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CARA MAMMA, CARO PAPÀ… LETTERE DALL’ALBANIA NEL 1940

CARA MAMMA, CARO PAPÀ… LETTERE DALL’ALBANIA NEL 1940
Novembre 23
19:11 2021

“Lascio da scrivere con la penna, ma non con il cuore”

L’impatto è immediato. Lo sguardo profondo del giovane artigliere da montagna che dal riquadro sembra chiamarti a testimone e sullo sfondo la scrittura sbiadita, forse a matita, di una lettera datata 19. 10. 1940.

“Carissimi Genitori,

                              Rispondo subito alla vostra cara e amata lettera, facendovi sapere le mie buone notizie…”. Una delle due ultime lettere ricevute dai familiari di Luigi Giansanti,  rocchegiano classe 1920, impegnato con l’Artiglieria Ferrara  nella Campagna italiana di Grecia.

D’allora non arriveranno più lettere da Luigi e quelle spedite al fronte dai suoi parenti torneranno al mittente. S’interrompe così il fitto scambio di corrispondenza ed è il solo filo che lega anime in pena divise dal serpeggiare di una guerra stolta e controversa, e che spezzandosi di netto getta nell’angoscia chi ogni giorno attende invano notizie temendo il peggio.

“Quando arriva la posta è come se arrivasse la nostra famiglia” scriveva Luigi il  28 giugno 1940.

Notizie di Luigi arrivano alla famiglia Giansanti il 27 novembre 1940 e si tratta del temuto telegramma. Luigino non scriverà più lettere, gravemente ferito durante un  combattimento e morto a Plaghia il 16 novembre riposerà in un piccolo cimitero di guerra fino al suo ritorno in patria nel ’50.

“Lascio da scrivere con la penna, ma non con il cuore” scriveva il 6 giugno Luigi.

In certi passaggi del libro di Rita Gatta “Cara mamma, caro papà ‒ Lettere dall’Albania nel 1940” Edizioni Controluce 2021, si vive a tratti quasi un sofferto transfert con l’Autrice, a sua volta talmente compenetrata nelle vicende narrate da farsene teste e collegamento con i diretti protagonisti, arrivando a interpretarne i sentimenti e a dare voce a chi non potrà più esprimerli:

“Cara mamma, caro papà, solo con il pensiero vi scrivo… avrei voluto essere con voi, doveva arrivare la sospirata licenza, invece mi trovo qui con i miei compagni, tra queste montagne e queste valli: è la guerra…”. 

Un racconto di guerra  “Contro tutte le guerre…”, come dichiarato in premessa da Rita, che non a caso proprio il 4 novembre 2020, storica data “in cui si onorano i soldati di tutte le guerre”, pone mano a un lavoro di salvataggio e recupero di un folto  scambio epistolare e di memorie sepolte che nel ricompattare le generazioni della famiglia Giansanti e gli incroci parentali e amicali connessi, ricreerà la comunità rocchegiana del tempo, nel contesto del conflitto fra i più insensati e devastanti della storia recente.

Luigi potrebbe rappresentare i caduti di tutte le guerre in ogni parte del mondo e in ogni epoca, l’eroe forse involontario di cui fregiarsi nelle parate, il figlio il fratello lo sposo che non rivedrà i suoi cari, che non riavrà indietro i suoi vent’anni tutti ancora da spendere e di colpo sottratti.

Ma Luigi Giansanti ha una identità ben precisa che per opportune combinazioni si rassetta e ricompone, ricostruendo un vissuto che abbracciando la storia locale e la Grande Storia ci rende partecipi di avvenimenti e moti dell’animo che commuovono e fanno riflettere.

Un’opera impegnativa sotto ogni profilo, ricca di immagini e documentazione originaria, difficile da assemblare e strutturare, emotivamente struggente, storicamente utile e necessaria per ricalcare passaggi nodali che tanto hanno ancora da insegnarci nel loro bene e nel loro male. Una ricerca puntigliosa e una scrittura obiettiva, limpida e affettivamente calda, estremamente rispettosa del materiale trattato, che permette al lettore di seguire un tracciato complesso senza perdere il filo ma annodando di volta in volta elementi convergenti.

Particolare gratitudine va alla famiglia Giansanti ‒ di cui nel libro è stato ricostruito l’Albero genealogico a partire dal capostipite Luigi, seconda metà del Settecento ‒ che non solo ha amorevolmente riunito e conservato tutta la documentazione scritta, ma ha anche individuato le mani giuste a cui consegnarla per renderla storia collettiva e condivisa.

“Mi sono state affidate alcune lettere, conservate da molto tempo in un piccolo scrigno di legno. Le leggo, le trascrivo, poi le risistemo nella cassettina per far sì che non si perdano e che tutte possano essere registrate.

Oggi però, proprio nel giorno in cui si onorano i soldati di tutte le guerre, vorrei ricordare chi le scrisse tanto tempo fa: un giovane rocchegiano, spedito in Grecia durante la Seconda Guerra Mondiale. Lo trovo doveroso, in questa data nella quale in tutta Italia si mette una corona di alloro davanti al Monumento ai Caduti.

Guardo la sua foto: un bel ragazzo con i baffetti, serio, in testa il cappello con una piuma, fiero nella sua divisa di artigliere da montagna. La lettera che trascrivo, però, non è sua: si tratta di un biglietto postale, un cartoncino verde da 50 centesimi; ha lo stemma monarchico e il francobollo blu con Vittorio Emanuele III.

Due timbri postali con scritto Rocca di Papa, datati 18 novembre 1940.Sul retro vi si legge:

Per favore Urgente

Urgente

Rocca di Papa, 18 novembre 1940”

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