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5 – La sostenibilità ambientale

Novembre 12
18:37 2020

È molto triste che gli uomini ‘ascoltino’ il
lamento della terra ma non facciano nulla,
a livello globale, per far cessare il suo lamento.

Armando


Ci sarà una nuova estinzione di massa?

L’opinione pubblica sa perfettamente che la rapida combustione dei prodotti fossili (carbone, petrolio e gas) che si sono formati nell’arco di milioni di anni produce un grandissimo squilibrio ambientale con l’emissione di una grande quantità di gas inquinanti che, rilasciati nell’atmosfera, attivano un processo (effetto serra) capace di cambiare il clima e, in particolare, di generare un innalzamento troppo rapido della temperatura del pianeta.


Sappiamo tutti perfettamente che è indispensabile
abbandonare l’uso delle fonti fossili e sostituirle
con l’impiego di fonti di energia rinnovabili.

Armando


L’opinione pubblica sa perfettamente che esiste un rischio sanitario e ambientale legato a un sistema alimentare non più sostenibile. In particolare, fra altro, gli allevamenti intensivi sono delle vere e proprie fabbriche di carne in cui si sottopongono gli animali a trattamenti atroci, si usano massicce dosi di antibiotici dannosi per il consumatore e si inquinano irrimediabilmente acqua, suolo e aria.
L’opinione pubblica sa perfettamente che esiste un rischio di inquinamento ambientale derivante da un uso sconsiderato dei rifiuti. Gli habitat, le risorse naturali e, soprattutto, le acque interne e gli oceani non possono sostenere oltre lo scarico di prodotti inquinanti e delle plastiche.
Il rapporto fra la politica e l’ambiente è dolente e conflittuale, ed è molto triste che gli uomini ‘ascoltino’ il lamento della terra ma non facciano nulla, a livello globale, per far cessare il suo lamento. Forse pensiamo che la sofferenza della natura non ci riguardi e che poi, tutto sommato, la terra riuscirà a sostenere le grandi trasformazioni negative che noi generiamo sui suoi equilibri. Non riusciamo a capire che la terra non si lamenta per la sua sorte, perché nel corso della sua storia ha visto modificare il suo assetto in maniera macroscopica numerosissime volte e poi si è sempre riposizionata su equilibri diversi rispetto a quelli precedenti. Il lamento della terra si riferisce a una sofferenza legata all’uso che viene fatto delle sue risorse e alla sua impossibilità di mantenere inalterate le condizioni biofisiche che hanno consentito al genere umano di abitarla per un lungo periodo di tempo. Se non si interviene subito, la terra non potrà più sostenere la vita dell’uomo, come peraltro è già avvenuto per altre specie animali che si sono estinte nel corso della storia. È urgente ri-organizzarsi per assicurare il soddisfacimento dei bisogni della generazione presente senza compromettere le possibilità delle generazioni future. Per mantenere le condizioni attuali occorre attivare una modalità di vita sostenibile per il nostro pianeta.

Sulla sostenibilità globale

Che cosa ci riserva il futuro, viste le trasformazioni sociali e ambientali in atto?
La globalizzazione degli scambi economici e commerciali condurrà anche alla sesta estinzione di massa della vita biologica sulla Terra? Forse sì, se non si interverrà velocemente e globalmente a rivedere la finanza e la produzione in un’ottica di sostenibilità.
Una delle possibili cause di questo disastro e l’ingordigia del massimo profitto a prescindere dalla salvaguardia dell’uomo e dell’ambiente.

