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ALBANO LAZIALE DI FRONTE ALLE SFIDE EPOCALI. UN VASCELLO NELLA TEMPESTA

ALBANO LAZIALE DI FRONTE ALLE SFIDE EPOCALI. UN VASCELLO NELLA TEMPESTA
Luglio 27
07:45 2022

”Dio è morto, Marx pure, e anch’io non mi sento molto bene”. Questa frase di Eugene Ionesco, resa celebre da Woody Allen, si addice alla situazione attuale del mondo, dell’Italia, e della città di Albano Laziale.

Partiamo dal mondo. Ci troviamo di fronte a quattro shock: l’emergenza climatica, la pandemia, l’inflazione, la guerra alle porte dell’Europa. Tutto il mondo, ormai interconnesso, è alla ricerca di soluzioni a problemi estremamente complessi che, comunque, comporteranno modifiche radicali nei comportamenti delle singole persone e di tutte le comunità, da quella del paesello a quella dell’Europa. Per esempio è verosimile che, con l’inverno, dovremo abbassare la temperatura delle nostre case per ridurre il consumo energetico. E’ interessante notare che il Giappone si è già incamminato su questa strada, riducendo i consumi elettrici del 15 per cento.

In Italia, di fronte a queste emergenze che fanno tramare i polsi, il parlamento ha deciso di sfiduciare Mario Draghi e di costringere il presidente Mattarella a indire nuove elezioni a settembre. Un parlamento che non è riuscito a eleggere il successore di Napolitano e quello di Mattarella, e che ha dovuto chiedere loro, riluttanti, di restare in carica. Un parlamento in cui tre partiti, senza assumersene la responsabilità, e perseguendo miserevoli obiettivi di parrocchia hanno bloccato l’azione del governo Draghi (sebbene molti facciano finta di non accorgersene, siamo in guerra, e in guerra chi assume queste gravi responsabilità viene accusato di tradimento della Patria). Un parlamento che ha comunque atteso, per smobilitare, la fatidica data di settembre al fine di assicurare ai propri membri il vitalizio.

Questo quadro estremamente problematico a livello planetario, europeo, nazionale, sembra che non riguardi l’amministrazione del Comune di Albano Laziale.

Non si ha notizia di dibattiti, programmi, analisi, documenti, scenari, che mettano al centro della discussione il futuro della città a fronte di sfide che si prevede avranno un forte impatto anche nell’immediato futuro. A due anni dall’insediamento del nuovo sindaco, nessuno dei 22 progetti previsti dal suo programma elettorale è stato realizzato; in città si assiste alla realizzazione di interventi puramente estetici o inadeguati in termini di manutenzione del territorio (buche nelle strade, erba non tagliata, chiusura di Villa Doria a tempo indeterminato, ecc.);  si assumono decisioni senza averle discusse e condivise con i cittadini (l’ultimo caso è quello di piazza Leonardo Murialdo in cui sono state installate, eliminando un’area di parcheggio in zona critica, alcune panchine “in pendenza” e “a scroccasole”); ma, soprattutto, la giunta non ha assolto il proprio dovere di rendicontare ai cittadini il proprio operato assumendo la trasparenza come cardine di una vera democrazia partecipata.

Tutti i Comuni d’Italia stanno vivendo un periodo di difficoltà legate alle carenze di risorse finanziarie e di personale (ad Albano tra il 2019 e il 2021 sono andati in pensione 20 dipendenti su 170 ed altri ancora hanno successivamente lasciato il servizio). Ad Albano vi sono difficoltà specifiche  frutto di precise “non” scelte: la giunta non può contare, per “motivi di equilibri politici”, sulla figura dell’assessore al bilancio, fondamentale per l’equilibrio finanziario e per l’allocazione delle risorse e, soprattutto, per acquisire nuove disponibilità economiche; non risulta che la giunta abbia una “politica del personale” comunale, strumento essenziale per assicurare la necessaria efficienza amministrativa (a Palazzo Savelli regna “la teoria dei Silos” – ogni ufficio fa storia a sé – e manca il necessario coordinamento che assicuri l’unitarietà dell’azione amministrativa). Assistendo alle discussioni del consiglio comunale emerge una “povertà di idee”, un’assenza di confronto vero sul destino e sul futuro della città e dei suoi 40.000 abitanti.

Con quali risorse la nostra Amministrazione coprirà le spese aggiuntive – circa 500.000 euro – per le bollette dell’energia elettrica e del gas aumentate significativamente per tutti (quali luci verranno spente e/o modulate per ridurre il consumo energetico)? Sarà l’amministrazione davvero capace di spendere i milioni di euro stanziati dal PNRR? Quali servizi sospenderà a causa delle ristrettezze finanziarie? Come ristrutturerà la macchina amministrativa per renderla più efficiente? Quali piani ha per affrontare la transizione ecologica? Questi sono temi che meriterebbero la predisposizione, da parte della giunta, di un “Piano cittadino di contingenza-emergenza” sul tipo di quello della Protezione civile, ma non se ne ha notizia. Ma, soprattutto, quando l’amministrazione dirà ai cittadini la – scomoda -verità preparandoli ad affrontare insieme un inverno davvero difficile? Dalla lettura dei documenti che la legge prevede vengano redatti ma che ad Albano non rispondono alle esigenze di conoscenza della realtà non vi sono risposte. Sono state avanzate all’amministrazione proposte di tenere un consiglio comunale aperto per trattare questi temi ma, come in altri casi, queste non hanno avuto risposta e sono cadute nel vuoto. Manca la necessaria lettura della realtà, a partire dalla rinuncia deliberata a svolgere le attività statistiche, e la disponibilità a un franco e aperto confronto con i cittadini che, inesorabilmente, saranno chiamati a fare sacrifici e a riprogrammare la loro vita quotidiana, verosimilmente senza alcuna preparazione.

Per concludere. L’Italia è in mano ad un governo incaricato della gestione corrente e non vi è alcuna garanzia che quello che verrà dopo le elezioni sarà migliore di quello che lo ha preceduto e che era un pilastro della costruzione europea.

La democrazia sta vacillando, a tutto vantaggio dei sovranisti e degli amici e sostenitori di Putin, di Orban e di Morawiecki in Polonia, i quali vogliono affermare anche in Europa un sistema illiberale e tirannico.

Anche ad Albano la democrazia sta vacillando. In questi due anni la giunta ha dato prova di inadeguatezza e non appare in grado di assicurare un governo della città all’altezza delle sfide future – con Ionesco, “anche io non mi sento molto bene” si addice dunque al Comune degli Orazi e Curiazi.

Nel secondo Dopoguerra gli albanensi si rimboccarono le maniche, si riunirono a coorte, misero a fattor comune tutte le risorse di cui disponevano, e ricostruirono la loro città. Siamo in una situazione analoga ed il primo passo spetta a chi è al comando di un vascello in tempesta.

 

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