinite possibilità espressive, come hanno dimostrato i capitoli precedenti di questo nostro felice dialogo con Palazzo Reale.” – così si è espresso Andrea Boragno, Presidente e Amministratore Delegato di Alcantara.
“Questo ciclo di mostre è il progetto più complesso e intrigante al quale abbiamo lavorato insieme negli ultimi anni. Unire Alcantara, l’azienda e il materiale, 25 artisti, più di 20 produzioni originali, e l’obiettivo di interesse pubblico dovuto all’ospitalità di Palazzo Reale, è stata una sfida che pensiamo abbia aperto nuove prospettive nel mondo delle commissioni e del rapporto pubblico-privato. Nove viaggi nel tempo segue le altre due mostre come lo svolgersi di un pensiero o di un sogno, ed è forse la sintesi di quello che abbiamo fatto in tutto il ciclo: un processo che ha spinto sempre più avanti la conversazione tra artisti, Alcantara® e gli spazi dell’Appartamento del Principe. Abbiamo la presunzione di pensare che chi la visiterà, passerà di sorpresa in sorpresa, come è successo a noi nel prepararla, insieme agli artisti, ai responsabili di Alcantara, ai tecnici e ai nostri collaboratori. È una mostra “di anticipazione”, come si diceva un tempo della fantascienza.” – hanno commentato i curatori della mostra, Davide Quadrio e Massimo Torrigiani.
IL PERCORSO ESPOSITIVO
La prima stanza dell’Appartamento del Principe accoglie l’opera che apre il percorso espositivo: Desiderio (Desire) di Aaajiao. Accolto in un ambiente lattiginoso, dalle pareti avvolte di Alcantara® bianca, il pubblico è proiettato in una dimensione spaziale clinica e microscopica, fronteggiato dall’unità fondamentale dell’Alcantara®: il suo DNA. Il suo primo tempo. Una grande capsula trasparente dalla forma organica avvolge un corpo dai contorni sfumati, fase embrionale del processo produttivo del materiale: si tratta del ‘fiocco’, la forma primaria di Alcantara® che ne precede la fase di agugliatura, il processo che tramite un sistema di aghi mobili conferisce forma e compattezza al materiale.
Nella stanza successiva, l’opera di Zimoun: 156 motori DC, cavi, scatole in MDF di 30x30x3cm (156 prepared dc-motors, wires, mdf boxes 30x30x3cm). Una parete taglia lo spazio diagonalmente e letteralmente ‘canta’ le proprietà sonore dell’Alcantara®, battendone il tempo. Qui, il materiale – utilizzato nella sua forma grezza, priva di colore e finiture – si configura come una pelle, a ricoprire una teoria di tamburi percossi meccanicamente, grazie a un sistema di motori elettrici in corrente continua. Al riverberare dell’insolito rivestimento, moltiplicato decine e decine di volte lungo lo spazio, un susseguirsi di emissioni acustiche: potenzialmente infinito, ripetitivo, ma mai uguale a se stesso. La stanza, e il materiale, diventano un inedito e gigantesco strumento musicale dalle sonorità ipnotiche.
Il terzo ambiente è il palcoscenico della collaborazione tra la designer Iris van Herpen e l’artista Esther Stocker: Indefinitamente estesa (Extended Indefinitely). Un abito scultura, realizzato attraverso un meticoloso processo di lavorazione artigianale dell’Alcantara®, sembra lanciare il visitatore al cospetto del simulacro di una civiltà sconosciuta, futura o di un tempo dimenticato. Il vestito, una presenza fantasmagorica, prende vita estendendosi in tutte le direzioni in un ambiente oscuro, ritmato da sottili fettucce di Alcantara® bianca e da una coreografia di fasci luminosi, lame bianche di uno spazio e di un tempo indefiniti.
