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Carpineto: Un ventennale da sottolineare

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Carpineto: Un ventennale da sottolineare

luglio 21
06:38 2012

Pur se lontana nel tempo è chiara la memoria di quando in una afosa estate dell’anno 1993, l’assessore alla Culutura Briganti Quirino, attuale sindaco, ed il sottoscritto, facendo tesoro di alcune ricerche storiche sul “bello stato”di Donna Olimpia Aldobrandini, individuarono in questa età barocca il motivo conduttore di una rievocazione storica. Fu uno dei primi esperimenti nel Lazio: una vera esplosione di spontaneità e di forze, di fierezza e coesione, e da subito un evento che colpì l’opinione pubblica mettendo in moto le capacità sopite di una intera comunità.
Una organizzazione impressionante: 7 rionistorici, (oggi Associazioni con centinaia di soci e figuranti), 7 hostarie aldobrandine, 7 laboratori sartoriali. Un recupero delle identità e arredo urbano nel centro storico; un museo di tele o “pallii” a cui hanno contribuito artisti di fama internazionale. Un contributo degno di essere ricordato con fierezza e una storia lunga un ventennale da custodire nella memoria di una comunità montana.
Un nome quello di Carpineto e dellEnte Pallio della Carriera portato con orgoglio in Italia e all’estero (Malta, Canada) e che ormai richiama sempre più tanti nostri concittadini sparsi nel mondo, (il nostro 8° Rione Storico), che rivestono anche le loro feste lontane con i colori del nostro Pallio.
20 anni: una data che vogliamo sottolineare; Un evento che ci ha aiutato a crescere e che forse vale la pena celebrare con maggiore forza.
Visitando il “bello stato” di Donna Olimpia Aldobrandini tra arte e beni culturali
La terra di Carpineto si trova nella provincia di Campagna, distante da Roma miglia 38 et in carrozza non si può andare se non con qualche difficoltà perchè da Montelanico al detto luogo sono miglia tre di lontananza, et è sassoso e montuoso et con salita. La popolazione consiste in circa 300 fuochi e 3 mila anime.
Dentro di essa terra nella piazza è stata condotta l’acqua che viene da una montagna et fattone una fontana con qualche spesa in maggior parte dalla signora Donna Olimpia di f. m. Et l’anno passato fu indotta a perfetione et li habitatori ne sentono grandissimo benefitio essendo necessitati andare a pigliare l’acqua massime in tempo d’estate quasi mezzo miglio distante dalla terra.
Nel mezzo di essa terra il signore ha una Rocca antichissima, sebbene vi è senza l’habitatione, ma è sufficiente per il governatore che l’habita come anco il Cancelliere stando la Cancelleria separata; ma però dentro il cortile hanno et la stantia per li birri con sotto una prigione assai sicura.
Vi sono 4 officiali. Vi sono 4 benefitiati: una chiesa archipresbiterale, l’altro l’abate et li altri doi curati et ognuno di questa ha la sua parrocchia.
Vi è una chiesa sotto l’invocatione di S. Maria fuori le mura, nella quale vi sono alcuni juspatronati e che sono offitiati da alcun altri preti. Fuori della terra poco distante vi è il convento sotto l’invocatione di S. Pietro de’ Padri Riformati della religione di S. Francesco di Ripa, fatto fabbricare dalla fondamenta dal sig. Cardinal Pietro Aldobrandini di f.m. il quale ha speso 30 mila scudi; una chiesa, con sempre 20 padri, ornata di bellissimi quadri, cappelle et pitture vi è lo studio et officiata quella chiesa con splendore grande.

