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6000 sardine Como

Marzo 10
15:49 2021

La politica è un processo da abitare. A volte abitare un processo significa fare una proposta, scrivere una lettera, ma anche riempire una piazza e munirsi di sacco a pelo e tenda.

Nessuno può più rimanere a guardare e pensare di esserne fuori. In questo ultimo anno abbiamo visto gli effetti delle scelte politiche, giuste o sbagliate che siano, e di come queste hanno condizionato le nostre vite.

Alcuni, in queste ore, stanno criticando il gesto delle 6000 Sardine di sabato o offrono narrazioni contrarie a ogni intento o logica che ci ha spinto a farlo. “Occupare” pacificamente il Nazareno è stato un gesto simbolico e forte, tuttavia, ‘non siamo noi i nemici del “vostro” partito’. Dietro a questo simbolismo, non possiamo dimenticare che non l’abbiamo fatto con arieti, non abbiamo commesso alcuna violenza. L’abbiamo fatto annunciandoci, bussando e ci sono state aperte le porte. Abbiamo esercitato le più grandi armi che da sempre la politica di sinistra ha a disposizione: l’ascolto e il dialogo. 

Ci siamo fatti carico, un’altra volta, di un sentimento che proviene da tante persone che animano il tessuto sociale del nostro Paese. Lulà, l’ex Presidente del Brasile, nella premessa al libro di Agnoletto ha detto che: “di fronte a questa pandemia nulla sarà più come prima e dobbiamo impegnarci nei confronti di una nuova socialità”.

Oggi abbiamo il dovere etico e morale di fare questo passo, crediamo che l’unica strada possibile è quella di una “Piazza Grande”, un campo social-progressista che possa unire nelle diversità al segno di un nuovo paradigma etico e sociale.

Michele Serra su Repubblica scrive: “Le sardine vogliono dormire nella sede del Pd perché la sinistra è casa loro. Ed è la casa delle persone come loro. C’è una evidenza affettiva, nel loro gesto, che solo l’ottusità di qualche notabile riesce a non vedere … (riferito alle persone del Pd) Aprite gli occhi, datevi una mossa, un sacco di persone si preoccupano delle sorti del vostro partito non perché ci siete voi, con tutto il rispetto, ma perché ci sono loro che ancora pensano, o si illudono, che quel partito li riguardi. Che quel partito, appunto, sia casa loro. Aprite le porte, è un gesto semplice, le porte danno sulla strada – lo sapete benissimo, lo ripetete voi per primi da vent’anni – ciò che avete perduto”.

Questo è precisamente il punto. Chiediamo scusa a tutti coloro che, per colpa nostra o di certi media, hanno frainteso i nostri intenti, le nostre mozioni e il nostro gesto.

Siamo sardine perché non possiamo pensare che il domani sia scritto al tavolino o in una stanza ma deve essere un nuovo processo da abitare di una nuova socialità diffusa e allargata. Siamo dei portatori sani di questa “utopia della realtà”.  Non vogliamo pensare all’idea che domani diremo ai nostri figli di non aver lottato abbastanza. Questo in summa sintesi è il pensiero condiviso da me e gli attivisti delle sardine di Como. 

Siamo pronti al passo coraggioso in tal senso, tutto il resto è e rimane una fantasia di coloro che non vogliono vedere questo cambiamento tanto auspicabile quanto necessario.

Luca Venneri

Portavoce delle 6000 SARDINE COMO

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