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Come perdere tempo

Novembre 22
23:00 2008

Arrivati alla stazione i pendolari hanno come un presentimento su quello che la sera gli prospetta. Salgono sul loro vagone con timore, perché loro i treni li conoscono, ci viaggiano ogni giorno e sanno quali sono i problemi storici di una linea vecchia e deteriorata. Cominciano le prime telefonate verso chi ha preso il treno prima e si scopre che sono fermi alla stazione di Ciampino o peggio ancora in quella di Cecchina completamente allagata, almeno questo è quello che circola tra voci ed sms di altri pendolari, ma partono anche le prime telefonate al personale addetto a rispondere ai clienti, o responsabili che hanno dato il loro cellulare per qualsiasi evenienza, ed ecco che escono le scuse e le bugie più controverse e assurde. Trenitalia ammette subito come per lavarsene le mani, che il guasto è da attribuire a RFI e al materiale. Comincia però l’impazienza dei pendolari, persone normali che non sanno a che ora potranno fare ritorno alla propria abitazione, visto il continuo cambiare orario del ritardo accumulato. I cinque minuti diventano dieci e poi si moltiplicano fino a raggiungere i fatidici sessanta minuti, e quando tutti, iniziano a scendere dal treno, ecco che magicamente alle 18.38 il segnale diventa libero e si può partire. Si parte ma con molto rancore e rabbia anche dalle risposte del personale interpellato al telefono. Fanno saltare i nervi le assurde risposte o peggio ancora le non risposte. Quel “non so che dirvi” è fastidioso quanto le balle inventate. Il non so che dire, non ha senso, si deve dare sempre una spiegazione, qualcuno si dovrà pur prendere la responsabilità di non aver soppresso il treno in un orario decente da permettere a quei cinquecento, seicento pendolari di potersi organizzare in qualche modo, e il consiglio di non allontanarsi dal treno perché in procinto di partire è fastidioso quanto il “non so che dirvi”. I consigli dati mentre l’interlocutore è in macchina mentre torna a casa, suggerisce di non prendere l’autobus perché c’è traffico, e forse ha pensato bene di non organizzare nessun pullman sostitutivo proprio per questo, per non far rimanere il pendolare sperduto nella giungla del traffico romano che alle prime piogge esplode come una bomba ad orologeria, la persona al telefono riesce anche ad alterarsi perché forse sollecitato dalle chiamate che gli arrivano e forse disturbano il suo tranquillo rientro a casa, con la sua musica preferita, l’aria condizionata accesa per evitare l’umidità di queste uggiose giornate, mentre i vagoni del treno 7243 cominciano a gonfiarsi di gente di ogni razza e classe sociale che avvertono l’aria pesante e vanno alla ricerca del fatidico e mai presente controllore, per cercare di aprire quei tanto fastidiosi finestrini chiusi a chiave, visto che il favoloso Vivalto è dotato di aria condizionata mai funzionante. Tutto questo i pendolari lo sanno perché loro il treno lo prendono tutti i giorni, sanno quali sono le loro disgrazie, tante e i loro pregi, pochissimi. Il treno parte tra la gente che cercava di scendere ormai disperata, sessanta minuti chiusi in un scatola di lamiera piena di carne umana farebbe saltare i nervi anche al più santo dei santi, e quelle persone che ancora speranzose vorrebbero salire. Il risultato, la ressa di gente più del dovuto che si ammassa davanti alle porte senza far scendere chi vorrebbe uscire e senza far entrare chi vorrebbe salire per affrontare il fatidico viaggio di ritorno verso casa.

Questo tutto mentre Trenitalia e RFI se ne fregano e continuano a sperperare i soldi in progetti astronomici e magari senza guardare orizzonti più vicini alla vista umana. Basterebbe poco sistemare una tratta storica, una delle più antiche d’Italia per ridare splendore e anche vivibilità a paesi belli come i Castelli Romani. Tutto questo anche sotto lo sguardo vigile, anzi attento e circospetto di Regione e Provincia. Tutte le promesse pre elettorali e quelle fantomatiche post elettorali, sono solo fumo che comincia a dar fastidio ai pendolari e alla gente che prende il treno saltuariamente. La regione e Trenitalia decidono che per risolvere i problemi dei ritardi, basti tagliare due o tre stazioni non importanti, quelle due o tre stazioni che collegano paesi e non quartieri come hanno molte volte ribadito. In provincia si cerca ancora di capire quali siano le stazioni soppresse per far arrivare in orario il treno a Velletri, con disegni e voli pindarici. Quelli che sicuramente non volano sono i pendolari della tratta “papale” che ad ogni inizio inverno pregano che piovi la notte e non prima del loro treno. In tutto questo la richiesta dei pendolari è una sola, chi è il responsabile di non aver soppresso il treno 7243 delle 17.38 in modo da permettergli tranquillamente di organizzare la serata e il viaggio di ritorno? Se poi il pendolare maldestro decide di affrontare il traffico romano, avventurarsi con un altro treno per avvicinarsi alla fatidica meta o affrontare il viaggio come un umilissimo pellegrino, saranno anche e solo e affari suoi. Per terminare il treno non viene soppresso, ma viene ritardato alle 18.38 con sessanta minuti di ritardo e affollato all’inverosimile, alla faccia di chi se ne sta tranquillo nella propria macchina nel caotico traffico romano con stereo e aria condizionata accesa. A intenditor poche parole!

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