Le due stanze a seguire sono affidate ad Andrea Anastasio e al suo Eden. Ispirata a una gigantesca anaconda, metafora della civiltà dei consumi, che tutto ingurgita, l’opera si presenta come sintesi di elementi di produzione industriale, uniti a rimandi decorativi all’Appartamento del Principe e punteggiati da splendidi innesti floreali. Il visitatore è condotto lungo un sentiero che attraversa un paesaggio di suppellettili urbane, nobilitate e trasformate in materia viva da una lussuosa quanto inquietante ‘muta’ di Alcantara®: un pitone mutato e laminato. Oggetti comuni a ogni essere vivente oggi, umano e non. Il lusso onnivoro.
Il sogno di Chiharu Shiota, Riflessione di spazio e tempo (Reflection of Space and Time), è l’approdo successivo. Concepita come un luogo universale che conserva le memorie dell’umanità, una fitta ragnatela monocromatica – segno distintivo della produzione dell’artista, che vede in questa occasione l’uso di 110 km di fettuccia di Alcantara® (detta anche ‘guardolo’) applicata in fase di installazione – attraversa e avvolge una struttura all’interno della quale si stagliano due iconici costumi bianchi in Alcantara®. La loro immagine si riflette e moltiplica negli specchi collocati al centro della struttura e lungo le pareti della stanza, alterando la percezione fisica e temporale dello spazio circostante, in un continuo rimbalzo di scorci e illusioni. Di veglia e sogno.
La settima stanza è la proiezione materiale di un calcolo informatico di geometria procedurale, dal titolo Oltre il giardino nucleare (Beyond the Nuclear Garden) del collettivo berlinese Zeitguised. L’opera è frutto di un algoritmo sviluppato per questa occasione, che fa emergere dal pavimento della stanza da cui è generata un’isola distorta di colori e forme in Alcantara®. Il pubblico è accolto da un geiser cromatico su cui posa un cilindro dalle forme organiche, eco della stanza successiva, scenario dell’opera di Caterina Barbieri. Frutto di un’inedita quanto spontanea collaborazione nata nel corso della progettazione della mostra.
La scena dell’opera di Zeitguised si estende nell’opera, dallo stesso titolo, della musicista Caterina Barbieri, che condivide con lo studio tedesco l’amore per la sintesi digitale. Amore che si riflette nella sua attenta e accurata ricerca sulla natura sintetica del suono. E in questo contesto, sull’Alcantara®. Barbieri ha processato una serie di registrazioni ambientali realizzate nello stabilimento di Alcantara a Nera Montoro (Terni). La sua musica è costruita seguendo una intonazione originale ispirata alle leggi della intonazione naturale e intorno alle frequenze di un synth-scultura, col quale siamo invitati a interagire. Un viaggio tra diversi materiali acustici, oscillanti tra armonia e rumore, melodia e ritmo, dove le connotazioni più tradizionali della musica sono distorte o contorte in diversi modi diversi, come i pavimenti e le pareti decorate dell’Appartamento, reinventate secondo i disegni di Zeitguised.
Proseguendo, ci si ritrova in un ambiente dalle connotazioni sacre: un grande tholos dalla complessa struttura curvilinea occupa il volume della stanza affidata a Li Shurui. Rivestito in Alcantara® stampata con i motivi optical che caratterizzano la produzione pittorica dell’artista, il Tempio di reverenza per la conoscenza oltre la comprensione umana (Temple of Reverence for Knowledge Beyond Human Comprehension) è uno spazio progettato per supplicare, umilmente, la quarta dimensione e tutti quei regni dell’esistenza che oltrepassano la nostra conoscenza ed esperienza. Per aiutarci, con ogni mezzo possibile, ad accettare la nostra goffaggine tridimensionale, lineare e limitata nel tempo, ed espandere la nostra coscienza.
Conclude la mostra l’Opera per Alcantara (Sedia blu) (Work for Alcantara, Blue Chair) di Krijn de Koning, con una operazione di straniamento spaziale che conduce il pubblico in una camera interamente rivestita in Alcantara® blu, i cui profili architettonici con porte, finestre, passaggi e vani geometrici si sovrappongono allo spazio reale, mettendo in scena una percezione fittizia del tempo e dello spazio. All’interno di questa ‘stanza-nella-stanza’ troneggia una poltrona camaleontica, realizzata a immagine e somiglianza della struttura architettonica, e protagonista dell’opera.