Le entrate che il signore possiede: fide di bestiame che si fanno in tempo d’estate nella tenuta di Pruni; risposte di grano, risposte d’olio delli molini; fide che si fanno alla montagna da quelli che fanno arche, casse d’archibugio, scife, barili, bigonzi.
(Frascati, Archivio Aldobrandini, ms. sec. XVII)

La duchessa di Carpineto
fonda una città in Calabria
Un personaggio storico: Donna Carlotta Savelli, dei duchi d’Ariccia, sposata a don Pietro Adobrandini, figlio di Donna Olimpia, principe di Carpineto e generale delle Armi pontificie in Ferrara con comando in Ferrara e Bologna. Un matrimonio complesso.
Mentre il futuro marito rimaneva in servizio nella pontificia Ferrara, difesa da mura poderose, Carlotta si sposava per procura in Roma, presenti: il padre Paolo Savelli, “signore della Riccia, donna Olimpia madre di detto don Pietro, ma anco li cardinali Barberino, Lodovisio, Savelli et Aldobrandino con altri signori loro parenti”.
Donna Olimpia, madre dello sposo, duchessa di Carpineto e principessa di Rossano Calabro dava in dote al figlio i castelli di Carpineto, Gavignano, Maenza ed “il palazzo posto in rione e piazza Colonna d’angolo con il Corso e la via che porta a Montecitorio/ (donazione del 14 marzo 1628)
Ma una serie di circostanze politico – militari impedisce allo sposo un ritorno in Roma. Seguiamo i “gazzettieri” dell’epoca:
18 dicembre 1627: Il Signore don Pietro Aldobrandino si sta con febbre il che sarà causa di fargli differire la venuta in Roma.”
1 aprile 1628: “A Don Pietro generale delle armi di Ferrara non è stato permesso di venire a Roma stanti le presenti commotioni d’Italia per sposarla”.
31 gennaio 1629: ” La Signora donna Carlotta figlia del principe Savelli et maritata al sig. Don Pietro Aldobrandino vole partire alla volta di Ferrara via Loreto a star bene con il suo sposo.”
24 febbraio 1629: “Intendesi di Ferrara l’arrivo della signora Carlotta sposa del generale don Pietro Aldobrandino, dal quale era stata incontrata per alcune miglia con parte della soldatesca che fece bellissima salva di moschetteria”.
28 agosto 1630:” Il signor Pietro Aldobrandino duca di Carpineto si trova in Ferrara gravemente ammalato di febbre maligna. Giunse domenica sera una staffetta da Ferrara che era morto. “
Dall’incontro ferrarese nasceva in Roma, palazzo Doria al Corso, Caterina, figlia di Carlotta ” et postuma patris” battezzata nella cappella del palazzo (28 febbraio 1631).
Quale la sorte di donna Carlotta Savelli Aldobrandini, signora di Carpineto?
Risposata per “negotio matrimoniale” con Scipione Spinelli, principe di Cariati, Castrovillari, Seminara e Verzino, morirà quasi centenaria riposando oggi in una chiesa di Napoli presso porta Capuana: santa Caterina di Formello.
Il suo nome vivrà eterno. A causa di un disastroso terremoto del 1638 in Calabria, per merito del marito, il principe Scipione Spinelli, i terremotati del suo feudo Calabrese ricostruirono sulla Sila un paesetto nei pressi di San Giovanni in Fiore, che porterà il nome della loro duchessa lontana: Savelli.
Oggi è una cittadina arroccata sui monti silani, che conta alcune migliaia di abitanti.

Quante Donne Olimpie
nella storia romana?
L’anno scorso alcuni nostri concittadini hanno organizzato pellegrinaggi “storici”tra Roma e Soriano del Cimino (Viterbo) per incontrare la famosa Donna Olimpia. Ma non hanno incontrato la vera Donna Olimpia Aldobrandini, principessa di Rossano Calabro e signora di Carpineto. Un equivoco di fondo: se dici Donna Olimpia tutti rispondono: “la Pimpaccia di Piazza Navona!”
Un equivoco capitatomi anche di recente conversando con persona colta. La confusione regna sovrana …insieme all’ignoranza anche se comprensibile.
Non una ma addirittura 3 sono le Donne Olimpie che vissero nel seolo XVII!

