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A Pellegrino Artusi, in ritardo

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A Pellegrino Artusi, in ritardo

Marzo 19
00:00 2012

La scorsa primavera, mentre si vagava liberamente in camper per il nord dell’Italia, ci imbattemmo nella grande statua all’ingresso di Forlimpopoli che nel 2008 il comune dedicò ad uno dei suoi più illustri concittadini, Pellegrino Artusi. Qualcuno chiese: «E chi era Pellegrino Artusi?» Un momento di mutismo invase la compagnia. Sembrava facile definirlo, ma non fu mai cuoco di professione, né solo letterato; prima droghiere come suo padre, poi intermediatore finanziario, con ottimi risultati, poi studioso. Dopo breve discussione si arrivò a una definizione concordata tra i presenti che ci sembrò la più breve e calzante per descrivere il gran baffone romagnolo a chi non lo aveva mai sentito nominare: Artusi scrisse La scienza in cucina e l’Arte di mangiar bene il primo importante libro che riunificò le ricette della tradizione italiana in un unico volume gettando, di fatto, le basi della Cucina Italiana.

Il libro, pubblicato nel 1891 a spese dell’autore, divenne per certi versi simbolo di quella Unità della Penisola che a tavola sembrò venir meglio; ebbe un grande successo, anche se non immediato ed è tuttora pubblicato (nell’immagine la copertina dell’edizione Giunti 2011 per il centenario dalla morte dell’autore). Pellegrino Artusi (1820-1911) dedicò la vita di benestante alle sue passioni quali la letteratura e il positivismo scientifico (metodo applicato anche al suo celebre libro), ma non senza sofferenze. L’esistenza della famiglia, infatti, fu sconvolta dalle gesta della banda del Passatore che non contenta di rapinare i ricchi di Forlimpopoli violentò alcune ragazze, tra cui una sorella di Pellegrino che impazzì. Rimasto senza genitori e mantenutosi celibe, si occupò della numerosa famiglia sistemando al meglio le sorelle prima di ritenersi libero di vivere di rendita in quel di Firenze. Fra le altre iniziative, per ricordare questo estroso personaggio, nel 2011 Marco Malvaldi pubblicò per i tipi Sellerio Odore di chiuso libro nel quale oltre che ricordare la figura dalla fisicità imponente e la passione per l’arte culinaria, l’autore tratteggia anche il credo mazziniano del forlimpopolese ponendolo, di diritto, fra coloro che hanno lavorato attivamente, senza pregiudizi, alla unificazione culturale della penisola. Grazie all’Artusi pronunciamo Cucina Italiana con ‘le maiuscole’, per l’aver trasformato una tradizione orale, o scritta ma dispersa in mille rivoli, in un corpus di grande spessore, rendendola degna di stare al mondo fra le migliori. Su Controluce.it, nel menù ‘libri, suggerimenti di lettura’, si può trovare la recensione del libro di Malvaldi: un giallo in piena regola, divertente e ben scritto, nel quale Pellegrino Artusi veste i panni del detective non senza regalarci qualche preziosa dritta culinaria… (Serena Grizi)

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