Palazzo Reale Piazza Duomo, 12 – 20122, Milano
www.palazzorealemilano.it

ALCANTARA S.p.A.
Fondata nel 1972, Alcantara con la sua produzione rappresenta un esempio di eccellenza e qualità italiane. Marchio registrato di Alcantara S.p.A. e risultato di una tecnologia unica e proprietaria, Alcantara® è un materiale altamente innovativo, in grado di garantire prestazioni sensoriali, estetiche e funzionali di insuperabile qualità. La straordinaria versatilità del materiale ha indotto brand prestigiosi a scegliere Alcantara® per le proprie produzioni nei settori della moda e degli accessori, dell’automotive, dell’interior design e arredamento, dell’elettronica di consumo. Queste caratteristiche, unitamente all’impegno costante e certificato in termini di sostenibilità, fanno di Alcantara® una vera icona del lifestyle contemporaneo: il lifestyle di coloro che vogliono godersi appieno la vita, nel rispetto dell’ambiente. Nel 2009 ha ottenuto la Certificazione di Carbon Neutrality, obiettivo conseguito grazie alla misurazione, riduzione e compensazione delle emissioni di CO2 derivanti dall’attività produttiva. Per dare conto dei progressi in questo ambito Alcantara ogni anno redige un Bilancio di Sostenibilità certificato da BDO e disponibile sul sito della società. L’headquarter di Alcantara si trova a Milano, mentre l’impianto produttivo e il Centro Ricerche sono ubicati nel cuore dell’Umbria, a Nera Montoro (Terni).

BIOGRAFIE DEGLI ARTISTI
Aaajiao
Artista multimediale, blogger, attivista e programmatore, Aaajiao è l’identità virtuale dell’artista Xu Wenkai, residente tra Berlino e Shangai, dove è nato nel 1984. Le sue opere transdisciplinari esplorano le nuove tecnologie e i fenomeni legati a Internet, concentrandosi sull’elaborazione di dati telematici, sulla blogosfera e sulla campagna di censura e sorveglianza telematica cinese Great Firewall. Il lavoro di Aaajiao è stato esposto in istituzioni internazionali quali The Institute of Contemporary Art Boston (2018); Haus der Elektronischen Künste, Basel (2017); Centre for Chinese Contemporary Art, Manchester (2016); Spencer Museum of Art, Kansas (2016); Jewish Museum, New York (2016); OCAT Contemporary Art Terminal, Xi’an (Cina, 2016); Yuz Museum, Shanghai (2016); K11 Art Foundation Pop-up Space (Hong Kong) e chi K11, Shanghai (2016); ZKM – Centre for Art and Media, Karlsruhe (2015); The National Art Museum of China, Pechino (2014); Transmediale, Berlino (2010). Nel 2014, l’artista si è aggiudicato il premio della giuria degli Art Sanya Awards, ed è stato nominato per l’OCATPierre Huber Art Prize.
Andrea Anastasio
Nato nel 1961 a Roma, vive tra Napoli e Mumbai. Dopo una formazione in studi orientali e filosofia, avvia numerose collaborazioni come designer, tuttora attive, con aziende quali Artemide, Danese, Foscarini e Memphis, per poi trasferirsi in India nel 1991. Parallelamente all’attività professionale, si dedica alla propria produzione artistica, proponendo con le sue opere una rilettura del design industriale come filosofia dell’abitare. Dal 1990, il suo lavoro è stato esposto in numerosi musei, gallerie e manifestazioni dedicate al design quali, recentemente, Fondazione Achille Castiglioni, Milano e Ambasciata d’Italia a Stoccolma (2018); Kogei Prefectural Museum of Art and Design, Toyama, Giappone e Museo Italiano delle Ceramiche, Faenza (2017). Tra i numerosi riconoscimenti, si segnalano nel 2017 l’USA Interior Design Award per la migliore lampada da tavolo, e nello stesso anno il premio Migliore prodotto Euroluce dedicato all’illuminotecnica del Salone del Mobile di Milano.
