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Cine Brasil

Cine Brasil
Novembre 03
12:20 2008

È a Rio de Janeiro, nel lontano 1986, che il Brasile ricorda la sua prima sala cinematografica illuminata, ma soltanto un decennio dopo se ne poteva contare almeno una ventina. Il primo film entrato a far parte della storia del cinema brasiliano è stato Limite di Mario Peixoto, girato nel 1930 durante gli anni del cinema muto, una lavorazione d’impronta surrealista a descrivere la condizione umana. Più avanti, nel 1933, a voz do Carnaval tracciava la nascita della chanchada, un genere popolare analogo alla commedia musicale, caratterizzato da una ruspante comicità diffusasi per diversi anni nel Paese. Ai primi degli anni 50, con il ritorno dall’Europa d’Andrea Cavalcanti, regista brasiliano di notorietà internazionale, si svilupparono i primi rudimenti d’industria cinematografica. Il famoso O Cangaceiro realizzato da preparati tecnici provenienti dall’Europa ne è la testimonianza, vincendo nel 1953 il premio come miglior film d’avventura in concorso al Festival di Cannes. Da qui, il cinema brasiliano subì l’influenza del Neorealismo italiano, accompagnando la nascita artistica di Nelson Perreira Dos Santos, che nel 1955 girò un lungometraggio dal titolo Rio 40 Graus, reclutando attori dalla strada e aprendo così il percorso alla nascita del cinema Novo. I più importanti film che questo genere offre sono O Diablo na Terra do Sol e Noite Vaziadi Glauber Rocha, il primo sul fanatismo religioso e politico nel Nordest del paese, ed il secondo sulla marginalità degli immigrati a San Paolo. L’evoluzione del cinema Novo preparò la strada al movimento del tropicalismo, che caratterizzò l’intera scena artistica brasiliana fino al termine degli anni ‘60, lasciando il passo al successivo “cinema marginal”, che per opera di un gruppo di registi creava produzioni a basso costo d’ispirazione sociologica, utilizzando attori di strada, con l’obiettivo di denunciare la situazione degli emarginati. I titoli, certamente non dimenticati sono, o Bandido da luz Vermelha e Rio Babilonia. Negli anni ‘70, la cinematografia verdeoro propone come punta di diamante Amuleto de Ogum di Pereira dos Santos, un film sulla religione afrobrasiliana del candomlè e Batalja Conjugal di Pedro de Andrade, ma, il più noto al pubblico rimane Dona Flor e Os dois maridos, film sulla storia di un menage a tre. La dittatura militare e quella televisiva ancora perdurante hanno inciso sulla chiusura di numerose sale cinematografiche, causando un deserto culturale soprattutto nelle zone interne al paese. Un altro fenomeno da rilevare, negli ultimi anni, è quello della telenovela brasiliana, alla quale partecipano grandi interpreti del cinema di un tempo. Interessante anche, la comparsa sulla scena di registi afrobrasiliani come Zozimo Bulbul e Wladir Onofre, quest’ultimo proveniente da una favela con l’intento di fare un cinema che porti il paese alla riscoperta delle sue radici nere, ’biancate’ dai massmedia e dall’elite contemporanea!

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