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Cena Di Pietro-Contrada. La Spy Story è Solo una bufala

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Cena Di Pietro-Contrada. La Spy Story è Solo una bufala

04 Febbraio
18:30 2010

Era una tradizione del reparto invitare a cena delle persone con cui avevamo rapporti professionali, così come spesso incontravamo, non in via ufficiale, i magistrati della Procura di Roma che allora erano una cinquantina”. Il Generale dei Carabinieri, Matteo Conforti, racconta così, in un’intervista rilasciata al quotidiano digitale Dazebao.org, quella cena del 14 dicembre del 1992, a cui lui stesso prese parte insieme all’allora Pm Antonio Di Pietro e all’esponente del Sisde, Bruno Contrada.

“Con me a quel tavolo c’erano i miei colleghi, allora colonnelli, Vitaliano e Gargiulo”, ricorda il generale, oggi in pensione. “Eravamo nel salone della nostra mensa, che frequentavo come tutti i carabinieri. Con noi – racconta Conforti – degli ospiti con i quali avevamo rapporti stretti, rapporti di lavoro. Dalla magistratura eravamo, di fatto, dipendenti, usava le nostre competenze, la nostra professionalità”. Da qui, l’invito ad Antonio Di Pietro, che allora “si trova a Roma a volte anche quattro giorni a settimana”. Non vi è “niente di segreto” in quella cena, spiega ancora a Dazebao.org il generale, ritratto nella foto pubblicata nei giorni scorsi dal Corsera, “niente di combinato”. Sulla presenza dell’uomo dei servizi, Bruno Contrada, arrestato nove giorni dopo quella cena, la versione fornita da Conforti è semplice: “Era un nostro dirimpettaio. Era logico che ci conoscessimo. Ma noi avevamo con lui rapporti di lavoro.

Con lui si pedalava, così come con Di Pietro. Per me era una persona specchiata. E certamente chi indagava su di lui, com’è ovvio, non lasciava trapelare niente. Per questo lo abbiamo invitato. Contrada – ricostruisce ancora il Generale – ci forniva tante notizie che a lui arrivavano dai collaboratori, da confidenti. Ci forniva le ‘notizie criminis’, per esempio sul traffico di droga dalla Colombia. Noi poi svolgevamo indagini, cercavamo riscontri, pedinamenti e contatti, prima di passare al magistrato”. In merito agli argomenti trattati quella sera a cena, Conforti dice: “Di Pietro, impegnato nelle indagini su ‘Mani Pulite’, non ha certo dato conto di quello che faceva a Contrada e, ovviamente, neppure noi. Lo stesso vicecapo del Sisde non è entrato nel merito dell’attività dei servizi. La discussione si è sempre mantenuta ad un livello accademico”.

Insomma, un caso costruito sul nulla, secondo l’ex Generale dei Carabinieri, Matteo Conforti. “In due parole? Un bufala”. “Se avessi saputo che quella cena sarebbe diventata una ‘spy story’ – ironizza in conclusione – un cumulo di presunti intrighi internazionali, chiamando in causa servizi segreti, trame e piani inconfessabili, avrei portato un registratore, di quelli che usavano una volta”.

Roma, 04.07.2010

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www.dazebao.org

 

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