Caterina Barbieri
Compositrice e musicista italiana, è nata a Bologna nel 1990 e vive a Berlino. Oltre a essere laureata in etnomusicologia sul minimalismo indostano, è diplomata in chitarra classica e in musica elettro-acustica presso il Conservatorio di Bologna. Il suo lavoro esplora l’intelligenza artificiale delle macchine e la percezione degli oggetti nel suono, attraverso gli effetti psicofisici della ripetizione e delle operazioni sistematiche nella musica, studiando il potenziale dei sintetizzatori per disegnare geometrie minime, sonore e spaziali. Il suo lavoro è stato presentato in festival e istituzioni quali Ableton Loop, Atonal, CTM, HKW – Haus der Kulturen der Welt, The Long Now e MaerzMusik (Berlino); Moogfest (Durham, Inghilterra); Barbican Centre (Londra); Mutek (Montreal); La Biennale di Venezia. Il suo ultimo album da solista, Patterns of Consciousness (Important Records, 2017), è stato incluso tra i migliori dell’anno in classifiche di rilievo internazionale come quelle di Boomkat, Fact Mag e The Wire.
Krijn de Koning
Nato nel 1963 in Olanda, si forma nei primi anni Novanta presso la Rietveld Academie e De Ateliers di Amsterdam, e all’Institut des Hautes Études en Art Plastiques di Parigi. Il suo lavoro esplora la relazione tra l’uomo e lo spazio architettonico, attraverso interventi site specific dalle qualità scultoree. Vincitore del prestigioso Sikkens Award a Rotterdam (2007), nel 2017 ha realizzato ed esposto le sue opere presso la Biennale di Louvain-la-Neuve, Belgio; Le Shed, Centre d’art contemporain de Normandie; Cityscapes Gallery e ArtZuid, Amsterdam. Alcuni suoi lavori sono stati acquisiti, tra gli altri, dallo Stedelijk Museum di Amsterdam; dal Museum Boijmans van Beuningen di Rotterdam; e dai francesi FRAC (Bretagna e Borgogna) e FNAC. Tra le attività più recenti, si segnalano nel 2018 la realizzazione di un’opera per la base sottomarina di Saint-Nazaire, in Francia, e una collaborazione con la coreografa israeliana Keren Levi.
Li Shurui
Nata nel 1981 a Chongqing (Cina), dove si è diplomata presso il Sichuan Fine Art Institute, vive e lavora a Pechino. Li Shurui utilizza la pittura come strumento per esplorare i modi in cui luce e colore si fanno portatori, in diverse epoche e culture, dei bisogni e desideri individuali. Assegnataria del New York Fellowship Program dell’Asian Cultural Council (ACC) nel 2016, ha esposto il suo lavoro in mostre collettive di prestigiose istituzioni internazionali, quali il Chinese Centre for Contemporary Art, Manchester (2018); New Galerie, Parigi (2017); Georgian National Museum – Dimitri Shevardnadze National Gallery, Tbilisi (2017); National Museum of Women in the Arts, Washington D.C. (2016); Minsheng Art Museum, Shanghai (2016 e 2015); PAC – Padiglione d’Arte Contemporanea, Milano (2015); Asian Art Museum, San Francisco (2015); OCAT Contemporary Art Terminal, Xi’An (Cina, 2014).
Chiharu Shiota
Nata ad Osaka nel 1972, vive e lavora a Berlino. Confrontandosi con i grandi temi dell’umanità come la vita, la morte e le relazioni, Shiota esplora il senso dell’esistenza attraverso installazioni su larga scala – all’interno delle quali trovano posto oggetti comuni e cimeli di valore simbolico –, o per mezzo di disegni, sculture, fotografie e video. Shiota nel 2015 ha rappresentato il Giappone alla 56esima Biennale di Venezia e negli anni ha realizzato e presentato le sue opere in prestigiose istituzioni museali internazionali quali MoMA PS1, New York; La Maison Rouge, Parigi; The Museum of Art, Kōchi; Freer and Sackler Galleries of Art, Washington D.C.; Power Station of Art, Shanghai; K21 Kunstsammlung Nordrhein-Westfalen, Düsseldorf. Il suo lavoro è stato inoltre presentato alla Biennale di Sydney, alla Biennale di Gwangju (Corea del Sud), al Setouchi International Art Festival e alla Triennale di Yokohama (Giappone).
