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Beniamino amava Vivaldi

Maggio 01
02:00 2007

Beniamino aveva 15 anni. Uno studente modello, intelligenza superiore alla media. Scriveva poesie, amava Vivaldi. Appassionato di elettronica parlava coi computer. Aveva un problema: mangiava con avidità, praticamente divorava il cibo. Beniamino era figlio unico di anziani genitori benestanti. Che lo ricoverarono su consiglio di non so quale emerito delinquente alla casa di Cura “Villa Silvia” in via dei Laghi 83, a Ciampino, negli anni Ottanta. Una clinica di lusso dove anche loro si accasarono per non lasciare il figlio solo, dovendo così abbandonare la loro attività di agricoltori diretti e pagando per il loro soggiorno una cifra da hotel a cinque stelle. Mangiando coi degenti minestrina e pollo lesso con purè di patate, andando a dormire con le galline. Due volte a settimana arrivava da fuori uno specialista che effettuava “prelievi” sui pazienti tenuti per quel giorno a digiuno, una terapia che andava molto di moda ed era costosissima, pagata a parte, oltre la retta salatissima.
Dopo tre mesi di questa bella vacanza i genitori di Beniamino si trovarono con tutti i loro risparmi prosciugati, ogni altra risorsa già utilizzata, e si videro costretti, per continuare a curare il loro figlio troppo intelligente e sensibile, a mettere in vendita la casa dopo che avevano già venduto i terreni. Negli ultimi tempi si erano intensificati i prelievi, che lasciavano Beniamino sempre più apparentemente tranquillo. Non scriveva più poesie, non parlava più delle sue speranze, dubbi e timori, non riusciva più a leggere, non voleva più ascoltare Le quattro stagioni di Vivaldi, la sua opera preferita. In una sola settimana Beniamino subì tre prelievi. I genitori avevano comunicato ai responsabili della struttura che non avevano più nemmeno gli occhi per piangere e quelli strinsero la morsa: spremitura all’ultima lira. Stiamo parlando della seconda metà degli anni Ottanta, quando i manicomi erano stati chiusi e sostituiti da strutture private che non sembravano lager, ma luoghi di ristoro. Risultato. Beniamino finì su una sedia a rotelle, tremava come un vecchio, sbavava come un neonato, con la faccia floscia e l’espressione ebete. E pensare che solo novanta giorni prima era argento vivo, curioso, entusiasta e chiaro, pieno di progetti e voglia di fare.
Beniamino non aveva più velleità di sorta. Venne reso alla famiglia dissanguata, consenziente come un tubero di patata. Com’era potuto accadere? Quelli che venivamo chiamati prelievi erano in realtà gli “antichi” elettrochoc praticati dagli “esperti” che altro non avrebbero saputo fare, applicati a distanza ravvicinata per incrementare quanto più possibile gli introiti extra di un baronetto e della sua miserabile scorta.
Eppure ci sarebbe voluto poco per spiegare l’eccessiva “fame” del povero Beniamino, che non solo era figlio unico di genitori anziani che avevano portato un ex voto a sant’Anna per ringraziarla del miracolo della sua nascita, ma aveva anche un esercito di zii senza famiglia propria, senza nemmeno un figlio naturale, senza nemmeno un figlio in affido. Nessuna responsabilità diretta. Tutti plurilaureati e ben stipendiati, avevano affogato il povero ragazzo di regali costosissimi e gli avevano foderato la stanza di computer fra i più sofisticati, promettendogli – mai paghi nel soddisfare la propria fame di affermazione – mari e monti, a patto che avesse preso a scuola il massimo dei voti e il massimo delle lodi. Povero Beniamino, destinato ad essere proiezione di uno stuolo di parenti frustrati. Non sarebbe certo occorsa una equipe di grido per fare la diagnosi del chiarissimo caso e per stabilire l’elementare terapia. Il “metodo clinico” sarebbe stato sicuramente efficace, senza accanirsi invece sulla povera, giovanissima vittima di una situazione famigliare coercitiva e schiacciante.
Partito Beniamino in carrozzella spinta da padre e madre con lo sguardo allucinato, clinica “Villa Silvia” da un giorno all’altro chiuse i battenti, praticamente sparì come struttura dal territorio e con essa tutte le cartelle cliniche e i bilanci amministrativi. Che io sappia nessuno ha dovuto rendere conto a nessuno di niente. Agghiacciante, ma vero. Beniamino: ma che andiamo cercando? È stato… curato a dovere per tutti i giorni nei quali potrà vivere come un comodo ed inutile “automa”. Niente di più “adeguato” a questa società meccanizzata. I tempi sono cambiati? E come? Ora certi interventi – che prendono l’avvio nella scuola ma non sappiamo se e in quale “villa” andranno a parare – li chiamano “Progetti in nome del successo formativo (!) e dell’aiuto nei confronti del bambino”. Ho paura.

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