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COME INNOVARE IL SETTORE AGROALIMENTARE EUROPEO

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COME INNOVARE IL SETTORE AGROALIMENTARE EUROPEO

Ottobre 28
14:18 2020

COME INNOVARE IL SETTORE AGROALIMENTARE EUROPEO: PRESENTAZIONE DEL PROGETTO EFSET

Ancora oggi il 25% del cibo viene sprecato e il settore agroalimentare, con 44 milioni di posti di lavoro, è il più rilevante d’Europa

 

Sarà presentata venerdì 30 ottobre alle ore 17.30 su piattaforma Webex la seconda edizione del programma EFSET – European Food Systems Education and Training, progetto finanziato nell’ambito dell’EIT Food, di cui l’Università di Torino è partner progettuale.

L’obiettivo è dotare gli studenti laureati delle co mpetenze necessarie per diventare professionisti nel settore alimentare. Attraverso una serie di innovative lezioni online e workshop, oltre all’opportunità di partecipare a un weekend presso l’Università di Reading, gli studenti riceveranno una formazione relativa al system thinking fondamentale per raggiungere gli obiettivi dello sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030.

Sul lungo periodo l’intenzione è quella di creare un network a livello europeo, in particolare tra i paesi che aderiscono all’EIT Food, per guidare l’innovazione del settore alimentare in Europa, lavorando per renderlo più sano, sostenibile e affidabile.

L’Università di Torino è uno dei quattro partner accademici, insieme all’Università di Reading (Gran Bretagna), di Hohenheim (Germania) e di Madrid (Spagna), che partecipano al progetto. Oltre agli Atenei, l’EFSET vedrà la partecipazione di quattro aziende: PepsiCo (Gran Bretagna), John Deere (Germania), Group AN (Spagna) e Agricolus (Italia).

Alcuni dati: quello agroalimentare è il settore manifatturiero più rilevante d’Europa, con circa 44 milioni di posti di lavoro; la popolazione del nostro pianeta raggiungerà 10 miliardi di abitanti nel 2050, 3 miliardi di persone sovrappeso e 2 miliardi di malnutriti e, ancora oggi, il 25% del cibo è sprecato. Queste sfide sono chiaramente affrontate negli obiettivi di sviluppo sostenibile (Social Development Goals, SDGs) varati dall’Organizzazione Mondiale della Sanita nel 2016 e che mirano a creare un modo migliore per l’anno 2030. Tra questi, gli obiettivi “Zero hanger< /strong>”, che ha il compito di combattere la fame e rendere il cibo sicuro e accessibile per tutti, e “Good health and well being, dove il settore agroalimentare è coinvolto a pieno titolo.

Assicurare una corretta gestione dei sistemi che si intersecano nel “food” diventa sempre più una priorità per tutti i settori in esso coinvolti. Il settore agroalimentare è, infatti, profondamente mutato negli ultimi 15 anni. Dall’approccio “From Farm to Fork”, in cui i diversi segmenti della filiera raramente si interfacciavano (silos thinking), oggi ci si sta spostando sempre di più verso il syst ems thinking che, applicato al sistema di produzione del cibo, assume il nome di Food Systems. Con Food Systems si definisce un nuovo approccio alla produzione agroalimentare, in cui tutti i diversi anelli che costituiscono la filiera vengono considerati in maniera integrata, al fine di determinare la qualità e sicurezza igienico sanitaria di un alimento, la sua sostenibilità produttiva lungo tutta la filiera e la sua capacità, ove possibile, di diventare “medicina”.

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