Esther Stocker
Nata a Silandro (Italia) nel 1974, si è diplomata presso l’Accademia di Belle Arti di Brera a Milano e all’Akademie der Bildenden Künste di Vienna, specializzandosi presso l’Art Center College of Design di Pasadena, California. Le sue opere, dipinti e installazioni spesso in dialogo tra loro, sono caratterizzate dall’uso di tinte neutre quali nero, grigio e bianco, e dal carattere geometrico ed essenziale. Oltre alle mostre collettive in Europa e negli Stati Uniti, il suo lavoro è stato presentato in personali presso istituzioni e gallerie quali: Galerie Frey, Salisburgo (2017); d.a.c. dolceacqua arta contemporanea, Imperia (2017); Triennale di Setouchi, Giappone (2016); La BF15, Lione (2016); Dom umenia/ Kunsthalle Bratislava (2016); Kunstverein Ludwigsburg (2015); Galerie Alberta Pane, Parigi (2015).
Iris van Herpen
Nata in Olanda nel 1984, fin dalla sua prima sfilata nel 2007 si è affermata a livello internazionale come una delle designer più innovatrici del mondo della moda, grazie a creazioni sperimentali senza precedenti. Nel suo lavoro impiega materiali tradizionali insieme a tecnologie e tecniche di produzione inusuali in ambito sartoriale, come l’utilizzo pionieristico della stampa 3D. Per dare vita a creazioni uniche e visionarie: un approccio da lei stessa definito ‘New Couture’. Oltre alle numerose collaborazioni con artisti, architetti e centri di ricerca scientifica (CERN e MIT), e la presenza stabile nel calendario della Haute Couture di Parigi dal 2011, il suo lavoro è stato presentato in istituzioni museali come il Victoria & Albert Museum (Londra), il Cooper Hewitt Museum (New York) e il Palais de Tokyo (Parigi), e in un’importante retrospettiva itinerante negli Stati Uniti. Alcuni suoi abiti sono parte della collezione permanente del MoMA di New York, e della prestigiosa retrospettiva del Metropolitan Museum of Art di New York Manus x Machina: Fashion in an Age of Technology.
Zeitguised
Fondato a Berlino nel 2001 da Jamie Raap e Henrik Mauler, Zeitguised è un collettivo di arte e design digitale, specializzato nella produzione di progetti visivi (sia commerciali, sia indipendenti) di matrice algoritmica. Sin dagli inizi, grazie all’approccio innovativo e sperimentale alle nuove tecnologie, il lavoro del gruppo è stato presentato in numerose fiere d’arte e festival dedicati ai nuovi media, quali Onedotzero, Dotmov, Nemo, ITFS e Resfest, e ha ricevuto numerosi riconoscimenti: nominato per due Media Art Awards consecutivi allo ZKM di Karlsruhe (2001 e 2002), si aggiudica il premio come migliore video musicale al Festival Internazionale del Cinema di Oberhausen (2005), e nello stesso anno il Best Design Award del Resfest. Segue, nel 2009, il premio come migliore lavoro sperimentale all’Ottawa International Animation Festival e, nel 2010, Zeitguised è finalista nella sezione Sperimentale del Vimeo Festival + Awards a New York; si aggiudica inoltre due premi Laus (2014 e 2015), e due menzioni d’onore ad Ars Electronica (Linz); fino al 2016, quando riceve i premi di Best Experimental e Best VFX del Berlin Fashion Film Festival, e il bronzo al Ciclope Festival di Berlino. I lavori di Zeitguised sono stati esposti in musei e manifestazioni d’arte in tutto il mondo.
