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C’erano una volta i cartoni animati

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C’erano una volta i cartoni animati

Ottobre 01
02:00 2006

Nel 1960, a Parma, frequentavo la prima media. Il mio professore di disegno, pittore abbastanza affermato in Emilia a quel tempo, dedicava all’insegnamento la stessa passione che metteva nella sua arte. L’estate prima dell’inizio dell’anno scolastico, aveva visitato gli stabilimenti della Walt Disney, negli Stati Uniti. Ne era tornato entusiasta. Ispirandosi alla tecnica allora seguita per i celebri ‘cartoons’, insegnò a noi giovani studenti a creare semplicissimi ma funzionanti cartoni animati. Su diversi fogli, disegnavamo con estrema cura Pluto, Paperino o Topolino, modificandone leggermente, nei successivi disegni, la posizione di un piede, di un braccio o l’apertura della bocca, in modo da ottenere successive ‘istantanee’ di un movimento che si poteva riprodurre, ovviamente un po’ a scatti, sfogliando rapidamente i fogli, come si fa con un libro. Era un lavoro divertente, ma nello stesso tempo molto utile e istruttivo, perché, oltre a farci capire il meccanismo della visione del movimento, ci faceva rendere conto personalmente degli enormi sforzi ‘manuali’ che erano necessari per produrre un intero film di cartoni animati. Guardando, accidentalmente, qualche scena degli attuali film che tanto appassionano mio figlio, mi sono reso conto, con una certa mestizia, che i ‘cartoons’ di quegli anni Sessanta sono ormai un ricordo da cineasta. Gli attuali cartoni sono ben differenti dai vecchi, sia per i cambiamenti della tecnica di produzione e dei contenuti sia per l’assenza di un’autentica ispirazione poetica. Le schiere di abili disegnatori, che manualmente creavano le numerose istantanee delle pellicole cinematografiche, oggi sono messe in pensione da sofisticati programmi di grafica computerizzata, e il mondo poetico della Natura, dipinto, colorato, animato e musicato da quel grande poeta dell’immagine e acuto osservatore che fu Walt Disney è anch’esso svanito tristemente come una dissolvenza di un film, per far posto a un mondo ancora fantastico, ma di una fantasia inquietante, ben diversa da quella dell’omonimo celebre film ‘Fantasia’, massima espressione dell’immaginario poetico del creatore dei cartoni animati. Disney guardava al mondo degli animali e delle piante con l’animo del poeta e l’acume dell’analista, con il risultato a volte di un’ironia affettuosa delle stranezze e debolezze della Natura, altre, invece, di un inno commosso alle sue meraviglie, o infine di una scoperta esilarànte e sublime di inaspettate analogie fra creature viventi apparentemente molto diverse, che la sua capacità di analisi e sintesi poetica ricomponeva magicamente in nuove sorprendenti realtà. Walt Disney aveva la geniale capacità di trasfigurare in un mondo irreale il nostro mondo reale, ‘terreno’. Per lui il creato della ‘nostra’ Terra era ancora tutto da scoprire; non così per i nuovi cartoni animati, di produzione nipponica, invece, per i quali sembra non avere più segreti. Per suscitare nuove sensazioni e nuovi stimoli alla mente, si trova necessario fantasticare guardando oltre il nostro pianeta, nello spazio extraterrestre, inventando nuovi mondi e specie viventi. Trasfigurazione sublime, ironica, sempre divertita e divertente del reale terreno nell’immaginario poetico era il motivo conduttore dei cartoni di Disney; invenzione di nuove realtà fredde, angoscianti, violente ed estranee alle nostre esperienze quotidiane, invece, è quello predominante dei cartoni nipponici. I cartoni disneiani non sono mai violenti: i Pluto schiacciati in sagome bidimensionali, ma che subito dopo riacquistano elasticamente le normali fattezze e funzioni vitali, sono invenzioni talmente spiritose sia per il commento musicale che le accompagna sia per l’abnormità dell’effetto scenico, da non poter suscitare in un bambino, anche il più sensibile, alcun senso di paura. Si capisce e, cosa ancora più importante, si ‘percepisce’ immediatamente che la cosa è del tutto irreale e quindi innocua, perché irrealizzabile. Al contrario, i fantasiosi, ma violenti, combattimenti dei cartoni attuali presentano un’abnormità che non è subito percepibile come un fenomeno del tutto irreale, perché intrisa di alta tecnologia che, se pur attualmente non realizzata, appare verosimile al bambino nato nell’era tecnologica, e quindi predisposto ad accettare psicologicamente come ‘possibile’ qualunque strabiliante ritrovato della ricerca tecnologica. Lo stesso accompagnamento musicale (spesso vero eufemismo per molti cartoni d’oggi) ingigantisce l’effetto ‘paura’, con suoni sinistri classificabili più propriamente come ‘rumori’, ben diversamente dalla raffinata regia musicale di Disney, che sapientemente spesso attingeva al repertorio di musica classica. Da qui la paura inconscia che nasce in molti bambini a causa dei nuovi cartoni animati, che nulla hanno di educativo e costruttivo e tutto hanno, invece, del contrario. So di molti bambini, non più tanto piccoli, che hanno paure eccessive, come lo stare soli in pieno giorno in una stanza della propria casa, con i genitori momentaneamente impegnati in altre stanze.
Nessuna tecnica computerizzata, ormai, ci donerà la semplice bellezza di scene così toccanti e divertenti come quella di Lilli e il Vagabondo, quando si trovano muso contro muso a succhiare lo stesso spaghetto, in una romantica cenetta a lume di candela. Quei cartoni sono morti con il loro creatore, Walt Disney, perché, prima di uscire dalle matite di abili disegnatori o da sofisticati programmi software, uscivano dalla sua geniale mente creativa e poetica, che purtroppo non può più regalarci la magia di sentirci irresistibilmente bambini anche da adulti.

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