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Convegno “Placido Martini, una vita per la libertà”

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Convegno “Placido Martini, una vita per la libertà”

Convegno “Placido Martini, una vita per la libertà”
20 Maggio
11:57 2016

Sabato 14 maggio 2016, alle ore 17 al Tinello Borghese di Monte Compatri, si è svolto il Convegno “Placido Martini, una vita per la libertà” organizzato dalle associazioni culturali Lares et Urbs e Photo Club Controluce con il Comune di Monte Compatri.
Oltre ai presidenti delle due associazioni – Giulio Bernini e Armando Guidoni – sono intervenuti il sindaco di Monte Compatri Marco De carolis, la delegata alla cultura del Comune di Colonna Luisella Pasquali, l’autore del libro Placido Martini – Socialista, Massone, Partigiano Francesco Guida e lo storico Ugo Mancini autore della voce ‘Placido Martini’ per il dizionario storico biografico del Lazio.
È sembrato doveroso iniziare il convegno con la lettura di alcuni brani stralciati dal libro di Francesco Guida Placido Martini Socialista, Massone, Partigiano letti con piglio di attrice da Luisella Pasquali, assessore alla cultura del Comune di Colonna.
Placido Martini è un personaggio la cui vita è significativa nella trasformazione storica, dal periodo liberale al ventennio fascista, che fu decisiva per la configurazione di una nuova Italia. Egli rappresenta quell’Italia che poteva essere e non è stata, quell’italiano con la voglia di libertà e la dignità caratteristica di chi non è soggetto a nessuno, il buon cittadino che sa operare con gli altri per l’edificazione di una società migliore, inclusiva di tutti, con un’attenzione privilegiata ai più deboli. La lezione morale che ci lascia in eredità oggi è la perseveranza nei valori di condivisione e una fede incrollabile nell’uomo inserito in una società dove non ci deve essere chi appartiene a ‘un mondo a parte’ perché ognuno di noi ‘è una parte’ del mondo.
Placido Martini, nato a Monte Compatri nel 1879 e morto nell’eccidio delle Fosse Ardeatine nel 1944, figlio di un ricco possidente monticiano, si distinse negli studi fino a conseguire la licenza liceale ad appena 16 anni e la laurea in giurisprudenza subito dopo il suo ritorno dalla Grecia dove combatté come volontario garibaldino.
Durante gli anni della sua attività di avvocato, ebbe sempre a cuore gli interessi della povera gente sottomessa alle ingiustizie e alle sopraffazioni dei ricchi. Questa sua sensibilità lo portò a essere amato e stimato dai suoi concittadini. Infatti, dal 1903 al 1906 ricoprì la carica di Sindaco ottenendo per essi, tra l’altro, la concessione per la semina delle terre di Cajano e della Molara e il riscatto delle terre di Torre Jacua. Fu personaggio molto attivo nella massoneria italiana dei primi anni del XX secolo. Risulta tra i fratelli della loggia romana “Roma” nel 1904. Successivamente fu eletto Maestro venerabile della loggia “Concordia” di Monte Compatri.
Nel corso della Prima Guerra Mondiale si ritrovò combattente in Francia e al suo ritorno, con la sua attività forense incentrata sempre sulle rivendicazioni sociali, riuscì a ottenere terre per tanti contadini laziali e buona parte della tenuta di Pantano Borghese per i monticiani. Ma non solo: a Monte Compatri istituì una Cantina Sociale, il Consorzio Agrario, l’Istituto delle Case Popolari e una distilleria.
Con l’avvento del fascismo fu mandato al confino per 17 anni in varie parti d’Italia. Nel 1943, rientrato a Roma, fondò il giornale “L’Unione Nazionale” e organizzò un gruppo partigiano della Resistenza romana, Brigata “Vespri”, fino alla cattura finendo, per delazione, nelle mani delle SS. Nella prigione di via Tasso, per 59 giorni, dovette subire gravi torture nonché estenuanti interrogatori e soprusi di ogni genere.
Giuseppe Ciaffei racconta in un suo libro:
«Sanguinante per il naso rotto, l’orecchio sinistro strappato, le sopracciglia divelte, dolorante per le costole rotte dalle percosse e i piedi piagati dai tormenti, dimostrò fortezza d’animo, indomita volontà di resistenza, supremo ed eroico altruismo, rifiutando sdegnosamente gli allettamenti della delazione».
Il 24 marzo 1944 fu trucidato alle Fosse Ardeatine insieme ad altre 334 persone, tra le quali c’era un altro monticiano che è doveroso ricordare, Mario Intreccialagli, ciabattino in Roma, ma anche lui eroico partigiano. A Placido Martini e a Mario Intreccialagli Monte Compatri ha eretto un monumento davanti al palazzo comunale a testimonianza della stima e riconoscenza che i suoi concittadini gli esprimono. La Nazione gli ha dedicato alla memoria una Medaglia d’Oro al Valor Militare.
Molto interessanti sono stati gli interventi dei convenuti che hanno suscitato domande da parte di alcuni fra i numerosi partecipanti nel pubblico.
Sabato 14 e domenica 15 maggio negli stessi locali si è tenuta una esposizione di ICONE della scuola di Iconografia antica bizantina dell’Abbazia di Grottaferrata.


 

Francesco Guida nasce a Taranto nel 1956, dove tuttora vive. Avvocato civilista per circa trent’anni, si dedica attualmente alla ricerca storica.
Ha pubblicato il saggio La Massoneria tarantina dal dopoguerra al 1960, in AA.VV. Taranto, dagli ulivi agli altiforni (2007) e articoli di storia su alcune pubblicazioni periodiche come Nea, Agorà, Hiram, La Voce del Popolo.
Il suo ultimo libro: Placido Martini Socialista, Massone, Partigiano è una ricerca storica che rappresenta uno dei primi tentativi di capire e spiegare se vi fu e quale fu una forma organizzata dei massoni italiani in opposizione alla dittatura fascista.


 

Ugo Mancini è docente di storia e filosofia presso il liceo classico Ugo Foscolo di Albano Laziale.
Ha collaborato con diverse cattedre dell’Università di Roma «La Sapienza» e dell’Università di Roma «Tor Vergata».
Ha collaborato con il «Museo Storico della Liberazione» di Roma scrivendo la voce ‘Placido Martini’ per il Dizionario Storico Biografico del Lazio.
Da circa un decennio tiene un corso di Storia contemporanea presso l’Università della Terza età di Ariccia.
Dal 2006 è presidente della sezione Anpi «Salvatore Capogrossi» di Genzano.
Ha pubblicato numerosi libri a carattere letterario e storico, nonché alcuni drammi didattici messi in scena da Willy Becherelli.

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