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Bioregionalismo: animali autoctoni e animali allogeni – La caccia non risolve il problema dei cinghiali caucasici in aumento

Bioregionalismo: animali autoctoni e animali allogeni – La caccia non risolve il problema dei cinghiali caucasici in aumento
Luglio 18
19:55 2021

Mentre si avvicina la data del referendum per l’abolizione  della caccia *  le due opposte fazioni, quella degli animalisti  e quella dei cacciatori e agricoltori, si fronteggiano con argomenti avversi sui pro e suoi contro. L’argomento principale causa del contrasto è lo spropositato numero di animali allogeni che invadono le campagne.  “Gli animali hanno sofferto abbastanza per gli incendi e per la siccità”, dicono i primi, “ma si sono fatti più arditi proprio a causa di ciò e si avvicinano sempre più agli abitati in cerca di cibo, soprattutto i cinghiali”, dicono i secondi.  

I cinghiali caucasici, in verità, non hanno nemici naturali. In Russia ci sono orsi e lupi ma qui in Italia gli unici  competitori sono i cacciatori (e molto  probabilmente loro stessi li hanno  immessi di straforo nell’ambiente per procacciarsi più carne). Il fatto è che i piccoli cinghiali autoctoni in seguito all’invasione dei caucasici sono praticamente scomparsi dal suolo italico. Sparute colonie resistono solo sui monti della Tolfa, si dice…

 


Tempo addietro avevo proposto di fare delle battute congiunte, cacciatori ed animalisti, per sparare con aghi al sonnifero ai maschi in eccesso e provvedere alla loro sterilizzazione, ma la proposta non è piaciuta… Evidentemente con questo sistema ci sarebbe  poco da “guadagnare”.

Ma  a proposito di cinghiali ne avrei abbastanza di storie da raccontare, sufficienti per scrivere un libro di memorie, e magari vincere anche il Premio Pieve (per i racconti e diari personali), mi fermerò però ad alcune  piccole dissacrazioni. Tanto per cominciare dirò che gli ultimi  anni trascorsi a Calcata li ho vissuti  in stretta vicinanza con i facoceri.

Arrivavano a pochi metri dalla mia casupola sulla valle e i loro grugniti gioiosi, mentre si satollavano con la merda della fogna a cielo aperto, “allietavano” il mio riposo. Inoltre, nel famoso Tempio della Spiritualità della Natura, li avevo anche come compagni di meditazione. Anzi avevano scelto il luogo per accasarsi in modo definitivo,  occupando  belle grotticelle e mangiando ogni ben di Dio che cresceva nell’orto…. Le recinzioni erano ormai una rete sbrindellata,  gli ingressi divelti, il terreno ben scavato, etc.

Altro che difese e turni di guardia,  meglio non farsi vedere soprattutto durante le ore notturne  per evitare brutti incontri. Le reti elettrificate? Impossibile montarle a causa della perimetrazione difficile del luogo, tutto rupi e strapiombi. I bestioni, cinghiali caucasici da cento chili ed oltre, avevano inoltre imparato dove trovare cibo in abbondanza, estate ed inverno,  e senza fatica, infatti nei pressi del loro santuario (parlo sempre del Tempio ovviamente) c’erano i secchioni RSU traboccanti di delizie… Il cinghiale campa bene ed a lungo rovistando e raccogliendo quel che  trova senza fatica attorno ai bidoni, chili e chili di cibo buono adatto al suo sostentamento. 

 


I secchioni erano sempre strapieni di rimasugli gustosi. E gli unici altri concorrenti erano i gatti randagi e qualche cane sfigato.   Ma nessun timore di carestie, ogni sabato e  domenica c’erano  quei due o trecento turisti che contribuivano a creare ricchezza aggiunta (leggasi rifiuti) e che portavano (magari ancora portano, non so) denaro sufficiente al mantenimento del “teatrino Calcata” e del popolo dei cinghiali.

Ma nel 2006 ci fu anche un incidente abbastanza grave. Venne a trovarmi un amico di Torino, Claudio,  che avendo frequentato il parco del Treia  negli anni precedenti, senza alcun pericolo, non era al corrente dell’invasione dei cinghiali e durante una passeggiata serale,  fu rincorso da diversi maschi inferociti che accompagnano le scrofe con i  loro piccoli, non trovò di meglio che rifugiarsi  giù  nel Treja, dove scivolando sui sassi vischiosi si ruppe  varie costole ed altro ancora,   non potendo quindi più muoversi rimase bloccato nell’acqua gelida per diverse ore. Ricordo la conseguente fortunosa avventura di salvataggio notturna con torce elettriche, carabinieri, volontari, happenigs, candele e moccoli sul ponte, paure e preoccupazioni e  bevute consolatorie,  ed infine quando lo trovai dovette sorbirsi anche i  rimbrotti da parte mia per la sua imbranatura. Non  bisogna mai lasciarsi sopraffare dalla paura, gli dissi, meglio restare fermi e battere le mani. 

Dopo l’incidente seguirono articoli sui giornali, litigata con Moretti (l’allora referente della Rete Bioregionale Italiana che diceva che i cinghiali avevano fatto bene visto che loro erano selvatici mentre Claudio era un cittadino), proteste al parco del Treja per l’inagibilità dei sentieri causati dalle orde di cinghiali non autoctoni proditoriamente immesivi, litigate con gli animalisti, etc. etc.  

Insomma una bella caciarata, come è consono per uno come me.  

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