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AIS: Simposio nazionale sulla Malvasia

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AIS: Simposio nazionale sulla Malvasia

Dicembre 01
02:00 2006

Il nome Malvasia deriverebbe da quello di una città greca della Morea nel Peloponneso, denominata ‘Monembasia’, ovvero ‘porto con una sola entrata’. La città venne conquistata dai Veneziani, intorno al 1250, che ne esportarono i vitigni inizialmente soprattutto a Creta – allora nota come Candia – e solo dopo nella penisola italiana. Il nome originario del vitigno sarebbe stato modificato inizialmente in Malfasia e successivamente italianizzato in Malvasia. E furono proprio i Veneziani a nobilitare il vino prodotto dalla Malvasia, fino a farne quello comunemente usato nelle Messe e persino in occasione dei conclavi per l’elezione del Doge, quando costituì per lungo periodo la colazione dei ricchi patrizi, accompagnato da gustosi biscotti. Il nome ricordava proprio i vini prodotti nell’isola greca ed in generale nell’oriente, tanto che nella città della laguna vennero chiamati Malvasie i locali destinati alla vendita di tali vini, inizialmente per asporto e successivamente anche per mescita. Ancora oggi a Venezia ci sono due calli denominate ‘Malvasia’, una delle quali in centro, in prossimità del Ponte di Rialto. Con i vini di Monembasia e dell’antica Candia vennero esportati anche i rispettivi vitigni, innestati da allora anche in Friuli, in Veneto, in Toscana ed in altre regioni italiane. In una ‘carta dei vini’ del Cinquecento, appartenuta alla famiglia degli Estensi di Ferrara, la Malvasia veniva citata tra i vini che una corte rinascimentale doveva possedere e servire ai principi del tempo. Il nome Malvasia designa oggi nel territorio italiano numerosi vitigni sia a bacca bianca (Malvasia Istriana, del Chianti, del Lazio, di Candia, della Sardegna, di Lipari, di Candia aromatica) che a bacca nera (di Lecce, di Casorzo, di Brindisi). Anche nel Lazio sono presenti la Malvasia bianca di Candia, la Malvasia bianca lunga e la Malvasia del Lazio. L’iniziativa di Velletri, conclusasi con la degustazione di vini provenienti da ben dieci regioni, non fa che confermare che la cultura enogastronomia del nostro Paese presenta aspetti di ricchezza tutti ancora da esplorare.

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