Un’esperienza personale

Per chiarire meglio il concetto sopra esposto, faccio riferimento a un’esperienza che mi ha coinvolto personalmente nel 1979.
Il nostro gruppo di lavoro in Enea completò la realizzazione della ‘Carta dei siti’ suscettibili ad accogliere un impianto nucleare a fissione per la produzione di energia elettrica. L’esigenza era emersa a seguito dell’approvazione da parte del parlamento del ‘Piano nazionale energetico’ che prevedeva la costruzione di 20 centrali nucleari di potenza sul territorio italiano. La redazione della ‘Carta dei siti’ fu realizzata, per la prima volta al mondo, sfruttando i sistemi informatici. L’analisi computerizzata si basava su dati territoriali categorizzati in un data base relazionale da noi realizzato (il mercato ancora non offriva strumenti di questo tipo). Vista l’esperienza acquisita dal nostro gruppo e visti i dati in nostro possesso, il Presidente dell’Enea ci affidò un ulteriore lavoro di indagine: individuare le aree costiere che sarebbero state sommerse nel caso di un innalzamento di mezzo metro del livello del mare. La previsione scientifica formulava che, in alcuni decenni, l’innalzamento della temperatura del globo, a causa dell’effetto serra, avrebbe sciolto una parte dei ghiacciai!
Già allora era previsto il futuro che stiamo vivendo oggi! Perché, a distanza di 40 anni nulla, o quasi, è stato fatto dai governi planetari per evitare questo disastro? Perché i governi planetari non sono stati capaci di forzare uno sviluppo equo e sostenibile? Eppure l’attuale sviluppo è il frutto dei sogni dai quali l’uomo ha raccolto l’eredità di chi lo ha preceduto. Spesso diciamo che il corso della storia umana si è svolto indipendentemente dalle nostre azioni ma da oscuri motivi che non sono sottoposti al nostro controllo e che ‘trasportano’ la nostra vita. Ma in quale misura questo modo di pensare è valido? Dovremmo, invece, pensare che la cultura giochi un ruolo fondamentale nelle nostre azioni, guidate dalle emozioni sempre presenti all’interno del dominio relazionale in cui ci comportiamo. Attraverso esse nascono in noi i desideri legati alla sopravvivenza, alla ricchezza, alla fama ed emergono le azioni tendenti a risolvere quei desideri. Credo che in questo momento della storia dell’uomo dovremmo dare più valore ai nostri desideri e rispondere al quesito: desideriamo o no essere responsabili dei nostri desideri?  La cultura che ci circonda è un impasto omogeneo della memoria antica dell’umanità e gli avanzamenti culturali non sono il frutto di singole persone ma appartengono alle intelligenze associate di molti individui i quali hanno contribuito, inoltre, anche a sostenere collettivamente gli enormi sforzi economici attraverso i cospicui investimenti dei governi nelle strutture che formano la base tecnologica sulla quale si sviluppa la produzione industriale…


Il trasporto, la comunicazione, l’educazione, eccetera
sono stati pagati da tutti noi, utilizzando le nostre tasse.
Perché invece di ottenere benefici attesi dall’uso di queste
strutture siamo costretti a pagare le aziende private
che le gestiscono e non lo Stato che le ha costruite?

Armando


Perché i maggiori benefici sono sempre appannaggio di pochi ‘potenti’? Perché non abbiamo imboccato una strada per eliminare lo sfruttamento della cosa pubblica? Perché continuano a crescere le disuguaglianze? Perché non si affronta questa enorme questione morale? Perché sentiamo di vivere in un equilibrio precario? Perché non sono regolamentate le emissioni inquinanti? Perché ci troviamo sull’orlo di un baratro ambientale e sociale?
Se il problema ambientale non deriva dall’industrializzazione, ma dalle modalità di produzione che sono sempre più mirate al ‘massimo profitto’ e se il problema sociale non deriva dal mercato globale, ma dalla ‘globalizzazione del mercato’ che genera ulteriori e più accentuate differenze, esasperando quelle già esistenti e polarizzando sempre più la natura umana minando alla base la coesione sociale, perché non siamo stati in grado di sviluppare su scala mondiale accordi mirati alla salvaguardia dell’ambiente e neanche alla salvaguardia sociale?
La motivazione va cercata nel fatto che la politica non rappresenta più il potere, non decide più autonomamente! Coloro (pochi) che detengono nelle loro mani gli strumenti produttivi e finanziari hanno anche il controllo della politica: è la globalizzazione che governa politicamente il mondo!
I governi planetari, anche quando cercano di fare azioni mirate all’interesse della collettività, non hanno più la capacità di intervenire su questo fenomeno che è molto più pervasivo.

Il mostro senza testa


La globalizzazione neoliberista è un mostro senza testa
che ha ‘spersonalizzato’ la finanza e il mondo produttivo.
Lo abbiamo liberato… e lui ‘ci sta divorando’.

