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A proposito dell’attentato di Brindisi

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A proposito dell’attentato di Brindisi

Maggio 24
06:32 2012

Avevo appena finito di sbollire la ennesima colata lavica di rabbia e frustrazione che mi sale al cervello ogni volta che qualcuno, meritoriamente, mi costringe a ricordare lo scempio fatto su Falcone e Borsellino, come su tante altre vittime degli stragisti, da una follia cieca e assassina che come un fiume carsico attraversa la storia di questo paese, quando stamattina ho letto della morte di una ragazza pugliese

a causa di una bomba posta in una scuola intitolata al giudice Falcone e alla sua compagna Francesca Morvillo. Una bomba in una scuola. Siamo alla follia pura. Questa non è mafia, non è eversione, non è stragismo, non è strategia della tensione. Questo è il male assoluto.

Un male luciferino, di fronte al quale si resta sgomenti, senza la capacità di elaborare delle motivazioni, dei perché. Ma poi, in questo paese dilaniato e torturato da decenni di stragi rimaste senza colpevoli, di processi infiniti e inutili, di perversi depistaggi, di silenzi omertosi, di contiguità velenose, comincia l’unico gioco che resta a chi è stato da sempre deprivato della soddisfazione di una giustizia giusta: la dietrologia. Ma se oggi c’è qualcuno che arriva a pensare che la bomba di Brindisi possa essere stata messa da uomini del governo Monti, per distogliere l’attenzione dalla crisi economica, la colpa di chi è? Di coloro che per quarant’anni non hanno voluto fare chiarezza sulle collusioni (quelle sì comprovabili) tra Stato e mafia, tra Stato e stragismo, tra Stato e servizi segreti deviati, tra Stato e terrorismo di ogni colore. È così che costoro hanno ucciso la fiducia nella democrazia in Italia.

E quando ci viene comunicato che «La pista imboccata dagli inquirenti escluderebbe la mafia, e si starebbe orientando verso l’ipotesi un’azione terroristica» è purtroppo normale che nella mente di chi da decenni è stato abituato alla imbelle incapacità dello Stato di difendere se stesso e tutti noi, si affacci il cinico sospetto che se veramente le organizzazioni mafiose sono estranee a questo schifoso attentato, allora forse questa volta abbiamo qualche possibilità di individuare chi sia stato a compierlo grazie, purtroppo, all’impegno della mafia stessa! Ma al di là delle analisi dietrologiche, una cosa è certa: se i magistrati inquirenti esternassero di meno a vanvera sparando ipotesi a caso tanto per dire qualcosa, e si attenessero religiosamente al segreto istruttorio, lavorando, in silenzio, alla acquisizione delle prove, si eviterebbe buona parte della confusione mediatica che si verifica ogni volta attorno a queste vicende. Può forse esserci intenzionalità, ma di certo c’è anche tanta, tanta cialtroneria. E a questo proposito è bene ricordare a tutti coloro che gridano alla pena di morte, che a Brindisi si è rischiato il linciaggio di un cittadino incolpevole.

Certo che anche i media hanno le loro responsabilità nel porgere le informazioni che filtrano, per usare un eufemismo, dagli uffici degli inquirenti. Leggo da Repubblica: «...Gli investigatori hanno anche rintracciato e interrogato il re del contrabbando pugliese, Francesco Prudentino, più noto come “Ciccio la busta”, che ha rinunciato ad essere sentito davanti al suo avvocato di fiducia: “Non ne ho bisogno, non ho niente a che vedere con quella bestia. Se avessi la possibilità di prenderlo, lo ammazzerei” ha detto lui alla Gazzetta del Mezzogiorno…» Orbene, da sempre la polizia ha i suoi informatori, ed è bene che ce li abbia. Ma qui siamo alla farsa! Questo è “il re del contrabbando pugliese“, e viene trattato con la dignità di un eroico cittadino che difende la legge e l’ordine. Almeno non lo dicessero in giro! Sempre da Repubblica, qualche riga più avanti: “È stato rintracciato un giovane, un topo d’appartamenti, che nella notte di venerdì scorso era stato captato dalle telecamere mentre cercava di portarsi via il cassonetto dove il killer aveva piazzato le tre bombole di gas. “Poi ci ho rinunciato – ha detto il ladro – e sono andato via!” Ma come? C’era una telecamera puntata sul cassonetto? Tutta la notte? E non ha visto altro? Come è possibile che non abbia visto anche il piazzamento del cassonetto, e i responsabili dell’attentato, e l’auto utilizzata? Insomma, che razza di giornalismo è questo, che butta là tra le righe una simile enormità quasi senza accorgersi della portata della notizia, e lasciando chi legge con la sconfortante sensazione che le informazioni escano, diciamo così, come da un cassonetto!

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