Zimoun
Nato in Svizzera nel 1977, Zimoun utilizza componenti semplici e funzionali per costruire piattaforme sonore dalle qualità architettoniche. Esplorando il ritmo e il flusso del suono attraverso sistemi meccanici progettati appositamente, le sue installazioni sono caratterizzate dalla presenza di oggetti industriali di uso comune. Nel presentare ossessivamente elementi basilari e funzionali, le opere innescano una tensione tra gli schemi ordinati della modernità e le forze caotiche della vita. Carico di profondità emotiva, il brusio acustico dei fenomeni naturali si riflette spontaneamente nelle architetture minimaliste dell’artista. Il lavoro di Zimoun è stato esposto in tutto il mondo, più recentemente presso MAC – Museum of Contemporary Art, Santiago del Cile; Nam June Paik Art Museum, Seoul; Kuandu Museum of Fine Arts, Taipei; Ringling Museum of Art, Florida; Dr. Bhau Daji Lad Mumbai City Museum, Mumbai; National Art Museum, Pechino; LAC Art Museum, Lugano; Seoul Museum of Art; Museo MIS, São Paulo; Kunsthalle Bern; Le Centquatre, Parigi; Museum of Contemporary Art, Busan (Corea del Sud); MBAL – Museum of Fine Arts, Le Locle (Svizzera).
BIOGRAFIE DEI CURATORI
Dopo aver fondato e diretto, tra il 1998 e il 2010, il BizArt Center, primo laboratorio artistico/creativo non-profit di Shanghai, dove ha vissuto dal 1994 al 2017, nel 2007 Davide Quadrio ha creato Arthub Asia, piattaforma dedicata alla produzione e promozione dell’arte contemporanea, in Asia e nel mondo. Nell’ambito di queste esperienze ha realizzato numerose mostre, progetti didattici e di scambio culturale, incentivando le relazioni tra istituzioni di tutto il mondo. Lavoro che gli è valso l’inclusione di BizArt come progetto speciale in Art and China after 1989: Theater of the World al Guggenheim di New York, 2017. Dal 2005 al 2008 è stato direttore artistico dello spazio creativo Bund18 di Shanghai, dove ha curato l’edizione cinese della mostra dedicata a Vivienne Westwood dal Victoria & Albert Museum e di quella itinerante di Droog Design (Shanghai, Shenzhen, Pechino), oltre alla personale di Olivo Barbieri durante la Biennale di Shanghai, istituzione per la quale nel 2012 ha coordinato il progetto dei ‘City Pavilions’. Tra le sue iniziative più recenti: la retrospettiva Journeys Without Arrivals di Qiu Zhijie (Vanabbe Museum; Centre d’Art Contemporaine de Geneve; Kunstalle Lund); la doppia personale di Zhang Enli e Christopher Doyle all’Aurora Museum di Shanghai; la personale di Paola Pivi Tulkus 18982018 (Castello di Rivoli; Witte de With; Frac Dijon); un nuovo lavoro su commissione di Yang Fudong per il Toronto Film Festival 2013; la personale di Jompet alla Fondazione Gervasuti di Venezia durante la Biennale di Venezia 2011. Curatore dell’Aurora Museum di Shanghai dal 2013 al 2016, dal 2015 al 2016 ha curato l’edizione pop-up della rivista Kaleidoscope Asia. Da Settembre 2017 risiede a Milano.
Massimo Torrigiani è direttore artistico del progetto per il nascente polo per l’arte contemporanea del Comune di Bari e membro del comitato artistico di Triennale Teatro dell’Arte. Dal 2013 al 2016 ha presieduto il comitato scientifico del PAC, spazio espositivo di arte contemporanea del Comune di Milano e dal 2014 al 2017 è stato direttore artistico di Art In The City Shanghai, un festival dedicato alla nuova scena creativa in Cina. Attualmente è direttore artistico di Capo d’Arte, un’organizzazione non-profit dedicata all’arte contemporanea, che tra l’altro produce, ogni estate, mostre a Gagliano del Capo (Lecce), anche in collaborazione con Villa Medici: Accademia di Francia a Roma. Tra queste, le personali di Yang Fudong, Soundwalk Collective e Shilpa Gupta. Dal 2009 co-dirige le attività di Fantom, un progetto curatoriale ed editoriale dedicato a fotografia e suono. Dal 2010 al 2012 ha diretto la fiera d’arte contemporanea di Shanghai. Dal 2004 al 2009 il mensile di attualità culturale Rodeo. Negli anni, ha scritto di arte, musica e costume per riviste internazionali; contribuito a progetti di ricerca sulle politiche culturali con istituzioni come il Consiglio d’Europa e la De Montfort University di Leicester; lavorato come consulente per aziende di moda e design; organizzato concerti e dj set in club, teatri e spazi non convenzionali. Vive a Milano, dove ha sede Boiler Corporation, il laboratorio creativo che ha co-fondato nel 2001 per pubblicare la rivista internazionale d’arte Boiler.
