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150° Italia unita: noi la pensiamo così!

Aprile 13
22:00 2011

Io sono di una religione diversa e quando si fanno dei lavoretti in classe tutti mi dicono «Non c’è niente di male a fare questo, non sai cosa ti perdi!» Però io penso che ognuno conosce la propria religione e sa quali sono i motivi perché non fa certe cose. Io penso anche che non mi perdo niente perché sto bene così, anche senza feste! Ciao amica Italia. Denise

Cara Italia, mi chiamo Claudiu e sono un bambino romeno. Quando sono venuto in Italia, non sapevo parlare, non sapevo leggere, non capivo niente. Quando sono venuto i compagni mi hanno accolto bene, mi aiutavano soprattutto nelle parole che non conoscevo. Le maestre mi aiutavano. Adesso mi sento come un italiano: so parlare, so lavorare e soprattutto capisco. Mi piace la pasta soprattutto la pasta al sugo. Quando sono arrivato non mi piaceva la mozzarella, però mi hanno detto di assaggiarla, io l’ho assaggiata e mi è piaciuta. Io sto molto bene qui, però spesso mi viene la nostalgia della Romania e mi manca. Mi mancano gli amici, i compagni di scuola. Però qua ho trovato altri amici. Quando stavo in Romania volevo andare in altri paesi e adesso sto da te e sto molto bene e mi sento mezzo italiano. La maestra ci ha raccontato la tua storia e ho capito che hai sofferto tanto per diventare unita. Per questo ti scrivo per farti gli auguri per i tuoi 150 anni. Claudiu

Cara Italia, mi chiamo Jae Hwan, sono un bambino coreano. Quando sono venuto in Italia avevo difficoltà a parlare, ma adesso ho imparato a parlare. Non mangiavo la pasta o gli spaghetti ma la mia mamma mi ha fatto provare ed erano buoni e così ho imparato a mangiare il cibo italiano. All’inizio quando ero a scuola avevo paura e piangevo, ma le mie maestre mi facevano calmare. Io non sapevo come studiare e facevo il riassunto di quello che leggevo. Ma poi ho imparato a studiare bene. Io qua in Italia mi sento libero perché in Corea fanno studiare tutto il giorno. In Corea se vai all’università ti fanno studiare dalle sei fino a notte. Qui in Italia è meglio perchè ho il tempo di giocare con gli amici. E quando incontro un bambino sorrido e anche lui sorride. La mia mamma dice che devo avere sempre un sorriso per diventare amico. Tanti auguri per i tuoi 150 anni. Jae Hwan
Cara Italia, io sono Martina e ti vorrei raccontare che noi bambini, insieme alla maestra Ombretta stiamo leggendo il libro Cuore per i tuoi 150 anni. Nel libro si raccontano le storie di alcuni bambini che lottano per la formazione dell’Italia. Il racconto che mi è piaciuto tanto è La piccola vedetta lombarda. Noi ci siamo commossi quando la maestra lo leggeva. Mi è piaciuto anche perchè c’è un bambino che sacrifica la sua vita per aiutare i soldati. In classe stiamo parlando molto di te, la maestra ci ha raccontato anche delle guerre mondiali e di come si è formata la Repubblica Italiana. E anche di quando i soldati sono andati in guerra per salvare tutti noi. Ti vorrei parlare un po’ dei miei compagni di classe. Ho degli amici che vengono da altri paesi: Corea, Romania, Bulgaria, Egitto. Loro mi sono molto simpatici. Quando sono venuti dai loro paesi si sentivano un po’ in difficoltà a parlare l’italiano. Poi ci sono i bambini che sono nati in Italia. Qualcuno simpatico, qualcuno chiacchierone, qualcuno bravo e qualcuno meno bravo. Tutti, pero, ci sentiamo amici e tutti insieme vogliamo farti gli auguri per i tuoi 150 anni!! Ti voglio bene, Martina

Cara Italia, io sono metà tuo cittadino e metà cittadino romeno. Devo dire che mi piace vivere qui, mi sento come se fossi un cittadino d’Italia. Devo dire, però, che mi manca la mia Patria, la mia casa in Romania. Quando sono arrivato pensavo di non trovarmi bene perchè pensavo che qui avrei avuto pochi amici e poche persone con cui giocare, chiacchierare. Ma invece tutto il contrario. Il mio primo giorno di scuola tutti mi hanno accolto bene, sia i compagni che le maestre e tutti sono stati gentili con me. Hanno aspettato che imparassi l’italiano, e adesso siamo come una grande famiglia. Mi trovo bene con i miei amici, con loro scherzo, gioco, litigo ma subito facciamo la pace. Non ci sono differenze tra noi, perchè siamo tutti uguali e non ha importanza se siamo di un’altra religione o abbiamo abitudini diverse. Grazie Italia di avermi accolto come tuo cittadino. Dino

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