1. Donna Olimpia Maidalchini (Viterbo1594- Roma 1657).
La famosa “Pimpaccia” di piazza Navona, al secolo Olimpia, nata a Viterbo, figlia di un esattore di tasse, Rimasta vedova giovanissima abitava una modesta casa in via di Pasquino presso Piazza Navona. Risposerà Panfilo Pamphili, il cui fratello eletto papa con il nome di Innocenzo X, farà la fortuna della “Pimpaccia” e della stessa piazza Navona che si arricchirà di chiese, fontane con palazzo Doria Pamphili.
Muore a Roma e riposa oggi nell’abbazia di san Martino da lei costruita in Soriano del Cimino. La leggenda romana si impossesserà di lei. Le malelingue con le statue romane parlanti di Pasquino, Marforio, donna Lucrezia e dell’abate Luigi, renderanno eterna la sua leggenda romana, ma…
” a cavallo biastimato
reluce er pelo”
Tutti credono di conoscerla; a tutti sembra ancora vederla uscire nottetempo dal suo palazzo in piazza Navona su di una carrozza piena di monete d’oro e attaversare il Tevere Fantasmi a Roma!

2. donna Olimpia Aldobrandini (Roma 1567 -Roma 1637).
Olimpia senior, sposata a Gianfrancesco Aldobrandini e sorella del card. Pietro Aldobrandini, duchessa di Rossano Calabro e signora del “bello stato di Carpineto”.
Governerà il ducato di Carpineto, acquistando Gavignano, Montelanico, Gorga e Maenza. Vive il suo sorriso enigmatico nella Galleria Doria Pamphili nel ritratto attribuito a Simon Vouet (artista che ci ha lasciato un suo quadro in san Pietro di Carpineto). Vive nel Pallio della Carriera, la nostra rievocazione storica e vive in una via a lei dedicata nel centro storico di Carpineto (rione jo Curso).

3. Donna Olimpia Aldobrandini, junior (Roma, 1623-1681)
Figlia di Giangiorgio Aldobrandini e Ippolita Ludovisi; nipote di Donna Olimpia senior, signora di Carpineto.
Per il testamento lasciato dallo zio, cardinal Ippolito, Olimpia junior, avrebbe dovuto sposarsi e il suo secondogenito avrebbe dovuto assumere il cognome e le armi degli Aldobrandini. Sposerà Paolo Borghese, e, rimasta vedova, risposerà Camillo Panfili. Da qui il titolo nobiliare: Aldobrandini-Borghese-Panfili-Doria
Nella metà del secolo XIX riprenderanno l’antico titolo nobiliare Aldobrandini ed abiteranno “Villa Carpineto” a Roma (via Nazionale) e “Villa Belvedere” in Frascati.

Gino Guida
Il pittore della luce
Entrare dentro l’opera di un artista è come indagare nei meandri dell’anima di un uomo.
Ho conosciuto il maestro Gino Guida per un attimo solo, ed ho avuto la sensazione che, un cinquantennio vissuto per l’arte, si possa riassumere nella profondità degli occhi di un uomo che ha catturato la gamma molteplice dei colori dell’iride nelle albe e nei tramonti, nella urbanizzazione e nelle trasformazioni umane. Perfino le notti fonde con quei suoi oscuri paiono inebriarti. Un’attività pittorica capace di toccare tutte le problematiche dell’uomo di oggi: natura, ecologia, esistenzialismo. Se poi vuoi avere sensazioni più complesse, vai a rovistare tra gli scarti dell’urbanizzazione selvaggia e il materializzarsi delle problematiche ecologiche, che non soggiacciono sempre alle regole rigide della fotografia, ma si dilatano nei contorni sfuggenti di un mondo, divenendo allegoria della vita.
La sua, una pittura complessa e fortemente rielaborata, è ispirata anche ai temi pittorici di ieri (Holbein, Caravaggio, Magritte…), ma riassorbiti con rara intelligenza, diventando fuzionali alle sue immagini ora di gruppo, ora isolate.
Il maestro Guida non predilige il tema sociale in sè e per sé, ma si avventura dentro una simbologia complessa, dove l’uomo appare un kouros e la donna una kore dell’antica Grecia. Raccoglie con il suo pennello le istanze dell’uomo naufrago su di una spiaggia deserta, come una conchiglia fossile agli inizi di una nuova era cantata dal poeta ottocentesco Giacomo Zanella.
Ed allora evoca messaggi silenziosi, attraverso colori attenti e lunghe pennellate: la vita pur breve ma piena di misteri e di sogni; il visibile ricreato, malgrado il presente drammaticamente confuso. Realismo, surrealismo?
Il suo è un mondo di luce e dialogo che si rinnova, di ora in ora, con l’eterno, dentro gli spettri onirici dell’essere.