Alcantara e l’arte nell’Appartamento del Principe
Una mostra
Dal 2010 Quadrio e Torrigiani collaborano a una serie di mostre e progetti. Tra questi, con Alcantara, le collettive Codice di avviamento fantastico / Fantasy Access Code e Ho visto un re / The King and I (entrambe con edizioni a Milano e Shanghai); la fiera d’arte contemporanea di Shanghai; la retrospettiva di Yang Fudong per Capo d’Arte 2014; il festival Art In The City Shanghai; le attività del Comitato Scientifico del PAC di Milano.
Il coordinamento curatoriale della mostra, della produzione delle opere e del loro allestimento è di Selva Barni con Ilaria Speri, di Fantom.
L’opera di Caterina Barbieri ha visto la collaborazione di Mario Guida per lo sviluppo dell’interfaccia audio del sintetizzatore-scultura; di Carlo Maria per il design della sintesi digitale; di Lorenzo Dal Ri per le registrazioni presso lo stabilimento di Alcantara a Nera Montoro (Terni).
L’APPARTAMENTO DEL PRINCIPE
L’Appartamento del Principe, un ambiente di dieci sale nell’ala sud-ovest di Palazzo Reale, costituisce un prezioso esempio di abitazione regale di inizio Ottocento, giunto a noi pressoché intatto. Previsto dalla riorganizzazione napoleonica dell’edificio nel 1805, viene adibito ad “Appartamento di Riserva per Principi” nel 1830, destinato a principi e arci-duchini nati dal matrimonio di Ranieri con Elisabetta di Savoia-Carignano. I lavori di rimonta, che ne prevedono la sofisticata decorazione delle sale, perlopiù in stile Restaurazione, diretti dall’architetto Giacomo Tazzini, si concludono nel 1838, poco dopo l’arrivo dell’Imperatore Ferdinando I, giunto a Milano per cingere la corona di Re del Lombardo Veneto.
PALAZZO REALE
L’Appartamento si raggiunge dall’Atrio delle Quattro Colonne e dall’attuale Prima Sala degli Arazzi di Palazzo Reale. Sede del governo della città dal tardo Medioevo, il Palazzo si rafforza come centro politico sotto le dinastie Torriani, Visconti e Sforza. Sede di una sontuosa vita di corte, nel XVIII secolo passa sotto l’Impero Austriaco. Soggetto a una restaurazione Neoclassica sotto la direzione di Giuseppe Piermarini, viene arricchito dal monumentale scalone di ingresso, dalla nuova facciata verso Piazza Duomo e dall’attuale Piazzetta Reale. Già residenza di re e regine, nel 1919 viene ceduto allo Stato e parzialmente aperto al pubblico, già arricchito dell’intervento di grandi decoratori, scultori, pittori e falegnami. Sotto i bombardamenti del 1943, il Palazzo perde gran parte dei suoi tesori. Per più di vent’anni si susseguono opere di ricostruzione e restauro, a cura del Comune di Milano e della Sovrintendenza per i Beni Archeologici, fino alla sua definitiva riapertura come centro espositivo.

PCM STUDIO
Via C. Farini 70 – 20159 Milano
press@paolamanfredi.com
Paola C. Manfredi | paola.manfredi.com
ALCANTARA press@alcantara.com
COMUNE DI MILANO Elena Conenna elenamaria.conenna@comune.milano.it

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