Armando


Non avendo sentimenti, questo mostro non avverte alcun tipo di responsabilità né di tipo sociale e neanche nei confronti dell’ambiente, ma agisce spinto dall’eccessiva ingordigia del massimo profitto alimentandosi con il caos che lo circonda.
Vorrei ora citare un passo del film-documentario di Rudy Gnutti In the same boat.
Si racconta l’esperienza di un gruppo di americani che nel 1944, nel corso di una spedizione per l’installazione di una stazione radio nella piccola isola deserta di San Matteo nel Mar di Bering, portò sull’isola alcune decine di renne. Le renne, in pochi anni, prolificarono a dismisura ma poi si estinsero perché il grande numero di esse esaurì tutte le limitate risorse dell’isola.
Il racconto-metafora ci induce a pensare, immaginando il ‘sistema chiuso’ della Terra come se fosse un’isola, che la crescita illimitata dei consumi di tutta la popolazione mondiale porterà all’esaurimento delle risorse disponibili. Come è avvenuto nell’isola di San Matteo, il dissennato uso delle risorse globali condurrà il nostro pianeta in una situazione tale da non consentire più la presenza di vita biologica, almeno come la intendiamo adesso.
Non è vero che l’uomo sociale di oggi, quello delle società occidentali in particolare, abbia la necessità, ogni anno, di ottenere una ‘crescita economica’ in modo da rispondere ai propri bisogni per vivere. Un tale obiettivo lo porterà sciaguratamente ad annegare nel benessere. L’umanità deve, invece, operare con azioni tendenti a costruire un mondo accogliente anche per le future generazioni dove poter vivere tranquillamente.

L’ambiente durante la pandemia del Covid-19

Non possiamo non condividere le parole che Fabio Fazio ha pronunciato nel corso della giornata mondiale della Terra:

«I giornali riportano che gli abitanti del Punjab riescono a vedere l’Himalaya a 200 km di distanza. Non accadeva da 30 anni. Il cosiddetto lockdown (che brutto termine!) ha diminuito talmente tanto l’inquinamento da averlo reso possibile. Noi, più modestamente, in pianura padana abbiamo visto ridurre lo smog come mai prima.
Qualche notizia più frivola ci era già arrivata. Alcune specie animali ricompaiono in città, i pesci nei canali di Venezia, i delfini a pochi metri dalla costa della Liguria e le balene nello stretto di Messina. Ma l’Himalaya è grande, tanto grande. Le attività umane erano riuscite a farlo sparire. Chi nel Punjab ha meno di trent’anni, non lo aveva mai visto: sarà stato salutato come una apparizione!
Forse una riflessione va fatta. Tutt’altro che cinica ma al contrario semplicemente pratica. Se il nostro agire è capace di svuotare il mare di pesci, di sciogliere i ghiacci, di rendere l’aria irrespirabile e nascondere la più grande catena montuosa del pianeta… vale la pena di prendere un appunto. Così non potremo lamentarci che nessuno ci aveva avvertito se fra qualche anno ci trovassimo nella condizione di scoprire che la desertificazione avanza, che il livello dei mari si alza e che miliardi di persone potrebbero non sopravvivere.»

In conclusione, è indispensabile citare un pensiero, che risulta anche essere un avvertimento, del grande sociologo Zygmunt Bauman morto alcuni anni orsono:

«La dissoluzione dell’ordine socio-politico che ha permesso alle bio-tecno-scienze di assumere la loro ben nota e sinistra tendenza genocida, ha cancellato alcuni pericoli dall’ordine del giorno, o almeno ha reso improbabile la loro replica nell’epoca della postmodernità. Ma i nuovi tempi e i nuovi assetti socio-politici, hanno procurato nuovi rischi – per ora solo intuiti e inesplorati -. Il problema di come impedire loro di trasformarsi in realtà, configurerà probabilmente il contenuto dell’agenda politica del futuro. Altrimenti potrebbe non esserci più un futuro da forgiare: o, piuttosto, non ci saranno esseri umani in grado di forgiarlo.»


M’impongo comportamento esemplare.
Perché lo cerco anche nell’altr’uomo?
Devo solo raccogliere intorno a me
diversità diffusa, sale d’umanità.

Armando


Forse, se ci sarà tempo, i giovani potranno forzare la modifica di questa situazione generale, ma solo costruendo una nuova cultura nella quale una collettività di persone segua responsabilmente, e tutti insieme, una nuova etica sociale.


(dal libro “Verso il cambiamento”)

In precedenza:

1 – Il ‘tumulto’ proveniente dal Novecento

2 – La comunità e la società moderna

3 – Il neoliberismo. L’avvento della globalizzazione

4 – Il sovranismo riproposto

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