Un percorso artistico lungo e ricco di consensi critici e di gloria. Napoletano, vive a Roma, poi a Ponza e Zagarolo. Partecipa alla vita attiva della capitale, si interesse del modo dei fumetti. Dal 1961 espone con sempre maggiore successo, dando vita a “Il Girasole”, un collettivo di artisti impegnati a portare l’arte italiana nel mondo (L’Aquila, Brescia, Milano, Ferrara, Livorno; Mosca, Parigi, Vienna l’Aja, Sofia). Espone con Attardi, Benaglia, Calabria, maestri prestigiosi che arricchiscono la nostra galleria del Pallio della Carriera. Numerosi critici hanno scritto di lui; notevoli i cataloghi che raccolgono una cinquantennale straordinaria storia artistica.

Gino Guida cantore di un popolo
“Il colore non le immagini sono il punto di rifermento del maestro Gino Guida”.
Un recente giudizio critico, pur se non errato, sicuramente smentito nell’ampia tela che celebra il “pallio della Carriera” 2012, raccontandoci la storia epica e cavalleresca della cittadina di Carpineto. Un affresco che ricorda emotivamente e visivamente, in funzione ludica e passionale, antiche liturgie e riti civili statutari del XVII secolo e il “bello stato”di Donna Olimpia Aldobrandini.
Colori ed immagini si accavallano per tutta la tela (o “pallio”) in modo diacronico e sincronico: piani che si sovrappongono a piani, momenti a momenti, nella spasmodica attesa clou dell’evento: la corsa o carriera equestre. Una visione storico-iconografica raccontata d’impeto attraverso la gara all’anulo aereo, per un drappo conteso tra 7 Rioni Storici.
Il tema dell’attesa è descritto da un giovane cavaliere, casacca di un vivido rosso e calzoni azzurri, ben piantato a terra a trattenere un focoso destriero baio dalle forti pezzature cromatiche marroni e bianche, prima che si dia inizio ad una spettacolare carriera con cavalli bai e grigi, cavalcati da giovanissimi campioni, chini sulle loro cavalcature e tesi con i loro pugnali verso la lontana vittoria.
Il maestro Guida narra, in modo didascalico ed epico.l’attesa spasmodica, la furibonda cavalcata, attraverso una gamma di colori forti che vanno sempre più attenuandosi verso l’alto contro la nuda roccia di torre Aldobrandina e tra i tetti medievali degradanti a schiera. Di lato, tra nubi tenui e smalti azzurrini, la celestiale visione sacra di Agostino di Tagaste, vescovo e protettore della cittadina di Carpineto, a cui gli statuti comunitari tributano onori e liturgie.
Storie, cerimoniali, passioni, qui vengono ricreati attraverso movimenti e colori, significati reconditi e interazioni tra attori e spettatori in attesa del giorno della gloria. Ne consegue un racconto fluido, che si respira al senso ludico della vita e dell’eterna giovinezza, rasserenato da quella celestiale visione patronale, che tenta elevarci, oltre le misere tragedie della vita, fino a farci scoprire l’attimo fuggente della felicità.

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