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‘9 ‘’ Rosso’: l’arte dalla periferia al mondo

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‘9 ‘’ Rosso’: l’arte dalla periferia al mondo

‘9 ‘’ Rosso’: l’arte dalla periferia al mondo
novembre 13
10:42 2018

(Serena Grizi) Nemi – Ancora per pochi giorni a Nemi tra le belle mura di Palazzo Ruspoli 9” rosso, in mostra gli artisti che hanno partecipato alla I Edizione dell’omonimo concorso, manifestazione che ha invitato artisti da tutto il mondo a partecipare il tema dello spazio e del colore. Tradotto, per i non addetti ai lavori 9 sono i pollici della cornice entro i quali gli artisti sono stati chiamati a lavorare declinando uno dei colori più evocativi del mondo artistico/culturale. Ci viene subito in mente Il mio nome è rosso (romanzo do Orhan Pamuk), Film rosso (dalla trilogia del regista K. Kieslowski), Rosso Fiorentino (l’artista cinquecentesco G.B. di Jacopo di Gasparre), e si potrebbe ancora divagare un bel po’. Patron donna della manifestazione, colei che ha indetto il premio a cui tanti artisti hanno risposto, è l’entusiasta e caparbia, pensiamo e diremo presto perché, Laura Giovanna Bevione. Mecenate e animatrice di Studio Lab 138 porta avanti la sua ‘battaglia’ Arte senza Brand, come dire che nell’epoca delle grandi firme la nostra vuole promuovere artisti che respirano arte per vivere, ma d’arte non vivono, almeno non solo; ed anche altre ‘battaglie’ Contro la rassegnazione assieme a Marco Alteri (Promotore MUSAC Museo di Street Art dei Castelli) o quella descritta dalla parola d’ordine del sindaco di Castel Gandolfo Milvia Monachesi, Periferie che senza virgolettati o punti esclamativi sembra voglia cavare l’anima o una forza centrifuga, e non centripeta, da questi centri a loro modo importanti (Pavona di Albano e di Castel Gandolfo nella fattispecie, ma attorno a questa, che in parte è anche territorio di Roma continuano a fiorire ‘borgate’) percepiti come un po’ troppo lontani dal centro ‘vero’, (gioco di parole arduo ma speriamo utile). Stessa idea del sindaco Nicola Marini che questo territorio sia risorsa e non problema. Dei 35 artisti scelti dalla giuria si sposa facilmente la causa perché sono bravi. Potrete entrare ad una esposizione come questa scettici, forse, e uscirne arricchiti da forme, colori e tecniche, molte più di quante sono le dita delle mani. Il concorso ha sortito sorprese perché: gli artisti dovevano raccontarsi e raccontare la propria opera con un testo scritto che oltre dell’estetica del quadro, dell’emozione provata durante la realizzazione, circoscrivesse meglio il loro percorso. I giudici vedevano le opere in forma anonima, ma il racconto legato alla realizzazione comprovava il loro intento o poteva sostenerlo… Così, anche se vista per ultima in ordine di esposizione, è emersa nella competizione l’86enne Assunta Badiali di Albano Laziale che ha scelto un manufatto perfetto realizzato in cotone rosso applicato su colori acrilici; artisti generazionalmente anche distanti, con formazioni molto diverse tra loro, hanno centrato il tema esibendosi con tecniche miste, oli, mosaico: guardando l’evocativo catalogo colpiscono le composizioni tanto varie attorno ad un tema e la vivacità che rappresentano.

Laura Giovanna Bevione lavora con l’arte e un bel disegno comunicativo (perché in questa idea non ci si cade immediatamente dentro ma fa piacere comprenderla) da Pavona: Pavona che sarebbe poi una periferia dove negli ultimi anni è fiorito qualche bell’esempio di street art con interessanti murales, forme che non risolvono i problemi d’un centro nato e cresciuto senza centro ma rendono più forte l’idea di comunità. Si citano le parole dell’architetto Renzo Piano: «Difendo le periferie anche perché sono la città del futuro, che noi abbiamo creato e lasceremo in eredità ai figli (…) sono il luogo dove si impara e pratica la convivenza, la tolleranza, la civiltà, lo scambio e la crescita», parole di cui si sente fortemente il bisogno in questo particolare momento storico e allora proviamo una nostra personale lettura di questa particolare periferia: ricordiamo che, passando per Pavona si arriva ai magnifici paesaggi dell’Agro Romano, risultato della bellezza della natura e dell’opera umana; alla meraviglia di materia, lettura del mondo contadino e poteri forti percepiti in forme arcaiche e statiche esposta al museo dell’artista Giacomo Manzù; passando davanti al borgo di Pratica di Mare dove sorgeva una volta l’antica Lavinium e domina il panorama il bel Castello Borghese. Senza dimenticare peculiari ritrovamenti archeologici e musivi rinvenuti nelle campagne più prossime a Pavona e poi presi in consegna, come spesso accade, dai musei della Capitale i quali possono custodire al meglio queste proprietà di tutti ma possono anche nascondere lo spirito d’un territorio.

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